GRETA SIMEONE.
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SAR COME MI VUOI.
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2016. Casa Editrice Corbaccio, MILANO.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Si pensa sempre che la vita cambi per eventi epocali.
Invece a volte basta una parola, uno sguardo, una risata gentile, una minima delusione o il riaccendersi, da qualche parte, di una speranza residua per far slittare ogni cosa intorno a noi.
E, per quanto ci si affanni a far finta di nulla, non sar mai pi come prima. Mai pi.
E se la tua vita fosse solo una scommessa?
A Gina sta andando tutto storto: sola da un po', ora ha anche perso il lavoro. Risponde ad annunci di tutti i tipi, per paura di dover rinunciare alla propria casa e tornare a vivere dai suoi, che sono freddi come l'inverno, anche se ormai si e convinta che non l'assumer nessuno. Troppa la concorrenza, con la crisi che c'e, e lei non brilla in niente.
Una sera per arriva, a sorpresa, una telefonata.
A chiamarla e Paolo, socio in una catena di sexy shop, che cerca una venditrice a domicilio, e con cui aveva avuto un colloquio poche ore prima. Lei era certa di aver fatto una pessima figura, ma secondo Paolo ha le carte in regola per riuscire.
Per... per dovr rifarsi il look, acquisire le giuste competenze, seguire tutte le sue indicazioni, affidarsi a lui senza remore:  disponibile?
Gina accetta con riluttanza l'unica proposta di lavoro ricevuta. Presto, inaspettatamente, le si aprir un mondo nuovo: sotto la guida di Paolo imparer molto su se stessa e sulle sue capacit.
Trover l'amore, perder le sue inibizioni.
Fino a quando ogni sua certezza sar spazzata via da una terribile scoperta.
Un romanzo fresco, frizzante, romantico e molto sexy, dalla penna brillante di una scrittrice italiana.
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L'AUTRICE.
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Greta Simeone  lo pseudonimo sotto il quale si cela una ex romantica, che vive in provincia, ha una passione per i vecchi film, per Frank Sinatra e per Candy Crush. Non crede pi all'amore, ma le piace raccontarlo e dev'essere a lieto fine. E' docente di lettere,
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SAR COME MI VUOI.
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Questa storia  nata come gioco, uno scambio epistolare con un uomo a me stupidamente caro.
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Capitolo 1.
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Gina... bello. Come la fidanzata di Sonny Crockett, quello di Miami Vice. S, dai... la moracciona sexy!
Non sapeva di cosa stesse parlando, ma - invece di tacere e sorridere - si mise a puntualizzare: Veramente  come Luigina. Mia nonna. Luigina detta Gina. Che, parlandone da viva, era una gran carogna.
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S, disse ai miei che, se mi chiamavano come lei, mi avrebbe lasciato la casa, e invece poi se l' mangiata coi videopoker
prima di morire. Senn mica stavo qui... Senza offesa.
Paolo Carli e Giovanni Zamberletti si scambiarono un'occhiata eloquente, senza neppure tentare di mimetizzarla un
pochettino. Non che si fossero aspettati di aver trovato la persona giusta, quando Tocco Gina - cos si era presentata: prima il cognome, poi il nome, la formale compilazione di un'autocertificazione d'esistenza in vita - era entrata nel loro ufficio per il colloquio.
I due erano soci in uno di quei settori che non conoscono recessione.
Inizialmente avevano preso in considerazione di buttarsi nelle pompe funebri, altro mercato che non cala mai, poi si erano seduti a un tavolo, davanti a due bicchieri di whiskey, in una notte fredda, umida e nebbiosa, e si erano detti che amavano troppo la vita, il cibo, l'alcol, il calcio e il sesso, per stare tra i morti tutto il giorno. Cos avevano deciso di aprire
un sexy shop. Da Thanatos a Eros: per la contentezza Sigmund Freud avrebbe fatto il trenino, suonando la trombetta.
Un negozio, seguito dal secondo, poi il terzo, e ora Carli e Zamberletti ne gestivano una decina, in altrettante citt di
provincia, sotto l'insegna un po' casereccia di Tuttigusti.
Dato che non si  mai abbastanza felici n abbastanza ricchi, stavano cercando ragazze per la vendita di sex toy a domicilio,
un sistema che ai concorrenti stava dando grandi risultati.
Avrebbero dovuto organizzare incontri per presentare la mercanzia nelle loro valigette, soprattutto attraverso il passaparola, con l'intento di togliere dall'imbarazzo chi voleva sperimentare qualcosa di nuovo, ma non aveva il coraggio di lanciarsi.
Soprattutto in un piccolo centro, il rischio di essere riconosciute, mentre si entra in un sexy shop, c' ed  alto. Al riparo delle mura domestiche, almeno, si evita di dover cucinare al volo qualche scusa patetica per non alimentare pettegolezzi.
( per uno scherzo a un'amica,  per un addio al nubilato, Sto facendo un favore a una persona che si vergogna.) Una fatica inutile: Ma lo sai che ho visto la Simona uscire dal sexy shop con un sacchetto grande cos? Altro che Club del Libro, chiss cosa fa quella, la sera!
Invece, nel salotto di Tizia o Caia, si viene a creare automaticamente il vincolo della riservatezza: come facevi a sapere
che la Simona aveva fatto acquisti? Perch c'eri anche tu.
E, allora, o tutte mute o tutte a parlarne come di una goliardata. Comunque pi serene.
Si trattava di un'ampia fetta di potenziali consumatrici, che Carli e Zamberletti non volevano lasciarsi sfuggire. Ne
avevano discusso a lungo e avevano scelto la tipologia di venditrice che cercavano: puntavano a giovani donne carine, magari con l'aria da vicina di casa furbetta, sicuramente femminili e dall'espressione appagata, ma discrete, anche eleganti, cos da comunicare subito che vibratori, paperette, palline geisha non erano oggetti da peccato mortale, ma alla portata di tutte.
Di uso comune, state tranquille.
Ragazze con un aspetto normale, insomma; per quello di Tocco Gina lo era troppo.
L'aveva capito al volo anche lei, che non aveva speranze di essere assunta, neppure per il periodo di prova, quando era arrivata nella sala d'aspetto della sede della Tuttigusti, e si era trovata in mezzo a donne intorno alla trentina, la sua
stessa et, ma con i capelli fatti di fresco e la gonna corta, o jeans skinny che urlavano "qui sotto di cellulite neppure un grammo", e dei tacchi che per portarli avrebbe avuto bisogno di sostenersi con un treppiede.
Era andata alla selezione per disperazione, dopo aver letto l'annuncio sul quotidiano locale. L'aziendina che produceva calze, e per la quale aveva tenuto la contabilit per pi di un decennio, da quando si era diplomata in ragioneria, aveva chiuso i battenti tre mesi prima, e lei era rimasta a spasso.
Doveva trovarsi un lavoro, se non voleva che le portassero via la casa, per la quale avrebbe pagato il mutuo fino alla fine
dei suoi giorni; e doveva farlo alla svelta, di conseguenza era disposta ad accettare qualsiasi impiego, compreso quello che
comportava vendere cose zozze, come le chiamava fra s e s.
Uscendo di casa, si era detta: mi faccio un bel training autogeno, imparo a memoria la lezione, fingo di parlare di collant
e calzettoni di spugna, e la sfango, che ci vuole? Ma sul posto, vista la concorrenza, aveva capito che non c'era trippa per gatti. Stava per voltarsi sui tacchi e andarsene, sconfitta in partenza, quando Paolo Carli era uscito dall'ufficio, guardandosi intorno, e le aveva detto: Oh, brava, lei che  gi in piedi, cos non perdiamo tempo.
Sarebbe potuta scappare, in fondo l'uscita era vicinissima, un'accelerata e via, ma Carli era uno schianto d'uomo, e lei non ne vedeva uno cos, fuori dai film, da... da tutta la vita.
Alto, spalle larghe, viso squadrato, i capelli brizzolati alle tempie, le labbra piene che sembravano quelle di una ragazza.
Era vestito sobriamente: un abito grigio scurissimo, la camicia azzurra che faceva pendant con quei fanali che si portava in mezzo alla faccia. E le mani... Gina aveva una fissa per le mani, e le sue erano bellissime, grandi, con le dita lunghe e affusolate. Gli aveva fatto la radiografia in dieci secondi netti, e il cervello le era andato in pappa.
In trance, lo aveva seguito come una zombie. Si era seduta davanti ai due soci, improvvisamente trovandosi almeno due braccia in pi, che non sapeva dove mettere, cosa che sempre le succedeva quando si sentiva a disagio, e aveva sbragato completamente.
O farfugliava oppure se ne usciva con battute fuori luogo, come quella della nonna.
Disinvolta come un tavolo da stiro, eh? era stato il commento di Paolo, appena Gina era uscita dall'ufficio, a capo chino.
S, poveretta, non se ne potrebbe tirare fuori nulla di buono neppure su un'isola deserta, aveva rincarato tra le risatine il Zamberletti, facendo ballonzolare il pancione tondo, impietoso come sempre.
Eh, come sei esagerato. C' sempre una speranza, diceva mio padre.
Scommetti?
Ecco, scommetti era la parola magica, perch Paolo Carli non resisteva alle sfide. Non giocava a carte, non giocava al Lotto, non giocava ai cavalli, ma, se gli mettevi sotto il naso un obiettivo impossibile da raggiungere, iniziava a smaniare.
Una volta si era trattato di convincere a uscire con lui la fedelissima moglie di un noto commercialista, ma perse; un'altra
di recuperare una fornitura finita nella citt sbagliata, lui si piazz in auto, si fece duemila chilometri in meno di tre
giorni, con mezza Italia sotto la neve, e vinse. Cose cos.
Giovanni, che lo conosceva bene, lo sfruculiava tutte le volte che poteva: Sei come il cane di Pavlov, gli diceva.
 persino troppo facile farti fare quello che voglio. Quasi quasi mi annoio. Ma ancora non era arrivato a quel punto, perci questo loro gioco continuava: Giovanni organizzava la trappola e Paolo ci si buttava consapevolmente dentro.
Puntavano delle cene luculliane, chi perdeva pagava.
E cosa dovrei fare questa volta?
Dimostrarmi che c' sempre una speranza. Anche nel caso della signorina Gina. Tirane fuori un cavallo di razza, entro tre mesi, e io ti porto a mangiare Dal Tartufaio. Sgancio i trecento euro a cranio senza neppure lamentarmi.
Paolo ci pens un solo istante. D'accordo.
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Capitolo 2.
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Quando trill il cellulare, Gina guard sbigottita il display.
Non aspettava chiamate. Gli amici non erano mai stati tanti
e, quando le cose ti vanno male, sono i primi a sparire, non
sia mai che chiedi loro un favore. Quindi, chi altri poteva essere?
L'unica che componeva il suo numero, tutti i giorni,
era Patrizia, praticamente sua sorella dalle elementari, ma lei
aveva gi telefonato e le aveva fatto la lavata di capo quotidiana.
La Patty non era una donna, era un uragano: tonda come
un bign fin da piccola, si era sempre voluta bene. Mai una
volta che avesse messo in discussione i chili di troppo, forse
perch veniva da una famiglia in cui pure la madre era sempre
stata grassottella e suo padre, una specie di Gregory
Peck di campagna, non aveva mai guardato un'altra donna,
anche se in tante gli morivano dietro.
Cara la mia Patty, le diceva sempre la mamma, conta
come ti senti. Se ti senti bene, se sei serena, se sorridi alla vita,
la gente far a gara per starti vicina, vedrai.
Vero o no, la Patty ci credeva. Portava vestiti colorati,
scollature generose, faceva la guida turistica e incontrava un
sacco di persone. E tanti uomini, che non disdegnavano la polpa da mordicchiare.
La Patty, insomma, era una donna felice. Esattamente l'opposto di Gina.
Da quando l'amica aveva perso il lavoro, Patrizia si era
messa di impegno per spronarla a non mollare; e pi quella
si abbatteva e pi lei diventava insistente: Guarda, carina,
che non puoi aspettarti che ti vengano a cercare fino a casa.
Devi uscire, incontrare persone, magari quello che ti pu dare
un lavoro lo incontri al bar, che ti credi? Devi sorridere,
sorridere! E mettiti qualcosa di divertente addosso, che comunichi
ottimismo. E vai dal parrucchiere. E mettiti il rossetto.
Devi crederci, crederci! Quando la Patty considerava
importante un concetto, lo ripeteva sempre due volte.
La sua telefonata, dunque, l'aveva gi ricevuta e, invece
di farla sentire meglio, la trascinava ogni volta un po' pi a fondo.
Non avrebbe mai avuto il coraggio di dirglielo, anche perch
sapeva che l'amica aveva ragione, e le parlava cos solo
per il suo bene. Ma lo stesso si sentiva come quando hai una
parola sulla lingua e non ti viene: finch ti sforzi non riuscirai a ricordarla.
Lo sprint per tirarsi fuori dal pantano doveva pur essere
finito da qualche parte, depositato su un conto dormiente,
ma Gina non era in grado di recuperare il numero e non si
rammentava neppure in che banca si dovesse recare. Sentirselo
ripetere di continuo le faceva male. Si sentiva ancora pi una fallita.
Ecco perch, allo squillo del telefonino, non aveva neppure
pensato ai tre posti di lavoro in cui aveva sostenuto un
colloquio quella settimana. Era conscia di non aver fatto una
grande impressione da nessuna parte. Vedeva tutto nero,
non sperava in nulla, non credeva pi in nulla, temeva che
sarebbe dovuta tornare a vivere coi suoi, a fare loro da badante;
con la crisi che c'era, con tanta gente a spasso che voleva
la stessa cosa - un posto in cui andare ogni mattina, uno
stipendio - una come lei era sconfitta in partenza: troppo
anonima, troppo grigia, troppo triste, troppo disillusa.
Guard il cellulare trillare per qualche secondo. Un numero
che non conosceva. Sar il solito call center che cerca di
appiopparmi dodici litri di olio d'oliva al costo di un jet privato.
Che faccio, rispondo?
Buonasera, sono Paolo Carli.
Ci mise un po' a riprendere le funzioni vitali. L'avrebbe
sorpresa meno una telefonata di papa Francesco, al quale
non aveva scritto nemmeno una cartolina.
Ehm... s... ecco... s... buonasera...
Dall'altra parte del cellulare Paolo guard al cielo e si
chiese se la scommessa non fosse al di l delle proprie forze:
pareva che Gina Tocco non sapesse neppure rispondere al
telefono con un minimo di scioltezza.
Ma tanto lo sapeva che non avrebbe mai dato soddisfazione
a Giovanni, senza neppure provarci, quindi fece un respiro
profondo e le propin il discorsetto che si era preparato:
Signorina, la chiamo perch mi ha fatto un'ottima impressione durante il colloquio.
Gina rimase muta, ma cominci a girarle la testa, le capitava
sempre quando si sentiva particolarmente emozionata
per qualche motivo, mentre Carli continuava a parlare:
Credo che in lei ci sia quello che stiamo cercando per sfondare in questo mercato.
Se fosse stata un po' pi sfrontata, l'avrebbe interrotto
per assicurarsi che non avesse telefonato alla candidata sbagliata.
Certezza che si rinsald, quando Paolo aggiunse: C'
del lavoro da fare, sgrossare un po' la sua immagine, renderla
pi affascinante... per le clienti, intendo, che lei  gi molto affascinante cos.
Ah, be', vedi? Non ce l'ha mica con me.
Quindi le faccio questa proposta: un periodo di prova di
tre mesi, e poi decidiamo se ho sbagliato tutto io oppure se
lei pu entrare nella famiglia di Tuttigusti, con un contratto
che trover interessante, un fisso mensile e le provvigioni
sulle vendite. Che ne dice, signorina Tocco?
Sentirsi chiamare per nome la sconvolse ancor pi di tutto
il resto: ce l'aveva proprio con lei, quindi. Aveva telefonato
proprio a lei. Era lei quella che gli aveva fatto una buona
impressione, vai a capire perch.
Che non ho niente da perdere, ecco che dico, pens prima
di aprire bocca. Temendo che la pausa si facesse davvero
troppo lunga, Gina se ne venne fuori con un: Ehm... s...
grazie... molto gentile... accetto. Il massimo possibile per lei.
Carli trattenne un sospiro.
Benissimo, allora l'aspetto domani mattina alle nove.
Faccia cos, venga vestita come andrebbe a una riunione di
vendita con le potenziali clienti, e cominciamo ad analizzare
e, semmai, modificare il look, va bene?
Gina si sentiva malferma sulle gambe, mentre si avvicinava
all'armadio, con la sensazione di aver bevuto a stomaco vuoto.
E ora?
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Capitolo 3.
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Insomma, mi vuoi aiutare o no?
Il tono di voce di Gina, che aveva chiamato subito Patrizia,
per riferirle la novit esplosiva, era a met tra l'implorante
e il rabbioso. Lo sapeva anche lei che il tempo era poco:
non avrebbe potuto andare a farsi mettere a posto quel modo
che aveva in testa, n comprarsi qualcosa di nuovo, visto
che Carli l'aveva chiamata che ormai i negozi erano tutti
chiusi. Ma un suggerimento su come presentarsi al meglio
possibile, l'indomani, non avrebbe dovuto rappresentare
uno sforzo titanico, giusto?
E invece s, maledizione! Da quanto tempo ti dico che
devi comprarti qualcosa di carino? Capisco che non vuoi
spendere, data la situazione, ma ci sono bancarelle al mercato
che vendono cose deliziose a poco prezzo.  che sei pigra,
pigra! E non posso neppure prestarti qualcosa di mio, che
addosso a te sembrerebbe un tendone da circo appena
smontato. Cosa vuoi scegliere in quel mortorio che chiami
armadio? Eh?
Non che potesse ribattere all'ovvio, ma Gina non voleva
le si dicesse la verit, voleva un consiglio.
Senti, Carli ha detto che mi rimette a nuovo, quindi l'importante
 dare l'idea, no?
Brava, e che idea gli vuoi dare? No, perch, siamo oneste,
tu sei l'anti-sesso fatta donna. L'anti-sesso fatta donna!
Ora, io sar eternamente grata a questo Carli perch ti d
un'occasione, almeno prenderai atto che la tua vita non  finita,
ma avrei bisogno come minimo di una settimana di lavoro
per darti una parvenza umana. Di umana sessualmente
attiva, intendo. Che, se permetti,  un aspetto fondamentale,
visto che devi andare a vendere vibratori multifunzione.
Gina rimase muta per qualche secondo, perplessa.
Pronto? Ci sei ancora? la incalz la Patty.
Multifunzione?
La Patty si mise a ridere: No! Ma non sai neppure come
sono fatti adesso i vibratori? Ci sono quelli che stimolano contemporaneamente clitoride, vagina e ano.
Scusa, e tu come lo sai?
Primo, perch mi tengo informata. Secondo, perch... ti
ricordi Giacomo, il commercialista con cui uscivo lo scorso anno?
S, certo che me lo ricordo. Ma mai mi avevi detto che avesse problemi... di quel genere.
Di quel genere, che? Ommioddio! Ma tu pensi che i giocattoli
erotici si usino solo se lui ha dei problemi o lei non
vede nessuno? Sveglia! Si chiamano giocattoli perch servono
a giocare. Ne aveva un'intera collezione, di tutti i tipi. Mi
sono tanto divertita, guarda! Te lo ricordi, no? Ero sempre
rilassata come una leonessa nella savana.
Che le leonesse nella savana fossero rilassate Gina non lo
sapeva, che la Patty in quel periodo fosse pi sorridente del
solito, era certo. Che lei fosse arrossita fino alla punta degli alluci, pure.
Facciamo cos. Tanto Carli probabilmente non si aspetta
che tu lo stupisca con effetti speciali, senn saresti andata
tirata da gara anche al colloquio, e invece avresti potuto vincere
un concorso per nerd. Vabbe', dai... Che pensavi di indossare?
Mah. La gonna nera, la camicia bianca, collant neri velati e scarpa nera col tacco.
Mi sto gi sentendo male. Per gonna nera intendi
quella dritta sotto il ginocchio da insegnante di catechismo,
giusto? E poi da quando in qua hai delle scarpe col tacco?
Ma s, dai! Quelle che avevo al matrimonio della Fulvia, tre anni fa !
Le orride dcollet col mezzo tacco, vorrai dire. Te le
avevo bocciate gi allora! Senti, va bene, si fa quel che si
pu. Speriamo che Carli non cambi idea.
Be', grazie, sai? Avevo proprio bisogno di una bella iniezione di fiducia!
Voglio che tu sia preparata e non ti senta rifiutata o giudicata.
Se Carli  un uomo intelligente, e sa come prenderti,
forse  la volta buona che tirerai fuori il meglio di te. Sempre
se non ti offenderai alle sue critiche, che ci saranno di sicuro,
e a carrettate, te lo dico io. E se lo lascerai fare.
Alle nove in punto della mattina dopo, Gina suonava alla
porta degli uffici di Tuttigusti.
Era arrivata da almeno mezz'ora, si era parcheggiata nel
bar di fronte, aveva bevuto a fatica un cappuccino, visto che
il nervosismo le aveva strizzato lo stomaco, e aveva atteso.
Carli era gi entrato da almeno una quindicina di minuti,
ma lei voleva mostrarsi precisa, non impaziente, quindi aveva
controllato l'orologio prima di citofonare: Sono Gina Tocco.
La segretaria di Carli e Zamberletti, Silvana, una bella
biondona che pareva uscita da un film di Fellini, la fece salire:
Adesso Paolo arriva da lei, sa? Pochi minuti.
Furono re glaciali.
Quando Carli la fece entrare, lei riusc a sbirciare l'orologio:
le nove e quattro minuti, e gi era distrutta. Lui, invece, la squadr apertamente.
S, dunque... lei pensa che a un appuntamento per vendere
giocattoli erotici si debba andare come a una discussione di laurea.
Gina si sarebbe seppellita nel centro della stanza, se solo
avesse trovato una vanga con cui iniziare a scavare.
Vede,  un equilibrio sottile che dobbiamo raggiungere,
Paolo aveva gi ripreso a parlare, prima che Gina avesse
avuto il tempo di imbastire una qualsiasi spiegazione. Dobbiamo
dare la sensazione che ogni donna possa utilizzare i
nostri prodotti, chiunque. Bella, brutta, giovane, meno giovane,
single, sposata, alla moda oppure no. Ma che, attraverso
l'uso dei sex toy, questa stessa donna possa aprirsi a nuove
esperienze, essere pi soddisfatta di s e che, soprattutto,
si senta bene nel proprio corpo. Una venditrice, quindi, deve
trasmettere sicurezza, spigliatezza. Deve sorridere, dare l'idea
che sappia godersi i piaceri della vita.
Paolo si interruppe di nuovo. Era consapevole di forzare
il sistema difensivo di Gina: ovvio che una tanto imbranata
vivesse dentro un'armatura da cento chili. E lo stava facendo
senza sapere quali sarebbero state le conseguenze.
Non che fosse la prima volta che tirava tanto la corda.
Non che avesse scrupoli. La pausa gli serviva solo a dare
maggiore enfasi a quel che stava per dire.
Adesso lei deve decidere se intende affidarsi a me, perch
io possa fare di lei una venditrice convincente, una professionista
di questo settore tanto delicato, oppure no.
Gina, dal canto suo, era combattuta: permettere a un perfetto
estraneo di rivoltarla come un calzino, in nome di un
lavoro, non era facile da accettare. Sapeva di non avere scelta:
solo Carli le aveva offerto un posto, per cui non poteva
fare tanto la schizzinosa. Che le venisse facile, per, no, questo no.
Mi scusi, non vorrei sembrarle ingrata, lei mi sta dando
una possibilit, vuole investire su di me, e non  cosa da poco
di questi tempi. Le assicuro. E un uomo molto generoso,
e a questo punto Paolo Carli aveva provato un breve
turbamento, un frullo d'ali, dimenticato immediatamente.
Ma cosa vorrebbe fare... di me?
Niente di sconvolgente, ment Paolo, che part subito
dopo con un elenco chilometrico: Parrucchiere, qualche
abito, lo sguardo si era posato sulle sue dcollet da nonna
Abelarda, e anche un paio di scarpe. Poi lavoreremo sulla
postura, sul tono di voce, su come usare lo sguardo quando
si presentano i nostri prodotti. Sono oggetti particolari, me
ne rendo conto. Per, vedr che riuscir a parlarne come fossero pomodori... Prima o poi.
Gina cap che niente di quello che lei era gli andava bene,
niente, e che avrebbe dovuto accettare di diventare un'altra,
radicalmente un'altra, se voleva tenersi il posto. Si domand
perch diavolo l'avesse cercata allora, e si rispose che non c'
nessuno di pi disponibile di chi  disperato.
Va bene, mi fido di lei, gli disse con un filo di voce.
Non era vero, ma l'aveva presa in trappola. E poi la Patty
l'avrebbe squartata a mani nude, se si fosse tirata indietro.
Il dado era tratto.
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Capitolo 4.
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Gina, se mi lascia fare un paio di telefonate urgenti, sono
subito da lei. Pu aspettarmi fuori, per cortesia? Appena ho
finito, usciamo per i nostri giri.
S, certo. Tutto il tempo che vuole.
Gina attendeva paziente, nell'ampia reception, insieme a
Silvana che, ogni tanto, la sbirciava di nascosto, da dietro il
lungo bancone che le faceva da ufficio. A un certo punto,
non ce la fece pi, sollev la testa bionda e scand a voce
chiara: Lei  una ragazza fortunata, sa?
Gina, infossata in una delle quattro poltroncine nere che
disegnavano una specie di sala d'attesa, la guard dritta negli
occhi e cerc di dissimulare la sorpresa.
Parlando in senso generale, signorina Silvana, le assicuro
che non sono fortunata per nulla, si decise, a un certo punto, a risponderle.
Be', in questo caso s, glielo assicuro. L'azienda  solida
e i due soci sono persone meravigliose. Pensi che quando
mio figlio, lo scorso anno,  stato ricoverato in ospedale, mi
hanno fatta stare con lui senza segnare le assenze. Non so di
quanti padroni si possa dire lo stesso. E se Paolo e Giovanni
hanno visto qualcosa in lei, e l'hanno presa in prova, vuol dire
che c'. Ora sta a lei impegnarsi, e dimostrare che il credito
che le stanno dando non  buttato al vento.
Silvana era cos: se entravi nel novero di quelli a cui voleva
bene, si batteva per te come Cassius Clay sul ring. Non
capiva perch quel Torsolo fosse l. Non aveva nulla, nulla di
quel che poteva servire loro. Carli e Zamberletti le avevano
detto di tenere da conto i curricula delle altre ragazze, per
ogni evenienza, ma che, per ora, avrebbero preso in considerazione
Gina, e che della sua formazione si sarebbe occupato
Paolo e Paolo solamente. Nient'altro. Ma pi la guardava
e pi le sembrava senza speranza: rischiavano di perdere
tempo e soldi dietro a un caso umano senza spina dorsale.
Che almeno dimostrasse un po' di entusiasmo, perdio! Invece
stava l, in attesa del plotone d'esecuzione. Quelle cos remissive non le sopportava proprio.
Gina fece s con la testa, mentre cercava di farsi ingurgitare
dalla poltroncina, ancor pi spaventata.
Nel frattempo, dall'altra parte della porta, Paolo Carli era
al telefono con il negozio Chez Jean-Pierre, che poi era l'italianissimo
Giampiero, parrucchiere, che a Paolo era molto
legato, per due motivi: perch si conoscevano da tanti anni e
perch Carli gli aveva prestato i soldi per aprire il suo salone,
senza chiedergli interessi, quando nessuna banca avrebbe
sganciato il necessario, visto che Giampiero non offriva alcuna
garanzia, se non che un uomo che ama tanto visceralmente
le donne, come me, non pu che trattarle bene, tirare
fuori la loro bellezza, farle sentire delle dive. Ergo, il mio negozio
non pu che avere un successo strepitoso.
Previsione azzeccata: per avere un appuntamento da Chez
Jean-Pierre ci voleva almeno un mese d'attesa. Giampiero
aveva ripagato Paolo in meno di un anno e, da allora, lo considerava
un fratello di sangue. Come tale, si permetteva di
insultarlo ogni volta che, secondo lui, se lo meritava, che
quel ragazzo aveva perso di vista le cose davvero importanti
della vita. L'amore, la passione, le emozioni: Paolo le evitava
come la peste, e Giampiero mai ne aveva capito il motivo.
Pure ubriaco come Superciuk, il Carli non si lasciava mai andare
a confidenze su questioni private. Mai.
Dunque, tu vuoi che io rifaccia il look a una mai vista
prima, in una mattinata, senza neppure aver preso un appuntamento,
e perch? Perch sei una bestia, ecco perch!
Senti, al momento questa  una cosa informe, comunque
vada le sto dando un'opportunit, se proprio dovesse rivelarsi
un fallimento, si porta a casa un bel taglio di capelli e
qualche vestito, che non fa mai male.
L'hai chiamata questa? Le hai dato della cosa!
Paolo si sarebbe morso le mani: No, io no, neg con faccia tosta da campionato.
S, invece. Bestia!
Non capisco proprio perch tu te la prenda cos. Non la conosci neppure!
Perch scommettere sulla pelle della gente  una cosa
oscena, ecco perch. Perch vuoi snaturare qualcuno non
per farle del bene, come si potesse fare del bene snaturando
una persona, ma perch sei uno stronzo che vuole vincere
sempre, ecco perch. Se non ti dovessi quel che ti devo, ti
manderei al diavolo. Ti aspetto fra mezz'ora, e non aggiungere
altro su questa faccenda, o ti sfregio con le forbici, cos
vedrai che le donne non ti moriranno pi dietro come fanno adesso.
Carli caric Gina sul macchinone che ti aspetti da uno pieno
di soldi. Non ci era mai neppure salita, su un'auto del genere.
Sua madre diceva sempre: uno che ha bisogno di una
macchina costosa quanto un appartamento in centro  un
superficiale, dal quale tenersi alla larga. Quello che conta 
la sostanza, Gina. Ricordatelo. Un uomo non deve avere
grilli per la testa e non deve spendere per cose inutili. Basta una Panda!
La Patty invece s, che ci era salita, con qualcuno dei suoi
ex, e si era divertita, se l'era goduta fino in fondo. Quasi la
vedeva, mentre ispezionava ogni dettaglio, faceva commenti
sulla morbidezza dei sedili e sulla carrozzeria lucida, marmo
tirato a cera; non come lei che si sentiva risucchiata in una
dimensione alla quale era completamente estranea. Rimase
immobile, zitta, quasi in apnea per tutto il tragitto.
Appena messo piede da Chez Jean-Pierre cap che anche
quello sarebbe stato fuori dalla sua portata, se il conto non
stesse per pagarlo il suo nuovo datore di lavoro: un salone
elegantissimo, tutti in divisa, le clienti che parevano uscite da
una copertina di Vogue. Probabilmente una piega costava
quanto un mese di spesa al supermercato, almeno per lei.
Forse di pi.
Bene, bene, bene... Ecco arrivata la nostra cliente vip di
oggi. Venga, cara. Venga a sedersi. Mi diceva Paolo che dobbiamo
esaltare le sue caratteristiche pi positive. Faremo del nostro meglio. Come si chiama, cara?
Gina.
Come Gena Rowlands, benissimo, mi pare un'ottima
ispirazione. Attrice di carattere, bellezza spavalda. Mi piace.
Gina non fece alcun commento sulla nonna, per fortuna,
ma a Carli cominciarono a girare le rotelline in testa: Mi assento un attimo, faccio una telefonata.
S, fai pure, tanto non abbiamo bisogno di te, qui, gli
rispose secco Giampiero, senza guardarlo, come promesso,
per poi rivolgersi di nuovo a Gina: Dunque, cara. Vediamo.
Per fortuna ha dei lineamenti regolari, quindi possiamo
azzardare quasi tutto. Dovremo fare qualcosa per il colore,
perch cos - non si offenda, non  certo colpa sua - mi pare
che non le faccia risaltare gli occhi, che hanno un bel taglio e
sono tanto espressivi. Lei deve comunicare sensualit, giusto?
Cos sembra rispose Gina. Ma davvero non so come
al signor Carli sia venuta un'idea simile. Io non sono il tipo,
capisce? Per - il tono di voce si fece pi basso, quasi parlasse
a se stessa, e arross - mi piacerebbe tanto potermi
guardare nello specchio e vedere un'altra.
Giampiero si sent stringere il cuore, per quella ammissione
inattesa. Doveva essere una donna molto sola, pens, e
poco amata, per rivelarsi tanto vulnerabile con il primo venuto che si dimostrava gentile.
S, lo capisco... voglio dire, non che lei non sia gi tanto
carina cos, sa? Ma si vede che si fa limitare dalla timidezza.
Vedr che, quando avr finito, andr gi molto meglio. Il
parrucchiere, per una donna,  meglio dello psicanalista. Capisce
le sue potenzialit nascoste e le evidenzia.
Si allontan, per parlottare con una delle sue assistenti,
cos le chiamava, mica sciampiste; intanto Carli era rientrato nel negozio, tutto soddisfatto.
Quanto ci metterai, Giampiero?
Se hai da fare, vai. Torna fra un paio d'ore, rispose ancora senza guardarlo.
Perfetto. A dopo Gina. Ciao, ragazze!
Segu un coro di vocine trillanti.
Sa? Qui sono tutte innamorate di Paolo. Non so cosa ci
trovino, in quel filibustiere. Ottimo amico, ma con le donne...
le disse in un orecchio Giampiero. Gina non ne fu sorpresa.
Facciamo un patto aggiunse lui. Allo specchio si
guarda solo alla fine, va bene?
Lei abbass le palpebre, e lo lasci fare.
Eccoci qui. Che le pare, cara? le chiese Jean-Pierre le coiffeur,,
facendo ruotare nuovamente la poltrona verso lo specchio.
Quando Gina ebbe il coraggio di guardarsi, ebbe una
specie di shock. Cominci a iperventilare.
Oddio! Chiara, corri, vai a prendere un bicchiere d'acqua!
Lei, inspiri dal naso, e poi espiri dalla bocca. Piano,
pianissimo. Innnspiri... Eeeespiri... Innnspiri... Eeeespiri...
Non si piace? E questo?
I capelli, originariamente di un castano topo, erano diventati
scuri scuri, e il taglio alla Valentina di Crepax: corti sulla
nuca, la frangetta dritta sugli occhi neri, e le ciocche sulle
guance che si arrotolavano appena.
Ma sono io? domand Gina. La domanda non sembr retorica.
S, certo che  lei. Sono bravo, ma non tanto da procedere
con una trasmutazione.
Sorrise intimidita: Non mi sono mai vista cos. Non ho mai neppure immaginato di poter essere cos.
Cos come, Gina?
Non rispose. Non che non volesse farlo, solo che non trovava
la definizione giusta. Ci pens Giampiero, al posto suo.
Forse lei non avrebbe neppure osato pensare quella parola
l, ma lui era molto soddisfatto del risultato ottenuto: Bella?
Certo che  bella, Gina. Guardi, io non conosco donne
che non siano belle o, meglio, che non possano essere belle.
Non  questione di quel che c' fuori,  questione di quel
che c' dentro. Ma lei  avvantaggiata: ha una figura elegante,
e un visino al quale non manca nulla. Il problema, fino a
oggi,  che non ha mai avuto il coraggio di osare. Io le ho dato
una spinta e l'ho buttata in acqua, ora a nuotare dovr pensarci lei.
Poi si fece portare alcuni cosmetici.
Gina, lei sa truccarsi, vero?
Ecco... non che mi sia mai servito...
Ma benedetta ragazza, non deve mica servire a nient'altro
che a farla sentire bene! Non ci si trucca perch c' un'occasione,
ci si trucca perch lei  l'occasione! Allora, le far
dare qualche consiglio dalla nostra visagista. Cose semplici,
cos da non farla impazzire, e per non rischiare di strafare,
che finirebbe con l'assomigliare al Joker di Batman. E poi
non voglio stravolgerla completamente. Una cosa per volta.
Le si avvicin uno splendore di nome Raffaella e le spieg
che non c'era bisogno di usare tanti prodotti: una crema leggermente
colorata e idratante per la base, appena un tocco
di blush sugli zigomi, mascara come se piovesse sulle ciglia,
e null'altro, se non un bel lucido rosso ciliegia. Intervenne
Giampiero: La mia idea  che dovrebbe tendere allo stile di
una geisha moderna, evitare che il viso perda del tutto il suo
pallore naturale, cos risaltano meglio gli occhi e la bocca.
Ma le geishe non erano prostitute? chiese un po' allarmata Gina.
Erano e sono donne cresciute, fin da piccole, per portare
piacere nella vita degli uomini. Artiste raffinate, capaci di
conversazioni colte e argute. Per me, rappresentano il massimo
grado di femminilit possibile. Lei deve rappresentare
un modello per le donne con le quali andr a parlare. Raggiungibile,
a portata di mano, ma pur sempre un modello al
quale tendere: quello di una persona affermata, che sta bene
con se stessa, che si gode la vita, ma soprattutto che  padrona
del suo corpo e del suo mondo. Altrimenti come fa a invogliarle
a comprare? Tutto chiaro, cara? Ma, per essere
convincente, deve crederci davvero.
Fece una pausa, e poi sorprese le sue dipendenti, che mai,
prima di allora, l'avevano visto fare una cosa simile con una
cliente, per non rischiare seccature: Comunque, questo  il
mio cellulare personale. Per qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, lo
sottoline per bene, mi chiami e vedr di aiutarla, va bene?
Davvero?
Certo, cara. L'unica cortesia che le chiedo  di non darlo
a nessun altro. Lei ora  una mia creatura, ci tengo, perch
non poteva dirle la verit, che prima o poi avrebbe ricevuto
una mazzata fra capo e collo da far svenire il terribile Hulk.
Certi segreti, lui lo sapeva, venivano sempre a galla, e quando
sei meno preparato a gestirli. Voleva tacitare la propria
coscienza: non poteva metterla in guardia, per non tradire la
fiducia di un caro amico, ma almeno poteva offrirle il suo aiuto.
Grazie, Giampiero. So che  il suo lavoro, ma lei mi ha fatta sentire...
Una principessa?
S.
 il mio lavoro, infatti. Ma lei sembra una persona tanto
a modo che  stato anche un piacere. Si deve volere pi bene,
cara. Se ne deve volere tanto e badare a se stessa, che il
mondo sa essere crudele.
Proprio in quell'istante, entr Carli. Per un momento
parve disorientato, si riprese, ma senza riuscire a cancellarsi
lo stupore dal volto, e disse: Bravo Giampiero! Che gran lavoro hai fatto!
 perch Gina  una bella ragazza, solo che ancora non
lo sa. Bella, brava e di buon cuore. E si merita di essere trattata
bene. Da tutti. Sono stato chiaro? fece minaccioso.
S, certo, Giampiero. Te lo prometto. Vedrai rispose
Carli, gi certo di avere mezza vittoria in tasca.
Giampiero scosse la testa. Abbracci d'istinto Gina, la
strinse. Le mormor nell'orecchio: Buona fortuna, e poi la lasci andare al suo destino.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Carli continuava a guardarla.
Ma sa che sta proprio bene? Non che mi aspettassi qualcosa
di meno, sia chiaro. Giampiero  un maestro nello scavare
fuori i tesori nascosti... Bravo, bravo davvero. E quella
bocca cos rossa le sta benissimo. Bocca che, in quel momento,
faceva pendant col resto del viso di Gina, un petardo infiammato la notte di Capodanno.
Bene, ora andiamo a prendere qualche vestito. Vediamo di cambiare il suo stile.
Non credevo di avere uno stile rispose Gina, quasi rinfrancata.
No, infatti. Era quello che volevo dire.
Ah, ecco. Ma ha ragione lui e, almeno,  onesto e le cose me
le dice in faccia, non mi mente mica, si consol lei, tacitando una fitta di umiliazione.
Parcheggiarono in una via in cui non si vedeva una vetrina
a pagarla. Carli si incammin verso un portone e suon a
un campanello con le iniziali S.P.P.
Significa Solo Per Poche le spieg. E lo showroom di
un'amica che disegna e fa realizzare abiti per una clientela
selezionata. Pezzi di classe, che si distinguono per il tessuto
e le rifiniture... Sono io, apri! disse al citofono.
Sono io significava che l'aspettavano o che lo conoscevano
benissimo o tutte e due le cose. E infatti: Paolo, tesoro.
Non ti fai pi sentire.  stata una sorpresa la tua telefonata.
E questa sarebbe...?
Ciao, Mara. Questa  Gina, la mia nuova commerciale.
Dobbiamo darle un look pi convincente, per. Gli abiti che
ha sono troppo dimessi. Deve spiccare senza strafare. Proprio il tuo stile, insomma.
Ah, ecco, mi pareva tu fossi venuto a salutare la tua vecchia
amica e c'era un accento tale su amica che diceva tutto.
Gina la osserv sentendosi quasi male: gli occhi smeraldo,
esile e lunga come un fuscello, impeccabile in un tubino nero
che sarebbe stato male a chiunque altra, era esattamente il
tipo di donna che si sarebbe immaginata vicino a Carli. Solo
che Carli doveva averla scaricata, altrimenti non si sarebbe
spiegato quel filo di livore nella voce; e, per scaricare una cos,
bisognava avere davvero gusti difficili, o la fila fuori, e solo di Miss Universo.
Pi passava il tempo con Carli e pi si rendeva conto che
non solo lui era fuori dalla sua portata, ma lo era tutta la cerchia che gli gravitava intorno.
Non che avesse accarezzato per un istante la possibilit di
conquistare l'attenzione del suo capo, per motivi che non
fossero lavorativi, s'intende, ma non c' donna che non faccia
confronti, si tratta di una delle attivit principali del genere
femminile. E il risultato era brutale.
Gina si sentiva da sempre un gradino sotto alla Patty, per
quel suo spirito sfrontato e il sorriso perenne, ma, paragonata
a questa dea, aveva la sensazione di non appartenere neppure alla stessa specie.
Salve, io sono Mara, visto che questo zotico non ci ha
presentate. Dunque, dobbiamo pensare a una divisa da lavoro
per una rappresentante di giocattoli sessuali.
Si volt verso Paolo con un ghigno sarcastico: Forse dovresti
portarla a prendere una minigonna di ecopelle rossa e
un paio di stivali da cubista, per vendere quegli aggeggi che ti hanno reso ricco.
Paolo si irrigid: Mara, se non capisci il punto, dimmelo
subito che andiamo altrove. Mi sono rivolto a te perch ti so
una professionista, e perch preferisco spendere i miei soldi
qui che da un'estranea, ma se devi essere scortese o triviale,
ti saluto subito.
Mara non perse l'aplomb: Uh, quante storie! Era solo
una battuta! Va bene, vediamo che possiamo fare di questa
ragazza. Che taglia hai? Una 42?
S, infatti. Una 42.
Allora... stiamo su pochi pezzi, che siano abbinabili tra
loro. Con quel taglio di capelli, io opterei sul nero e sul bianco.
In fondo - e le diede un'occhiata dall'alto in basso -
qualcosa nel suo outfit aveva indovinato.
Gina si sent irragionevolmente orgogliosa. Vide per
Mara, che continuava a guardarla, mettersi l'indice sulle labbra, e riflettere ancora un attimo.
Aspetta, forse solo bianco e nero  eccessivo. Rischia di
sembrare una scacchiera. Ma comunque rimaniamo su toni
neutri, eh? Cos non rischia di fare danni e di sembrare volgare.
Era la seconda volta, in una giornata, che le davano dell'incapace:
prima la visagista, adesso la stilista. Evidentemente ce l'aveva scritto in faccia.
Mara le fece provare un tailleur pantaloni nero in stile
maschile e una longuette, nera anche quella, e dello stesso
tessuto: Cos con una giacca sola si trova due completi
disse a Carli, il quale osservava l'operazione seduto su una
poltrona d'epoca, posta in un angolo della sala.
Poi selezion un paio di maglioncini di cashmere scollati
a V, per esaltare il dcollet, uno grigio e l'altro color
cammello. Ce li hai dei jeans decenti, s? Perch se ci abbini
uno di questi maglioncini, con un filo di perle, puoi creare
un insieme casual e chic allo stesso tempo.
Gina non ce l'aveva un filo di perle, neppure finto, e probabilmente
non aveva neppure un paio di jeans decenti, non
come probabilmente intendeva Mara, ma non si sogn di ribattere.
Annu in silenzio, registrando il fatto che la dea le
dava del tu con il tono che si usa con una sguattera.
Mara si avvicin a uno stender, al quale erano appese solo
camicie. Ne scelse due di seta, di taglio severo, una bianca,
una di un pallidissimo color cipria: Vedi? Anche questi sono
capi molto versatili: li puoi indossare sotto la giacca o sotto
i maglioncini. A questo ci arrivava anche Gina senza bisogno
di istruzioni a prova di cretina, ma ancora non reag.
Si accorse, per, che Paolo Carli si era alzato e si era diretto
verso un altro stender, dalla parte opposta della sala. Sfior
con le dita gli abiti appesi e ne tir fuori uno bianco, appena
sagomato, ma con una profonda scollatura sul davanti.
E questo?
Mara si rivolt veloce come un cobra: Quello? Ma quello non  assolutamente indicato per andare a queste... riunioni
di vendita.  un abito troppo elegante, io lo metterei
per uscire a cena con un uomo, non per esibire vibratori colorati!
E poi  molto pi costoso di tutto il resto messo insieme...
Carli pens che probabilmente aveva ragione, non che lui
ne capisse molto di moda, ma se c'era una cosa che non sopportava
era di sentirsi dire che sbagliava: Be', a me piace.
Quindi lo prendiamo, se la taglia  giusta. Gina, se lo provi per favore.
Gina obbed, senza fiatare, si infil rapida nel camerino e
sent che, dall'altra parte della porticina sottile, non volava
una mosca. Le sembrava cucito addosso, ma aveva ragione
Mara: troppo elegante per andare a lavorare, e troppo elegante
per lei. Sgusci fuori imbarazzata, ma l'effetto fu l'opposto
di quello che si aspettava. Mentre Mara elencava a
Paolo i motivi per cui comprare quel vestito era un errore,
Paolo rimase sbalordito per un attimo. Ma guarda cosa fanno
un taglio di capelli e un vestito come si deve, si disse.
Non che fosse un pensiero che gli avrebbe fruttato un
premio Nobel. Ma lui era abituato alle donne gi belle e impacchettate.
La metamorfosi da bruco a farfalla, da brutto
anatroccolo a cigno, nella vita del Carli era roba da documentari
sulla natura, mica da invito a cena.
Quella ragazza aveva del potenziale. Forse pi di quanto
non avesse sospettato inizialmente.
Gina, sta benissimo. Vada a cambiarsi, che siamo di corsa.
Mara, prendiamo tutto, anche il vestito bianco.
La donna scroll le spalle e si arrese. Gli present un conto
coi fiocchi, Carli tir fuori la carta di credito e firm la ricevuta,
mentre Gina si era rimessa i suoi abiti anonimi di sempre.
Grazie Paolo. E fatti sentire qualche volta. Mi mancano
le nostre serate... lo salut Mara, mentre a Gina riserv solo un secco cenno della testa.
Capiter... tagli corto lui.
Mentre si incamminavano verso l'auto, Paolo si rivolse a
Gina: Bene, ora mancano biancheria e scarpe e, per quanto
riguarda questa parte, abbiamo finito.
Mi scusi, ha detto biancheria?
Ovviamente. Quando si muover, da quelle scollature
con molta probabilit si potr intravvedere il reggiseno. Non
penser mica di dare la sensazione di una donna sessualmente
appagata portando della semplice biancheria di cotone,
presa in qualche discount?
Gina arross per l'ennesima volta. O Paolo aveva la vista a
raggi X, e allora sarebbe dovuto stare in un fumetto della
Marvel, non l, a fare shopping, oppure anche questa cosa, di
lei, era evidente: che comprava biancheria di cotone al super,
tanto non la vedeva nessuno.
Nel frattempo Paolo prendeva nota delle sue guance paonazze:
anche quella faccenda andava risolta. Non poteva sembrare
un'educanda fuggita dal convento, ogni volta che qualcuno
le diceva qualcosa in pi di: Buongiorno, tutto bene?
Per sono gi le due, i negozi sono chiusi e a me  venuta
fame. Quindi le propongo di fermarci a mangiare qualcosa
e cos ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere le
disse anche se, pi che una proposta, suonava come un ordine perentorio.
Va bene, come desidera.
E fu allora che successe una cosa strana. Una cosa che
Carli mai si sarebbe aspettato, quando aveva visto Gina Tocco
per la prima volta: quel come desidera, pronunciato
con un filo di voce e lo sguardo a terra, gli fece provare per
un attimo qualcosa, qualcosa di profondo, al quale non riusc
- l per l - a dare un nome. Un cenno di emozione, di tenerezza,
nei confronti di quella povera creatura dimessa, che
mai si sarebbe girato a guardare, se l'avesse incontrata per strada.
Scosse la testa, a scacciare quella specie di ronzio nelle
orecchie, e si disse che di certo era colpa dell'appetito: lo rendeva sempre debole.
Un piatto di pasta, un filetto al sangue, e tutto sarebbe rientrato nei ranghi, come piaceva a lui.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Allora, mi racconti un po' di lei...
Non era una domanda di circostanza. Paolo cominciava a
essere incuriosito da quella ragazza. Come lo avrebbe incuriosito
un insetto colorato che si fosse posato a pochi centimetri
da lui, sia chiaro, ma voleva saperne di pi. Dopo che
Giampiero aveva chiarito che bastava prestarle un po' di attenzione,
perch quella massa indefinita iniziasse a vibrare,
si era chiesto come si diventa cos: invisibili.
Lei viene spesso qui.
S, spessissimo. Vivo solo e non mi va di cucinare. Quindi
vado per ristoranti. Alcuni, come questo, li frequento pi di altri.
Lei sembra a suo agio ovunque.
Il ristorante era Il Pescatore, uno dei migliori della citt,
con una stella Michelin e un menu con prezzi da capogiro.
Gina aveva impiegato un quarto d'ora a scegliere un primo e
basta, anche se cominciava a morire di fame, dato che l'ansia
le aveva impedito di ingerire qualsiasi cibo solido dalla sera
prima, ma si sentiva in difficolt a far spendere altri soldi al suo capo.
Il proprietario, Giorgio Maladri, si era precipitato a salutare
Paolo: Eccoti, era una settimana che non ti facevi vivo,
cominciavo a temere di averti avvelenato! Tutto bene? Novit?
Tutto benissimo, Giorgio. Ti presento la mia nuova collaboratrice,
Gina.  il suo primo giorno con noi e voglio che
comprenda come potrebbe, se si impegner, essere la sua quotidianit da oggi in avanti.
Mentiva sapendo di mentire. Avrebbe dovuto vendere
duecento vibratori al giorno, la Gina, pure a Natale, Pasqua
e Ferragosto, per vivere come lui. Era una balla talmente evidente
che chiunque avrebbe ribattuto con un istintivo ma
va' l! Per Maladri era abbastanza furbo da non farlo neppure
trasparire dall'espressione del volto: Bravo. Cos si fa,
bastone e carota, con i dipendenti. Vi lascio alla vostra scelta.
Ci rivediamo per il caff.
Gina si stava dirigendo verso l'angolo pi buio, meno in
vista della sala, notando un secondo dopo che Carli si era
spostato di pochissimo, decisamente verso un altro tavolo.
Qui?
S, non le piace?
Se piace a lei, per me va bene.
S, piace a me. E il tavolo al quale tutti guardano, entrando.
Significa farsi notare. Spero non la metta in difficolt,
perch non voglio fare altrimenti.
Era stato allora che lei aveva pronunciato quella frase:
Lei invece sembra a suo agio ovunque.
Davvero? aveva ribattuto lui. Non ci aveva mai pensato,
veramente. Per, s. Si muoveva in giro per il suo mondo
come fosse un re. E tutti lo conoscevano, perch aveva successo
e spendeva e non aveva paura a mettersi in mostra.
S. La invidio, sa?
Non ne era meravigliato, ma lo meravigli che glielo dicesse
cos. E si capiva dal tono della voce che lo faceva non
per piaggeria, ma perch lo pensava veramente.
Gina, in tutta onest, e glielo dimostrer, queste cose si
imparano. Faccia tutto quello che le dico, e vedr. E, adesso,
non dobbiamo parlare di me, ma di lei, della sua vita.
Con la mia vita non arriviamo neppure alla fine del suo antipasto.
Non importa. Mi racconti.
E Gina raccont quel poco che c'era da dire. Figlia unica,
i genitori erano due bravissime persone, ma invecchiate precocemente.
Dentro. Lui geometra al Comune, lei impiegata
alle Poste, le volevano bene, gli disse, ma senza grandi smancerie.
In realt, quello era un eufemismo. Vivendo anche la famiglia
della Patty, si era resa conto del freddo che si respirava
a casa sua, pure quando c'erano quaranta gradi all'ombra.
Non aveva mai capito se i suoi genitori fossero estremamente
riservati, anaffettivi o se fossero delusi da quella figlia che
non aveva mai brillato in nulla. Fatto sta che non ricordava
dimostrazioni di tenerezza da parte loro o di supporto. Gina
era cresciuta cos, abbandonata a se stessa.
Uno dei ricordi pi vividi della sua infanzia riguardava la
rivelazione che Babbo Natale non esisteva, e solo per evitare
la trafila dei regali di nascosto, che alla madre impicciava
non poco. Gina aveva solo sei anni, e' mai avrebbe sospettato
se non glielo avessero detto, e anche con malagrazia.
Fu un primo shock. Poi ci fu il secondo, perch la confessione
della madre aveva finito per farla ostracizzare dalle
compagne di scuola: appena rientrata in classe, l'aveva spiattellato
urbi et orbi, pi per ottenere attenzione, una volta
tanto, che per reale convinzione. Possibile che l'intero mondo
si fosse lasciato abbindolare? Probabilmente Babbo Natale
esisteva, solo che lui e la mamma non si erano mai trovati,
ecco. In fondo, voleva essere rassicurata.
Le altre madri, inviperite di fronte ai figli affranti, avevano
telefonato alla sua. La quale aveva impartito loro la lezione
sull'onest, un cult al quale Gina si era abituata negli anni,
quale primo principio da inculcare ai figli: Voi mentite
ai vostri bambini. Che cosa insegnate loro, eh? Eh?
Da allora, nessuno l'aveva pi invitata alle festine di compleanno,
non si sa mai cos'altro sarebbe potuto uscire da
quella boccuccia innocente, per cui Gina giocava per conto proprio quasi tutto il tempo.
Solo la mamma della Patty aveva capito la situazione, le si
era stretto il cuore per quella piccolina, e l'aveva sempre accolta come fosse stata figlia sua.
Credo sia stato cos che ho imparato a parlare poco
concluse, mentre quel bendiddio di tortellini, fatti a mano,
rimaneva quasi ignorato nel piatto. Alla fine, il racconto della
sua vita aveva superato il tempo occorso a Paolo per finire
il suo antipasto di cappesante su crema di patate e il primo
di pappardelle al tartufo, non si sa se perch l'uomo mangiava
di gran gusto o perch, in fondo, c'erano pi cose da raccontare di quante Gina supponesse.
Lei, invece, si limitava a giocare con le posate con quel
che aveva nel piatto. Nonostante la fame, non riusciva proprio a deglutire.
Vede, meno ci si espone, meno si pu essere rifiutati.
Soprattutto quando a tradirti per prime sono le persone che
hai pi vicine, che non pensano alle conseguenze delle loro
azioni. Sono lezioni che ti si marchiano a fuoco sulla pelle,
sa? concluse senza guardarlo, quasi pi parlando a s che a
Paolo. Fu allora che Carli rimase a fissarla, con la forchetta a
mezz'aria, per qualche secondo in pi di quanto non avesse
fatto fino a quel momento. La ragazza non era neppure stupida.
Solo introversa, e magari di una introversione indotta.
Pens che Giovanni avrebbe avuto una bella sorpresa, di
l a poco. E che lui si sarebbe divertito tanto, perch cominciava
a prenderci gusto a questo progetto. Gli pareva di capire
come si sentissero i cavalieri dalla scintillante armatura
che salvavano la pulzella dal drago. In questo caso il drago
era un'esistenza mesta e senza voli, ma sempre drago era.
Gina, non si offenda, ma non le pare di esagerare? Sono
cose, queste, successe alle elementari. Sgradevoli, ne convengo.
E lei era cos piccola che non aveva certo gli strumenti
per difendersi, metabolizzare l'accaduto, trovare una strategia
di sopravvivenza. Ma non pu giustificare la sua chiusura
di oggi con quanto accaduto pi di vent'anni fa. Possibile
che non ci sia stato nulla a tirarla fuori dal suo bozzolo, da allora?
Vede, dottor Carli...
Mi chiami Paolo.
Vede, Paolo, lei ha ragione. Sono successe altre cose,
certo. Ma il buongiorno si vede dal mattino e assomigliano
un po' tutte a questa: per una serie di sfortunate circostanze,
ogni volta che credevo di poter uscire dal mio pantano, e tiravo
fuori la testa, qualcosa me la ricacciava sotto, sempre
pi gi. Alla fine, smetti di sperare che la tua vita possa funzionare.
E smetti anche di annaspare. Ti limiti ad agitarti il
meno possibile, augurandoti almeno di galleggiare. Se non
coltivi aspettative, non rischi di venire delusa.
Gina, non voglio minimamente sminuire le sue sofferenze,
per non conosco nessuno che non abbia avuto battute
d'arresto, fallimenti, tragedie vere e proprie. Non per questo
ci si fa paralizzare dalla paura di quel che sar. Altrimenti  impossibile che capitino anche cose buone.
Intanto sono qui, ho un'opportunit...
Appunto: se l' cercata. E venuta a fare un colloquio, mica l'ho fermata io per strada! Vuole dirmi che si  presentata da noi senza avere la speranza di essere presa?
S, gli avrebbe risposto lei. Ci sono cose che fai per forza d'inerzia, che ti credi? Non sono tutti come te. Ma prefer
cambiare discorso, per spostarsi da dosso l'occhio di bue: Anche lei ha sofferto? Non ci credo.
E perch no?
Lei ... ... e avrebbe voluto avere il coraggio di rispondergli: troppo bello, troppo sicuro, troppo tutto, ma si vergognava.
Paolo cap che non avrebbe finito la frase: Anche io, s.
Sono rimasto orfano di madre a otto anni. Io e mio padre ce la siamo cavata da soli per un po', fino a quando, due anni dopo, si  risposato con una brava donna, Luisa, che per soffriva del complesso di Rebecca, la prima moglie, lo conosce quel film di Hitchcock? No? Be', non faceva altro che confronti, che chiedere conferme, convinta com'era che, se mio padre non fosse rimasto vedovo, non si sarebbe neppure accorto della sua esistenza; il che era probabilmente vero, perch era innamoratissimo di mia madre e credo che ne abbia sempre rimpianto la presenza. Ma la verit  che non si pu mai sapere. Magari i miei genitori avrebbero smesso di amarsi, come succede a tante coppie sposate, e lui avrebbe perso la testa per Luisa comunque. Fatto sta che la mia matrigna ha fatto sparire le foto di mia madre, ridecorato la casa per darle la sua impronta. Mio padre la lasciava fare, ma per me ogni cambiamento era una pugnalata al cuore. Subito dopo la maturit, me ne sono andato di casa.
Ma era solo un ragazzino! Non aveva paura?
Moltissima. Ma ero furioso. Con la mia matrigna. Con mio padre. Con mia madre, che mi aveva abbandonato. Lo so che  irragionevole, non se n'era certo andata con un altro uomo in Brasile, si era ammalata ed era morta, ma cos mi sentivo io. Ho impiegato tanto tempo per venire a patti con la sua scomparsa.
E come se l' cavata?
Non dovevamo parlare di lei?
S, ma lei  pi interessante.
Carli era abituato alle donne che lo blandivano, ma Gina davvero pendeva dalle sue labbra, voleva davvero sapere della sua vita, voleva davvero imparare tutto quello che c'era da sapere di lui, di quello che era diventato.
Mangi, Gina, che deve tenersi in piedi.
E non pronunciarono pi un fiato.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Bevuto il caff, salutato Giorgio Maladri, pagato il conto, detto quello che non doveva dire (Brava. Vedo che non esagera con il mangiare. Altrimenti non entra pi nei vestiti che abbiamo appena comprato), Paolo scort Gina verso l'auto.
Il pomeriggio si concluse, come preannunciato, in un negozio
di biancheria e in uno di scarpe.
Che taglia porta? volle sapere Paolo, mentre armeggiava tra coppe, perizomi, pizzi e sete, senza rendersi conto che cominciava a esagerare.
Gina rimase muta senza riuscire ad articolare una risposta.
La commessa, che era una sveglia, sveglissima, colse il lei nella domanda di Carli - quindi i due non potevano essere intimi - e la titubanza della sventurata, alla quale stava tremando appena il labbro inferiore, e si intromise con decisione: Via, non sono cose da uomini, queste. Mi dica lo stile che predilige e ci arrangiamo io e la signorina!
Il Carli indic un paio di cose, senza aggiungere altro, e Gina si allontan con Santa Commessa, pensando che Paolo, dal giorno dopo, avrebbe saputo quel che indossava sotto i vestiti. Il pericolo che si sentisse nuda davanti ai suoi occhi c'era ed era grande; significava che avrebbe dovuto gestire pure quell'ostacolo, oltre a tutti gli altri che doveva saltare, neanche fosse stata in gara alle Olimpiadi.
Cerc di tranquillizzarsi ripetendosi che, viste le donne che gli piacevano, probabilmente il pensiero di lei in mutandine e reggiseno non gli avrebbe attraversato la mente neppure in una navicella spaziale alla deriva. Ma ormai il tarlo aveva cominciato a fare il suo sporco lavoro.
Quando Carli, per, una volta entrati in un negozio di scarpe sciccosissimo, le fece provare un paio di pump con un tacco di dieci centimetri, le venne fuori istintivamente: Mi spezzer una caviglia!, il primo cenno di ribellione dell'intera giornata.
Ci mancherebbe fece lui. Milioni di donne viaggiano
sicure sui tacchi e non si fanno male. Andiamo!
Lei mormor una veloce preghiera, e indoss quelle trappole.
Si alzi, non deve mica rimanere l impalata. Cammini su e gi, prenda confidenza !
E Gina, ubbidiente, si alz, traball un pochino e, timidamente,
mosse un passo. Un secondo. Ce la poteva fare. Attravers il negozio, e le pareva di aver fatto bene, ma pi procedeva e pi Paolo e la commessa sgranavano gli occhi.
Cosa ho fatto?
Cammina con le ginocchia piegate.
Per mantenere l'equilibrio...
Non si fa cos.
Come devo fare?
Carli si trov, per la prima volta, in seria difficolt. Cosa ne sapeva lui di come si cammina sui tacchi?
Si volt verso la commessa, la quale si limit a stringersi
nelle spalle e a dichiarare sicura: Basta allenarsi. Per
smentirsi subito dopo: Per non tutte ci riescono.
Carli la guard incredulo: stava per spendere un patrimonio
per un paio di scarpe e uno di stivali e quella scema rischiava di sabotare i suoi programmi.
Gina  una donna capace e intelligente e ci riuscir sicuramente.
Guardi che non  questione di intelligenza puntualizz
la commessa. Mia cugina ha due lauree e mette solo le scarpe da ginnastica.  questione di dinamica.
Carli sbuff visibilmente: pure la commessa pignoletta ci si doveva mettere.
Mi faccia il conto, che abbiamo fretta.
Una volta in auto, piena di pacchi e pacchettini, si volt
verso Gina: Ora l'accompagno a casa. La faccio chiamare
da Silvana per il programma di domani, va bene?
S, certamente. Anzi, grazie davvero di tutto.
Si figuri. E un investimento a lungo termine.
E, mentre diceva quella che poteva rivelarsi l'ennesima
bugia, perch se Gina non avesse imparato a vendere, l'investimento
sarebbe stato a fondo perduto, Paolo si rese conto
che gli sarebbe costato molto meno smetterla con le scommesse
e offrire lui direttamente la cena al suo socio, tutte le
volte che gli lanciava l'amo, senza dover risolvere quel mucchio di complicazioni.
Forse era il caso di cambiare registro. Di crescere un po'.
E cosa dovrei fare?
Darle lezioni di femminilit, soprattutto come si cammina sui tacchi. Al resto penso io, per un uomo mica le sa certe cose!
Silvana lo fissava, con le mani sui fianchi rotondi. Non era solo la segretaria di direzione di Tuttigusti, era un'amica. Era
stata la prima dipendente che Paolo e Giovanni avevano assunto e l'unica che lavorava con loro a stretto contatto.
Conosceva ogni vezzo, ogni mania di entrambi e ogni singolo aspetto dell'azienda.
Si fidavano ciecamente di lei.
Senti, tu me la devi spiegare questa storia: a me la ragazza fa pure tenerezza, ma perch?
E ti chiederei la cortesia di andare a casa sua. A Giovanni diremo che non stai bene.
Anche!
S, be', una bugia a fin di bene.
A vantaggio di chi?
Paolo inspir a fondo e chiuse gli occhi per un istante, ma a Silvana bast per inquadrare la situazione.
Tu non vuoi che Giovanni veda i progressi che fa quella Pina... Lina...
Gina.
Gina, s. E due sono le cose: o non sa cosa stai combinando...
E per, no, aspetta, cosa dico? Non pu essere visto
che l'avete scelta insieme... Oppure... Oddio, ti prego, non
dirmi che... Voi avete scommesso su quella ragazza!
Non  come sembra.
Opperfavore.  esattamente come sembra. E cosa dovresti cavare da quella rapa?
Una donna con la "D" maiuscola. In una sola giornata dovresti
vedere il cambiamento: l'ho portata da Giampiero, e a
comprare qualche vestito... Io sono fiducioso e, se ce la faccio,
lei ha un look nuovo e un lavoro che le serve. Non  cos
brutto, Silvana. Non mi guardare in quel modo.
E pi che brutto,  orribile. Ti stai approfittando del bisogno
di una povera ragazza per giocare con il tuo amichetto.
E per vincere cosa? Una vacanza? Un'auto nuova? Perch non sar mica la solita cena, vero?
Ecco...
Ah, ma questa  la pi grossa che abbia mai sentito!
Paolo, io ti voglio bene, e ti devo davvero tutto... a te e a
quell'altro. Se non ci foste stati voi, non so come me la sarei
cavata quando  nato Matteo e suo padre si  dato alla macchia.
Per questo potrete sempre contare sulla mia incondizionata lealt. Per quando  troppo  troppo.
Vuoi dire che non mi aiuterai?
Silvana sospir.
S, ti aiuter, ma non puoi pretendere che lo faccia senza
dirti quello che penso. Tu hai perso ogni valore, Paolo.
Quando si decide di stravolgere l'esistenza di una persona per una cena si  toccato il fondo.
Me l'ha detto anche Giampiero stamattina. Secondo
me, esagerate entrambi.
No, non esageriamo. E te lo dir chiunque altro al quale
avrai la faccia tosta di confessare una simile bestialit. Ti giuro
che, se mi trovassi in una situazione diversa, non solo non
ti aiuterei, ma darei le mie dimissioni di corsa e andrei ad avvisare
la povera Gina. Vi ho sempre portati in palmo di mano.
Ho sempre creduto in voi. Per mi avete deluso come mai prima d'ora. E con questo, sappilo, siamo pari. Non mi chiedere mai pi nulla. Mai pi.
Gli gir le spalle e lo piant da solo nel suo ufficio, per andare a telefonare a Gina e accordarsi con lei, di nascosto da Giovanni, vergognandosi come una ladra presa con le mani nel sacco.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Dopo tre ore di tentativi, Silvana voleva buttarsi dalla finestra:
 impossibile che tu non ci riesca. La donna  nata per
ancheggiare,  nel suo DNA. A meno che tu non sia stata geneticamente
modificata dagli alieni,  l... da qualche parte.
Dondola! Dondola, su! Se dondoli, smetterai di camminare mezza ingobbita.
Silvana si era presa tutta una giornata da passare a casa di
Gina, convinta di cavarsela facilmente. Casa che somigliava
moltissimo alla Tocco: ordinata, pulita, funzionale, spartana.
Le aveva subito fatto i complimenti per come stava con il
nuovo taglio di capelli, Gina le aveva fatto vedere gli abiti
nuovi e le scarpe sulle quali doveva imparare a camminare.
Non c' problema, vedrai, l'aveva incoraggiata Silvana.
Invece il problema c'era, senza dubbio.
Gina sembrava ingessata. Quando cercava di oscillare i
fianchi, muoveva tutto il tronco. Un disastro. Ci prov e riprov,
fino a quando non le spuntarono due lacrimoni grossi
come caramelle: siccome sua madre non voleva che piangesse
neppure da bambina e lei si sforzava sempre tanto di
non farlo per non contrariarla, finiva che il suo corpo si impuntava,
prendeva il controllo senza tante storie e... zac...
Gina piangeva sempre facile. E pi sua madre si indispettiva, pi veniva gi acqua.
Enn, non devi fare cos si commosse subito la Silvana,
che era di altra pasta, e con un istinto materno enorme, che
sembrava un mammut. Senti, prendiamoci una pausa,
vuoi? Prepariamo da mangiare e ci rilassiamo un po'. E togliti quei trampoli.
Si erano fatte un piatto di spaghetti in bianco al volo, ma
a tavola erano rimaste per quasi due ore.
Sei sicura di quel che stai facendo? le aveva chiesto Silvana, a un certo punto.
In che senso?
Tutta questa storia di cambiare da capo a piedi per un lavoro.
Non  solo per il lavoro, che comunque mi serve.  essenziale:
non ho scelta, Silvana. E che... l'ho preso come un segno del destino.
Addirittura!
Gina fece un cenno con la testa. Abbass la voce: Mi
prometti che non dirai niente al signor Carli?
Te lo prometto. Le confidenze fra donne non si tradiscono
rispose Silvana disegnandosi una croce sul cuore con
l'indice, il giuramento che aveva imparato alle elementari e
le veniva automatico, ogni volta che pronunciava lo prometto.
Io voglio cambiare. Da tanto tempo desideravo farlo,
ma non mi decidevo mai e non sapevo neppure come.
Ah, s? la incalz Silvana. E perch?
Perch non sto bene nella mia pelle, solo che non ho
mai avuto la forza di provarci. Per paura di fallire. Per la
convinzione di non avere quello che serve. Di non poter essere
come le altre, di non avere i giusti attributi, n dentro n fuori.
Come le altre?
S, sai quelle che entrano nei locali e tutti si voltano a
guardarle. Quelle come te. O come la mia amica Patty, una
spavalda, esuberante, corteggiatissima... Patrizia mi ha sempre
spinto a osare di pi, mi ripeteva che non avevo nulla da
perdere e tutto da guadagnare. Ma io non potevo crederle,
pensavo che, siccome mi vuole bene, mi mentisse.
Bevve un sorso d'acqua, che a dire tutte quelle verit in un colpo solo le si era seccata la gola.
Mi sono sempre vergognata di mettere un vestito aderente
o i tacchi alti, o di truccarmi. Credevo che sarei stata
ridicola, mia madre mi ha fatto credere che sarei stata ridicola.
Sai? Come quelle che pensano di essere delle modelle, ma
tutti trovano patetiche. E, alla fine, mi sono trovata ad assomigliare
proprio a mia madre, e lo detesto. Lo detesto con tutto il cuore.
Quindi, sentirmi dire da uno come il signor Carli, che ha
tanto successo, anche con le donne intendo, che potevo...
ecco...  stato fondamentale. Voglio dire:  un estraneo,
quindi non mi incoraggia certo per affetto. E ci mette pure un sacco di soldi!
Considerato che ha deciso di puntare su di me e per
quel puntare la Silvana ebbe un piccolo sussulto, ma, per fortuna,
Gina non lo not, visto che fissava il bicchiere che teneva
in mano, e dopo un incontro tutt'altro che brillante,
te lo assicuro, evidentemente si vede a occhio nudo che posso
migliorare. Non me ne accorgevo solo io. Anzi, io e mia
madre. Spero tanto che Carli abbia ragione, perch non ce la
farei a sopportare un'altra delusione.
Silvana si fece un sospirone a coronamento di quel monologo
straziante. Si promise che, da quel momento, non
avrebbe aiutato Gina perch era in debito con Carli, ma per
il suo bene, e che avrebbe cercato di proteggerla, visto che
quella ragazza le piaceva ogni minuto di pi.
Sbatt le mani sul tavolo e si alz di scatto, facendo sobbalzare
Gina: Sai che facciamo? Affrontiamo il problema
da un'altra prospettiva. Come te la cavi col ballo?
Le rispose uno sguardo terrorizzato.
Lo immaginavo. Dov' la radio? Ah, eccola.
Cerc una canzone ritmata, si tolse le scarpe e inizi a dimenarsi.
Dai, buttati, ci siamo solo io e te. Bisogna che impari
a scioglierti, figlia mia. Poi penseremo al resto.
Dapprima i movimenti erano di un millimetro per volta,
poi Gina inizi a saltellare, a scuotere la testa, a roteare le
braccia. Sembrava un'indemoniata, ma dopo qualche minuto
rideva. Rideva, come non le capitava di fare da tanto tempo.
Ci vollero tre giorni buoni, ogni volta dieci ore di impegno
filato, perch Gina imparasse a camminare con le scarpe
nuove, tre giorni in cui Paolo aveva rifilato a Zamberletti
palle sullo stato di salute della solitamente indistruttibile segretaria,
che aveva - gli disse, guardandolo dritto negli occhi,
senza neppure uno scrupolino piccino piccino - un contagiosissimo
mal di gola virale, tanto violento da averla resa
afona (Se proprio ci tieni, menti tu al tuo socio, va bene? Io non gli parlo e basta!)
Carli telefonava a Silvana ogni sera, per avere novit.
Vorrei sapere come va...
No, tu vuoi sapere se rischi di perdere la scommessa, non come va.
 la stessa cosa.
No, non  la stessa cosa. Comunque, Gina  un tesoro e
ce la sta mettendo davvero tutta. Ti  anche immensamente
grata per l'opportunit che le stai dando. Non te la meriti, una cos.
Uffa, Silvana, non me la devi fare la predica. So quello
che sto facendo e non mi sento per nulla in colpa. Quindi,
lascia l. Quando pensi che possa tornare a lavorare con lei?
Spero vorrai lasciarle libero il weekend! Questi cambiamenti
tutti insieme hanno bisogno di decantare. Diciamo luned o marted.
Benissimo. Dille che vado a casa sua alle nove di luned, che non c' tempo da perdere.
E cosa vuoi fare?
Insegnarle a non arrossire a ogni spron battuto. Se deve
parlare di lubrificanti e preservativi al sapore di cioccolata, deve farlo con disinvoltura.
Quindi glielo darai davvero il lavoro?
Spero proprio di s. Cos la smetterai di farmi la paternale
tutte le volte che ti dico ciao e almeno ammortizzer
queste spese, che gi cos mi potevo pagare una settimana a Parigi in un albergo da sboroni.
Cinico!
Tu invece sei un cuore troppo tenero. Ancora non hai
imparato la lezione? Non ci si dovrebbe far coinvolgere dagli estranei.
Be', per me lei non lo  pi lo zitt Silvana.
Il weekend Gina lo pass con una certa ansia addosso. Sapeva
che il primo esame, agli occhi di Carli, si avvicinava a gran velocit.
Ma lo fai venire qui? le chiese la Patty.
S, Silvana mi ha spiegato che preferiscono non togliere
spazi alla sede. Tutto sommato a me sta anche bene, qui mi
sento pi a mio agio. Almeno gioco... in casa. Fece un sorrisetto.
Era una battuta? Hai fatto una battuta? Terribile, ma
una battuta? Chi sei tu e cosa ne hai fatto della mia amica Gina?
La Patty era contentissima: Ma guardala ! Finalmente un
po' di ottimismo! Senti, comunque vada, io al Carli ci faccio
un monumento. Davvero. Gli voglio stringere la mano.
Brava, cos, appena ti vede, capisce che ha dato il posto alla persona sbagliata!
Figurati! In una sola settimana hai fatto un cambiamento
che non ci si pu credere. In capo a tre mesi sarai la miglior
venditrice di vibratori della regione. Anzi, dovresti usare
le tue foto del prima e del dopo, dicendo che  stato merito
proprio dei vibratori, che ti hanno provocato orgasmi a ripetizione, se sei diventata un'altra.
Gina divent rossa come un peperone, al solito.
S, ma amore, non ti puoi imbarazzare cos. Ripeti con me: orgasmo, orgasmo, orgasmo...
No, dai, lasciami stare!
Come sarebbe a dire, lasciami stare? Guarda che sar la parola che userai pi spesso, da ora in poi.
S, lo so. Ma non mi forzare, occhei? Ho tre mesi di tempo.
Anzi, due mesi e tre settimane di tempo. Una cosa per volta. Gi mi sembra di vivere in un frullatore... Comunque, non mi limiter a vendere, sai?
Farai anche qualche dimostrazione pratica? domand la Patty, sfottendola.
No, cretina. Silvana ha detto che, vista la mia esperienza in amministrazione, quando non sar in giro, l'aiuter in ufficio.
Spero che sia il pi spesso possibile.
Ah, gi. Figuriamoci se non ti auguri di poterti di nuovo rintanare in qualche angolo buio, dove non ti vede nessuno.
La pianti di darmi il tormento, per favore?
S, se mi fai vedere come cammini coi tacchi. E ti provi tutti i tuoi nuovi vestiti.
Cos Gina fece una sfilata ad hoc per la sua amica, che l'applaudiva e intanto le urlava: ovetto telecomandato! Dildo! Manette!
Alla fine Gina non ci bad neppure pi e, quando se ne accorse, le parve di aver scalato l'Everest e di essere arrivata in cima.
...
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...
Capitolo 9.
...
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...
Quando suon il citofono, luned mattina, la sensazione di
euforia di Gina si era quasi del tutto disciolta nel timore che provava nel dover rivedere Carli.
Come da istruzioni ricevute da Silvana, si fece trovare sulla soglia vestita con una delle sue nuove divise da lavoro -
gonna, maglioncino, stivali -, truccata come le avevano insegnato da Giampiero, e a Carli prese quasi un colpo: Bene,
bene, bene e intanto ripassava il menu del Tartufato. Gina, che cambiamento! Siamo sulla strada giusta! Mi preceda
dentro casa, vediamo cosa le ha insegnato Silvana.
Gina inspir a fondo, come le aveva detto di fare la sua maestra di portamento, si volt e inizi a camminare, ma tutta la disinvoltura che aveva acquisito nei giorni precedenti fin nel bidone delle immondizie. Si sentiva di nuovo rigida, di nuovo impacciata: un conto era esibirsi per le sue amiche, un conto farsi guardare in passerella da un uomo come Paolo.
Si ferm, gir la testa verso di lui, si gratt la gola: Mi scusi, con l'eroismo dei disperati. So che vuole vedere i
progressi fatti, e ne ha tutti i diritti. Ma se mi fissa, mi agito e dimentico ci che ho imparato, perch non mi viene facile, sa? Ci devo pensare, mi devo concentrare. Ho fatto allenamento, ma non mi sento ancora pronta. Le dispiace se rimandiamo questo test?
Silvana mi ha detto che aveva preso confidenza con i
tacchi, ribatt stizzito Paolo, il quale, in fatto di sensibilit,
faceva concorrenza a un vecchio rinoceronte testardo.
Tre giorni di confidenza. Non  molto, ma di certo molta
pi di quella che ho con lei. La prego, implor Gina a
voce talmente bassa che sembrava un sussurro.
Quella ragazza aveva la straordinaria capacit di prenderlo in contropiede.
Va bene. Come vuole. Cominciamo a lavorare sull'aspetto
commerciale. Per quello deve stare seduta e ascoltarmi.
Cos si sentir meno imbarazzata, va bene cos?
Lei si fece da parte per farlo accomodare in salotto, gli indic
il divano: Un caff, prima di iniziare?
Volentieri.
Gina fece i pochi passi necessari per raggiungere la cucina, dimenticandosi per un istante che Carli era presente, dato che gi si stava tormentando su come sarebbe venuto il caff da offrirgli e se la torta Margherita che aveva sfornato era venuta commestibile; istanti sufficienti per perch Paolo vedesse che le lezioni di Silvana erano andate a buon fine, che la ragazza non sembrava pi la Mummia di un vecchio film in bianco e nero, e che insomma Tocco Gina era venuta fuori davvero carina.
Forse avrebbe dovuto trascinarla, per un braccio, davanti alla scrivania di Giovanni, e dimostrargli che giusto una settimana
gli era servita, altro che tre mesi. Ma, a maggior ragione perch sapeva di aver gi trionfato, poteva tenere fede alla parola che aveva dato a quella donna, e permetterle di guadagnarsi il pane.
Avrebbe avuto tutto il tempo necessario per sentirsi, oltre che vincente, anche un benefattore.
...
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...
Capitolo 10.
...
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...
L'idea di Carli era che, facendo vedere a Gina il freddo
aspetto commerciale della questione, si sarebbe sentita meno
imbarazzata, di conseguenza sarebbe arrossita meno. E,
d'altronde, quello era: una questione commerciale. Prima
Gina lo capiva, prima sarebbe diventata operativa, prima
tutto quanto sarebbe rientrato nei binari della normalit:
niente pi bugie al Zamberletti, niente pi musi lunghi dalla
Silvana, niente pi grugniti da Giampiero, che si rifiutava di
uscire a bere una birra con lui, fino a quando non avesse saputo
che Gina stava bene ed era serena, e cio che l'aveva assunta in via definitiva.
Dunque, tenga conto che, per quest'anno, ci aspettiamo
un aumento delle vendite di un + 6,4 per cento. Pensi che,
per settori come quello automobilistico siamo solo a un +0,5
per cento, e per le vostre amatissime scarpe si prevede un trend negativo addirittura di -8,5 per cento.
... + 6,4 per cento...
La mattinata scorse veloce: Carli parlava, Gina prendeva appunti su un quaderno a righe.
Guardi, Gina, che non  necessario che lei scriva tutto.
Mi sento pi sicura cos.
Proseguiamo, allora. L'Universit dell'indiana ha dimostrato
che l'utilizzo dei sex toy  utile, grazie alla loro particolare
ergonomia, e al tipo di esercizio che fanno fare ai muscoli
interni del corpo femminile; migliorano fisicamente e
psicologicamente il rapporto con la sessualit, procurano un
piacere intenso, una maggiore facilit nel raggiungimento
dell'orgasmo e aiutano la comunicazione nella coppia.
Cio, lei mi sta dicendo che un'universit americana ha
condotto uno studio scientifico sui... sui... Niente da fare,
ancora non le riusciva di chiamarli con il loro nome.
S, lei mi sembra stupita. Guardi che non  mica un tema
da pervertiti. Non mi faccia questo errore! Non sa che i
vibratori a energia elettrica vennero inventati addirittura nel
1880, per curare l'isteria femminile e che, fino al 1920, venivano
venduti comunemente con il nome di massaggiatore per il corpo?
No, non lo sapevo.
Ah, ma  una storia affascinante, deve fare assolutamente
qualche ricerca, per sua competenza e perch qualche
cliente potrebbe volerlo sapere. Comunque, tornando ai
giorni nostri, sono soprattutto le donne a portare nella coppia
i giocattoli erotici, quindi non avr alcuna difficolt ad
affrontare l'argomento, a meno che non si senta a disagio lei,
che  il motivo per cui siamo qui: toglierle ogni remora. Pensi
che, secondo una statistica, le donne che utilizzano abitualmente
i sex toy sono il 46 per cento in Italia, e addirittura
il 60 per cento in America, nonostante la vendita sia vietata in alcuni Stati del Sud.
Quindi io dovrei convincere il rimanente 54 per cento delle italiane...
Paolo non capiva se stesse scherzando o fosse una preoccupazione
reale, ma decise che non era il caso di indagare:
Non pretendo tanto. E poi guardi che c' poco da convincere, basta una spintarella.
Le spieg che prima di tutto, a questi appuntamenti si
arriva per passaparola e le clienti si iscrivono per assistere,
quindi l'interesse c' gi ed  dichiarato. Non va mica suonando
di porta in porta! Perci non si trover davanti persone
sospettose, bens pronte ad ascoltarla. In genere le partecipanti
non vengono da sole, ma si fanno accompagnare almeno
da un'amica. Anche per questo sono quasi sempre ben
disposte, aperte, curiose: si dicono che  per farsi quattro risate
in compagnia, soprattutto se  la loro prima volta. Si accorger
che l'ambiente  generalmente scherzoso, perch
questi incontri diventano una zona franca, in cui non si teme il giudizio altrui.
Si mise a elencare le tipologie di clienti: Trover donne
che gi utilizzano i sex toy e vogliono provare qualcosa di diverso
fra le proposte in catalogo, oppure modelli pi all'avanguardia,
perch in questo settore l'innovazione  importante.
Sono informate, quindi bisogna essere pronte a rispondere
a quesiti tecnici e con grande precisione. Magari
ne hanno magnificato l'uso con le amiche, e le hanno convinte
a provare. C' chi viene per non rimanere l'unica del proprio
giro a non avere un vibratore nel cassetto, anche se finir
col non usarlo mai. Infine, ne incontrer alcune che si presentano
per curiosit e basta: hanno letto un articolo sul
giornale, e sono intrigate e sospettose allo stesso tempo, ma,
se riesce a far vedere loro i nostri prodotti come oggetti di
uso abituale, sano, e non come strumenti proibiti, pu essere
che al primo appuntamento non comprino nulla, per ci
penseranno e torneranno. Comunque,  difficile non concludere
neppure una vendita. L'importante  creare un'atmosfera
di confidenza fra donne. Di complicit. Solo cos le resistenze
cadono.  per quello che esistono, per questo settore,
venditrici e non venditori: sarebbe pi difficile perdere le
inibizioni di fronte a un uomo. In questo modo  un'esperienza pi rilassante.
...con... fi... den... za fra don... ne...
E se, mentre presenta i prodotti, rimarca il fatto che fanno
bene alla salute psicofisica, visto che le donne sono pi
salutiste degli uomini, toglie loro gli eventuali residui di imbarazzo, occhei?
Capito.
Va bene, e ora vediamo tutto quello che c' nella valigetta, e le caratteristiche specifiche, prodotto per prodotto.
Molte pagine a righe dopo, a Gina girava la testa.
Le lascio la valigetta con tutti gli articoli che dovr vendere, ha gli appunti, si aiuti con Internet, e prepari una presentazione. Ci lavorer con Silvana e, quando sar pronta, la far vedere anche a me, d'accordo?
Come vuole.
Ah, le ho anche fatto fare i biglietti da visita. E tir fuori una scatolina nera rettangolare.
Gina l'apr con un certo entusiasmo, fino a quando non lesse cosa c'era scritto:
Gena Tocco. Tuttifrutti. Tel. 33367...
Mi scusi, Paolo, ma c' un errore di stampa. Gina  scritto con la e.
Nessun errore. Mi  venuta l'idea quando Giampiero ha citato Gena Rowlands, se lo ricorda? Non cambia la pronuncia, ma  pi esotico, non trova? Fa scena con le clienti.
Gina, anzi Gena, si limit a un breve cenno con la testa. Non ebbe la forza di proferire una sola sillaba.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Si pensa sempre che la vita cambi per eventi epocali. Un lutto,
un grande amore, la fine di un grande amore, una lotteria
da dieci milioni di euro. Invece a volte basta una parola, uno
sguardo, una risata gentile, una minima delusione o il riaccendersi,
da qualche parte, di una speranza residua per far
slittare ogni cosa intorno a noi.
Da quel momento in poi,  come entrare in cucina e scoprire
che, nottetempo, i folletti del focolare hanno spostato
tazze colorate e bicchieri di vetro, posate di acciaio e piatti
sbeccati. Sono ancora l, tutti quanti, ma non proprio dove li
avevamo lasciati. E, per quanto ci si affanni a far finta di nulla,
non sar mai pi come prima. Mai pi.
Quel Gena fu il vero spartiacque per lei.
Non la proposta di lavoro, quando disperava di poterne
trovare uno. Non l'occasione di ammettere finalmente che
non ce la faceva pi a nascondersi, e che desiderava visceralmente
sentirsi dire che era bella, che era voluta, in breve ci
di cui ognuno di noi necessita: essere agli occhi degli altri.
Era il suo nuovo nome. Quel Gena l. Anzi, una sola lettera
del suo nome, che comportava riscrivere il passato, snocciolare
con disinvoltura una bugia a chi le avrebbe chiesto
da dove veniva: non da quella vecchia stronza della nonna,
ma da un'attrice del cinema. Lasciare intendere che i suoi
genitori avevano, da subito, visto in lei un destino radioso,
non barattabile con un ricatto dal fiato corto.
Cap che quel dispiacere provato, a sorpresa, davanti ai
biglietti da visita era solo l'ultimo filo che la teneva legata a
un'esistenza che le andava stretta, fatta di regole ferree, di rispetto
di princpi indiscutibili, di brave bambine, di brave
ragazze, di brave donne inibite e infelici, che andava reciso senza scrupoli.
Che Gina era diventata Gena, e che era appena stata battezzata a nuova vita.
Quella notte non fu facile neppure per Paolo Carli.
Si gir e si rigir nel letto, punzecchiato da un'inquietudine alla quale non sapeva dare un nome.
Aveva bevuto due dita di whiskey, che lo calmavano
quando era gonfio di adrenalina per la giornata appena finita.
Niente. Allora era passato alla televisione, ma davanti alla
millesima replica di Un ponte sul fiume Kwai si era arreso lui,
mani in alto e bandiera bianca sventolante.
Era tornato a letto, trascinando i piedi e borbottando.
Carli non amava perdersi nell'analisi della sua vita emotiva.
Prima di tutto, non era una donna. O un filosofo, o un
poeta. E poi, anche avesse voluto tentare qualcosa di nuovo,
uno spericolato viaggio nei meandri dell'animo umano, non
ne aveva mai avuto il tempo, oltre che la voglia, nonostante
la fortuna l'avesse, tutto sommato, spesso avuto in grazia.
Pot lasciare casa a diciotto anni, dopo la maturit scientifica,
perch sapeva di avere gi un posto nel supermercato
del padre della sua fidanzatina di allora, Costanza. Lei, figlia
unica e viziata, aveva pianto sulla spalla del genitore, l'austero
Mario Capalbi, ottenendo come al solito tutto quello che
gli chiedeva; lui, Carli, aveva da subito preso maledettamente
sul serio il lavoro, perch non voleva che qualcuno potesse
rinfacciargli di essere raccomandato.
Sarebbe stato difficile, che gli rinfacciassero qualcosa,
perch aveva fatto la gavetta, quella vera: straccio per lavare
i pavimenti, straccio per spolverare, e rimettere ordine sulle
scansie. Essendo, per, ambizioso di costituzione, non aveva
sprecato un attimo: osservava i clienti, guardava come compravano,
pi ancora che cosa, cercava di capire perch quel
prodotto s e l'altro no. Aveva intuito presto che gli acquisti
si fanno quasi sempre sull'onda dell'emozione, alla ricerca di
una soddisfazione che non ha a che fare solo con la necessit.
Ci aveva riflettuto, piano piano aveva iniziato a fare qualche
proposta, imbroccato un'offerta speciale, e colpito il padre
di Costanza, che inizi a pensare di non aver fatto solo
un favore alla figlia, ma anche ai suoi affari.
Fu cos che Paolo inizi la scalata nel piccolo universo
delle corsie, finendo con il diventare - dopo dieci anni di fatica
- direttore e facendo aumentare il fatturato tanto da
rendere il suo capo anche un suo fervente sostenitore.
Per la prima volta da quando era nata, Capalbi non si
schierava pi con la figlia, senza se e senza ma, quando questa
si lamentava che - dopo tanto tempo insieme - o ci si
sposa o ci si lascia e, se ci si sposa, si mettono al mondo dei figli.
Non ne voglio sapere niente, va bene? Siete grandi,
cavatevela fra voi ! sbottava il Marione.
Neppure che ho ragione, mi sai dire? Scusa, sai, ma tu e
la mamma avevate poco pi di vent'anni, quando vi siete
presentati davanti al prete. Noi ci avviciniamo ai trenta! Stiamo
insieme dal liceo! Non mi sembra una pretesa assurda!
Ho detto che non ne voglio sapere niente. Perch se ti
dessi ragione, anche solo un po', mi chiederesti di parlargli e
io non voglio immischiarmi in affari che non mi riguardano:
gli uomini, tra loro, non lo fanno.
Affari che non ti riguardano? Affari che non ti riguardano?
Guarda che qui si parla della felicit di tua figlia! E poi,
non vuoi diventare nonno? Se non te li faccio io, i nipoti, chi altri?
Niente. Marione Capalbi, forte della sua stazza e degli incassi
fortunati, rimaneva impassibile ai continui assalti della
figlia. Fino a quando fu Costanza, in prima persona, a dare
l'ultimatum al suo fidanzato. E Paolo, che se l'aspettava e ci
aveva gi ragionato a lungo, la lasci, perch non era un uomo
da matrimonio - le spieg -, e lasci pure il posto. Aveva
un suo codice d'onore e non voleva essere ragione di conflitti
in una famiglia alla quale doveva tanto.
Nel frattempo, allo stadio, aveva conosciuto Giovanni
Zamberletti, un gaudente figlio di puttana che andava a calmierare
la sua sete di rivalsa. Gli insegn che lavorare era
giusto, e fare un sacco di soldi pure, per si dovevano spendere,
non ignorarli, che non erano un dettaglio ininfluente.
E non c'era di meglio e di pi sano che spenderli mangiando
bene, bevendo altrettanto bene, viaggiando in prima classe,
possibilmente in compagnia di qualche bella figliola senza
grandi pretese, ma molto decorativa.
Da allora erano pressoch inseparabili, e tutto andava a meraviglia.
Meglio: era andato a meraviglia. Perch l'entrata in scena di Gina Tocco aveva sparigliato le carte in tavola, e lui non
aveva saputo prevederlo e non ne sapeva bene neppure il motivo.
Forse perch quella donna non rientrava in nessuna delle categorie umane alle quali aveva fatto posto nel suo catalogo, da un certo punto in poi, tutte accomunate da alcuni elementi irrinunciabili: avere una strada ben tracciata davanti, un'identit definita... O almeno fingere che cos fosse, in modo da non costringerlo agli straordinari. Patti chiari, amicizia lunga.
Gina, invece, si comportava come un cane abbandonato allo svincolo dell'autostrada: voleva di nuovo una cuccia calda, ma non si fidava di chi lo avvicinava. E questa tensione era stressante per lui, che detestava le complicazioni evitabili.
Accettando la scommessa, aveva dato per scontato che la ragazza si sarebbe sottomessa senza farsi neppure una domanda, e non solo per la sua situazione economica, ma per il quieto dolore che emanava da ogni poro. Si era sbagliato.
Per via di quel luccichio fioco di insubordinazione, che le aveva colto negli occhi comunicandole, senza troppa grazia, che non gli stava bene neppure il suo nome, aveva intuito che c'era qualcosa di pi, sotto la cenere, una forza vitale insospettabile, forse persino a Gina. Anzi, Gena.
Che non era solo creta sotto le sue mani.
Che gli stava permettendo di fare di lei quello che voleva, ma avrebbe anche potuto rivoltarglisi contro, prima o poi, se
avesse tirato troppo la corda.
Oppure le regole del gioco stavano rapidamente cambiando perch lei, invece, iniziava a stargli bene.
Ma questo non lo cap in tempo per scappare a gambe levate, il pi lontano possibile, per evitare di cascarci con tutte le scarpe.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Per finire, care le mie signore, le pornostar - e sappiamo quanto piacciano agli uomini le pornostar (e a questo punto
fece l'occhiolino) consigliano di non avere paura di sperimentare e, soprattutto, di non avere paura di chiedere. Il sesso  una gran cosa, non  vero? Soprattutto quando si ha vicino un compagno intelligente, che ci capisce, che ci lascia libere di esprimerci. Quindi, se non avete pudori, bene: potete divertirvi con qualche nuovo giocattolo. Se ne avete,  ora di liberarsene. Noi siamo qui per questo...
Di colpo, cambi tono: Che ne dici?
Silvana la guardava e pensava che forse avevano creato un mostro. Una presentazione convincente. Magari fredda, ma tecnicamente perfetta. Gina non aveva mai interrotto il contatto visivo, stava in piedi di fronte a lei con disinvoltura,
quando si muoveva lo faceva morbida e rilassata, persino sui trampoli.
Ah, ma  tutta scena! le aveva risposto quella. Dentro tremo. Speravo proprio che non si vedesse.
E non si vedeva no! pens la Silvana, contenta per lei.
Erano rimaste d'accordo che Gina l'avrebbe chiamata quando fosse stata pronta. Aveva fatto ricerche, come aveva detto Paolo, e scritto un testo; lo aveva ripetuto davanti allo specchio fino a quando non le era uscito dalle orecchie, cercando di imitare i gesti e il tono di voce che aveva visto in alcuni video, su YouTube, postati dalle colleghe che erano sbarcate anche online; imparato a memoria ogni dettaglio degli articoli in vendita.
Poi aveva composto il numero dell'amica: avrebbe procrastinato
all'infinito, per continuare a limare qui e l, aggiungere
dettagli, ma non poteva continuare cos o sarebbe
impazzita. Via il dente e via il dolore. Cos, il luned successivo
aveva fatto la sua esibizione per Silvana, la quale aveva
dovuto fingere un attacco di colite spastica, per giustificare
la sua assenza in ufficio con Zamberletti: Ma quella ragazza
cos'ha? aveva chiesto Giovanni a Paolo, seriamente preoccupato.
Non  mai stata malata e ora  una dietro l'altra.
Non sar mica qualcosa di grave! No, perch la Silvanona 
il nostro pilastro. Manca lei, crolla tutto.
Paolo scosse la testa: Ma ffigurati! Con un bambino piccolo,  gi strano che non si ammali di pi!
La Silvanona, intanto, sfotteva Gina: Non sapevo che frequentassi l'ambiente del porno...
Gina la fiss, interdetta.
Ma s, i consigli delle pornostar... chiar Silvana, di fronte a quel silenzio.
Gina allora si mise a ridere: Ho trovato su Internet pure
quelli, naturalmente. In realt, spiegavano anche come sfruttare
quel che si trova gi in casa al posto dei sex toy, oggetti
d'uso comune, ortaggi... ma era controproducente per gli affari.
Brava, s. Te la posso fare una domanda?
Certo. Tutte quelle che vuoi.
La tua disinvoltura non ti verr mica da una vita sessuale da campionato, che tieni segreta? E le fece un sorrisetto malizioso. Stava ancora scherzando, ma Gina la prese sul serio e sul serio le rispose.
Si strinse nelle spalle: Per come ne parlo? Quello  stato merito del signor Carli, che mi ha fatto vedere l'argomento in maniera razionale e distaccata. E pure dell'esercizio: dopo un po' che ripeti le stesse cose, smetti di vederle per quello
che sono. Per il resto, come si dice? Chi non sa, insegna. No, da quando  finita col mio fidanzato niente sesso. E non ne sento la mancanza.
Prego?
Il sesso complica le cose.
Tu sei matta.
Io? Io no. Con quanti uomini, con cui hai fatto sesso, sei in ottimi rapporti?
La Silvana si fece due conti con le dita. Praticamente nessuno, adesso che mi ci fai pensare. Cortesi, magari, in rari casi, ma ottimi mi pare un parolone.
Lo vedi?
E per  molto meglio se c'. Non che io ne faccia tanto,
anzi, non lo faccio da un po'. Tra il lavoro e il bambino, mi
riesce quasi impossibile avere una vita mia. Ma mi rendo
conto che c' qualcosa che sto perdendo, qualcosa di importante.
Non fosse altro che, quando ti senti desiderata, ti senti anche pi sicura. O no?
Gina ci riflett un attimo: S, te lo concedo. Ma lo vedi
anche tu, io non sono tanto rilassata nei rapporti con altri, n
so prendere le cose come vengono. E se un uomo, il giorno
dopo, finge di non conoscermi, non penso che lui sia un cafone,
come dovrei obbligarmi a fare, ma di non essere abbastanza
interessante o seducente o brava... sai cosa intendo.
Che il problema sia mio. Che il problema sia io, per come sono
fatta. Cos diventa, al contrario, un ulteriore motivo di insicurezza: allora se evito  meglio.
Silvana avrebbe voluto rispondere che, se si evita qualsiasi
cosa rischi di ferirci, finisce che non si vive pi. Poi si rese
conto che era quello che aveva fatto Gina, fino al momento
in cui era stata obbligata a reagire, e che sarebbe stato crudele
infierire. Quella ragazza stava gi faticando a sufficienza.
E questo fidanzato...? volle sapere invece, facendo virare di poco il discorso.
Marco. Una storia finita due anni fa. Eravamo insieme
da cinque, ci siamo conosciuti perch il bar dove andavo a
fare pausa pranzo, quando lavoravo al calzificio,  suo. Non mi capacitavo di come mi avesse notata.
Allora sei sempre stata cos, pens Silvana.
Intanto Gina raccontava: C'era sempre un via vai di
clienti, e tante erano pi in forma e belle di me. Non che ci
volesse un grande sforzo, a essere sincere. Per lui mi diceva
che era proprio per quello che lo avevo colpito: non avevo
bisogno di mettermi in mostra, ero naturale, senza fronzoli, senza pretese assurde.
Lesse al volo l'espressione di Silvana, la tradusse immediatamente
in parole: Senza pretese assurde. Lo so, una cosa
tristissima a ripensarci adesso. Invece, allora, lo considerai
un complimento. Mi sentii confortata. Per significava, anche,
che non ero mai incentivata a tentare qualcosa di nuovo,
a osare, a cambiare anche solo un po', pure se una parte
di me avrebbe tanto voluto. Te l'ho gi detto, no? Ero combattuta,
lo sono sempre stata. Ma lui mi aveva conosciuta cos
e, se volevo tenermelo, pensai, cos dovevo rimanere. Finch
non mi moll per la nuova barista, assunta due settimane
prima, una convinta di essere la reincarnazione di Marilyn
Monroe: bionda platino, le tette sempre fuori, le gonne
svolazzanti, i tacchi alti e la risatina ammiccante.
Un classico.
Gi. E sai cosa mi ha detto Marco, quando mi ha lasciata?
Che ero riposante, per noiosa. Mi ha rimproverato che
da me non arrivava mai un guizzo, una fantasia, una sorpresa.
Che lui aveva bisogno di brio, di divertimento, di passione.
Ma come? Se mi avevi fatto una testa cos che volevi solo una vita tranquilla!
Gina cominci a fissarsi le unghie, che aveva iniziato a
smaltare di rosso, come le aveva consigliato Raffaella, la visagista
di Giampiero: Per reazione, ho cominciato a uscire
con la Patty tutte le sere. Lei attaccava bottone qui e l e io le
tenevo dietro, perch bevevo qualche bicchiere e mi scioglievo.
Mi sentivo soddisfatta di me: non stavo sul divano a
piangere, anche se dentro ero solo macerie. Fatto sta che, in
un locale, finisco con l'inciampare in un collega, Giuseppe si
chiamava... si chiama ancora, che non  morto. Carino eh!
Tanto, sotto ogni punto di vista. Pure lui era appena stato
mollato dalla fidanzata, e in lutto evidente. Ci siamo messi in
un angolo e ci siamo raccontati cosa ci era successo, per ore.
Quando ho detto alla Patty che mi avrebbe accompagnata a
casa Giuseppe, lei mi ha fatto un sorrisone che diceva: Cos
si fa, dacci dentro! Eravamo entrambi un po' brilli, per non
abbastanza da non sapere quel che stavamo facendo. Insomma, siamo finiti a letto.
Se l' data subito a gambe, dopo?
Gi. E la mattina successiva, in ufficio, non sapeva dove
guardare. Forse temeva che mi aspettassi qualcosa da lui, che
volessi iniziare a frequentarlo seriamente, e invece io avrei
desiderato solo che fossimo amici. Amici che si sostengono
nella sventura; figurati se avevo il cuore di iniziare una nuova
storia, quando ancora mi stavo leccando le ferite. Non mi pareva
una gran pretesa, non buttare via tutto: la scintilla, l'intimit,
la complicit... Visto come mi sentivo in quel periodo,
 stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ho mandato
tutti al diavolo, chiuso con gli uomini. Va bene cos.
Silvana non sapeva da che parte iniziare, per spiegarle
l'ovvio: E successo a qualsiasi di noi e siamo sopravvissute
tutte quante. Potresti fare un sondaggio per strada, e scopriresti
che ho ragione io. Sei troppo drastica. Non  che basta
una delusione per smettere di provarci.
Appunto insistette Gina. Se la maggioranza delle storie
che sento in giro smentisse la mia esperienza, penserei
che sono stata sfortunata io, e che la ruota potrebbe pure
cambiare giro. Ma visto che tutte riportano la stessa manfrina,
e anche tu lo fai, allora dimmi perch dovrei intestardirmi.
Sai come si dice, no? Errare  umano...
Dal punto di vista logico, non posso che darti ragione.
Per, Gina, i rapporti umani non sono pura matematica,
prendono forme imprevedibili, altrimenti sarebbe tutto
troppo facile e non sarebbe neppure divertente. Se non ti
metti in gioco, se non scommetti mai sul futuro, rischi di
perdere la sola persona con la quale potresti essere felice,
per accontentarti di un'esistenza rassicurante, ma zeppa di rimpianti.
Senti, non metto limiti alla divina Provvidenza. Visto
tutto quello che  successo, in sole due settimane, mi sembrerebbe
sciocco. Spero solo, nel caso, di trovare uno che
abbia le idee chiare, che sappia quel che fa, che sia onesto
con me, perch non ho voglia di soffrire ancora.
Succeder, che tu lo voglia o no. Anche se dovessi essere
fortunata e trovare subito quello giusto. Soffrire fa parte del pacchetto.
Lo so. Ma sognare  gratis.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Ma perch no?
Lo so io.
Che cavolo di risposta , Paolo?
Senti, Silvana, per quale motivo dobbiamo farla gi venire a lavorare in sede? E meglio se si fa ancora le ossa sul campo, si deve concentrare soprattutto su quello. L'amministrazione la sa tenere, non ha fatto altro tutta la vita, ma noi l'abbiamo presa per vendere. Non  ancora il momento di farla vedere a Giovanni. Se trova un minimo difetto capace che si mette di traverso per l'assunzione. Poi chi ti sopporta, fino alla fine dei miei giorni?
Ah, cos il problema sarebbero le mie eventuali recriminazioni... Come no?
Gina aveva iniziato gli incontri con le clienti. Dopo aver
ottenuto l'approvazione di Silvana, aveva aspettato che Paolo si liberasse da alcuni impegni fuori sede, tornasse in citt
e si decidesse ad andare da lei. Aveva avuto, quindi, qualche
altro giorno a disposizione per esercitarsi e, quando il suo capo
si era messo in platea, aveva messo in scena lo spettacolo.
La Patty si era presentata la sera prima, con un sacchettino
della sua erboristeria di fiducia: Toh! e le aveva passato un boccettino di gocce e delle capsule.
Che roba ?
Rilassanti naturali. Cos non ti fanno male.
Grazie, Patty. Sei un tesoro, ma io sono perfettamente
pronta, non ho bisogno di rilassanti. Dovr pure imparare
a cavarmela nelle situazioni stressanti, no? Ce la faccio da sola.
L'espressione della Patty tutto diceva, tranne ti credo.
Facciamo cos. Io te li lascio lo stesso. Se domani mattina,
prima che arrivi il Carli, ti senti tesa, o prendi una di queste
e le aveva agitato sotto il naso la scatola delle capsule,
o venti gocce di quest'altro. Chiaro?
S, Patty. Ti ringrazio, ma davvero, non ce ne sar bisogno.
La mattina successiva si era alzata che aveva il cuore in
gola. Cos aveva fatto colazione e preso le gocce. Non venti,
le era scappata la mano. Facciamo anche quaranta. Fece
spallucce: sono naturali, mica mi fanno male. Doccia, vestiti,
trucco. Le tremavano le mani. Allora aveva preso anche una capsula. Facciamo due.
Quando Paolo aveva varcato la soglia del suo appartamento,
Gina era meravigliosamente a suo agio. Le pareva di
avere dei tappi di cera nelle orecchie e di camminare su una
moquette alta quaranta centimetri, ma stava bene, proprio proprio bene.
Sorrise al suo capo come a un vecchio amico.
Lui, che era abituato a vederla in formato stoccafisso, rimase perplesso.
Come sta, Gina?
Bene. Proprio proprio bene, rispose lei, riprendendo
le parole che si era appena ripetuta in testa. Altro sorriso panoramico.
Oooooocchei... fece il Carli sospettoso. Vediamo questo show.
E di show si tratt. Gina fu magnifica: morbida, sicura, preparata, spiritosa.
A Carli manc poco per ribaltarsi dalla sedia dallo shock;
quando la Patty le chiese com'era andata, durante la telefonata
serale, Gina non seppe che dire: Ne ho un ricordo vago.
Ma mi sentivo bene. Proprio proprio bene.
Hai preso le gocce che ti ho dato?
Chi? Io? No, ti ho detto che non mi sarebbero servite!
Silvana la chiam per dirle che Paolo era rimasto impressionato
e che le era stato dato il via libera per misurarsi con
le clienti: Brava! Brava, brava, brava! la incoraggi.
Nonostante il successone dell'esame, Silvana e Paolo avevano
deciso, comunque, che il primo appuntamento fosse
pilotato. Silvana, che l'avrebbe accompagnata fino a che non
l'avesse vista tranquilla, e sarebbe sempre stata pronta a intervenire
se ce ne fosse stato bisogno, aveva chiesto a una cara
amica, Marina, di invitare a casa propria un gruppetto di
persone fidate, cinque o sei, non di pi.
Non erano interessate a comprare alcunch, non avevano
sentito parlare di sex toy, se non molto superficialmente - o
almeno cos dissero tutte -, tranne Marina stessa, e solo perch
era il settore in cui lavorava Silvana. Marina spieg loro
la situazione, e tutte accettarono, con la prospettiva di passare
un'oretta di divertimento, sorseggiando un t e mangiando una fetta di torta.
Silvana non avvis Gina che si trattava di un test. Glielo
avrebbe rivelato a scodelle lavate, voleva vedere se reggeva la
tensione, perch un conto  ripetere la lezione a casa propria,
cento volte di fila, e un conto  non sbroccare durante l'interrogazione.
Gina, difatti, era agitatissima, le mani fredde e sudaticce,
la voce le tremava un pochino.
Cominci con i prodotti pi facili da presentare: Non
debuttiamo con gli strap-on, mi raccomando era stato il
consiglio di Silvana, quando le aveva comunicato la data dell'incontro.
Tastiamo prima il terreno, vediamo se sono
aperte anche alle proposte pi estreme. Altrimenti soprassediamo,
ci fermiamo alla biancheria, ai prodotti di uso pi comune,
che hanno di sicuro visto sui giornali e in qualche
film.  importante che affini la capacit di capire chi hai davanti
per non commettere passi falsi. E un terreno sdrucciolevole, questo.
Per cui Gina aveva presentato oli per massaggi e lubrificanti
commestibili al sapore di vaniglia, fragola, cioccolato,
menta, caff... e mentre stava per passare oltre: Scusi, ma il
lubrificante alla menta non  troppo... fresco? Voglio dire...
(risatina) bisognerebbe essere caldi e non freschi, no?
Gina venne interrotta proprio quando non se l'aspettava,
con una domanda che non aveva previsto, e da una signora
con l'aspetto da zia rimbambita. Se le avessero chiesto una
previsione, a inizio incontro, su chi avrebbe alzato la mano
per chiedere qualche precisazione, una cos l'avrebbe messa in fondo alla lista. E invece...
Ma il guaio vero era un altro: cosa ne sapeva lei?
Silvana, dalla sua espressione smarrita, cap subito che
c'era una falla nel loro piano: aveva dato per scontato che
Gina avesse provato almeno gli articoli pi comuni, e non le
era neppure venuto in mente di verificare, chiedere, tanto
era stata presa dalla sua storia personale, dalle confidenze,
dai retroscena. Invece Gina era tutta teoria e nessuna pratica,
o tutta apparenza e nessuna sostanza, se si preferisce. Stava
presentando i lubrificanti commestibili e non li aveva
neppure assaggiati. Cap che, se non aveva fatto la cosa pi
semplice (aprire la confezione, mettersi una punta di gel sull'indice
e succhiarlo), i vibratori li aveva visti solo nelle illustrazioni delle confezioni.
Gina rimase per un attimo paralizzata, ma prima che Silvana
potesse intervenire, sorrise e: Noi diamo risposte a
tutti i gusti, altrimenti non ci chiameremmo cos. E c' chi
ama il brivido del freddo. Io, devo dire la verit, preferisco la
cioccolata, ma sono una che si consola facendo fuori vasetti interi di Nutella!
Bast citare la Nutella per ottenere immediatamente un coro di unanime approvazione e far dimenticare il quesito:
Ah, se sa di Nutella prendo quello!, S, anch'io!, e fin
tutto bene. Due lubrificanti al cioccolato, e un completino rosso.
Che ne dici? chiese Gina a Silvana, una volta salutate le signore presenti, e salite in auto.
Che ne dico? Che sei un'incosciente, ecco cosa dico! E
meno male che era un incontro di prova! La Silvana era fuori dalla grazia di Dio.
Come di prova? volle sapere Gina, mancando completamente il bersaglio.
Silvana spieg rapidamente la faccenda, ma prima che Gina
potesse cantare vittoria - aveva fatto diventare vere delle
clienti fittizie - si trov a fare i conti con un aspetto che aveva
a tutti i costi voluto ignorare:  difficile vendere qualcosa
di tanto personale, se non l'hai sperimentato sulla tua pelle.
Ecco, e ora te ne vai a casa, e mi fai il piacere di collaudare
la merce le ordin Silvana. Altrimenti rischi di trovarti
come oggi, a non sapere che pesci pigliare quando ti si
fa una domanda pi specifica. Sei bravissima sui dati tecnici,
ma il sesso non ha a che fare solo con la tecnica, Gina. Mi sa
che non lo fai da troppo tempo e te lo sei scordato e non va
bene. Oggi te la sei cavata con una battuta, ma se ti trovi davanti
una cliente scafata, che non si accontenta, ti rovini con
le tue mani e, di conseguenza, danneggi l'azienda. Lo vuoi questo lavoro oppure no?
Di fronte al silenzio colpevole dell'amica, mise su un'espressione ancora pi stizzita: Vai, Gina. Vai. Tanto nessuno
ti vede e ti giudica. Non ti vergognerai anche da sola, no?
Cos Gina era rientrata dalla sua prima missione con le
orecchie basse di un cocker, e si era preparata ad affrontare
le proprie resistenze. Perch invece si vergognava tanto.
Tantissimo.
Bene, si disse, fingendo una risolutezza che non aveva,
partiamo dalle cose semplici: prima si decise ad assaggiare
quei benedetti lubrificanti commestibili, facendo una graduatoria
di quali preferiva; poi si massaggi un braccio con
l'olio, cercando di assaporare le sensazioni, immaginando
che fosse qualcun altro a toccarle la pelle, con mani diverse dalle sue.
Indoss una manetta imbottita, lasciando libera l'altra
mano - goffa come sei, si disse, finisce che devi chiamare i
pompieri per farti liberare -, e verific quale fosse il grado di costrizione inflitto al polso.
Si mise davanti allo specchio e infil, uno dopo l'altro, i
completi intimi che aveva a disposizione. Erano di tre tipi,
tutti trasparenti, naturalmente, ma quando mise il pi audace
di tutti, nero, con il reggiseno scoperto e un perizoma
aperto sul davanti, fu come guardare un'altra.
Si studi con attenzione, avvicinandosi allo specchio. Continuavano
le sorprese, per Tocco Gina detta Gena. Non si
aspettava, dopo tutte quelle rivoluzioni, di stupirsi di nuovo.
Ma ora, davanti a s, era in atto un'altra trasformazione:
una Gina carnale che, al netto di tutti i suoi pudori, inaspettatamente si trovava piacevole da guardare.
Sebbene il cervello le ripetesse che era biancheria pornografica,
che non avrebbe mai potuto indossare sotto gli occhi
di un uomo, quei seni sostenuti con i capezzoli turgidi per il
freddo che sentiva, la linea dei fianchi interrotta dai laccetti
del perizoma, e l'apertura che prometteva piacere le dicevano
che non avrebbe dovuto vergognarsi perch non era ridicola,
come aveva sempre pensato sarebbe stata. Non era ridicola per nulla.
Dal letto, dove aveva distribuito gli articoli di Tuttigusti,
scelse un vibratore fatto apposta per stimolare il punto G,
che non era neppure certa di avere. Lo cosparse di lubrificante
alla fragola, prese un respiro profondo e si penetr
piano, concentrandosi sulle reazioni del suo corpo, nel caso
avesse dovuto spiegarle in qualche incontro.
Ci mise poco a dimenticare che si trattava di lavoro. E
scopr che il punto G ce l'aveva, eccome.
La mattina dopo chiam Silvana, per comunicarle di aver fatto i compiti a casa.
Bene fece quella. Divertita?
Gina ammise a malincuore che s, si era divertita, che era
stato istruttivo, e che il secondo incontro, ne era certa, sarebbe andato meglio.
Silvana le promise che l'avrebbe avvertita quanto prima,
ma di avere pazienza, perch le statistiche di business simili,
in altre citt, parlavano di una riunione alla settimana, al massimo.
Gina allora fece notare che avrebbe potuto darle una
mano in ufficio, nel frattempo, che le sarebbe sembrato giusto,
altrimenti era pagata praticamente per nulla. Non sapeva
che Silvana concordava con lei; ma fu costretta a risponderle
di continuare a studiare, che all'amministrazione avrebbero
pensato poi: inutile mettere troppa carne sul fuoco.
Ci furono un secondo appuntamento e un terzo, il passaparola
iniziava a funzionare, Gina prendeva dimestichezza
con il pubblico; era sempre nervosa, ma, padroneggiando
meglio la materia, riusciva a controllare l'apprensione e a non lasciarla trasparire.
Silvana continuava a farle da tutor, per dopo il quarto
appuntamento decise che aveva troppo da fare, in ufficio e a
casa, e che Gina doveva pure cominciare a cavarsela senza
che nessuno le tenesse la manina. Per di pi, aveva iniziato a
ricevere telefonate sul cellulare aziendale da alcune clienti o
amiche di clienti, che chiedevano di partecipare agli incontri
seguenti, o che ordinavano qualcosa, segno che piaceva e si fidavano di lei.
La scommessa l'hai bella che vinta rispose Silvana a
Paolo, che si ostinava a procrastinare la fine dell'assurda situazione.
E sarebbe il caso di metterci una pietra sopra, di
non pensarci pi. Cos mi d anche una mano a recuperare
che, con tutte le giornate di malattia e fece il segno delle
virgolette nell'aria che mi hai fatto fare, ho tanto di quel lavoro
arretrato che non so da che parte voltarmi.
S, lo so, ma non  pronta.
Non  pronta? Lei  prontissima. Forse non sarai pronto tu...
Silvana si blocc, immobile. L'aveva detto prima di averlo
pensato, ma le intuizioni le si rivelavano sempre in questo
modo: si lanciavano senza paracadute dalla bocca, e lei doveva
rimettere insieme i pezzi, raccolti da terra, per tirarne fuori qualcosa di sensato.
Spalanc gli occhi. Tu non vuoi che Giovanni la veda.
Cos'? Vuoi tenertela tutta per te? Per caso ti sei innamorato di lei?
Ma che, sei matta? Innamorato io, e per di pi di una donna che non conosco neppure!
Mai sentito parlare di colpo di fulmine?
Per sua definizione, cara la mia Silvana, il colpo di fulmine
scoppia immediatamente. E appena l'ho vista le ho dato del tavolo da stiro.
Non svicolare. Forse non ti sei innamorato di lei immediatamente,
ma non bisogna per forza conoscere bene una
persona per perderci la testa, questo intendevo e non lo puoi
negare. Tu sei innamorato della tua creatura... massi, dai, come Rex Harrison in My Fair Lady.
Piantala. Non siamo in un musical di Hollywood. Siamo
nella vita vera. Ho detto no. E ho detto che aspetteremo
ancora un po', per far vedere a Giovanni com' diventata Gina.
Io non ti capisco.
Non si capiva neppure lui. Qualche sera aveva persino
guidato fin sotto casa di Gina, aveva controllato che la sua
auto fosse parcheggiata poco lontano, e aspettato che lei spegnesse la luce.
Ti prenderanno per uno stalker, Carli, si diceva. Ma lo
tranquillizzava sapere che non era uscita, che era da sola, che
ancora nessun uomo si era fatto avanti.
Era diventato distratto, anche sul lavoro. Che hai? gli
chiedeva Zamberletti, e lui niente, non ho niente, sono solo stanco.
Ma... e quella nostra scommessa? voleva sapere il socio.
Ehm... ci sto ancora lavorando e si defilava rapido.
Si faceva dare da Silvana il calendario degli appuntamenti
di Gina, sapeva dove trovarla: o era con le clienti, che aveva
iniziato a incontrare anche singolarmente (Senti - aveva
detto a Silvana - sto a far nulla dalla mattina alla sera; invece
di rischiare di perdere la vendita, per ora faccio cos, occhei?)
oppure era a casa, visto che non aveva una gran vita sociale.
Ogni tanto usciva con la sua amica Patty, se l'era lasciato
scappare la sua segretaria, quando Paolo - con nonchalance
- aveva posto qualche domanda su Gina, con la scusa di sapere
se aveva contatti personali utili al passaparola. Silvana,
allora, gli aveva spiegato che ci stava pensando questa Patrizia,
che pareva conoscere tutti in citt e fuori. Tanto  vero
che Gina aveva gi tre riunioni da fare in provincia, spalmate in altrettante settimane.
E poi lei si annoia a stare sempre a casa, Paolo. Ha ragione.
Questa situazione di stallo non fa bene a nessuno, insisteva Silvana.
Gli appuntamenti di solito li fissavano in orari di scuola,
per permettere alle mamme di essere pi libere, oppure nel
tardo pomeriggio, per facilitare le possibili clienti che lavoravano in ufficio.
Quella sera, Gina usc dal portone della sua ospite che
erano le sette e mezza di sera. Per strada non c'era praticamente
nessuno, come capita nelle serate infrasettimanali in
un piccolissimo centro come quello: tutti a casa per la cena,
e neppure un locale nel raggio di qualche chilometro.
L'incontro doveva essere stato un successo perch Gina
era radiosa, pens Paolo, che stava in macchina, posteggiata
poco lontano. Lei, per, questa volta lo vide, non poteva scappare.
Si avvicin con un sorriso che l'illuminava tutta: Buonasera, che sorpresa!
Ero nei paraggi per un impegno e ho pensato di aspettarla
e verificare se tutto andava bene, visto che non ci vediamo
da un po'. Anche se Silvana mi tiene sempre informato,
sia chiaro. Ma volevo sentirlo da lei.
Benissimo, grazie. Un incontro molto simpatico, con
donne spiritose e aperte alle novit. Non potr mai ringraziarla abbastanza.
E le vendite?
Abbastanza bene anche quelle, vuole che le dia i dettagli?
Facciamo cos, si avvicina l'ora di cena, se non  impegnata
mangiamo un boccone insieme e parliamo un po'.
Gina guard l'orologio. Non credevo fosse il tipo da cenare tanto presto.
Io no, pens lui, ma tu s. Solo che non poteva dirglielo, o
avrebbe dovuto spiegarle come faceva a saperlo; che la vedeva
sempre spegnere la luce a orari che per lui erano da gallina nel pollaio.
Infatti, ma non ho pranzato e quindi ho gi parecchia fame. Allora?
Trovarono una trattoria alla buona, l vicino, uno di quei
posti in cui nessuno - tra gli amici di Carli - avrebbe potuto vederli.
Gina chiacchierava, si versava da bere, mangiava di gusto.
Questa sera c'erano signore molto avanti con la tecnologia,
cosa che non ti aspetteresti in un paesino. Pi smaliziate
loro di quelle che ho incontrato, finora, in citt. Forse perch
qui ci sono meno divertimenti e rise. Non lo so. Fatto
sta che erano in quindici, pensi. Ben quindici in un colpo solo!
Ho venduto due ovetti con il telecomando wireless; un
rabbit... ah, su quello mi fanno un sacco di domande perch
l'hanno visto in Sex and the City, ho dovuto cercare su YouTube
l'episodio, perch non lo guardavo in televisione. S, lo
so. Sono fuori moda... Un lubrificante alla fragola... e... e un
completo intimo rosso per un addio al nubilato. Io non ho
fatto cos tanti incontri, ancora, da poter stilare una statistica,
ma l'addio al nubilato c' sempre. Non le sembra improbabile?
Ma quanta gente si sposa?
Carli deglutiva a fatica. Il fatto che parlasse di vibratori e
lubrificanti come se fossero panini al latte era quello che le
aveva insegnato lui, ma per qualche motivo gli stava mandando il sangue al cervello.
No, non era corretto. Il sangue stava defluendo dal cervello tutto altrove, e non avrebbe potuto alzarsi dal tavolo neppure
se fosse andato a fuoco il locale, sempre che non volesse dare scandalo.
S cerc di darsi un contegno Paolo, tante vengono
davvero a cercare regali per le amiche che stanno per sposarsi, ma altre lo usano come scusa.
Si sente bene?
Come? S, benissimo, perch?
Mi pare un po' stranito.
No, Gina, non si preoccupi. E solo stanchezza. Anzi,
senti, passiamo al tu, ti dispiace? E pi comodo.
Lei gli rifil un altro sorrisone.
Sei diventata un'altra.
Forse sono sempre stata cos, e fingevo di essere un'altra.
Abbass di mezzo tono la voce: Devo tutto a te, Paolo.
Non farlo.
La mia amica Patty sostiene che non succede mai nulla a
caso. Che gli incontri sono predestinati e che capitano quando
devono capitare. Non le ho mai dato retta, ma questa volta
le voglio credere. Ero pronta a una nuova vita, per se tu
non mi avessi dato una spinta, forse non avrei trovato il coraggio di buttarmi.
Mi senti? Non farlo.
Non so se durer, ma oggi mi sembra tutto possibile. E
ho promesso a me stessa che non mi negher pi niente. Ho
sprecato abbastanza tempo.
Andiamo.
Dove? Ci devono ancora portare il secondo...
Fuori, subito.
Gina era disorientata, Paolo di pi. Lasci sul tavolo un
paio di banconote da cinquanta, che probabilmente, visto il
posto, avrebbero pagato il conto per almeno quattro persone,
la afferr per un braccio e la trascin di peso fino alla
porta, sotto lo sguardo allarmato del proprietario.
Tutto bene, non si preoccupi fece in tempo a dirgli lei,
per evitare che chiamasse la polizia.
Fuori, al fresco della notte, guard Paolo e gli chiese: Ma che  successo?
Non parlare pi.
Le si avvicin.
Non mi guardare.
Lei obbediente chiuse gli occhi, senza fiatare.
Lo sent avvicinarsi ancora.
Le labbra di Paolo erano a un centimetro dalle sue. Rimase
fermo per un tempo che sembr infinitamente lungo. Sent
che l'annusava piano, che una corrente sottile passava tra
loro, che l'attesa stava rendendo quel bacio, che doveva accadere, ancor pi desiderabile.
Le sfior piano la bocca, e piano gli occhi la guancia la linea
del collo, dove finalmente pos le labbra con maggiore convinzione.
Lei gemette. Lui l'avrebbe divorata in un boccone, ma si sarebbe perso il divertimento.
Sono giorni che non penso ad altro le confess, sussurrandoglielo nell'orecchio.
Il respiro di Gina divent appena pi affannoso.
Lui not che collo e orecchie erano due punti sensibili.
Se lo sarebbe ricordato. Ne avrebbe approfittato il pi possibile.
Lento, in maniera dolorosa, torn piano alla bocca, le
mordicchi il labbro inferiore e, quando lei schiuse i denti
bianchi, affond la lingua assaggiandola per la prima volta.
Sapeva appena di vino, che non copriva per il sapore della
sua carne e lui la strinse cos forte, mentre la baciava, che si
sorprese - a ripensarci - di non averla stritolata, un pitone e
il suo pasto, perch questo era lei. Cibo, il nutrimento che
andava cercando senza neppure saperlo. Lo faceva sentire
vuoto e pieno, allo stesso tempo.
Continu a baciarla e mordicchiarla e stringerla, sentendola
cos arrendevole sotto le sue mani che rischiava di perdere
completamente il controllo in mezzo alla strada.
Si scosse appena in tempo.
La allontan abbastanza rudemente e le intim: Vai a casa.
Gina era frastornata: A... a casa... Da sola?
S, devi salire in auto, e guidare fino a casa. Non so cosa
mi abbia preso, Gina. Ti prego di perdonarmi, ma c' qualcosa
in te che... Vattene, ti prego. Ti chiamo io.
Si volt per raggiungere a precipizio la sua, di auto, posteggiata pochi passi pi in l.
Mise in moto e sgomm via.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Paolo Carli non era un sentimentale. Lo sapevano tutti.
Di lui si dicevano molte cose: che era caparbio, ambizioso,
intelligente, implacabile, persino spietato, come sostenevano
alcuni dei suoi concorrenti in affari. Certo non sentimentale.
Neppure affettuoso, per la verit. Cortese, s. Educato,
s. Un vero signore, pure. Tutte le sue ex avrebbero
giurato che si trattava di un amante esperto, attento e generoso.
Per sentimentale non sarebbe mai venuto in mente a nessuno.
Quelli che lo conoscevano non sapevano come Carli fosse
diventato quel Carli l, dato che lui non si confidava mai. Si
era costruito una corazza come si deve, un pezzo per volta, e
con l'aiuto inconsapevole dei genitori. Forse per quello capiva,
senza grandi sforzi, cosa fosse capitato a Gina.
Quando la madre Sara aveva iniziato a non sentirsi bene,
aveva sottovalutato ogni campanello d'allarme: sono un po'
stanca, sar la primavera,  che mangio poco in questo periodo, non dormo abbastanza. Cose cos.
Quando si era decisa a rivolgersi al medico di famiglia,
che le aveva svogliatamente prescritto una serie di esami
(Sar un po' di stanchezza, forse non dorme abbastanza,
forse non mangia abbastanza, aveva detto, ricalcando cos
ogni rassicurazione si era data Sara nei mesi precedenti, facendola
sentire ancor pi stupida), non aveva detto nulla a nessuno.
Quando la diagnosi - infausta - era arrivata, si era raccomandata
con il marito Alfredo di non lasciarsi scappare nulla
col bambino, per carit, che era troppo piccolo per capire.
Ma Paolo era piccolo, non stupido, e si era accorto che la
mamma deperiva, respirava a fatica, che non rideva pi, che
aveva lo sguardo perennemente velato. Le si avvicinava e le
faceva una carezza piano, quasi avesse paura di romperla in
mille pezzi, lei gli prendeva la manina e gliela baciava e poi
gli intimava di correre a giocare, di non perdere tempo con lei. Di non perdere tempo.
Una volta, impettito come un soldato che va in battaglia,
si era avvicinato al padre e gli aveva chiesto: Ma la mamma
cos'ha? e Alfredo era scoppiato a piangere a dirotto. Troppo
silenzio, troppi segreti, nessuno a cui appoggiarsi. Alfredo
aveva pianto sulla spalla di Paolo, rendendosi conto che
avrebbe dovuto essere il contrario, e stava spaventando a
morte il figlio, che di morte si trattava.
Si era raddrizzato di colpo, aveva tossito, si era asciugato
con le mani gli occhi rossi, e gli aveva detto: Non piangere
mai davanti alla mamma, hai capito? Non piangere mai davanti alla mamma!
Paolo glielo aveva promesso, era andato nella sua cameretta,
e si era infilato sotto il letto, cercando un rifugio che
non avrebbe trovato da nessuna parte, neppure l.
E non pianse mai davanti alla mamma, neppure davanti
alla bara della mamma, il giorno del funerale; non pianse
mai pi, immobilizzato in un dolore che non sapeva come
razionalizzare. Non aveva pi chiesto nulla al padre, da quel
giorno, e il padre gli parlava di tutto, ma non di quello; gli
chiedeva qualsiasi cosa, ma non come stesse; e non lo abbracciava mai.
L'invidiabile controllo di Paolo, che altro non era se non un
principio di congelamento da alta quota, gli era venuto utile in tante situazioni.
Aveva conquistato il rispetto dei ragazzini pi grandi,
perch non dimostrava mai timore, neppure quando si trovava
uno contro quattro; dei compagni di classe, perch non
cercava scuse quando l'insegnante interrogava a sorpresa e
lui non era preparato; ma soprattutto piaceva alle bambine,
che le femmine hanno un istinto primordiale per riconoscere
i casi clinici sui quali perdere il sonno.
La freddezza lo rendeva lucido e, pi cresceva, pi gli piaceva.
Vedeva i suoi interlocutori disorientati, straniti, non
sapere da che parte prenderlo. Cos si sentiva al sicuro, molto
pi di quando si nascondeva sotto il letto. Accidenti, molto di pi!
Non che fosse incapace di nutrire sentimenti, ma aveva
imparato che l'amore che provi non protegge nessuno, che
non serve a tenere vicino a te chi ami, che puoi perdere
chiunque, comunque, in qualsiasi momento. Per cui  sempre
meglio esercitare un sano distacco.
Peccato che nessuno abbia il pieno controllo di s e della
propria vita, e Paolo lo impar a proprie spese quando conobbe Monica.
Aveva diciannove anni, il Carli, viveva da solo, stava con
Costanza ed era tutto preso dal lavoro e dalla sua nuova vita
indipendente. Si guardava allo specchio la mattina, quando
si faceva la barba, nel bagno del monolocale pulcioso che
aveva affittato, e si ripeteva soddisfatto che tutto andava alla
grande, che tutto andava come diceva lui, sempre pi convinto
che niente avrebbe potuto farlo deragliare ancora. Un
errore di valutazione che stava ripetendo un paio di decenni pi tardi.
Monica di anni ne aveva ventinove, era sposata, e non sorrideva
mai. Andava a fare la spesa, nel supermercato dove lavorava
Paolo, una o due volte alla settimana, sempre con indosso gli occhiali da sole.
Alla fine si era deciso a chiedere informazioni all'Adolfo,
il braccio destro e socio di minoranza di Marione Capalbi,
uno che era nato, cresciuto e vissuto sempre nello stesso
quartiere, che iniziava le frasi con: Io mi faccio i fatti miei,
ma... e che, probabilmente, sapeva anche il numero esatto
di mutande che il parroco teneva nel cassetto del comodino.
Oh, Adolfo, ma non  che la signora Monica ha un marito violento?
Perch vuoi saperlo? si insospett quello.
Curiosit. La vedo sempre con le lenti scure, pure d'inverno,
pure di sera, ho pensato che dovesse coprire dei lividi...
Io mi faccio i fatti miei, ma la Monica dovrebbe baciare
dove cammina il marito, altroch violento.
Ah, s? E perch?
Ragazzino, lo sai l'undicesimo comandamento? Fatti i
fatti tuoi, ecco qual . Mai abbastanza osservato.
Eddai, Adolfo. Lo sai che sono discreto, ma ormai mi
hai incuriosito. Ti giuro che non dico niente a nessuno.
Cos l'Adolfo aveva abbassato il tono della voce, si era
guardato in giro con fare circospetto e, una volta sicuro che
nessuno fosse a portata di orecchio, gli aveva detto: Io mi
faccio i fatti miei, ma pare che fra i due le cose non vadano
tanto bene, perch la Monica ha i grilli per la testa. Lui, il
dottor Pacchioni, un commercialista stimatissimo, bada bene,
lavora tutto il giorno per mantenerla come una regina.
Hanno una bella casa, una bella macchina, lei  sempre vestita
firmata dalla testa ai piedi, le paga persino la donna, anche
se lei fa niente, sta in casa tutto il giorno a guardar la tele
e potrebbe pure lavare due piatti. E invece di essere contenta,
cosa fa? Si aggira sempre come stesse andando a un funerale.
Si  sfogata con la cugina del Marione, quindi una fonte
certissima, mica pettegolezzi senza fondamento, che quando
si  sposata pensava fosse un matrimonio d'amore, lui invece
la vuole solo esibire come un trofeo, e che a ventinove anni
la vita non pu essere finita in questo modo. Che lei vuole
l'emozione, il batticuore, ridere, scherzare. Ma lui, il Pacchioni,
sta fuori tutto il giorno, torna per cena, scambia due
parole e si va a addormentare sul divano col telecomando in mano.
Paolo rimase zitto, fece un cenno col capo all'Adolfo e
torn a mettere a posto i biscotti. Ripens a sua madre, che
rideva spesso, con la pancia, fino a lamentarsi - ohi, ohi, ohi
- e trascinava tutti quelli che erano nella stanza con lei. Fece
mente locale, e anche Costanza rideva alle sue battute, anche
se non erano particolarmente spiritose, rideva al cinema, rideva
quando lui le raccontava le sue teorie su come migliorare
gli affari del padre, e gli diceva: ma a che pensi? Siamo giovani, andiamo a ballare!
Ecco, l'esperienza di Paolo con le donne finiva l: sua madre
e Costanza, la matrigna non la considerava neppure. Basandosi
su di loro, e sulle lamentele della signora Monica, alle
donne ridere doveva piacere molto. Se lo annot mentalmente,
come faceva con ogni informazione utile. E se lo ricord
quando, la settimana successiva, si pieg per raccogliere
una scatola di detersivo, caduto dalle mani di Monica.
Porgendoglielo, si accorse che - da sotto gli occhiali - scivolava una lacrima.
La posso aiutare?
Lo faresti? rispose lei a sorpresa.
Col senno di poi, Paolo avrebbe dovuto fare il finto tonto,
ed eclissarsi velocemente. Ma, allora, rispose solo s, quasi
ipnotizzato. Era un ragazzino, che ne sapeva?
Un qualsiasi psicologo da strapazzo ci avrebbe visto la ricerca
di un riscatto: non aveva potuto salvare la madre, forse
poteva salvare Monica. Lui, a posteriori, invece si diceva che
era stato tutto sesso: Costanza era stata la prima, per lui, e lui
il primo per Costanza. Andavano a tentoni, provavano, sperimentavano,
ma con Monica no. Monica era una donna fatta,
Monica sapeva cosa, come e perch. Monica lo faceva impazzire,
era arrivato al punto di pensare solo a lei, lei nuda,
che fremeva sotto le sue mani, che invocava il suo nome, che
lo faceva sentire un uomo. Ma questo avrebbe potuto essere
vero, del tutto vero, se si fossero avvinghiati immediatamente sul bancone dei salumi.
Quel giorno, con la scatola di detersivo in mano, Monica
gli aveva detto: non parlo mai con nessuno, se davvero mi
vuoi aiutare, magari potremmo vederci per un caff e fare
quattro chiacchiere. A Paolo era sembrata una richiesta innocua
e aveva accettato. Non gli era passato per la testa che
una donna di quell'et doveva per certo avere delle amiche,
che se non le aveva qualcosa non andava, che nessuno chiede
un piacere tanto personale al commesso di un supermercato
con il quale si era scambiato solo qualche saluto.
Niente.
Si erano dati appuntamento il giorno dopo, durante la
pausa pranzo, alle due, l vicino. Lui era arrivato fischiettando,
con le mani in tasca, e nessuna aspettativa, lei lo attendeva,
sempre con gli occhiali da sole, mordendosi le labbra. Si
erano incamminati, cercando un bar, ma passando vicino al
portone aperto di un palazzo storico, uno di quelli massicci,
pesanti, lei lo aveva spinto dentro.
Paolo era rimasto sconcertato e, mentre cercava di capire
cosa stesse succedendo, Monica aveva gi incollato la bocca
alla sua, e lo stava baciando con un trasporto che assomigliava
alla disperazione. Lui le rispose, all'inizio timidamente,
infine con ingordigia. Le prese il volto fra le mani, lo allontan
da s, le tolse gli occhiali da sole, perch le voleva vedere
gli occhi, non si pu baciare una donna che non si  guardata
negli occhi, e li vide pesti di pianto e immensamente tristi.
Fu solo un istante, perch Monica si inginocchi, gli apr
la patta dei pantaloni e cominci a succhiarlo, come se da
quello fosse dipesa la sua vita. Paolo ci mise forse un minuto
per venire, imbarazzato, intimorito ed eccitato come mai
prima di allora. Monica si rialz con garbo, rimise gli occhiali da sole, gli disse nell'orecchio: Non ti sentire insicuro.
Vedrai. Ti insegner tutto quello che so. Ora andiamo, e lo
trascin al bar, a prendere un caff forte.
Da quel giorno, per i successivi due mesi, l'appuntamento
a ora di pranzo divenne fisso, a casa di Monica, tanto il marito
non tornava mai. Due ore piene di sesso senza freni, e di
confessioni. Fino al giorno in cui Monica gli chiese: Andiamo via.
Via dove?
Via. Lontano. Io e te. Ci rifacciamo una vita. Io sono
maestra elementare, posso mettermi a insegnare. Tu un lavoro lo trovi di sicuro.
Paolo si immagin cosa l'aspettava: l'intensit  una gran
bella cosa, ma richiede costante dispendio di energia. E intuiva
che Monica non avrebbe mai voluto meno di quello
che le dava nelle due ore di fuga da tutto: totale dedizione, totale attenzione.
Comprese in quel momento perch Pacchioni stava lontano
da quella casa, e riempiva la moglie di regali. Non perch
non l'amasse, ma per sfuggire alle sue estenuanti aspettative.
Sapeva che l'avrebbe delusa dopo poco, che mai si sarebbe
accontentata di un'esistenza quieta e sicura, come quella
che andava cercando Paolo e come quella che gi Monica
aveva. Troppo tormentata, troppo bramosa. Troppo.
Ci mise un minuto o due a decidere: Non posso.
Perch no? Non mi dire che ami Costanza. Se l'amassi
non saresti qui con me. Non si desidera tanto una donna,
quando si  innamorati davvero di un'altra.
Perch lei e suo padre sono stati i soli ad aiutarmi,
quando me ne volevo andare. I soli. In tutto il mondo. Non posso.
Quindi non mi ami?
Non lo so. Credo di s. Ho sempre voglia di vederti, per
me c' solo l'attesa di queste due ore. Con te mi sento libero.
Monica si rabbui. Allora no, allora non mi ami. Dovresti
sentirti in catene, e senza alcun desiderio di fuggire.  stato
meglio scoprirlo subito. Addio Paolo.
Come  addio  ?
Non ci vedremo pi. Vai, torna da Costanza. Vai a lustrare
le scansie. Ad aiutare qualche vecchietta. Vattene. Subito!
Paolo prese la sua roba e se ne and.
Fu il pomeriggio successivo, quando gi si sentiva morire
per la mancanza di Monica, che l'Adolfo si avvicin: Io mi
faccio i fatti miei, ma hai sentito cosa  successo alla signora Pacchioni?
Paolo si sent ghiacciare il sangue nelle vene, fece no con
la testa, deglut a fatica.
Ha buttato gi una manciata di pillole.
Oddio! Ed ... ...?
No, non  morta... Ehi, ma che ti prende? Sei sbiancato!
Paolo fu pronto: Sai, scoprire che una persona che conosci
fa una cosa simile...
Primo, ragazzino, tu non la conosci se non di vista. Secondo,
io te l'avevo detto che quella aveva dei problemi e
cominci a picchiettarsi l'indice sulla tempia. Comunque,
ha ottenuto quel che voleva. Il marito la porter in vacanza
al mare, per un mese e star sempre con lei. Quel Pacchioni l  un santo. Un santo.
Fu allora, mettendo la mano destra su un pacco di fusilli,
che Paolo giur a se stesso che avrebbe evitato le donne problematiche o fragili o difficili.
Costanza, la concreta, solare Costanza andava bene per
lui. Niente grilli per la testa. Niente eccitazione, niente smania
o trasporto (solo allora lo aveva capito, grazie a Monica), ma niente pericoli.
E, anche finita con Costanza, quasi dieci anni dopo, teneva
fede al giuramento della pasta. Stava con una donna il
tempo sufficiente per passare qualche momento piacevole,
ma non abbastanza per farsi coinvolgere, e se incontrava chi
lo colpiva particolarmente, e rischiava di scavargli sottopelle,
era la volta buona che non le rivolgeva pi nemmeno la
parola. La passione  una gran bella cosa, diceva sempre, ma solo in teoria. Nella vita porta guai.
E tutto era andato secondo i piani. Fino a quel bacio maledetto.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Gina raggiunse l'auto su gambe che parevano di ricotta. Le
mani non andavano meglio: le chiavi le caddero tre volte,
prima di riuscire ad aprire la portiera ed entrare. Arriv a casa in una specie di trance.
Era presa tra sgomento ed esaltazione. Riusciva a pensare
distintamente a una cosa sola: Paolo. Carli. Mi. Ha. Baciata.
Il resto erano riflessioni incomplete: Possibile che uno cos... cos... e poco altro.
Se fosse stato l'epilogo di una serata galante, con un affascinante
sconosciuto che vendeva auto usate, avrebbe telefonato
di corsa alla Patty e le avrebbe raccontato di avere ricevuto
un'ulteriore pacca sulla spalla da parte dell'Universo.
Ma la situazione era ovviamente molto pi complicata che con un venditore di auto usate.
Si vers un bicchiere di vino rosso, colmo fino all'orlo.
Non aveva nulla di pi forte a disposizione, ma sperava bastasse.
Aveva bisogno di stemperare lo scombussolamento,
lo smarrimento e la trepidazione. Di ragionare con calma.
Prima di ogni cosa, Paolo poteva decidere della sua sopravvivenza
e non si trattava di un dettaglio. Escluse subito
fosse il tipo che ricatta le dipendenti: o ci stai o ti licenzio.
Non ne aveva bisogno, uno cos, di farsi forte della propria
posizione. Su! Gli bastava schioccare le dita!
E, difatti, neppure lei l'aveva respinto, anzi aveva risposto
a quel bacio con tutto quel che aveva, presa alla sprovvista
dalla potenza delle sensazioni che aveva provato, una specie
di granata scoppiata all'altezza del diaframma.
Se Paolo avesse voluto, avrebbe potuto portarsela a letto
quella sera stessa, altro che non mi far mai pi toccare da
nessuno, sto bene cos, il sesso non mi manca, non voglio
soffrire quindi astinenza fino alla tomba.
Invece lui non aveva approfittato della situazione; al contrario,
l'aveva piantata in asso e se n'era andato scusandosi.
Non  il comportamento del capo porco che si rif sulla dipendente in difficolt.
E questo punto era chiarito, si disse. C'era dell'altro. Nascosto nella nebbia, ma c'era.
Continu a camminare su e gi, a piedi nudi, nel salotto,
per almeno un'ora, cercando di mettersi calma e riordinare i
pensieri. Infine, si risolse ad andare a letto.
Stesa, nel buio, con gli occhi sbarrati, finalmente ammise
che quel bacio aveva aperto il sipario. Essendo fuori dalla
sua portata, aveva sorvolato tenacemente, per settimane, sull'attrazione
immediata che aveva provato per Paolo. Per lui
le piaceva, piaceva alla testa, al cuore, alla pelle: le piaceva
perch era intelligente, realizzato, ambizioso, sicuro; le piaceva
perch era bello, perch era forte. E le piaceva perch
la toccava in punti di s che non pensava neppure di avere.
Il che portava al nocciolo della questione: non si sentiva alla sua altezza.
Se al suo posto ci fosse stato il venditore di auto usate, Gina
sarebbe magari anche riuscita a ignorare un eventuale
giudizio impietoso da parte sua. Con grande sforzo, certo, e
solo potendosi aggrappare, caparbiamente, ai successi di
quelle ultime settimane, cos da tacitare la sua autostima acciaccata.
Ma Paolo, Paolo lo venerava. E per questo lo temeva pi
di qualsiasi altra persona al mondo, e ne temeva tante. Temeva
il suo giudizio su ogni fronte, perci temeva il dolore
che sarebbe seguito a un rifiuto. Che, si disse, era matematico
arrivasse: aveva visto le donne che frequentava. Non aveva speranze. Nessuna.
Rimaneva una sola domanda: cosa diavolo era preso a lui?
Quel bacio complicava tutto. Se ti rendi conto di aver fatto
un errore, due che si frequentano fuori dal posto di lavoro
si possono pure evitare. Ma loro non avevano questa opzione,
a meno che lui non la licenziasse per togliersela da sotto gli occhi.
Si appisol forse per una mezz'oretta o due, per il resto continu
a rivoltarsi nelle lenzuola senza trovare calimma, e si
dispose ad attendere il giorno dopo un qualsiasi sviluppo,
perch - nonostante tutti i ragionamenti fatti e imbrogliati -
non sapeva che pesci si sarebbe trovata a pigliare.
Purtroppo, per l'intera giornata seguente, le fece compagnia
solo il silenzio. Non suon il telefono neppure una volta,
se non alle nove di sera. La Patty.
Be', ma che voce hai? E successo qualcosa?
E Gina scoppi in lacrime.
Qualcosa di grave?
Po... po... potrebbe... e intanto tirava su col naso.
Vengo subito l.
Tempo venti minuti e la santa donna le stava asciugando le lacrime, mentre l'acqua per la camomilla bolliva sul fuoco.
Ti ha... cosa?
Baciata.
Era una domanda retorica, gioia. Ho capito che ti ha baciata.
E non ti  piaciuto?
 stato meraviglioso. Mi sono sciolta come fa il gelato a Ferragosto.
E quindi, perch tutto questo dramma?
Perch subito dopo  scappato via, mi ha detto che mi avrebbe chiamata e non l'ha fatto...
Questo non vuol dire nulla. Gli uomini hanno tempi
tutti loro. Sono capaci di chiamarti dopo anni senza farsi alcun
problema. A me  capitato con Giancarlo Siani, te lo ricordi?
Mass, dai, quello che lavorava nella cartoleria del padre.
Siamo usciti per un mese, tutto un fuoco, tutta una passione,
e come sei bella di qui e come sei speciale di l. Una
sera, mi accompagna a casa, e mi dice con tono normale: Ti
chiamo, e io mi sono subito insospettita. Quando ti dicono
che ti chiamano, nel bel mezzo di una relazione, c' qualcosa
sotto. E infatti pi sentito. Fino a un anno fa, quando suona
il telefono, un numero sconosciuto, rispondo, e sento una
voce squillante: Ciao Patty, sono io. Tutto bene? Ma io
chi? Ci  rimasto anche male. Come se fossi rimasta ad aspettarlo
chiusa in casa. Il mare  pieno di pesci, cara mia. Pieno
di pesci. E io nel frattempo mi ero fatta un fritto misto. Si
fece una gran risata. La Patty sapeva essere spietata.
S, be', per qui c' una complicazione, non credi? Sono
ancora in periodo di prova, e oggi non ho sentito nessuno dall'ufficio.
Patrizia si fece subito seria: Dillo subito, questo  pi grave. Temi che possa farti fuori?
Non lo so.
Aspetta. Ma non ti chiamano quotidianamente, giusto?
Te ne lamentavi la settimana scorsa, che passi intere giornate senza far nulla!
No. Con Silvana ci sentiamo solo quando abbiamo preso
qualche prenotazione, o io o lei, e quindi non tutti i giorni,
no. Fino a quando non mi confermano l'assunzione, andr cos. Sono meno che a mezzo servizio.
Quindi non  la prima volta che Silvana non si fa sentire neppure lei.
No, te l'ho appena detto! Per...
Per ora  la tua paura che parla, e lo posso capire. Senti,
se non ce la fai ad aspettare, domani mattina chiama in ufficio,
e chiedi se puoi essere d'aiuto. Cerca di leggere tra le
righe. Se ti pare che Silvana sia imbarazzata, allora forse c'
da preoccuparsi. Ho detto forse, bada bene. Altrimenti si
tratta solo di un insieme di sfortunate coincidenze. Sempre
che tu voglia considerare sfortunato l'incontro ravvicinato del terzo tipo con quel figone del Carli.
E se...
Con i se, non si  mai risolto nulla, in compenso viene
l'angoscia. Quindi ora ti bevi un litro di camomilla, guardi
un bel film, e ti fai una dormita, che non ti reggi in piedi. Domani
mattina vediamo. Mi prometti che almeno ci proverai?
Fece s con la testa. La Patty non la fermavano neppure le
cannonate, era meglio capitolare immediatamente. E tienimi informata, occhei?
Pass un'altra nottataccia. Si alz che era lo straccio di
uno straccio. Aspett pazientemente l'orario in cui sapeva
che Silvana sarebbe stata operativa e compose il numero.
Tuttigusti, sono Silvana. Come posso aiutarla?
Ciao Silvana, sono Gina. Io...
Ah, buongiorno, rispose quella piuttosto secca.
Gina si sent morire. Silvana, la sua amica Silvana, quella
che credeva fosse diventata la sua amica Silvana, pareva un freezer da sbrinare.
Ti ho disturbata. Non era una domanda. Avrebbe voluto
metterci un punto di domanda in fondo, ma non c'erano
dubbi. E quella, infatti, conferm: In effetti, non  un
buon momento. Posso richiamarti?
S, certo, fece Gina con un filo di voce, e butt gi il telefono.
Silvana, dal canto suo, stava sui carboni ardenti. Perch, a
pochi passi da lei, stava Giovanni Zamberletti, che le stava
facendo il terzo grado proprio su Gina Tocco.
Mi distraggo un attimo e cosa scopro? Scopro che quella
ragazza  gi operativa... Ma non dovrei saperne qualcosa
anch'io, eh? Non sono un socio al cinquanta per cento di Tuttigusti?
Zamberletti non era uno stupido. Se la Tocco incontrava
le clienti voleva dire che funzionava. Paolo non avrebbe
messo a rischio gli affari, neppure la vendita di un minuscolo
anello vibrante, per una scommessa. L'obiettivo era tirare
fuori dalla Tocco un cavallo di razza, cos gli aveva detto,
senza specificare altro, e magari era pure rimasta scialbetta
d'aspetto, ma se, come commerciale funzionava, evidentemente
Carli ci aveva visto giusto e lui no.
Pazienza, ne aveva perse di scommesse, e quindi buon per
Paolo, che avrebbe mangiato gratis. Ma c'era qualcosa che
non gli tornava. Se i risultati c'erano gi, perch non si era
presentato trionfante per riscuotere, come d'abitudine?
Qualcosa si muoveva sotto l'acqua, ne era certo.
Giovanni aveva un grande istinto, cosa che gli era venuta
utilissima, negli anni, tutte le volte che doveva prendere una
decisione cruciale. Non ragionava: si poneva la domanda, e
si concentrava su tutt'altro. Faceva una passeggiata nel parco,
andava a mangiare in un bel posto, giocava a biliardo con
gli amici, in qualche bettola; metteva le mani sul culo di una
tipa che ci stava. D'improvviso, si apriva un cassetto nel suo
cervello, e ci trovava la risposta, bell'e fatta. Ed era sempre
quella di cui aveva bisogno, il tempo glielo confermava immancabilmente.
Cos era accaduto quando aveva messo in piedi la societ
con Paolo, per esempio; o quando si era separato dalla moglie,
pur volendole un gran bene, perch non l'amava pi:
Era la mia ancora di salvezza aveva spiegato a Paolo, davanti
a una bottiglia quasi finita, ormai, di vodka Stolichnaya.
Ma se fosse giusto essere sposati con un'ancora, saremmo navi.
Quando era ubriaco, il Zamberletti diventava malinconico.
Lo disse con gli occhi lucidi. Aveva dato incarico a comuni
amici di vegliare sulla ex moglie, e di avvertirlo se aveva
qualche problema. Se capitava, interveniva in silenzio, e
lei lo ringraziava inviandogli un biglietto in bianco.
Silvana, tu sei dipendente mia tanto quanto sua, per cui
ti chiedo: mi state nascondendo qualcosa?
La mattinata della Silvana era iniziata malissimo. Appena
sveglio, suo figlio Matteo aveva cominciato a rompere: Non
vado a scuola stamattina. E tu non vai a lavorare. Stiamo a casa, che non ti vedo mai.
Silvana non era una da complessi di colpa: se lo stava crescendo
da sola, lavorava tanto, per dare un futuro a entrambi,
lo amava pi della sua stessa vita. Le menate sulla mamma
assente, il pargoletto, se le poteva risparmiare.
Non  vero che non ci vediamo mai. Ceniamo sempre
insieme, e la mamma ti mette a letto e ti legge un libro. Facciamo
colazione insieme, dopo che la mamma ti ha svegliato
con un bacio. Passiamo sempre il weekend insieme. La
mamma, per, deve lavorare, se vuoi avere una casa, da mangiare,
dei vestiti, e anche i tuoi divertimenti, tipo le figurine del calcio.
Se mi compri due pacchetti di figurine, secondo me la tristezza mi passa.
E lei era rimasta di sale, perch scoprire che il figlio di sei
anni, in prima elementare, fosse cos cinico, freddo e calcolatore,
proprio come suo padre - maledizione alla genetica! -
le aveva tagliato le gambe ad altezza ginocchio. Niente figurine,
gli aveva risposto, e ti tieni la tristezza, lo racconterai al
tuo analista quando potrai pagartelo da solo.
L'aveva spedito a scuola, e aveva deciso di non pensare a
quanto gli uomini - che erano uomini fin da piccoli - potessero essere beceri.
Ma ecco che Zamberletti era l, che la fissava, e lei sapeva
di essere stata messa alle strette, per i passatempi infantili di altri due uomini, beceri pure loro.
Mentre disperatamente cercava di salvare capra e cavoli e, soprattutto, Gina dalla catastrofe, che aveva imparato a volerle
bene, la promessa di chiamarla appena possibile se la dimentic, fino alla fine della giornata.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Per quanto un cambiamento sia sentito e voluto, nessuno
riesce a liberarsi dal bagaglio delle proprie insicurezze dalla
sera alla mattina. La vecchia Gina, il dettaglio ininfluente,
superflua nella vita di quasi tutti come polvere sui mobili,
era ancora l, in disparte, pronta a saltar fuori trionfante, alla
prima occasione, per rivendicare il proprio primato con le unghie e con i denti.
Occasione che non si era fatta attendere. Complice la
stanchezza, Gina aveva esaurito ogni forza residua per considerare
le opzioni possibili; cos, arrivata a quel punto, trovava
una sola spiegazione per la contemporanea sparizione
del suo capo e della segretaria del suo capo, oltre che di tutte
le clienti desiderose di un vibratore dell'intera provincia:
Carli si era pentito di quanto accaduto e, per evitare complicazioni,
aveva deciso di lasciarla a casa anche dal lavoro. L'aveva messo in conto no?
Complicazioni che - mettendosi nei suoi panni - potevano
essere di due tipi: Gina che pretendeva una relazione seria
e si trasformava in melassa appiccicosa; Gina che decideva
di ricattarlo perch aveva allungato le mani su una dipendente.
Lei sarebbe stata disponibile a garantire, giurare che le
conseguenze sarebbero state solo sue, che si sarebbe fatta
docce fredde per giorni, settimane, mesi (non  che ti possono
prendere, scuotere come uno shaker, rimescolare gli ormoni,
rimasti a lungo silenti, senza ripercussioni), ma che
mai lo avrebbe danneggiato in qualche modo, mai avrebbe
preteso qualcosa da lui, con il quale aveva un profondo debito di riconoscenza.
Doveva solo avere l'occasione per poterlo fare, mettendolo
anche nero su bianco, e firmando col sangue, se necessario.
Non meno importante, Gina non voleva perdere il terreno
guadagnato in quei giorni, la sensazione esaltante di essere
un'altra, di avere un'altra vita, un'altra occasione, e anche
per questo sarebbe stata buonina, in silenzio, senza esigere nulla.
Quando era stata a pranzo dai suoi, dopo qualche settimana
che rimandava e aveva finito le scuse, si era presentata
con i soliti jeans, la solita felpa sformata, i soliti mocassini.
Niente rossetto, niente mascara. Se avesse potuto, si sarebbe
messa una parrucca, per evitare spiegazioni.
Sei andata dal parrucchiere?, le aveva chiesto la madre,
seccata. Non  un taglio un po' pretenzioso, per te?
Pretenzioso?
E poi hai cambiato colore. Cosa non andava nel tuo?
Insomma, non ti piaccio. Piaccio a tutti, ma non a te.
No, non mi piaci. Ci manca solo che ti metti la minigonna
e sei uguale alle altre. E piaci a tutti, chi, di grazia?
Lascia perdere. Guarda, mi  passata anche la fame. Ci sentiamo.
Aveva infilato la porta e se n'era andata mesta, senza che
la madre avesse cercato di fermarla; il padre, come sempre, era non pervenuto.
Non che si fosse aspettata una reazione pi entusiastica,
per in un recondito angolino di s la speranza di un complimento,
di una carezza da parte di sua madre o di suo padre,
l'aveva nutrita. E si era data della cretina per tutto il viaggio
di ritorno, perch  autolesionista nutrire illusioni.
Le cose - si disse - vanno prese per quello che sono. Dai
miei non mi posso aspettare alcun supporto, non me ne hanno
mai dato e mai me lo daranno; e, se dovessi essere assunta
definitivamente come venditrice di giocattoli erotici, mi toglierebbero
pure il saluto. Quindi, bisogna che mi prepari
all'inevitabile. Perch io voglio continuare a essere Gena. Lo
voglio con tutto il cuore. Se mi amano, mi prenderanno cos
come sono, altrimenti... pazienza.
Per quel malessere le era rimasto appiccicato addosso,
come quando ci si alza la mattina dopo un incubo, e la sensazione
di angoscia non ti abbandona per l'intera giornata. E
ora, questo... tradimento. Le due persone nelle mani delle
quali si era messa, anima e corpo, l'avevano scaricata e le faceva male.
Rispett il copione classico delle donne che sperano che il
telefono squilli: lo guardava, gli parlava, lo insultava, controllava
che funzionasse perfettamente. Non mangi a pranzo,
passeggi avanti e indietro per il salotto. Eppure la notte
precedente non le era servito a nulla: avrebbe dovuto sapere,
a quel punto, che non le portava conforto. E invece niente,
come un animale in gabbia, consumando il pavimento. Ancora
un giro e sarebbe finita al piano di sotto.
Cosa farebbe la Patty, al mio posto?, si chiese, cercando ispirazione.
Si vest, che era rimasta in pigiama fino a quel momento,
senza sapersi decidere neppure su quello. Si mise i jeans e
una camicia; un maglione sulle spalle e le scarpe da ginnastica.
Comoda e pronta a tutto, alla lotta o alla fuga. Scese le
scale a precipizio, si cacci in auto e nel traffico di punta, sotto una pioggia battente.
Si diresse verso la casa di Paolo Carli.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Gina sapeva dove abitava Carli perch gliel'aveva fatto vedere
lui, il primo giorno. Erano passati davanti a un palazzotto
signorile dell'Ottocento, che qualcuno aveva trasformato in un mini-condominio di super lusso.
Che bello! aveva esclamato lei. Sembra proprio un
posto per ricchi, con quel suo tono da Alice nel paese delle
meraviglie, intenta a scoprire che c'erano molti meno gradi
di separazione fra lei e una vita lussuosa di quanto non avesse mai sospettato. Grazie, mamma.
Dipende da cosa intende per ricchi aveva ribattuto
Carli, ma  piuttosto costoso, s. L'ho comprato per investimento,
all'inizio non mi piaceva neppure, per la verit. Ma
oggi non vivrei in nessun altro posto.
Gina sbagli strada un paio di volte, perdendosi in un dedalo
di sensi unici, ma alla fine arriv davanti al portone.
Parcheggi e rimase seduta in auto.
E adesso?
Adesso vai e suoni il campanello, si disse, continuando
questo dialogo fra Gena e Gina, fra ci che voleva essere e
ci che era stata, mentre camminava ancora sul filo del rasoio.
Fece due o tre respiri profondi, e scese dall'auto, senza
ombrello, senza niente altro con s, se non la volont di
strapparsi con una pinza il dente dolente. Solo che sui campanelli
non c'erano i nomi dei condmini, ma i numeri degli
appartamenti. E lei rimase l, immobile, senza neppure sapere
per quanto, con l'acqua che la inzuppava, a fissare la bottoniera,
incapace di suonarli tutti. Non erano molti, ma cosa
avrebbe risposto a chi le chiedeva chi fosse e cosa volesse?
Gina!
Si volt di scatto per trovarsi Carli davanti agli occhi.
Gina, cosa ci fai qui?  successo qualcosa?
Lo guard incredula e ferita. Allora per lui non era stato
nulla, che scema, erano due giorni che lei si macerava nei
dubbi, e lui niente, era l, bello e stirato come al solito, che la
guardava come si guarda la piccola fiammiferaia, con quegli
occhi azzurri da Paul Newman. Con un misto di preoccupazione e... cos'era, quella? Piet, forse?
Lentamente si volt per andarsene. Ridotta a una spugna
zuppa, la sua intenzione era... non lo sapeva neppure quale
fosse, la sua intenzione. Se non allontanarsi da l. Alla fine aveva scelto la fuga.
Paolo le afferr un braccio.
Dove vai? Sei tutta bagnata e hai un aspetto terribile. Hai
gli occhi pesti, sembri un panda. Sali un attimo, ti prego.
Vuoi mandarmi via?
Come? Ti ho appena chiesto di salire...
Sono due giorni che non sento Silvana; oggi l'ho chiamata
e mi ha risposto freddamente, mi aveva promesso che
mi avrebbe ritelefonato e non l'ho sentita. Glielo hai detto tu, di scaricarmi?
No, ma che ti viene in mente? Perch avrei dovuto f... e finalmente cap.
Sali, Gina. Bisogna che ci chiariamo.
La condusse con delicatezza verso il portone. Salirono la
scalinata bianca, fino al primo piano, lui apr la porta del suo
appartamento: Entra.
Non posso, bagner dappertutto.
Chi se ne frega. Se si bagna, si asciuga,  una legge fisica. Entra, per favore.
Gina fece quattro o cinque passi e si ferm. L'acqua le
gocciolava dai capelli sul viso, dal viso al collo, dalle mani
per terra, dandole un'aria talmente fragile da far strizzare il
cuore. Paolo le chiuse l'uscio alle spalle e si allontan per ricomparire,
dopo qualche secondo da un secolo l'uno, con un grosso asciugamano.
Vieni qui.
Le mise il telo sulla testa e inizi a strofinarle gentilmente
i capelli. Gina lo lasci fare, senza muovere un muscolo, senza pronunciare una parola.
Gina...
Te l'avevo detto, ricordi? Che ogni volta che speravo
che le cose potessero cambiare in meglio, qualcosa succedeva
e tornavo al punto di partenza...
Gina...
Forse ero troppo felice, stavo troppo bene... forse non
avrei dovuto osare... forse...
Gina, taci, per favore. Mi scuso. Mi scuso per averti baciata
cos d'impulso. Mi scuso per non averti telefonato, ma
ero disorientato e non so ancora cosa mi sia preso. E ti assicuro
che mai avrei pensato di risolvere il problema togliendoti
il lavoro, per il quale - tra l'altro - mi pare tu sia tagliata.
 stata, lo giuro, una congiura di ritardi e fatalit. Non mi
piace far del male alle persone. E non avrei mai voluto far del male a te.
L'asciugamano ora stava posato sulle sue spalle, che lui
le frizionava, cercando di scaldarla: Ti prenderai un accidente.
Lei era ancora muta. Lo fissava, aspettando quel che sarebbe
venuto, qualsiasi cosa fosse, sperando che l'agonia finisse velocemente.
Ti prendo un accappatoio. Altrimenti di sicuro domani hai l'influenza.
Non mi importa.
Importa a me.
Non mi importa neppure questo.
Paolo sospir. Tu non sei il tipo di donna che mi interessa.
Lo so.
No, non lo sai. Negli ultimi anni ho sempre frequentato
donne facili da gestire. Autonome, realizzate, senza problemi
economici. Non volevo rischiare che avessero bisogno di
me, perch non voglio responsabilit, non voglio grattacapi.
Tu sei esattamente il contrario di tutte loro. Sei vulnerabile,
stai ancora cercando il tuo posto, senza neppure essere armata
per farlo. Non c' stato un solo istante in cui io abbia
percepito che mi accontentavi per sedurmi. Eri plasmabile
sotto le mie mani, perch stavi credendo in me. Non ci sono
abituato, Gina. Di solito le donne mi accontentano perch
vogliono convincermi che sono giuste per me, ma, sapendo
che non mi sono mai fermato con nessuna, da tanto tempo a
questa parte, non mi danno alcun credito.
Fece solo una breve pausa, giusto per accarezzarle il viso
con la punta delle dita. Tu no. Tu sei quel che sei. Mi rifletto
in te, come in uno specchio, e scopro che ci sono aspetti
di me che ho negato per tanto tempo, e sono tutti spaventosi.
Non brutti, Gina, cerca di capirmi. Ma mi stanno costringendo
a ripensare a tutta la mia vita.
Questo la sorprese: perch era esattamente quel che andava
capitando a lei, da quando Paolo le aveva telefonato offrendole
i tre mesi di prova. Solo che l'effetto era stato diametralmente
opposto: lei era entusiasta, lui lo detestava.
A me sembra che la tua vita sia perfetta ribatt lei, con
un filo di fastidio. Di cosa si stava lamentando?
A me sembra che manchi qualcosa, invece. Sai cosa dice
sempre Giovanni, che  un saggio, nonostante tutto? Che
agli uomini non piace essere felici. Chi  felice non sogna,
non ne ha bisogno. Agli uomini piace essere insoddisfatti
per continuare a sognare ci che non hanno. Che bisogna essere
attrezzati per perseguire la felicit. Lui ne  capace. Io
no. E vedere te che, come il mio socio, cerchi solo di stare
bene, e sei disposta a sacrificare ogni certezza per farlo, mi
ha sbattuto in faccia che la mia costante frustrazione  una
mia scelta. Non  facile dirsi che si  infelici, o anche solo insoddisfatti, perch lo si vuole e non per sfortuna.
Gli occhi di Paolo si fecero pi scuri. O forse era solo un
gioco di luci provocato dai riflessi che venivano dalle finestre.
Fatto sta che Gina si squagli, gli mise le braccia al collo e lo baci.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Paolo dimentic i buoni propositi di quelle ultime quarantotto
ore. Che non ci sarebbe ricascato, che l'avrebbe evitata,
che avrebbe detto a Zamberletti di occuparsi lui del lavoro
di Gina, pazienza per la scommessa, che sarebbe bastato
non vederla, non sentirla, almeno per un po', qualche settimana,
per non provare pi quel languore.
Era abituato, lui, a tenere i sentimenti sotto controllo, che
ci voleva? Sarebbe uscito con un'altra, bastava aprire l'agendina
e fare un qualsiasi numero di telefono, no non ne
avrebbe ricevuti.
Tutto poteva rientrare nei binari: come quando si passa
rapidi da una stazione di paese, e si scorge sulla banchina
qualcuno che ci colpisce.  solo un attimo, il desiderio improvviso
di fermare il treno tirando il maniglione rosso,
scendere e dire: Salve, come va?
Ma il momento passa, la stazione pure, ti scuoti, ti dici
che sono tutte sciocchezze e non un altro universo che ti
chiama, e non ci penserai pi, per tanto tempo. Almeno fino
al giorno in cui, stufo della tua esistenza, delle tue abitudini,
delle tue disillusioni, non ti colpisce il flash di quel volto,
non ti dici che da quel maledetto treno avresti dovuto scendere,
che avresti dovuto essere pi audace. Ma ormai l'occasione
 andata, il pericolo di mettere il tuo mondo a soqquadro pure.
Per ora lei era l, e lo stava baciando, e Paolo aveva pochi
secondi per decidere se ricambiare quel bacio o dirle di scordarsi
tutto e di non presentarsi mai pi alla sua porta.
Al diavolo.
La strinse forte a s, la cerc con la lingua, le mise la mano
sotto la camicia, per accarezzare la pelle madida della schiena;
sotto le dita sent scorrere brividi, senza sapere se fossero
provocati dal piacere o dal freddo. Ma il sospiro di lei, quando
le lamb il collo, vicino al lobo dell'orecchio, scostandole
i capelli con l'indice, gli disse quel che voleva sapere.
Avere la conferma dell'eccitazione di Gina non fece altro
che dargli un'altra spinta verso il proprio desiderio. L'erezione
premeva contro la stoffa dei pantaloni e contro di lei,
che gli aveva messo le mani sul fondo della schiena, le dita
nella cintura, e lo tirava a s, per non farlo scappare di nuovo,
che non l'avrebbe sopportato.
Continu a baciarla, sempre pi famelico, sempre pi impetuoso,
tenendole il viso con entrambe le mani, dicendole
che era bella, che la voleva, che la voleva cos tanto da non
poter pi nemmeno ragionare, rendendo anche l'appetito di
Gina pi acuto, Gina che strinse le cosce per rispondere a
quella tensione fra le gambe, pi intensa intorno al clitoride, e sent che si bagnava.
Chiuse gli occhi, rovesci indietro la testa, mentre il respiro si faceva pi affannoso, invitandolo a baciarla ancora e
ancora. Paolo soddisfece la sua richiesta muta per qualche minuto, per poi allontanarla da s abbastanza da ottenere di
nuovo la sua attenzione: Andiamo a letto. Adesso.
La prese per mano, senza aspettare alcuna risposta, tanto non si sarebbe opposta a quell'ordine, e la condusse verso la
camera. C'era la giusta sfumatura di buio per intuirsi pi che vedersi, e permettere maggiore libert a due amanti che ancora
non si conoscono.
Paolo prese a sbottonarle la camicia, pianissimo, bottone dopo bottone, aumentando di pochi centimetri alla volta la
porzione di pelle scoperta. Si dava il tempo per immaginare in anticipo quel che sarebbe venuto, intuire la pelle bianca
prima di intravvederla nella penombra, perch pregustare il piacere che avrebbe provato gli permetteva di raddoppiarlo.
C'era controllo, in questo, volont di dominio, ancora una volta, e non avrebbe potuto essere pi facile con Gina, perch gli si era gi arresa dal giorno in cui aveva accettato la sua proposta.
Era una sua creatura: lui aveva avvertito che c'era di pi;
lui aveva fatto s che fiorisse la sua bellezza, lui l'aveva stimolata
a scoprirsi, e l'aveva riportata all'entusiasmo. Bastava
che la sfiorasse, per sentire il suo totale abbandono. Era una
sensazione esaltante, quasi quanto la consapevolezza che stava per prenderla nell'ultimo modo che rimaneva.
Gina lo lasciava fare, affascinata: Paolo aveva un modo di
muoversi fluido, animalesco, che la ipnotizzava. Quando la
sua camicia fin a terra, scopr il reggiseno che lui le aveva
comprato, senza supporre che glielo avrebbe visto indossato, il dorso liscio, il ventre morbido. La baci partendo da
sotto l'orecchio, il collo, la linea delle spalle; la sua pelle era
ancora fredda di pioggia, perfino di pi al contatto delle mani e delle labbra di Paolo, che invece erano calde da scottarla.
Lui le disse nell'orecchio, sapendo bene questa volta quali reazioni avrebbe scatenato: Ti dico cosa voglio. Voglio che tu non faccia niente. Voglio che tu non prenda iniziative. Voglio fare a modo mio. Non che fosse una novit.
Gina fece un lieve cenno del capo e Paolo dovette fare uno sforzo enorme per mantenersi calmo, mentre le sbottonava i jeans. Li fece scendere piano perch la stoffa umida non strofinasse troppo contro la pelle delle cosce, arrossandola.
Gina si riscosse quando li sent arrivare alle caviglie, si liber in fretta delle scarpe, le bastarono pochi movimenti per liberarsi anche dei jeans.
Posso almeno spogliarti?, domand lei, incerta, perch aveva bisogno di toccarlo.
Lui ci pens un attimo, e decise di concederle almeno
questo. Gli restitu, cos, ogni gesto, un po' pi timida, un
po' pi incerta, intimorita: la giacca, la camicia, i pantaloni
finirono in un mucchietto, ed erano cos, di fronte uno all'altra,
aspettando il momento giusto per un nuovo movimento,
sapendo entrambi che non ci sarebbe stato ritorno.
Paolo era bello nudo quanto lo era vestito. Virile, i bicipiti
segnati dai pesi, gli addominali tonici, le gambe lunghe e
forti. Gli occhi di Gina lo esplorarono tutto, per fermarsi
sull'evidenza della sua erezione, e pens, orgogliosa e quasi
sorpresa:  eccitato per me, desidera proprio me.
Gli sorrise, mordendosi il labbro. Gli occhi le si illuminarono,
brillavano nella semioscurit. Era felice.
Paolo si avvicin, la prese in braccio e la pos sul letto.
Non lo faccio da tanto, confess Gina, come se ce ne
fosse stato bisogno. Anche questo lo fomentava, sapere di
essere il primo della sua nuova vita, il primo ad avere di nuovo
il permesso di toccarla, dopo che si era negata a lungo al sesso.
Prese a degustarla, scivolando dalla bocca, con la lingua,
lungo il collo, indugiando nell'incavo della gola. Era vellutata,
liscia come la seta del reggiseno nero che indossava e che
risaltava ancora di pi sul pallore della sua carne, i capezzoli
eretti tiravano la stoffa e lui li strizz con la punta delle dita,
provocando un gridolino. Gina pass le mani nei capelli di
Paolo, contravvenendo ai suoi ordini, perch non poteva
stare ferma, aveva bisogno della riprova che lui era l, con lei, che era vero.
Paolo continu le sue esplorazioni, seguendo la linea del
reggiseno, che scost con le dita per mordicchiare prima un
capezzolo e poi l'altro, turgidi, color lampone. Non glielo
slacci, per, perch lo incantava guardare i seni piccoli e
delicati di Gina, intrappolati e sostenuti dalla stoffa scura.
Gina sospir, ora con le mani sopra la testa, aggrappate al
cuscino; intanto con la lingua Paolo si diresse verso il suo
ombelico, insistendo nell'incavo e tutto intorno, sentendo
gli addominali contrarsi al suo tocco. Fece scivolare le mani
verso l'elastico delle mutandine, per tirargliele gi e avere maggiore libert di manovra.
Si sollev sulle ginocchia, per osservare meglio il raso che
scorreva centimetro dopo centimetro, scoprendo l'origine del mondo.
Quando non ci furono pi ostacoli, le allarg le gambe,
spingendo delicatamente verso l'esterno, per poterla penetrare
con una delle sue lunghe dita, con due, facendole scivolare
su e gi, stimolando tutt'intorno l'apertura della vagina;
col pollice prese a stuzzicarle il clitoride, con movimenti
circolari. Sent che Gina era sempre pi vicina al godimento,
lo implorava di continuare, e allora scese ancora e inizi a
leccare tra le labbra, e a succhiarle il clitoride fino a quando
non la sent singhiozzare, vibrare e venire.
Le morse delicatamente il pube, e inizi la risalita: le baci
di nuovo il ventre, e poi su verso i seni, la gola, il collo, e
infine la bocca, per farle assaggiare il suo stesso sapore.
Adesso ti prendo.
Si scost per alzarsi, apr il cassetto del comodino, prese un preservativo, e se lo infil, mentre Gina cercava di catturare
ogni dettaglio. Torn da lei, per stendersi tra le sue gambe. Si sostenne col gomito, intanto che con una mano guidava il suo membro verso l'ingresso della vagina, tormentandola, stuzzicandola, per prepararla all'assalto dei suoi colpi.
Entr dentro di lei, con delicatezza, riempiendola tutta; Gina strinse i muscoli interni intorno all'erezione di Paolo, per sentirlo meglio, per stimolarlo di pi. Fu lui a gemere, questa volta, sorpreso dal piacere che provava, che non si aspettava tanto intenso e travolgente.
Non c'era altro rumore che il ticchettio della pioggia e dei loro sospiri. Paolo la cavalcava mantenendo un ritmo regolare,
via via pi veloce, pi energico, pi potente, le mani di lei stringevano i suoi fianchi, le unghie gli graffiavano la pelle, le cosce lo circondavano, imprigionandolo.
Adesso sei mia, qualsiasi cosa accada, sei mia le sussurr nell'orecchio sensibile.
E la sent tremare nuovamente, attraversata da sensazioni intensissime, e chiamare il suo nome, e venire di nuovo, gridando
tutto il suo godimento.
Tocc a lui, un istante dopo. Non si era mai sentito tanto padrone della situazione.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Paolo la teneva stretta a s.
 una sensazione bellissima, gli disse lei a un certo punto.
Quale?
Stare tra le tue braccia.
Lieto di saperlo.
E ora?
Teniamo la cosa per noi. Spero tu capisca la delicatezza
della situazione. A Silvana non dire nulla, per favore, anche
se so che siete diventate amiche. Eviterei di complicare i rapporti
professionali, mescolando i piani. Non voglio che Silvana
si possa sentire a disagio a trattare con te, sapendo che ci vediamo. Lo capisci, vero?
S,  logico. Sar discreta.
Grazie. E non  solo Silvana. Stai lavorando bene, alle
clienti piaci, alle tue prime uscite le vendite sono state brillanti
e avevo gi deciso di confermarti. Il lavoro d'ufficio lo
conosci, quindi anche quando inizierai in sede, non ci saranno
problemi. Ma se comunico a Giovanni che ti assumo, dopo
che gli ho detto che siamo diventati amanti, potrebbero
esserci ostacoli, pregiudizi, sospetti, e io non voglio crearti e
crearmi problemi. Anche perch, alla fine, saresti tu quella
pi penalizzata. Al massimo io mi prendo del cretino dal mio
socio, ma tu staresti sempre sotto il microscopio.
Hai ragione.
Bene. Senti, ho sete, vuoi qualcosa da bere anche tu?
Un bicchiere d'acqua andr bene.
Torno subito, tu stai qui al caldo, le sorrise.
Arrivato in cucina, sent il cellulare suonare. Era Silvana. Da casa.
Scusa, Paolo, ma  urgente e non potevo parlarti dall'ufficio.
Cosa  successo?
Giovanni ha mangiato la foglia.
In che senso?
Mi ha fatto il terzo grado su Gina, dopo che si  accorto
che  gi operativa. Era venuto a cercare sul mio tavolo una
pratica, mentre ero in bagno e non gli rispondevo, cos ha visto
la cartellina che contiene gli appuntamenti e il prospetto
delle vendite a domicilio gi effettuate. Non  uno stupido,
Paolo. Se la ragazza funziona, hai vinto la scommessa e in anticipo,
quindi non si capacita di come tu non sia ancora andato
a riscuotere, tutto tronfio.
Io non sono mai tronfio.
Si sent Silvana sbuffare dall'altra parte del telefono: Secondo
te, sarebbe questo il punto?
Paolo le diede ragione tra s e s, ma cambi direzione:
Te l'ha detto apertamente?
Ovvio che no, non poteva citare la scommessa con me:
avrebbe dovuto raccontarmi cosa avete combinato, ed evidentemente
se ne vergogna, perch lo sa anche lui che  una
schifezza. Almeno lui conserva ancora una coscienza, a
questo punto fu Paolo a sbuffare.
Silvana non si fece intimorire, e continu a parlare, come
nulla fosse: E non sospetta neppure che io sappia, l'ho capito
da come mi faceva il terzo grado. Ma, avendo in mano
tutti gli elementi, non ci vuole mica una campionessa di logica
per arrivarci. Anche perch sai benissimo che  la stessa
domanda che mi pongo io e che ti faccio da tempo: che stai aspettando?
E tu? Cosa gli hai risposto?
Ho messo su l'espressione pi innocente che avevo in
repertorio, gli ho detto che ne sapevo quanto lui, che con Gina
lavori esclusivamente tu, che io non l'ho pi vista dal suo
primo giorno di prova. Che mi limito a passarti gli appuntamenti
che prendo per lei, che tu mi riporti le vendite, e nient'altro.
Che stai abbottonato pure con me, e non capisco come
mai. Ti ho fatto guadagnare un po' di tempo, ma poco.
Poco davvero, Paolo, perch Giovanni mi ha dato l'incarico
di convocare Gina in ufficio, per luned mattina.
Non ci credo!
E invece s. La vuole vedere per andare in fondo alla faccenda.
Ormai  pazzo di curiosit. Ti rimane il weekend per
risolvere la faccenda e fare in modo che nessuno debba pagare
prezzi pi alti del necessario.
Silvana approfitt dello sconcerto di Paolo per rovesciargli
addosso i suoi timori, prima che attaccasse il telefono e le
impedisse di dire quello che si era ripromessa: Tu non ti
rendi conto, vero? Non so come questa bugia potr durare,
Paolo, perch se Gina viene a lavorare qui, senza che tu l'abbia
preparata a reggere il gioco, che ci sia confidenza fra me
e lei verr subito fuori. Sono cose che si notano, e Giovanni
 tutto tranne che uno sprovveduto. Capir che gli ho mentito.
E passer dei guai.
Va bene. Ne prendo nota. Grazie per avermi avvisato.
Non ti preoccupare, ci penso io.
Io per devo sentire Gina. Mi ha telefonato stamattina,
le ho promesso che l'avrei richiamata, e non l'ho ancora fatto.
E le devo anche dire assolutamente di luned.
Fai quel che devi.
Chiusa la comunicazione, si lasci cadere sulla sedia.
Si era registrata un'accelerazione che non aveva previsto,
e Paolo detestava che le cose deviassero dal percorso che aveva stabilito.
Ora doveva guidare Gina, il socio e la sua segretaria in un
intreccio che non aveva pi ben chiaro neppure lui.
Mentre rifletteva, dirigendosi verso la sala, sent una vibrazione: era il cellulare di Gina, ancora nei jeans. Non poteva
sentirlo dalla camera da letto. Lo lasci suonare, senza avvisarla, per darsi ancora un po' di spazio.
Pensieroso, torn in camera da letto.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Dove vai?
A casa.
E perch?
Una domanda che Gina non si aspettava. Avevano passato
la notte insieme, e gi era stato un grande, grandissimo
passo. Le pareva ovvio togliere le tende.
Quando Paolo era tornato in camera da letto, con il bicchiere
d'acqua che le aveva promesso, l'aveva trovata addormentata.
Due notti praticamente insonni, le emozioni e la
passione avevano finito per stroncare ogni resistenza. Anche la sete.
L'aveva coperta per bene, posato il bicchiere sul comodino
per ogni evenienza; aveva indossato un pigiama, ed era
andato in sala a guardare la televisione e a sbocconcellare un
paio di merendine, l'unica cosa commestibile che aveva sempre
in dispensa. Erano le stesse che gli comprava la madre,
una di quelle debolezze, nascoste a tutti, nelle quali indulgeva,
cos come non si perdeva un musical con Fred Astaire,
una passione di Sara, che lo faceva sedere vicino a s, ogni
volta che ne trasmettevano uno in televisione, e gli diceva:
Ah, che bei vestiti! Che grazia! Che eleganza! Come mi sarebbe
piaciuto ballare cos con tuo padre, ma si muove come
un orso nella caverna... Lo prendeva per le mani e finivano
con il girare goffi per il salotto, fingendo di sapere cosa fosse il tip tap.
A proposito di ballare, a quel punto non c'era altro che
farlo al ritmo che gli dettava Giovanni, evitando scivoloni.
Vie di fuga non ne vedeva neppure una.
Della scommessa, era scontato, Gina non doveva sospettare.
Non era mai stato nei piani, figuriamoci dopo gli ultimi
sviluppi. Era certo che Giovanni non le avrebbe detto nulla
in proposito: non era un sadico. Sapeva essere duro, ma non
l'aveva mai visto crudele. Non volontariamente, almeno.
E poi tra loro la competizione era sempre stata leale, da
maschi alfa che si prendono a cornate, se necessario, per si
rispettano. Quindi, mai avrebbe cercato di buttare discredito
sul socio, per rovinare il suo trionfo. No, poteva stare
tranquillo su quel fronte. Anche di Silvana si poteva fidare:
se avesse voluto, avrebbe gi spifferato tutto.
Per quanto avesse strenuamente difeso la propria posizione,
sia con la segretaria che con Giampiero, sapeva di aver
fatto qualcosa di cui non andare orgoglioso, e che Gina ne
sarebbe uscita distrutta, se avesse scoperto di aver ricevuto
quell'offerta di lavoro, e tutta la considerazione che ne era
seguita, per soddisfare la sua necessit di vincere ogni volta.
Probabilmente non avrebbe voluto vederlo mai pi.
Non che non ne avrebbe tollerato l'assenza: figuriamoci!
Era sopravvissuto sia alla perdita di Costanza che di Monica,
le uniche due donne che erano state importanti per lui; per
una scopata si sarebbe presto rassegnato anche alla mancanza di Gina, si disse.
Per non avrebbe sopportato il suo disprezzo, quello no.
Gli piaceva guardarsi attraverso i suoi occhi puliti.
Sapeva che Gina non era abbastanza salda, o abbastanza
cinica, per riuscire a vedere quella storiaccia sotto la giusta
angolazione: in fondo, se Paolo non avesse accettato la provocazione
di Giovanni, se si fosse attenuto ai migliori principi
morali, lei sarebbe stata probabilmente ancora a casa a
domandarsi se mai avrebbe trovato un altro lavoro, triste e
frustrata, e lui starebbe con una delle sue solite conquiste,
senza provare nulla, nessuna emozione, nessun tormento.
L'automa degli ultimi anni.
Era certo che non avrebbe condiviso il suo punto di vista:
che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, come diceva quella canzone.
Ma se poteva ragionevolmente ipotizzare che la questione
della scommessa sarebbe rimasta sepolta per sempre, rimanevano
altri nodi da sciogliere, prima di portare Gina in ufficio.
Innanzitutto, doveva tutelare Silvana: la sua complicit
era un'altra cosa che doveva rimanere segreta. Giovanni non
l'avrebbe giustificato: per lui la lealt era tutto e Silvana non
si era mantenuta equidistante. Non le avrebbe rinfacciato di
avere aiutato Paolo, ma di averglielo nascosto, oh s.
Infine, doveva trovare il modo di spiegare a Giovanni perch
aveva atteso tanto per riscuotere il premio.
Forse avrebbe potuto dirgli met della verit, e cio che
godere del ruolo del demiurgo gli piaceva moltissimo; decidere
per Gina, perfezionarla ancora. C'erano infiniti margini
di miglioramento. Forse questo lo avrebbe capito. Rientrava
perfettamente nel personaggio del maniaco egoriferito di
Paolo. O dell'uomo annoiato alle prese con un nuovo, eccitante giochino. Ci stava.
L'altra met no, e cio che aveva avuto bisogno di un po'
di spazio per comprendere cosa provava. Portare Gina in ufficio
avrebbe significato averla sotto gli occhi di continuo,
confondendolo ancora di pi, e col rischio di essere sgamato
da chi gli stava intorno. Gi Silvana sospettava che fosse
coinvolto oltre il dovuto, cos, senza neppure averli visti insieme;
e se ci si fosse messo anche il suo socio? Non avrebbe avuto scampo.
Tutto sommato, per, ora che il bubbone era scoppiato -
Gina nel suo letto, Giovanni sulle sue tracce - avrebbe potuto
gestirsi meglio. Agire nell'emergenza, basandosi sui dati
oggettivi, era uno dei suoi talenti.
E avrebbe potuto gestire meglio Gina. Ovviamente,
avrebbe preferito decidere lui tutto fino in fondo, pure i
tempi, ma ormai la frittata era fatta e stava per essere mangiata.
Nella vita, si disse, tutto  semplice e niente  facile, e
questa faccenda non faceva eccezione.
Torn di l, si stese vicino a Gina, le mise una mano sul
fianco tiepido, e si addorment.
Gina si era alzata prestissimo, la mattina successiva. Aveva
fatto di tutto per non svegliare Paolo: si era mossa al rallentatore,
era sgusciata verso il bagno, si era lavata la faccia, i
denti mettendo il dentifricio sul dito; in punta di piedi aveva
recuperato i vestiti ancora intrisi di pioggia, e li aveva infilati,
nonostante la sensazione sgradevole.
Stava per andarsene, quando lui aveva aperto un occhio:
Non c' bisogno che torni a casa tua.
Mi spiace dissentire, ma avrei bisogno di cambiarmi, di
biancheria pulita, di uno spazzolino da denti. E tu avrai gi il
fine settimana organizzato, a meno che non avessi previsto l'imprevedibile.
No, che non ce l'ho. Quindi puoi rimanere qui, metterti
qualcosa di mio, e ho di sicuro uno spazzolino nuovo da darti.
Che fretta c', scusa? Non ci corre dietro nessuno. Abbiamo
tutto il tempo del mondo. Quanto ti serve per prepararti,
prima che ti venga a prendere per andare in ufficio luned
mattina? Non sarai mica una di quelle donne che impiegano ore e ore? ! le sorrise.
A Gina di colpo ripresero a funzionare le rotelline del cervello,
dopo un lungo blackout, senza farsi distrarre dal suono
meraviglioso della sua voce, dai denti bianchi come banchise
polari, dalla fossetta che gli si creava, solo a sinistra, solo quando sorrideva davvero e non per dovere sociale.
Come mai?
Come mai, cosa?
Come mai dobbiamo andare in ufficio luned mattina?
Ecco. Come mai dobbiamo andare in ufficio luned mattina?
Cominciava la commedia. Primo atto.
Be'... Silvana mi dice che ti annoi a casa, e le saresti utile
in ufficio. Allora ho pensato di iniziare anche con l'amministrazione,
che dici? Ma bisogna che ne parli con Giovanni,
prima. E anche con Silvana. Posso mandarti allo sbaraglio?
No, che non posso.
Fu il turno di Gina di sorridere contenta. Dio, come gli piaceva quando lo faceva!
Sfoder tutti i denti, di nuovo, pure lui.
Che gioia! Non sai quanto fossi stufa di stare a casa a fare quasi niente!
Fece una pausa. Torn seria: Scusa, ma cosa direbbero se ci vedessero arrivare insieme?
Non aveva torto.
Allora andiamo in ufficio con due macchine, ma tu aspetti a salire che ci sia anch'io, va bene?
Un'altra pausa.
Davvero non vuoi che me ne vada? cerc conferma lei, incerta, cambiando completamente soggetto.
Perch non dovrebbe essere cos?
Mah, sai... Non che abbia grande esperienza con gli uomini, per insomma... mi sembra tanto romantico. Non  l'idea che dai di te...
In fondo, invece, sono un vero romanticone, non lo sapevi? Vieni qui, che te lo dimostro.
Non se lo fece ripetere due volte: non vedeva l'ora di togliersi di dosso quei vestiti umidicci.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Girava per casa con uno dei pigiami a righe di Paolo. Aveva
dovuto far su maniche e pantaloni, si era guardata allo specchio
e aveva ravvisato una qualche somiglianza con un
clown, ma lui le aveva detto che era sexy, e quindi andava bene cos.
Bastava la sua approvazione perch Gina si vedesse sotto una luce pi benevola.
Appena riusciva a formulare un pensiero coerente, si
chiedeva cosa ci facesse ancora l, cosa sarebbe successo, come
avrebbero gestito la relazione da quel momento in poi, e
soprattutto quanto ci avrebbe messo Paolo a capire che era
stato un errore, e che poteva tornare ad avere di meglio. Solo
che le capitava di rado, se le era vicino. Se le era vicino, si
sentiva come se avesse scolato quattro bicchieri colmi di gin.
Non avrebbe passato l'alcol test neppure volendo, e da sobria.
Aveva la testa nei pensili, cercando qualcosa con cui preparare il pranzo, e si era presa una pacca sulle natiche.
Ahi !
Tu provochi, bambina, ed ecco cosa ricavi!
Fuori, fuori di qui, che devo cucinare.
Subito?
S, subito, devo mangiare qualcosa di consistente oppure
finir svenuta per terra.
Allora finirai svenuta. Ti ho detto che non mangio mai
in casa. Pi del caff e di qualche dolcetto non c'.
In effetti, pure nel frigo c'era nulla: E perch lo tieni,
scusa. E per di pi acceso?
Perch me l'hanno venduto con la cucina.
Anche quella inutilizzata.
A pensarci bene in questa stanza avrei dovuto farci una
palestra. Ma non volevo essere troppo anticonformista. E ho
fatto bene, altrimenti mi sarei perso lo spettacolo di te che fai da mangiare.
Al massimo, viste le condizioni della tua dispensa, telefono
alla pizzeria all'angolo per chiedere se fanno consegne a domicilio.
Metti gi una lista, dai. Mi pare di aver visto un supermercato all'angolo.
Da quanto vivi qui?
Cinque... no, sei anni. Perch?
E ti pare di aver visto un supermercato all'angolo?
I supermercati non sono esattamente in cima alla lista dei miei interessi.
Scuotendo la testa, Gina si sedette al tavolo, a scrivere su un bloc notes.
Tutto qui? chiese Paolo quando diede un'occhiata all'elenco finito.
Come, tutto qui? Ho fatto i conti a spanne di quel che ci
pu servire per pranzo. A meno che tu non abbia intenzione
di mangiare per un esercito, direi che dovremmo starci abbondantemente.
Mi devi scusare, ma detesto buttare il cibo.
E, viste le tue abitudini casalinghe, ne finirebbe di certo in
pattumiera, se comprassi qualcosa di pi.
Sembra che tu abbia una gran fretta di andartene.
Non era vero, sarebbe rimasta a guardarlo fino a quando
non le fossero caduti gli occhi, fosse stato per lei. Non che
potesse dirglielo, per; la Patty aveva sviscerato l'argomento
in diverse occasioni: mai ammettere con un uomo che sei
presa fino all'ultimo nucleo cellulare del tuo corpo. Si spaventano e scappano.
Ripieg, quindi, su qualcosa di meno terrorizzante: Ma
no! Che dici? E che mia madre mi ha fatto una testa cos sugli
ospiti inopportuni, di quelli che non si schiodano neppure
se gli spari con la 44 Magnum dell'ispettore Callaghan... E
cos, quando sono a casa di qualcuno, ho sempre paura di
essere invadente. Non volevo offenderti. Davvero. Scusa.
Che ne sai dell'ispettore Callaghan? le domand ridendo.
Preferisco i polizieschi ai film d'amore.
Tu? Paolo era sinceramente stupito.
Be', di solito l'assassino viene messo in galera. Giustizia
 fatta. Sono rassicuranti.
Se sapesse di essere considerato rassicurante, Callaghan
si metterebbe una pietra al collo e si butterebbe dal Golden
Gate Bridge. Aggiungi qualcos'altro, va'. Facciamo scorta.
Scorta? Addirittura? gli sorrise.
Pensi di non tornare pi?
Gina fu di nuovo presa alla sprovvista. Solo la sera prima
era stato lui a dire che si vedevano, manco che stavano insieme,
a chiarire che non c'era impegno, di non mettersi in
testa idee strane. E a lei andava bene, le andava bene qualsiasi
cosa. Adesso sembrava quasi dovesse andare tutte le sere
da lui, preparare la cena e fare la brava fidanzatina.
Non ci capiva pi niente. Solo parlarne con la Patty le avrebbe chiarito le idee.
Oddio, la Patty!
Paolo la vide scattare in piedi e correre verso la camera da letto.
Cosa  successo? le chiese un po' allarmato.
Il cellulare! rispose lei.
Siamo al secondo atto, il pi delicato, si disse Paolo. Questione
di attimi ancora, e si sarebbe esibito nel suo show da
prestigiatore esperto. La segu.
Mentre frugava nella tasca dei jeans, Gina - che lo aveva
sentito arrivare - gli disse senza neppure sollevare lo sguardo,
ma rilucendo: Vedi cosa mi fai? Ho dimenticato il resto
del mondo. Spero che non ci sia stata qualche emergenza. Ti
ho detto che sono figlia unica. Per quello lascio il cellulare
sempre acceso: se mio padre o mia madre si dovessero sentire
male? E poi, la mia migliore amica mi chiama tutte le sere.
Non trovandomi, si sar preoccupata guard il display.
Ecco, lo vedi? Ci sono undici chiamate e sei messaggi.
Dieci chiamate e cinque messaggi erano della Patty, a esasperazione
crescente. Il primo recitava: Gina, tesoro, come
stai? Sto morendo dalla preoccupazione, visto che non rispondi
al telefono. Mi dai notizie?
A seguire, ce n'era uno comprensivo: Lo so che vuoi metabolizzare
la delusione e non hai tanta voglia di parlare. Dimmi
solo che ci sei e a me basta.
Uno pi energico: Mi sembri una bambina capricciosa.
Non cade il mondo per colpa di un paio di stronzi. Reagisci e chiamami!
L'altro faceva leva sui suoi complessi di colpa: Ma veramente
vuoi farmi morire di crepacuore? A me? Alla tua Patty?
Il quinto e ultimo ormai trasudava incazzatura, ed era di
solo un'ora prima: Senti, o mi dai notizie a breve o chiamo i pompieri e butto gi la porta. OK???
La devo chiamare assolutamente. Patty? Sono io... s...
be'...  che avevo il cellulare... no, la vibrazione... e non me
ne sono accorta... non potevo... ora non posso... abbass il
tono della voce, per uno di quei riflessi condizionati che ci
spingono a fare cose ridicole. Poteva calare il tono della voce
finch voleva, ma Paolo era vicinissimo, e non accennava a lasciarla sola.
Sono a casa di Paolo... eh... no... tutto bene... s, chiarito...
ma ero qui anche ieri sera!... gi... s mentre dall'altra
parte si sentiva la Patty gridare a pieni polmoni: Ma avete
scopato? Fantastico! Via la polvere, via via! Bastava dirlo subito.
Ommamma, adesso vado al bar e mi mangio due krapfen
per festeggiare! Non che la Patty avesse bisogno di una
scusa per sbafarsi due krapfen.
Quindi stai tranquilla, va bene? continu Gina. Ti
chiamo con calma appena torno a casa... no, sto ancora un
po' qui... senti... ti richiamo, va bene? Ciao.
Si volt verso Paolo: Vedi? Era angosciatissima. Mi aveva
sentita cos afflitta, nei giorni scorsi, che stava pensando
male, e intanto continuava a guardare il cellulare per accorgersi
che il messaggio rimasto non era della Patty, bens di Silvana.
Non mi dire che avresti potuto ammazzarti! Paolo si
era allarmato al pensiero di Gina potenziale suicida. Non sar
incappato in un'altra Monica, vero?
No, che dici? Ma farmi prendere da uno sconforto grande
come una casa, questo s. Nel caso, mi sarebbe stata vicina,
come sempre, per farmi sperare ancora. Patrizia  il mio
esatto contrario: un'ottimista incrollabile, una che non stendi
neppure con una cannonata. Come avrai capito, io invece sono molto pi... come dire?...
Friabile, pens lui, ma non fece in tempo a commentare
a voce alta, perch Gina gli si avvicin col cellulare.
Lo sai che anche Silvana mi ha cercata? Dice che il signor
Zamberletti mi vuole vedere luned alle 9. Lo guard
dritto in faccia: Mi devo preoccupare? Non  che il tuo socio non  contento dei miei risultati?
Paolo mise su la sua migliore faccia da angioletto: Ti
vuol vedere? Non so che dirti, io e Giovanni non ci siamo incrociati
ieri e non ci siamo neppure sentiti. Probabilmente
vorr verificare direttamente con te i progressi fatti, magari
abbiamo avuto la stessa idea, di farti iniziare a tempo pieno.
Non ti preoccupare, comunque,  impossibile che non sia
contento del tuo lavoro. Contano i numeri e i numeri ci sono.
Per... Si fece serio. Per ci sono alcune confessioni
che ti devo fare, Gina. E ora che tu sappia la verit, prima che lo incontri.
Lei si sent mancare il terreno da sotto i piedi.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Gina usc dalla casa di Paolo che era sera, quasi tirando un sospiro di sollievo.
Sulla carta le full immersion di sesso, coccole e chiacchiere
sono una cosa fantastica. Ma la potenza che si portano
dietro pu essere sfiancante. Soprattutto se sei abituata a stare
da sola. Ai tuoi tempi, ai tuoi spazi. A non preoccuparti
dell'alito, o dei peli sulle gambe che dovrebbero pure farsene
una ragione, se sono superflui, e sparire. Non c' niente
che acuisca la percezione delle proprie imperfezioni come la
paura del giudizio di chi... Gina non sapeva bene come completare
la frase. Amiamo? No, si disse, troppo presto. Ammiriamo?
S. Temiamo? Pure.
Non lo sapeva, ma Paolo l'aveva inquadrata perfettamente:
Gina voleva e non voleva. Voleva stare con lui per sempre
e scappare via un secondo dopo. Desiderava appartenergli e,
allo stesso tempo, certa di una futura delusione, avrebbe voluto
mettere tra loro la stessa distanza che sta tra la Terra e Kepler 452 b.
Diligente, aveva rimpolpato la lista della spesa, inserendo
cose che scadevano dopo mesi, pasta, scatolette, surgelati,
sperando che non attirasse la sfortuna e un calcione nel sedere in capo a qualche giorno.
Paolo aveva indossato una tuta da ginnastica, ed era uscito
di casa per rientrare in un supermercato, dopo anni che
non ci metteva piede. Se chiudeva, chiudeva: baracca burattini
e ogni minimo dettaglio connesso. Era fatto cos.
Quando aveva detto a Mario Capalbi che se ne andava,
perch non voleva essere motivo di imbarazzo e dissidi fra lui
e la figlia, Marione aveva cercato di convincerlo a rimanere.
Ma, benedetto ragazzo, l'amore  l'amore e gli affari sono
gli affari. Le passer, dalle tempo!
Mario, lei  stato quasi un padre per me e le sar grato
per tutta la vita. Ma non posso e lo sa anche lei. La conosce,
Costanza. Crede davvero che mi perdoner?
Capalbi sospir rumorosamente. No.
Ecco. E lei davvero vuole mettere a rischio la relazione
con sua figlia, la sua unica figlia, per me? Lo sa come  fatta:
o si  con lei o contro di lei. Non le darebbe tregua, Mario. E
proprio per il bene che le porto, e la riconoscenza che ho nei
suoi confronti, devo andarmene.
Si strinsero la mano, Mario Capalbi con gli occhi lucidi,
Paolo Carli con la gola chiusa. Costanza gli aveva tolto il saluto.
Fine. Fine di quella vita.
Le merendine e il caff ora glieli comprava la sua colf a
ore, cos come le altre cose che potevano servire in casa.
Le porte scorrevoli si aprirono, e anche una chiusa a chiave,
in una parte nascosta del suo cervello, con la serratura arrugginita.
Supermercato significava Costanza, significava
Monica, ora ci tornava per Gina. Per fortuna non sono uno
che crede ai segni premonitori.
Sent una vocina fioca e indisponente chiedergli se perch
Costanza e Monica erano state donne importanti o perch
era finita con entrambe.
Ci impieg meno di un battito di ciglia per zittirla, e and
alla scoperta di quel che c'era in esposizione.
Arriv alla cassa con un carrello traboccante: aveva comprato
tutto quel che c'era nella lista e molto di pi.
Quando era andato via da casa di suo padre, la spesa era
centellinata, per mancanza di possibilit economiche; pur
con i progressivi aumenti di stipendio, per abitudine aveva
continuato con gli acquisti spartani, tanto aveva cominciato a concedersi il ristorante pi spesso.
Dopo di che, appunto, aveva definitivamente smesso: con
Tuttigusti era diventato un imprenditore di successo. E un
imprenditore di successo non fa la spesa, paga qualcuno che
la faccia per lui. Cos, passare tra le corsie, infilando nel carrello
qualsiasi cosa fosse abbastanza colorata o stramba, come
una massaia che avesse appena vinto un buono spesa da
diecimila euro, non l'aveva mai fatto. Era un'esperienza nuova e un sacco divertente.
Oh, signor Carli! Ma che sorpresa!
Le parole della cassiera rimasero ad aleggiare nell'aria per qualche secondo.
Lei si era immediatamente pentita di averle pronunciate,
la collega della postazione affianco l'aveva fissata inorridita,
neanche si fosse messa a fare lo spogliarello sul nastro trasportatore,
Paolo era rimasto di stucco.
Ci conosciamo?
No, che non ci conosciamo, ma io conosco te, che sei uno
degli scapoli d'oro della citt: gnocco e ricco. Ti guardiamo
passare dalle vetrine. Sono anni che speriamo che tu entri in
questo supermercato e porti via con te una a caso di noi. Per esempio, me.
Eh, no. Mi scusi,  che Palmira, la sua colf, ci parla sempre
di lei, tanto che ci pare proprio sia uno di noi.
La collega continuava a fissarla, sempre pi sconcertata.
Uno di noi? Ma sei scema? le si leggeva sulla faccia, mentre la
vecchietta che stava servendo cominciava ad agitarsi: Guardi,
signorina, che mi fa perdere la replica di Beautifull Me lo fa lo scontrino?
Paolo intanto rivolgeva un sorriso ammaliante alla sua,
di cassiera. Si pieg appena per leggere il nome sulla targhetta:
Sapesse, cara Giuliana! Ho lavorato in un supermercato
per dieci anni, quindi sono davvero uno di voi. Altra esibizione dentale.
Giuliana pens: Oh Dio del cielo, se mi prende anche in
braccio come Richard Gere in Ufficiale e gentiluomo ti prometto che smetto di fumare oggi stesso.
Il Dio del cielo non doveva aver trovato l'offerta abbastanza
allettante, perch Paolo se ne and con due dei sacchetti
della spesa, dicendo di portare il resto a domicilio; e senza lei appresso.
Allora? Com' andata?
La Patty, prevedibilmente, si era precipitata da Gina, appena
questa era stata di nuovo disponibile. L'aveva ascoltata
con molta attenzione, l'aveva osservata muoversi, gesticolare.
Aveva preso nota del tono della voce.
Sei molto presa da quest'uomo, vero?
S. Be', chi non lo sarebbe?
Lascia stare. La questione, l'unica vera questione,  cosa
provi tu. Attenzione a non farti intrappolare dai trucchi dell'ossitocina.
Gina la guard stranita. L'ossi-cosa?
Gina continu la Patty, petto in fuori, io ti voglio bene
come a me stessa, quindi tanto davvero, per cui, se dico
queste cose, lo faccio per il tuo bene. Tu non sei attrezzata a
prendere le cose con leggerezza.
Cosa stava succedendo? La Patty da sempre la spingeva a
buttarsi e, ora che lo stava facendo, le consigliava di frenare?
Pensi che queste ore con lui non siano state importanti?
Gina gi sembrava sull'orlo di una crisi di nervi.
No fece quella gi spazientita, ma bisogna prendere
le cose con obiettivit, fino a quando non si capisce che ci si
pu lasciar andare del tutto.
Scusa, ma  un paradosso. Come si fa a vivere pienamente
una storia, se si usa il misurino?
Prima di tutto non  una storia. Ancora non ha confini
ben definiti. E, se anche non ve lo foste detti chiaramente,
come invece  stato, l'avresti saputo da sola, perch  scontato,
visto che  appena nata.
S, per...
Per, niente. Come credi che sia sempre riuscita a tutelarmi,
in questi anni? Pensi, forse, che perch sono pi sfacciata
di te, io sia invulnerabile? Che non possa soffrire, come
te o qualsiasi altro? E che io uso la ragione. La ragione. So
come funzionano le cose e vedo di ricordarmelo sempre. Allora,
ne vogliamo parlare dell'ossitocina?
Patty, tu non stai bene e io non so cosa sia questa... ossitocina.
E un ormone, cara mia. Un ormone fatto apposta per
creare legami. Il corpo femminile lo produce in quantit industriali,
molto pi degli uomini. Anche durante l'orgasmo.
Ecco perch abbiamo sempre l'impressione di essere innamorate
degli uomini con cui andiamo a letto, soprattutto se
la cosa si ripete. Per gli uomini  diverso, avendone meno
riescono a non farsi coinvolgere troppo.
Tu mi stai dicendo che  tutta colpa di un ormone? L'amore,
le speranze, il futuro dipendono da un ormone?
Sto dicendo che l'essere umano  una macchina complicata.
Sto dicendo che  sempre bene prendersi il tempo e lo
spazio per guardarsi allo specchio e dirsi la verit. Un uomo ti
pu piacere tanto, puoi starci bene, pu farti godere, ma non
 detto che sia amore. E se non  amore, allora non  il caso di
starci male, nel caso le cose non dovessero funzionare.
Quindi, per te questa storia non funzioner...
Cosa vuoi che ne sappia? Sono mica Nostradamus! Non
mettermi in bocca cose che non ho detto e, soprattutto, non
stare sulla difensiva. Ti sto dando un consiglio, il migliore da
quando ti conosco, e s che te ne ho elargiti tanti, e tutti buoni,
che tu, di solito, hai ignorato bellamente. Dovrei smetterla,
ma non posso. Segnatelo: non partire in quarta. Prova a
partire in quarta, la prossima volta che accendi l'auto, e dimmi cosa succede.
Lo so gi: non parte.
Esatto, sciocchina. Sono felice di vederti rinata, voglio
solo che tu ti protegga, perch tutto pu essere. Vacci piano,
Gina. Sono cambiate cos tante cose, in queste settimane,
che hai il diritto di frenare, e far s che le novit si consolidino,
prima di appoggiartici con tutto il tuo peso. Il diritto di
chiedere spiegazioni, rassicurazioni, chiarimenti. Pi velocemente si sale, pi rovinosamente si cade.
Gina ci rimase male. Solo perch conosceva Patrizia, e sapeva
che mai le avrebbe detto qualcosa per ferirla, non si fece
prendere dalla rabbia e non la mand a quel paese.
E anche perch sapeva che la Patty aveva ragione da vendere.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Gina non ripos come si deve quella notte. Sarebbe successo
comunque, visto che stava per incontrare Giovanni Zamberletti.
Ma, oltre alla costata da un chilo abbondante, c'era anche
il contorno. C'era Paolo. Meglio: c'era quel che le aveva
detto Patrizia a proposito della sua relazione con Paolo, che
continuava a ronzarle nelle orecchie, zanzara molesta.
E c'era la tensione di dover condividere l'ufficio con lui evitando di farsi scoprire.
Perci all'appuntamento di luned mattina and con un
nervosismo che la rodeva, appena sotto la cintura. Sperava
che nessuno se ne accorgesse. Sperava di fare un figurone.
Che faccia hai? Non hai dormito?
Paolo l'aveva sgamata immediatamente, appena si erano
incontrati nel bar di fronte alla sede di Tuttigusti. L'idea era
di fare colazione insieme, un ultimo momento di confidenza
prima di passare una giornata a fingere che non ci fosse.
Non potendo confessargli come stavano le cose, cond la
scusa pi plausibile del mondo: Be', non pensavi mica che
non sarei stata in apprensione per l'incontro con il tuo socio...
Ti ci vuole qualcosa di forte.
Ecco, s. Fammi anche ubriacare e il tracollo sar completo!
Pensavo a un caff doppio, sciocchina... Carlo, ci sediamo l in fondo, fece al barista.
Quando si furono seduti in una posizione strategica, abbastanza
lontani dalla vetrina perch il riflesso li rendesse invisibili
dal di fuori, ma abbastanza vicini da rendersi conto
se c'era un pericolo in avvicinamento, Paolo tent di rassicurarla:
Non ti preoccupare, cara. Vedrai che Giovanni sar
sbalordito dalla tua trasformazione. E contentissimo di averti con noi. Vuoi un'altra brioche?
Figurati, non riesco a finire neppure questa, con lo stomaco chiuso.
A casa non mi pareva tu avessi lo stomaco chiuso. Sembravi un'idrovora!
Gina scintill: Mi hai fatto bruciare un sacco di calorie,
ecco perch. E non era un luned mattina tanto importante.
Paolo mise una specie di finto broncio: Mi stai dicendo
che il tempo passato insieme non  stato tanto importante?
Gli sorrise, mettendogli la mano, di nascosto dai clienti
nel bar, sul ginocchio, in segno di complicit, ma a Paolo bast
quel contatto innocente per avere un'immediata erezione:
Grazie tante. Adesso prima di alzarmi da questo tavolino,
e poter uscire, dovr aspettare di calmarmi.
Eh? non cogliendo l'allusione.
Vediamo di evitare di toccarci, Gina, perch non rispondo di me. Soprattutto di una parte di me.
Gina spalanc gli occhi, abbass lo sguardo, lui scost un
pochino la tovaglia per vederla scoppiare in una fragorosa risata.
La distrazione dur poco. Mantenne il sorriso a beneficio
di Paolo, ma torn a pensare a quello che le aveva rivelato
qualche ora prima: Ho chiesto a Silvana di aiutarmi, ma
Giovanni non ne sapeva e non ne sa nulla.
Che strano, si era detta, mentre Paolo era impegnato a intrecciare
una bugia che potesse avere un senso, rimanere in
piedi, non creare danni a nessuno, in particolar modo a lui; e per di pi in tempo reale.
Come Silvana non ne sapeva nulla? Ero convinta fosse
parte del suo lavoro, addestrare le nuove reclute. E adesso
mi dici che  stato fatto di nascosto. Per quello veniva a casa
mia? Gina l'aveva interrotto con obiezioni pi che sensate.
S e no. Anche se Giovanni fosse stato informato dell'aiuto
che mi stava dando, Silvana sarebbe comunque venuta
da te, per non prendere in prestito uno dei nostri uffici o la
sala riunioni. Certo non potevate lavorare tranquillamente
nella reception, dove sta Silvana abitualmente, con gente che
va e che viene, e il telefono che suona di continuo. Inoltre,
avevamo pensato che ti saresti sentita pi a tuo agio in un
ambiente a te familiare, visto che gi ti stavamo chiedendo
un grande sforzo. Mi pareva che questo punto della faccenda
fosse stato chiarito, no? Per quanto riguarda, nello specifico, l'aiuto di Silvana...
Si era interrotto di nuovo. Paolo si era accorto dell'ombra
che le era passata nello sguardo. Ormai la leggeva come il giornale.
Per quanto riguarda l'aiuto di Silvana...? lo aveva incalzato lei a quel punto.
S. Dunque,  un periodo di grande lavoro, questo. Vogliamo
aprire un paio di negozi in piazze nuove, e dobbiamo
trovare anche il personale in loco... insomma, avevo promesso
a Giovanni che del tuo addestramento mi sarei occupato
io da solo, per lasciare Silvana concentrata sulle questioni
amministrative che si stanno accumulando senza sosta. Solo
che, a un certo punto, mi sono reso conto che un uomo non
avrebbe mai potuto aiutarti adeguatamente, e le ho chiesto una mano.
Fino a qui  tutto logico, ma continuo a non capire perch
il tuo socio avrebbe avuto da ridire, se glielo avessi spiegato
con queste stesse parole. In fondo, prima fossi stata
pronta, prima potevo aiutare Silvana anche a recuperare le
pratiche lasciate in sospeso. Di nuovo un'osservazione di logica inappuntabile.
Hai ragione, in teoria. Ma bisogna sempre tener conto
delle variabili. In questo caso, della personalit di Giovanni,
che ... come posso spiegartelo? Ecco: certe volte  rigido
nelle sue prese di posizione.
L'aveva guardata e si era reso conto che Gina non aveva la
pi pallida idea di dove stesse andando a parare. Doveva essere
pi esplicito. Inspir e butt il ferro a fondo.
Senti, io te lo devo dire, anche se so che non ti far piacere
e l'avrei evitato con tutto il cuore, credimi. Giovanni
non era convinto che tu ce la potessi fare, quindi non voleva
sprecare tempo e risorse. Anche lo stipendio di questi mesi te l'ho pagato io, di tasca mia.
Addirittura!
Gina ci era rimasta malissimo.
Ascoltami bene: questo non dovr in alcun modo condizionare
il tuo rapporto con Giovanni. Mi hai capito? Sar il
tuo capo tanto quanto me, e non voglio che ci possano essere
tensioni fra voi. So che non ti sar facile, per mi aspetto
che ti impegnerai al massimo, come hai fatto finora. D'altra
parte, se ci pensi bene, la prima a non crederci, all'inizio, eri
proprio tu, non  vero? l'aveva vista annuire. Se non mi
fossi intestardito io, a seguire il mio istinto, non saremmo qui.
Gina aveva acconsentito di nuovo con un leggero cenno del capo.
 per questo che neppure Silvana mi ha detto tutta la
verit? aveva indagato poi. So che fra uomini  diverso,
ma le amiche si dicono anche quello che non dovrebbero.
Gliel'ho imposto io, perch non volevo tu potessi perdere
in motivazione. Desideravo che ti sentissi appoggiata
da tutti. Silvana ti ha mentito, s, ma l'ha fatto a fin di bene.
Ti  davvero affezionata. E ti pregherei di soprassedere, di
non chiederle spiegazioni, di non rinfacciarglielo. Si  trovata
in una condizione davvero ambigua e sgradevole, per settimane,
e solo per fare un favore a me, e anche a te, e non
vorrei che le fosse chiesto di giustificarsi. Intesi? Mettici una
pietra sopra. Quindi, quando ti troverai in presenza di Giovanni,
per i primi giorni almeno, non mostrarti troppo in
confidenza con Silvana e non farti mai scappare nulla con lui, va bene?
Le aveva fatto una carezza leggera: Non ti sentire offesa,
rilassati. Luned concentrati e dimostragli di che pasta sei
fatta, e lo conquisterai come hai conquistato me.
Lei pens che sperava di non conquistarlo proprio allo stesso modo, o sarebbero stati guai.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Appena entrati in ufficio, Gina si accorse che l'aria era tesa.
Paolo fiss Silvana, la quale gli restitu uno sguardo denso,
indicando con la testa l'ufficio di Zamberletti.
Ciao, Gina. Buongiorno, Paolo.
Stiamo andando da Giovanni, Silvana. Parliamo un attimo
noi tre insieme, e poi Gina ti raggiunge per darti una mano.
Direi che concludiamo il periodo di prova facendo fare
un po' di pratica a Gina anche in ufficio, come desideravi tu,
se il Zamberletti non ha da ridire.
Se Silvana fu sconcertata da questo sviluppo non lo diede
a vedere. Ricominci a lavorare, come niente fosse.
Paolo buss lievemente alla porta del socio, e lo sent rispondere:
Signorina Tocco, entri pure.
Quando Zamberletti si accorse che il primo a entrare nella
stanza era stato Paolo, sospett una fregatura. Ma prima
di potergli domandare cosa ci facesse l e come sapesse di
questo incontro, vide spuntare Gina, gli venne un colpo e si
distrasse: Non credo ai miei occhi, ma  davvero lei? e
pens che quella bestia del suo amico gliel'aveva fatta anche
quella volta. La ragazza era uno splendore, soprattutto se ripensava
a com'era quando si era presentata per il colloquio.
Gina aveva indossato il completo pantalone e la camicia
color cipria, alla quale Paolo aveva allacciato due bottoni,
che non voleva che l'occhio di Giovanni cadesse subito nella
scollatura. Sobria fuori, nervosa dentro, poverina, e si capiva
subito, ma pareva reggere bene l'ansia, rilev Carli. Se non
era crollata dopo tutto lo stress di quei mesi, il licenziamento,
la ricerca di un nuovo lavoro, l'abbandono di ogni sua
abitudine, il batticuore, non sarebbe crollata mai pi.
Ho deciso di accompagnare Gina nella tana del lupo,
Giovanni. Paolo sembrava lo Stregatto.
Zamberletti guard il socio, rimase in silenzio solo per
qualche istante, e si rivolse a Gina: So che ha gi iniziato a
incontrare le clienti e che le cose stanno andando benino.
Fu Paolo a rispondere per lei, prendendo ancora una volta
il sopravvento: Non benino, benissimo. Ce l'ha messa
veramente tutta, con la massima disponibilit. Come vedi tu
stesso, ha cambiato look secondo i miei consigli, ha studiato
seriamente la materia, ha preparato una bella presentazione
e, soprattutto, piace alle signore che partecipano agli incontri.
Dati i risultati, e anche le sue competenze pregresse in
amministrazione, credo sia arrivato il momento di farla entrare
a tempo pieno nel nostro gruppo di lavoro, facendole
affiancare Silvana, quando non  fuori a vendere.
Gli sorrise: Non sono serviti neppure tutti e tre i mesi di
prova, per dimostrarci quanto  brava.
I tre mesi di prova, sottoline Zamberletti, con una
smorfia e una venatura di sarcasmo che colse solo Paolo.
Gina, vai, vai da Silvana. Qui abbiamo finito le ordin
il Carli e, prima che lei o Zamberletti fossero in grado di pronunciare
una sola parola, l'aveva praticamente trascinata sulla soglia e spinta fuori.
Gina era rimasta come un baccal a farsi chiudere la porta
in faccia e ci aveva messo un minuto prima di riuscire a muoversi.
Si era diretta, quasi stordita, verso la scrivania di Silvana,
la quale l'aveva subito interrogata: Ma che  successo?
Per la verit non ne sono sicura, rispose onestamente Gina.
Certo che potevi anche richiamare?
Gina si sent in colpa.
Oddio, s, scusa. Non ho sentito suonare e, quando ho
visto il messaggio, non ho voluto disturbarti. Ormai eravamo
a sabato e so che hai poco tempo per stare con tuo figlio,
sper di essere stata convincente. La verit era che si sarebbe
sentita a disagio a parlarle e non raccontarle l'accaduto, cos
a caldo. Doveva prendersi il tempo necessario per convincersi
che non si trattava di un tradimento della loro amicizia,
cos come aveva dovuto persuadersi che non lo erano state
neppure le omissioni di Silvana sul suo tirocinio.
Silvana per non indietreggi: E come mai sei arrivata
con Paolo a questo appuntamento? Qualcosa non le tornava.
Non che Paolo non volesse essere presente. Figuriamoci:
non si sarebbe perso l'espressione di Giovanni, di fronte al
suo trionfo, per nulla al mondo.
Ma c'era qualcosa nell'atteggiamento di Gina... la quale, a
quel punto, avrebbe preso il muro a testate. Perch non ci
aveva pensato? Che Silvana le avrebbe chiesto conto di tutto
e lei avrebbe dovuto essere pronta con un inventario di scuse plausibili?
Senza saperlo, si era paolizzata anche sotto quel punto di
vista: aveva scelto la sua priorit, ed era disponibile a costruire
un'impalcatura di menzogne per difenderla.
Paolo mi ha telefonato sabato mattina, per dirmi che sapeva
dell'appuntamento con Giovanni e che voleva essere presente anche lui.
Ti ha spiegato il motivo?
Ma no! fece Gina sempre pi irrequieta. E il mio capo,
vuoi mica che gli faccia il terzo grado! Gli ho risposto:
Certo!, lui ha aggiunto che mi avrebbe aspettata al bar, e fine.
Quindi non si era sbagliata, Silvana: Gina era sulle spine.
Passi l'agitazione per un incontro importante con uno dei
soci - e non sapeva neppure quanto lo fosse - ma c'era qualcosa di pi.
L'altra, intanto, sperava di non diventare bordeaux come
al solito. Si sforz di scacciare dalla mente le immagini di lei
e Paolo, appiccicati come gomma da masticare e suola della scarpa.
Sorrise a tentoni a Silvana: Allora? Cosa devo fare?
Le rispose: Prendi una sedia di l, che ti spiego e si ripromise
di andare a fondo della faccenda, che non gliela stavano contando giusta.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Lo ammetto, hai vinto. Prenota tu dal Tartufaio e facciamola finita.
S, va bene.
Giovanni Zamberletti studi il suo amico: Tutto qui? Tutto qui, cosa?
Mi hai battuto clamorosamente e lo sai; perci mi aspettavo
la tua solita reazione: te l'avevo detto io, sono un campione,
non mi batte nessuno, ah ah ah, bla bla bla... E invece
niente. Muto, come se non te ne importasse. Eppure dovresti essere felice di avermi stracciato.
S, be'...
 tutto quello che sai dire, oggi? Ma che ti prende?
Sono solo un po' stanco, non sono stato tanto bene in questi giorni.
E che hai avuto?
Non saprei neppure dirti. Non stavo bene, tutto qui.
Ma cos'era? Mal di testa? Mal di pancia? Spossatezza?
Cosa sta succedendo in questo ufficio? Tutti sani come pesci
per anni. Poi, di colpo, prima Silvana, adesso tu... Bisogna
che mi faccia vaccinare, o il prossimo a dover stare a casa sono io !
A Paolo non piaceva trovarsi all'angolo. A voler essere
onesti, ci si era messo da solo, facendo un sacco di cose stupide,
ma questa consapevolezza non lo aiutava a sentirsi meglio.
Al contrario. Per cui, come sempre accadeva quando si
trovava in difficolt, part all'attacco. Era una tattica consolidata
negli anni: sembrava furibondo e spiazzava l'avversario,
il quale indietreggiava. La manovrava con misura, ma non
questa volta, anche perch con Giovanni non l'aveva mai
dovuta mettere in atto. Troppo complici perch fosse stato
necessario. Brutta cosa la coda di paglia.
Senti, Giovanni. Cosa sta prendendo a te, vorrei sapere.
Mi stai facendo il terzo grado! Sono un uomo adulto, non
devo rendere conto di nulla. Di nulla. Ma guarda un po'!
Alz le braccia al cielo per la frustrazione: Non sto reagendo
come al solito? Forse sto crescendo, forse dovremmo
mettere uno stop a questa stupida abitudine di scommettere
su ogni cosa. Forse vincere e stravincere non mi interessa pi
tanto. E, se per una volta, non faccio il Robocop della situazione,
fingendo che sto bene anche quando no, e ammetto di
non essere in forma smagliante, non capisco dove sia lo scandalo.
Si pu sapere che vuoi?
Il tono di voce era partito duro, ma c'era stato un crescendo
nel corso della sparata, ed era diventato, oltre che duro,
cattivo e parecchio alto, per cui Gina e Silvana riuscivano a
sentire Paolo urlare dalla reception, dove si trovavano. Non
distinguevano le parole, ma sul tono non erano possibili fraintendimenti.
Le due donne si guardarono in silenzio, Gina abbass lo
sguardo imbarazzata, Silvana comment: Se quei due litigano,
siamo arrivati alla fine del mondo.
Avrebbe voluto poter aggiungere qualcosa, che, da quando
era arrivata Gina, ogni equilibrio era stato sconvolto.
Avrebbe voluto dirle che era il momento di fare squadra, di
confidarsi, dirsi tutto, anche le verit pi scomode, e, forse,
insieme avrebbero potuto trovare una via d'uscita, per il bene
di ognuno di loro, ma la vide talmente confusa che decise
di rimandare, sperando che il momento giusto arrivasse il prima possibile.
Intanto, dietro la porta, in fondo al corridoio, i due uomini continuavano ad azzuffarsi.
Zamberletti aveva il piglio severo del maestro elementare
anni Cinquanta, quello che ti aspetti tiri fuori la bacchetta di
legno per dartele sulle mani: Calmino, eh, Carli! Molto
molto calmino. Se ti sei alzato storto, stamattina, non te la
prendi con me,  chiaro? Io mi sono limitato a farti una domanda,
anzi, a preoccuparmi per te, e tu sei scattato come se
ti avesse punto un calabrone. Se hai dei problemi, ne parliamo.
Se sei nervoso per i fatti tuoi, lo dici, e la chiudiamo l.
Ma non mi gridare in faccia altrimenti  la volta buona che ti rifilo un pugno.
Paolo ebbe la chiarissima percezione che un'altra parola
avrebbe incrinato per sempre il proprio rapporto con il socio,
oltre che il pi caro amico che avesse. Un'altra parola
che non fosse: Scusa, e aggiunse: Non so che mi abbia preso.
Sicuro?
S. No. Non lo so.
Senti, dimmi la verit: non  che fra te e la ragazza c'
qualcosa? Perch mi sembri davvero tanto strano. Troppo...
Giovanni l'aveva buttata l, ma a Paolo si era ghiacciato il sangue.
Ma figurati! Vuoi la verit, Giovanni? La ragazza mi fa
tenerezza. In questi giorni l'ho conosciuta meglio, e ha avuto
una vita triste, senza mai nessuno che le desse un'occasione,
neppure i suoi genitori. Non se l' mai filata nessuno. La mia
telefonata le  parsa talmente miracolosa che si  impegnata
completamente per riuscire, si  persino fatta cambiare il nome...
Cambiare il nome? lo interruppe Giovanni.
S, le ho fatto avere i biglietti da visita modificando la
grafia del nome perch fosse pi esotico, e ha accettato anche
questo, pur di avere il lavoro. Te lo devo dire, Giovanni: a
un certo punto, mi sono sentito in colpa. Io l'avevo preso
per un gioco, per lei era la sopravvivenza, in tutti i sensi.
Oddio, fece quello.
Paolo sollev gli occhi per incontrare quelli del socio: Oddio?
Oddio, ti  spuntata l'empatia. Tempo un paio di mesi e
ti metterai a distribuire pasti ai barboni alla stazione ferroviaria,
di notte, invece di andare a donne.
Carli scosse la testa, e si fece uscire a forza una risatina
strozzata: No, guarda.  solo che persino uno stronzo come
me fa fatica a prendere a calci qualcuno tanto delicato.
Ma lei non sa la storia della scommessa, vero?
No, non la sa. Non la deve neppure sapere. E brava,
Giovanni, sul serio. Non voglio fare un'assunzione per piet.
Ma per piet preferisco non dirle che la consideravo meno
di niente. Non so se sopravvivrebbe. L'hanno considerata
meno di niente da quando  nata. Vorrei evitare di sentirmi troppo in colpa, se non ti spiace.
A Zamberletti non rimase che cedere. Soffi: Va bene, teniamola. Ma, visto che ti sono venuti i rigurgiti di coscienza, il conto del Tartufaio lo paghi tu.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
La giornataccia di Paolo non era finita, per.
Si era chiuso in ufficio quasi tutto il giorno, tirando fuori
la testa dal guscio per uscire a mangiare un panino, da solo,
senza abbassare gli occhi su Gina, che invece era molto presa
a capire come Silvana avesse organizzato l'amministrazione,
cos da adattarsi il pi velocemente possibile e non deludere
nessuno, sempre la sua massima preoccupazione.
Per fortuna il bancone della reception era lungo e ampio,
una cosa all'americana. Bisogna che si capisca immediatamente
che facciamo le cose in grande, qui, appena varcata la
soglia, aveva detto Paolo a Giovanni, mostrandogli il progetto
di un arredatore di interni suo amico, quando stavano per aprire la sede di Tuttigusti.
Sembra una portaerei ! aveva ribattuto il Zamberletti,
ma lo aveva lasciato fare. E meno male, si disse quella mattina,
cos non dovevano preoccuparsi di trovare un posto a
Gina, ristudiando tutti gli spazi assegnati, quando ancora
speravano, ma non sapevano, che l'azienda avrebbe avuto
successo, sarebbe cresciuta, avrebbe avuto bisogno di altro
personale. Sarebbe stata bella comoda di fianco a Silvana.
E, visto che ci siamo aveva voluto sapere Giovanni, dopo
che si erano calmati entrambi, quelle due come lavoreranno
insieme? No, perch non vorrei trovarmi ad affrontare
la Silvana incazzata, per via della nuova arrivata. Guarda
che continuo a considerarla una tua responsabilit. Problemi non ne voglio, hai capito?
Le ragazze andranno benissimo insieme, vedrai. Gina 
un tesoro, e Silvana ha il cuore grande. Prenderanno presto
confidenza e renderanno il doppio. Te lo assicuro.
Nonostante la concentrazione, a Gina non sfugg la freddezza
di Paolo, che pure comprendeva. Le dispiaceva lo stesso,
per, perch un conto era quel che le diceva la testa e un altro quel che le diceva tutto il resto.
Si rianim solo verso le cinque, quando le arriv un messaggio sul cellulare: Paolo.
Da te per cena. Porto io. Cinese.
Gina ignor la totale assenza di punti di domanda. Avrebbe
potuto essere impegnata, aver voglia di cucinare o odiare
il riso alla cantonese. Tir un sospiro di sollievo tale che Silvana
volt la testa: Buone notizie?
S, buone davvero. Cominciavo a preoccuparmi.
Ah, s? E di cosa?
Mia madre ha fatto gli esami del sangue perch temeva
di avere il diabete, e invece  tutto a posto. Ormai mentiva
che neanche Eleonora Duse sul palcoscenico.
Anche se non si va d'accordo coi genitori, non si pu fare a meno di preoccuparsene, vero?
Gi. Anzi, soprattutto se non ci si va d'accordo, perch
prendersene cura costerebbe pi fatica.
Silvana sorrise appena: Ah, questa non me l'aspettavo!
Anche tu hai un filo di cattiveria, Gina. Meno male. Ancora
un po' e ti avrebbero dato un posto sul calendario come martire.
Dici che si tratta di una cosa positiva? Essere almeno un po' cattive, intendo.
Cattive? Non si tratta di essere cattive. Credo sia una cosa
positiva essere onestamente egoiste. Ci sono cos tante cose,
ogni giorno, che siamo obbligate a fare, che ci piacciano
o no, tante pressioni che dobbiamo subire. Non sta scritto
da nessuna parte che dobbiamo peggiorare le cose, fingendo
che ne siamo felici, sentendoci in colpa perch vorremmo essere
altrove, su una spiaggia tropicale, con un maggiordomo
che ci sventaglia e un calice di champagne a farci compagnia.
Aggiunge stress allo stress. Non ci fa bene. E se non pensiamo
noi a noi, mia cara, chi lo far? Nessuno, te lo dico io. Ricordatelo.
Gina, per, era abituata a camminare sulle uova: Non
hai paura di avvelenare i rapporti con gli altri?
No. Per nulla rispose la Silvana. C' qualcuno che si
preoccupa di avvelenare i rapporti che ha con te, accollandoti
amarezze e pretese assurde, scaricandoti addosso le
proprie frustrazioni? Guarda che, pure cos, ti comporti meglio
di questa gente, limitandoti a mantenere le giuste distanze,
almeno dal punto di vista emotivo. Fai quel che devi, ma
senza farti coinvolgere troppo. E chiarire, chiarire sempre.
Mettere condizioni, confini. Che sia chiaro che non possono menarti per il naso.
Pi passavano le ore, pi Silvana supponeva che fra Paolo e Gina fosse nato qualcosa.
Il sospetto l'aveva gi da qualche tempo, da quando si era
resa conto che Paolo voleva tenere Gina lontana dall'ufficio,
senza una spiegazione plausibile. Ma appena li aveva visti
entrare insieme in ufficio, quella mattina, e senza mai guardarsi,
neppure per sbaglio, l'ipotesi aveva preso dimensioni simili a quelle di una certezza.
Se aveva ragione, e aveva ragione, i prezzi di quella storia
li avrebbe pagati tutti Gina, perch si trattava di un rapporto
sbilanciato. Non solo perch lui era il capo, era pi grande di
lei di una decina d'anni, aveva maggiore esperienza, pi soldi,
pi potere, pi sicurezza. Paolo era un prevaricatore,
quello che voleva se lo prendeva, ma lo lasciava andare con
la medesima naturalezza, senza rendersi conto che non tutti
sono fatti della stessa materia, non tutti sanno difendersi allo
stesso modo, c' chi  inerme come un neonato, e rimarr ferito,
e avrai un bel dire: Siamo adulti, sapevamo quel che
stavamo facendo, vero, vero sulla carta, nella vita quasi mai.
Silvana si augurava che Gina capisse la situazione e si corazzasse
prima che fosse tardi. Ma sapeva anche che era una
battaglia persa in partenza. Se fosse stata al suo posto, con la
sua esperienza, con la sua storia, non avrebbe fatto nulla di
diverso. C'era passata pure lei, anni prima; dovresti essere
prudente, ma ci sono correnti impetuose alle quali vuoi solo
abbandonarti, non fuggirle. Ci annegherai, probabilmente,
ma non puoi fare a meno di sperare che saranno clementi
con te, che ne hai tanto bisogno. Comprenderai solo col senno
di poi, quando sarai tutta fasciata per essere stata sbatacchiata
contro gli scogli; forse ti sar utile una prossima volta, e non  detto neppure quello.
Gina, dal canto proprio, non poteva immaginare si trattasse
di un discorso mirato, ma prese nota che sembrava il
ripasso della lezione che la sua amica del cuore le aveva fatto, un paio di sere prima.
Cos, quando Paolo si present alle otto, carico di pacchettini
odorosi di fritto, lei si fece coraggio e prepar il terreno.
Sorrise, gli fece una carezza: Ma quanta roba hai preso?
Ci metteremo una settimana a finirla!
Lo fece accomodare alla tavola gi apparecchiata per benino.
E, mentre spostava involtini primavera, pollo alle mandorle,
spaghetti di riso e altre cosine sui piatti, butt l: Sai,
ho riflettuto molto su quanto accaduto in questi giorni.
Paolo entr immediatamente in allerta: era la premessa a
un discorso chiarificatore. Le donne ogni tanto lo fanno: ti
dicono Dobbiamo parlare e ti rovesciano addosso le loro
elucubrazioni. Gli sembrava presto, per la verit. Si stava
chiedendo, mentre masticava, se valesse la pena o meno di
giocare d'anticipo, quando Gina lo batt sul tempo: Vorrei
che d'ora in poi non ci fossero mai pi bugie, fra noi. Capisco
che lo hai fatto per non demotivarmi... non dirmi che
Giovanni non mi voleva, intendo. Che mi hai pagato tu, che
Silvana mi ha aiutata di nascosto. Ti sono grata di aver scommesso su di me...
Questo mand il raviolo al vapore di traverso a Paolo, che quasi si strozzava.
Lei, allarmata, si era alzata dalla sedia per battergli delicatamente
la mano sulla schiena: Ommamma, guarda in alto
l'uccellino. Aiuta, me lo diceva mia nonna. No? Allora, toh, bevi un sorso di acqua...
Ma Paolo non era disponibile a farsi trattare come un infante.
Si alz di scatto, quasi spingendo via Gina, che ne fu mortificata.
Cosa... vuoi... insinuare? domand fra un colpo di tosse e l'altro.
Gina rimase spiazzata, quindi arretr, addolcendo il tono
della voce: Io? Insinuare? Che dovrei insinuare? Sto solo
dicendo che non voglio che tu mi menta per nessuna ragione al mondo.
Paolo tir un sospiro di sollievo: non era a tu per tu con
l'Apocalisse. Pens che con qualche affettuosit avrebbe rimesso
tutto a posto. Micioso, rispose: Non volevo ti agitassi troppo. Volevo proteggerti, bambina.
Bambina?
Solo qualche mese prima, davanti a quel bambina l, Gina
avrebbe ceduto all'istante. Si sarebbe data della stupida, intenerendosi;
l'avrebbe considerato l'indizio di un pronunciato
istinto di protezione da parte dell'uomo che aveva davanti,
si sarebbe sentita consolata e al sicuro, avrebbe farfugliato
qualcosa del tipo: S, hai ragione. Grazie era partita
si sarebbe chiusa con vittoria piena di chi stava cercando di
menarla per il naso; e senza neppure sudare.
Ma con una piccola Silvana sulla spalla e una piccola Patty
sull'altra che la istigavano, ripetendole i discorsi fatti nelle
ultime ore, la rabbia inizi a montare. Un'emozione alla quale
non era abituata, probabilmente faceva parte del corredo
di Gena, ma proprio per questo perse la testa, tanto che la
risposta, con un'impensabile nota dura nella voce e negli occhi,
sorprese persino lei: Guarda che non sono una figurina
di ceramica che cade e si rompe. Apprezzo, sul serio, che tu
ti preoccupi per me, ma sono una donna adulta e preferisco essere trattata come tale.
Io non ti ho mentito ribatt Paolo, sconcertato da quel
voltafaccia, e sempre pi stizzito.
Mentire o omettere. Mi hai dato tanto, cos tanto che
non mi pare neppure vero. Generosamente, senza doppi fini.
Non ti chiederei mai nulla. Mai. Sarei ingrata e pretenziosa,
se lo facessi. Mi hai detto che dovevo cambiare, e l'ho fatto.
Mi hai detto che non andava bene nulla di me, ti ho creduto
e mi sono fidata. Non capisco come mai un uomo, che
 stato capace di essere sincero fino alla brutalit, poi si faccia
scrupoli per i dettagli. Mi sono messa nelle tue mani proprio
perch sei stato schietto con me, sapendo che mi avresti
ferita, ma per farmi crescere. Per non pu essere un cambiamento
solo di facciata. Voglio questa pulizia, voglio questa
chiarezza e voglio questa onest sempre. Io sono sincera
con te e tu lo sei con me. Ci diciamo tutto, anche le cose pi
sgradevoli. Ne ho bisogno. Ho bisogno di sapere che posso
confidare in te al cento per cento. Non saprei come distinguere
fra verit e bugie... omissioni, come le chiami tu. Diventerei
sospettosa. Io, invece, voglio continuare a credere
in te, senza ombre. Perch non lo capisci?
Ah, perci io non sarei affidabile, solo perch mi voglio
prendere cura di te? Come Paolo rivoltava le frittate nessun
altro. Se ci fosse stato un campionato mondiale, avrebbe vinto ogni anno.
Apprezzo la motivazione del gesto, Paolo, te lo ripeto
ancora una volta. L'apprezzo. Ma vorrei, per il futuro, che
mi trattassi come una tua pari. E che non mi nascondessi pi
nulla. Altrimenti, entrer in confusione e soffrir.
Paolo si alz, si diresse fuori dalla cucina, verso l'ingresso,
a passi decisi. Gina sent sbattere la porta.
Se n'era andato, senza neppure una parola.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Da giorni le pareva di vivere sulle montagne russe. E lei, le
montagne russe, le aveva sempre detestate. Si spaventava e le veniva il mal di testa.
Quando andava al luna park le evitava, ma da quando
Paolo l'aveva baciata per strada, davanti a quella trattoria di
paese, le sembrava di avere in mano un biglietto per mille giri
di seguito, senza una pausa che fosse una. L'esaltazione, il
sospetto, la paura, la disperazione, la passione, la sorpresa, la
convinzione di interessargli davvero; e ora, di nuovo, era
piombata gi gi, senza sapere cosa aspettarsi, come dopo il
primo bacio, e tutto nel giro di pochissimi giorni.
Cos, come sempre le era successo quando era salita su
quella giostra maledetta, era spaventata e le era venuto il mal di testa.
Conserv la cena cinese in un contenitore ermetico, che
spinse nel frigorifero, sparecchi il tavolo, con i lucciconi
che le venivano gi per le guance.
Ecco cosa succede quando credi di poterti permettere cose
fuori dalla tua portata. Ti metti sulla punta dei piedi, spingi in
avanti le braccia, tiri fino allo spasimo per raggiungere l'oggetto
dei tuoi desideri, scivoli, e sbatti il muso sul cemento. Brava
Gina, brava. Davvero pensavi di essere diventata il tipo di
donna che pu mettere condizioni? Un colpo di bacchetta magica, et voil?
Pens di chiamare la Patty, ma si rese conto che era troppo
stanca per qualsiasi cosa che non fosse una doccia bollente.
Si butt sotto l'acqua, sperando che lavasse via tutto; si
ripromise di spegnere il cervello, fino almeno alla mattina
successiva. Avrebbe preso un sonnifero, si sarebbe messa
sotto le coperte e non avrebbe pensato n a Paolo n a quel
che ne sarebbe stato di lei.
Stava andando a cercare nel cassetto dei medicinali uno
di quei pastiglioni da far stramazzare un cavallo, ancora con
l'accappatoio rosa addosso, quando sent suonare la porta.
Sper.
Si avvicin piano per guardare nello spioncino. Era lui lui lui.
Apr l'uscio lentamente, sentendosi lievemente stordita.
Si guardarono muti.
Quando le capitava di ripensarci, a distanza di tempo,
tutta la scena si svolgeva al rallentatore, nonostante sapesse
che era stata una tempesta di pochi minuti.
Paolo che entra in casa, lei che indietreggia, senza levare
gli occhi da lui, quasi stravolto, che chiude la porta con un
colpo secco della mano, e la porta sbatte, sbam, e Gina sobbalza,
continuando a retrocedere, per trovarsi contro il muro,
Paolo che apre l'accappatoio, Paolo che le toglie l'accappatoio
e lo fa cadere per terra, Paolo che la bacia, la bacia
con forza, con impeto, con la lingua, che la penetra fino in fondo alla gola.
Gina con le spalle al muro, in tutti i sensi, si sente molle e
spossata, sfinita ed eccitata allo stesso tempo, Paolo che si
slaccia la cintura, che si slaccia i pantaloni, che si apre la zip,
che libera la sua erezione, che si piega appena per infilare
entrambe le mani tra le cosce di Gina, e la solleva con imprevedibile
forza, Paolo che le dice: Reggiti, che le dice:
Stringiti ai miei fianchi con le gambe, che le dice: Preparati,
che le dice: Adesso ti prendo, che si assicura sia abbastanza
lubrificata ficcandole due dita nella vagina, che se
le porta alla bocca e le lecca, Gina che lo guarda e teme che
morir di l a poco, per la troppa emozione, per la troppa voglia,
per l'incredulit di averlo di nuovo l, che la desidera,
che la esige, che la pretende senza perdersi in minuetti e discussioni.
Che la reclama, nonostante tutto, o forse proprio per quello.
Paolo che si spinge dentro e che spinge forte, che non la
guarda pi, che ha messo la testa nell'incavo tra il collo e la
spalla, e che continua a spingere, fuori dentro fuori dentro,
Gina che geme, Gina che non si pu muovere, Gina che si
sente invasa e che festeggia l'invasione, Gina che non credeva
si potesse arrivare sull'orlo di un orgasmo tanto velocemente,
che capisce che Paolo sta mettendo le cose in chiaro,
che con le parole non sarebbe stato altrettanto perentorio.  lui che comanda.
Paolo che si fa pi impetuoso ogni secondo che passa, e
ogni secondo tra le sue braccia, impalata al suo desiderio, 
pi carico del precedente. Paolo che sta per venire, risucchiato
nel corpo di lei, che si sente strizzare e tirare, e che
non gli importa se Gina verr con lui, perch non  quello il
punto. Il punto  che non vuole rischiare di perdere terreno,
di perdere il suo ascendente su di lei, che non vuole perdere
lei, che gli appartiene, l'ha scolpita lui e non ha ancora finito.
E allora la carica, con vigore, tenendole le mani saldamente
arpionate ai glutei, e l'unico pensiero cosciente che gli attraversa
la mente, in quell'istante,  che le lascer di sicuro i segni
delle dita nella carne morbida e delicata, come un marchio che dir che  sua e non se lo pu scordare.
Paolo che la lascia solo un secondo prima di eruttare, che le inonda la pelle col suo seme, che ansima e si sporcano tutti
e due, lei nuda e lui ancora vestito. Che le dice: Non ti dimenticare di questo. Non te ne dimenticare mai.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Fu cos che Gina rientr nei ranghi, altro che mettere condizioni,
come le avevano suggerito le amiche. A Paolo non
chiese pi nulla, si adatt alle sue necessit, senza discussione
alcuna. Una ribellione durata meno di cinque minuti.
Perch quando se ne and, poco dopo averla inchiodata
al muro, senza dirle neppure Buonanotte, lei si chiese se
era disponibile a giocare il tutto per tutto e rischiare di perderlo,
insistendo sulle sue posizioni, e si rispose che no, che
si sarebbe accontentata delle briciole, piuttosto; avrebbe divorato
balle pure a pranzo, sperando in un cambiamento graduale della situazione.
Avrebbe dovuto essere facile considerarla una parentesi.
Aveva vissuto senza Paolo per trent'anni, e con Paolo tre
giorni. Ma, se per Paolo lo stesso ragionamento aveva portato
alla conclusione che sarebbe andato avanti come sempre,
tumulando quella parentesi come aveva fatto in passato, per
lei l'idea era intollerabile. Avrebbe speso tutto il tempo, in
ufficio, a guardarlo, chiedendosi dove aveva sbagliato, a darsi
dell'inetta, la solita goffa inutile Gina, e a sognare un'esistenza
che solo lui sembrava prometterle. A volte, basta questo
per rimanere invischiati: il baluginare di un miraggio.
Per la Patty fu tutto chiarissimo: Sei succube del tuo creatore.
E, visto che Gina non controbatteva, le fece pelo e contropelo:
Guarda, carina, che sei da manuale. Da manuale
di psicologia. Dopo che ti ha rifatta da capo a piedi, segno
che com'eri non gli stavi bene, se ti rifiutasse ora ti causerebbe
un tale scompenso da finire alla neuro, te lo dico io!
Veramente anche tu pensavi avessi bisogno di un cambiamento
radicale, si risent Gina.
Certo che s, era evidente. Ma guarda che quell'uomo
non ha fatto di te il mostro di Frankenstein, cucendo insieme
pezzi di donna presi a caso. Ha intuito le tue potenzialit
e le ha portate a galla. Io ti ho sempre detto che potevi eccellere;
negalo, se sei capace. Carli ha dimostrato nei fatti che
avevo ragione. Ma fin qui parla la logica. Emotivamente le
cose vanno in modo diverso: ti ha detto che dovevi cambiare
aspetto, che dovevi cambiare nome, che dovevi cambiare
modo di porti; poi siete andati oltre, ed  entrato nella tua
sfera pi privata e personale, e guarda che non mi riferisco
solo al sesso. Un suo rifiuto lo vivresti come un totale fallimento,
sia di quello che eri che di quello che sei diventata.
Una specie di fantasma nella terra di nessuno. Per quello sei
disposta a fare tutto ci che serve per compiacerlo.
Non che con Marco fosse diverso... continuava a resistere Gina.
Appunto. Gi di carattere sei molliccia con gli uomini, figurati con il tuo Pigmalione!
Molliccia?
Vedi come sei? Guardi il dito e mai la luna! Uffaaa...
La routine che Paolo le impose era semplice: durante la settimana
si vedevano di nascosto a casa di uno o dell'altra,
avendo cura di parcheggiare l'auto qualche via pi in l, per
evitare chiacchiere; invece il weekend partivano. Lei lo raggiungeva
al casello dell'autostrada, lasciava la sua utilitaria,
saliva sull'auto di Paolo, e andavano in un'altra citt, a visitare
mostre, a mangiare in qualche bel ristorante, a passeggiare come una coppia qualsiasi.
Non mi dire che ti sta bene... le chiedeva la Patty, di tanto in tanto.
Che alternative ho? rispondeva lei sconsolata e un pochino
sulla difensiva, perch sapeva che stava per arrivare l'ennesimo pistolotto.
Perch sono passati tre mesi, ormai. Tre mesi di relazione
clandestina in cui, per di pi, sei passata dal periodo di
prova all'assunzione vera e propria: segno che in ufficio sono
contenti, ti sei conquistata la stima di tutti. Non hai mai fatto
cenno di approfittarti della tua posizione, n lui ti ha mai fatto
un favore che  uno. Anzi, sei tu che fai un favore a lui, visto
che ti ostini a non segnare gli straordinari che fai. Se anche
veniste allo scoperto, a questo punto, non sarebbe uno
scandalo. Quanti sono gli amori che nascono sul lavoro? E
che sar mai? Cosa intende fare? Tenerti nascosta fino al
giorno della pensione? Capisci che non c' possibilit di far
crescere questa relazione, cos? Non c' possibilit di far crescere questa relazione.
Gina tentava ogni possibile difesa: una volta le disse persino
che, forse, Paolo voleva essere certo che la loro fosse
una storia seria, prima di compromettersi pubblicamente.
Compromettersi pubblicamente? Ma ti senti? No, dico:
ti senti? Secondo me no. Eppure ti avevo avvertita di andarci
piano. Vedo la scritta Disastro su ogni muro. D I S A S T
R O, e a ogni lettera muoveva la mano, come a voler disegnare
la parola nell'aria, a sempiterna memoria.
Insomma diceva Gina, non puoi essere felice per me?
Ho un lavoro che mi piace, un uomo fantastico, viaggio...
Io sarei felice per te, Gina, se le cose fossero appena un po' diverse.
Gina sospir: Credi che non mi voglia bene?
Prima di tutto la questione  se gliene vuoi tu.
Guard la Patty come se le avesse appena rivelato di essere un Visitor.
Faccio l'avvocato del diavolo.
Oddio, di nuovo la storia della citrosodina?
Si chiama ossitocina, testona, e siamo nei dintorni. Carli
 bello,  ricco,  di successo,  un grande scopatore e Dio sa
quanto avessi bisogno di qualche ripassata. Sei sicura di esserne
innamorata e di non crederlo solamente? Guarda che
non c' niente di male nel viversi una storia senza che ci debba
essere per forza di mezzo l'amore. Io lo faccio sempre. E
i prezzi da pagare sono molto pi bassi.
Gina sapeva che il ragionamento della Patty non faceva
una grinza. Nell'economia sfigata della sua esistenza, il miglioramento
era stato epocale. Inoltre, bisognava chiarirsi su
cosa fosse l'amore, che non  tanto facile da capire.
Tutta l'educazione sentimentale di una ragazza, tra romanzi,
romanzetti e film zuccherosi, si avvolge intorno a un
solo concetto: l'amore  totalizzante, sconvolgente, debordante,
e l'Amore, quello con la maiuscola, capita una volta
sola nella vita. Se ci sbatti contro, non hai dubbi. Ma lei era
stata convintissima di essere innamorata quando, a quindici
anni, si era presa una cotta per Agamennone, il suo compagno
di banco, figlio di una coppia di insegnanti di greco e latino,
che non se la filava neppure di striscio, tutto preso com'era
dalla tettona della classe, una che poi si era pure sposato
e adesso erano entrambi grassi come criceti.
Non c'era mattina che non si alzasse pensando ad Agamennone,
e non c'era sera che non si addormentasse pensando
ad Agamennone, e nel mezzo della giornata? Faceva
merenda e pensava ad Agamennone. Un chiodo fisso, come
pu essere solo a quindici anni, con il corredo di sospiri,
pianti e canzoni strappalacrime da ascoltare in loop per interi pomeriggi.
Se le avessero chiesto: E amore? avrebbe detto di s, fino alla fine dei suoi giorni.
Nei confronti del fidanzato-barista era stato un sentimento
pi quieto, senza violini, senza mal di pancia. Ma lo avrebbe
sposato e ci avrebbe fatto dei figli, se solo lui avesse voluto;
starebbero ancora insieme, fosse stato per lei. Se le avessero
chiesto: E amore? avrebbe detto di s, fino alla fine dei suoi giorni.
Con Paolo era un'altra cosa ancora. Con Paolo era adorazione,
era batticuore, le bastava che la guardasse e si sentiva
rimescolare gli organi interni, il cuore finiva in gola, lo stomaco
si strizzava come un cencio, gli intestini si raggomitolavano,
e finiva sempre con lo stringere forte le gambe.
E ora la Patty le stava chiedendo se fosse amore, ma lei
era consapevole di non avere pi punti di riferimento. E due
erano le cose: o l'amore era un camaleonte o lei non era in grado di riconoscerlo.
Mi pare di s.
Ti pare?
So che mi piace tanto, so che ho bisogno della sua approvazione,
so che se mi tocca rabbrividisco, so che se non
mi tocca, mi affloscio. So che ho bisogno di lui.  amore questo, tu che sei un'esperta?
Ah, no, cosa vuoi che ne sappia io di quel che passa nel tuo cervello!
Quindi  inutile che ti chieda se Paolo tiene a me, allora...
Io credo di s. Non mi sembra il tipo che sta con una donna per piet.
Quando la Patty mise a fuoco l'espressione di Gina, sollevando
gli occhi dalla tazza di t che stava sorseggiando, si rese
conto che l'amica non l'aveva presa bene.
Senti, Gina si innervos, sei la mia migliore amica da
quando ti conosco, se non avessi la massima stima di te, di
quello che sei, se permetti avrei frequentato qualcun'altra.
Se mi vien voglia di fare volontariato, ci sono migliaia di associazioni
benefiche alle quali rivolgersi. Intendevo dire che
non mi sembra certo uno che la tira lunga per non ferire la
donna che frequenta. Me l'hai raccontato tu, visto che io
non ho ancora avuto il bene di incontrarlo, che  sempre stato
un tombeur de femmes e non ha mai avuto storie lunghe, a
parte quella di quando era ragazzo. Se sta con te  perch gli piaci, e tanto anche.
Alz una mano, per interrompere subito Gina, che le era
parso volesse intervenire: Ma questo non mi impedisce di
pensare che sia un egoista codardo. Vuole mantenere le proprie
consuetudini, e non pagare alcun prezzo per stare con
te. Gli uomini, cara mia, sono animali abitudinari. Non si
schiodano da dove stanno, perch li inquieta dover ricominciare
da capo. Preferiscono imbracciare il fucile e andare in
guerra, piuttosto che sconvolgere un regime consolidato
dentro le mura di casa. Il Carli si  costruito negli anni una
vita che gli piace, che gli d sicurezza, che lo fa sentire a posto
con se stesso, che non gli fa fare troppe domande. E non
sia mai che un uomo si faccia domande: gli viene l'emicrania
prima e il panico poi. Se pu averti senza muovere una sola
pedina sulla sua scacchiera, lo far. Continuerete cos: massima
resa, minimo sforzo. Per lui, intendo.
Gina era una che faceva conti da quando aveva iniziato la
scuola superiore. Lo sapeva che aveva investito molto pi lei che lui.
Per esempio, erano almeno tre settimane che non parlava
pi con i suoi. Il pranzo della domenica era stato ormai definitivamente archiviato.
Ma perch? Che devi fare? le aveva chiesto la madre,
insospettita, all'ennesimo rinvio, sostituito con una cena a met settimana.
Il padre, come al solito, taceva e leggeva il giornale.
Agitare nuovi impegni di lavoro era servito solo a far partire
una salva di domande su quale lavoro la prendesse anche
la domenica. Di vendita, faceva Gina, consapevole del
fatto che stava affondando rapidamente nelle sabbie mobili.
Di vendita? I negozi sono chiusi, la domenica.
Ma io vado a casa della gente interessata. E, magari, la
domenica  l'unico momento libero che hanno.
Oddio, suoni ai campanelli disturbando gli estranei?
Non suono a nessun campanello. Vado su appuntamento.
Ma non stai in ufficio a seguire l'amministrazione?
Anche quello, s.
Che poi non ho ancora capito che vendi.
Cose di plastica.
Tipo Tupperware?
Tipo.
Roba taroccata, insomma.
Non possiamo cambiare discorso?
No, non possiamo. Tu menti. Come se non ti conoscessi
da quando sei nata.
Su questo Gina cominciava ad avere i suoi bravi dubbi.
Diciamo che si trattava di un'ovviet, dato che quella donna
l'aveva partorita, ma che la conoscesse, nel senso che avesse
capito la sua natura e i suoi bisogni, magari non proprio.
Per su una cosa aveva ragione: Gina stava mentendo. Fino
a quando, non sapendo pi come svicolare, era esplosa:
Lavoro per una catena di sexy shop e vendo a domicilio giocattoli sessuali!
Vide la madre portarsi una mano al petto e temette per l'infarto. Persino il padre sollev gli occhi dal quotidiano spiegazzato.
Tu... tu... tu... si era incantata quella, sembrando un telefono occupato.
S, io io io. E ringrazia il cielo che mi  capitata questa
opportunit, perch di tutti i colloqui che ho fatto non mi ha
richiamato nessuno. Rischiavo di trovarmi per strada.
Meglio, meglio finire sotto i ponti che vendere porcherie
simili! Ti ordino di licenziarti! Male che vada, un piatto di minestra te lo diamo noi.
Il padre addirittura annuiva, il primo cenno di vita esibito
da mesi a quella parte. Ges, pens Gina, doveva essere davvero
sconvolto, ogni sillaba caustica nel suo cervello.
Fu probabilmente quello il carico da novanta che la port
a saturazione, necessaria per tagliare il cordone ombelicale.
Piuttosto che venire qui a elemosinare un piatto di minestra
fece Gina, muoio di inedia sotto un ponte. In una famiglia
sana, in cui ci si vuole bene, sarebbe la normalit, aiutarsi
l'un l'altro, ma tu non faresti altro che rinfacciarmelo.
Io? Io? Tua madre? Ma quando mai? Ti sei impazzita?
Veramente  il primo momento di lucidit che ho in tua
presenza da quando mi ricordo. Mettiamola cos: se mi ami,
mi ami persino se ho deciso di fare la puttana di professione.
Se fare un lavoro onesto ti sembra intollerabile, ci salutiamo
qui, perch io mi sono davvero rotta le scatole dei tuoi giudizi crudeli.
Non parlare cos a tua madre!
Gina si volt a guardare il padre, e lo fece pure quell'altra,
che non si aspettava un tale slancio dall'imperturbabile coniuge.
Ma non bast a distogliere Gina dai propri propositi:
era ora di chiarire come stessero le cose.
Dimmi tu, mamma. Devo andarmene o posso restare?
La donna si mise ritta: Non accetto ricatti.
Non  un ricatto,  una domanda. Non te l'ho mai fatta
perch temevo la risposta, ma ora non ho pi paura. Mi vuoi bene, mamma? E se s, quanto?
Silenzio. Ci stava pensando, la megera. Cos Gina se ne
and e, appena fuori dal portone, telefon a Paolo: Che fai?
Guardo la partita.
Bene, tanto non mi servi tutto. Arrivo.
Chiuse rapida la conversazione. E Paolo cominci a romanzare
su quello che lo attendeva, pensando solo a una serie
di variazioni erotiche. Ma a Gina non occorreva il suo apparato
riproduttivo. Entrata in casa, si fece abbracciare e
pianse per ore, mentre lui guardava la televisione, partita e
dopopartita compreso, perch non l'aveva mai vista cos e,
turbato, non sapeva che fare. Di solito non si teneva abbastanza
una donna per dover affrontare i suoi cedimenti.
Costanza non piangeva, strepitava. Era facile averci a che
fare. Ogni volta era una specie di scazzottata fra pugili della
stessa categoria. Costanza non si piegava davanti a nulla.
Non ci doveva andare piano, con lei.
Monica s, ma era una regina del dramma, faceva parte
del personaggio, e difatti non era durata.
Le lacrime di Gina erano un'eccezione. Mai viste prima,
gli occhi lucidi s, il mescolino, appena accennato, pure; ma
questo pianto a dirotto era un debutto. Sapeva, perch glielo
aveva raccontato, che era una specie di produttrice a getto
continuo, ma davanti a lui, miracolosamente, riusciva a trattenersi.
Era tale il desiderio di mostrarsi sempre al suo meglio,
che si faceva forte. Non aveva mai pensato, Paolo, che
magari le vuotasse tutte quando era a casa da sola, oppure
con la sua amica Patty, della quale gli parlava sempre.
Doveva essere successo qualcosa di talmente grosso da
farle spezzare il loro tacito patto: non ti scaricher i miei guai addosso.
Le accarezz i capelli e la lasci sfogare, fino a quando
non si addorment. La lasci sul divano, coprendola con un
plaid caldo, guardandola per un po', non sapendo bene come
gestire la cosa. E non la gest: fece finta di nulla, anche la
mattina dopo. Che diamine, se non gli diceva nulla lei, perch
avrebbe dovuto insistere? Ne parler, quando se la sentir!
Gina si present in ufficio con gli occhi da rana, e Silvana pens subito fosse colpa di Paolo.
Nel corso delle ultime settimane, la convinzione che fra i
due ci fosse una tresca era diventata cos grande che si sarebbe
mangiata pure King Kong e tutto l'Empire State Building.
Lui continuava a non parlare quasi mai con Gina e, se
era costretto a farlo, non la guardava in faccia. Lei, d'altra
parte, teneva la testa bassa in sua presenza; con Giovanni,
che conosceva meno, e con il quale non aveva passato ore a
tu per tu, era indiscutibilmente pi rilassata.
Non c'era verso di tirarle fuori qualche confidenza su come
passasse le serate o il weekend, e non era normale, perch
la Gina che aveva conosciuto si era aperta subito, le aveva
fatto tante confessioni, si era voluta far conoscere senza
filtri. Ogni tanto Silvana faceva un'allusione, una battuta,
sperando che abboccasse all'amo, ma lei niente, impassibile
e muta, tirava fuori una pratica e le chiedeva lumi.
Che t' successo?, ci riprov.
Niente, tir su col naso Gina.
Niente un cavolo. Non ti si pu guardare. Basta con le
scuse. Adesso che non ci sono n Paolo n Giovanni, e
abbiamo qualche minuto da sole, mi dici la verit. Altrimenti,
guarda, non siamo pi amiche. Ti avverto.
A Gina vennero gi le lacrime, di nuovo, e le raccont che
aveva litigato con i suoi, una volta scoperto che lavoro faceva.
Ma veramente?
Ti pare che dei genitori possano decidere di non parlare
con la figlia finch non smette di maneggiare vibratori?
Silvana scoppi a ridere. Guarda che se lo dici cos prende tutta un'altra tinta!
Gina la fiss un momento, e si mise a ridere pure lei.
S, be'... ma  lo stesso no? chiese, appena riusc a
smettere una di quelle ridarole che ti prendono quando sei
vicina a una crisi isterica. Un genitore non dovrebbe amarti senza condizioni?
Dovrebbe. Ma non  sempre vero. Fa male, me ne rendo
conto. Figurati che io cresco un figlio da sola, e il padre se
n' sempre fregato. Non sa neppure se  vivo. Ma prima te
ne fai una ragione e meglio , fece una pausa e tent un
nuovo affondo. E dopo una botta cos, hai passato la serata da sola, poverina? Non ne hai parlato con nessuno?
No, con nessuno.
E, in fondo, era la verit.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Ti vedo distratto.
Giovanni non faceva mai domande personali. Non gli piacevano.
Lo costringevano a addentrarsi in un mondo troppo
rarefatto per lui. Il Zamberletti era bianco o nero, buono o
cattivo. Diceva che non c'era tempo da perdere, con tutto
quello che si doveva fare: lavorare, guadagnare, spendere,
godersela. Le sfumature erano cose da donne e lui le scaricava
appena cercavano di fargliele notare.
Per quello si era sempre trovato bene con Paolo. Sapeva
che era ben pi complicato di lui, sotto la superficie. E non
aveva mai smesso di temere che, prima o poi, quello che ribolliva
di nascosto avrebbe iniziato a colare fuori da ogni
poro, oppure l'avrebbe fatto esplodere.
Per anni, per, da quando avevano messo in piedi Tuttigusti, l'aveva visto disciplinatamente concentrato sugli obiettivi
che si erano dati, senza colpi di testa, senza scivoloni.
Ma, da qualche settimana, Carli non era proprio Carli.
Ogni tanto aveva lo sguardo fisso di chi sta guardando un
film proiettato nel cervello. E non era mai stato il tipo del sognatore a occhi aperti.
Io? Io no. Ti sto ascoltando con attenzione, come faccio
sempre. Hai appena detto: Abbiamo registrato un incremento
delle vendite del 2,7 per cento nel negozio qui in citt,
ma la nuova sede stenta a decollare, siamo a un meno 3
sulle previsioni e non va bene. Mi sembra di essere a scuola,
Giovanni. Finita l'interrogazione?
Ecco, questa era un'altra stranezza. Paolo era sempre sul
chi va l, pronto a ribattere, innervosito da qualsiasi osservazione.
Non  che hai bisogno di una vacanza? insistette Giovanni.
Che noia! No. Ma chi sei, mia madre?
A questo punto Paolo avrebbe preso la rincorsa e dato
una testata contro il muro. Non nominava mai la madre, se
non per motivi indispensabili e anche Giovanni lo sapeva
bene, che era un argomento da non toccare neppure con le pinze.
No, non sono tua madre e neppure la zia che non hai,
sono il tuo socio e sono tuo amico. E se noto qualcosa di fuori
dall'ordinario, mi preoccupo. Se ci sono dei problemi,
parliamone, sai che con me lo puoi fare, senza alcun imbarazzo.
A voler guardare, Giovanni non poteva neppure immaginare
che problemi potesse avere Paolo. Anche il padre se
n'era andato, un paio di anni prima, per un infarto, e con la
matrigna non aveva alcun contatto, quindi possibili preoccupazioni
famigliari erano fuori discussione. Gli affari andavano
bene. Non aveva vizi che potessero determinare una qualche
grana insormontabile, gioco, alcol, droghe. Rimaneva
un'unica cosa, anche se gli pareva pi impossibile della scoperta
di una pepita d'oro nei corn flakes.
Ti sarai mica innamorato?, domanda che sarebbe suonata
una bestemmia in un passato recentissimo, ma che ora si poneva spesso anche Paolo.
La domenica precedente, Carli si era svegliato da solo, nel
letto di un bell'albergo nel centro di Firenze. Saranno state
le dieci e mezza, in genere non faceva cos tardi, ma il viaggio
era stato lungo e stancante per via di un incidente in autostrada, e Gina era stata una gatta nervosa.
Cos'hai?
Niente.
Una donna che dice niente mente, una donna che dice
niente  almeno furibonda e, di solito, ce l'ha con te. Paolo aveva ripassato rapidamente la settimana insieme, per capire
se avesse fatto qualcosa per irritarla, ma gli era parso
che tutto fosse andato secondo copione.
Immediatamente dopo si era dato del cretino: da quando
in qua si preoccupava degli umori delle sue donne? Se Gina
aveva le paturnie se le faceva passare. E si era fatto prendere
dai suoi pensieri, pensieri in cui lei non entrava: lavoro, calcio,
un paio di scarpe nuove che voleva comprarsi.
Arrivati a Firenze, in ritardo su quanto previsto, gli era rimasto
di passare dall'hotel, lasciare il bagaglio e cercare un
ristorante. Tutto in silenzio. Zitta lei, zitto lui.
Ma a Paolo la situazione cominciava a stare stretta. Non ci
era abituato: Gina, quando erano in giro, non stava muta un
momento. Non in modo sgradevole, no. Era entusiasta, gli
faceva notare ogni cosa, commentava questo e quello, si riempiva gli occhi, rideva, faceva foto.
Il primo e il secondo viaggetto, Paolo li aveva organizzati
per non dover stare sempre rintanati in casa; in seguito aveva
preso a considerarli parte della formazione della nuova Gina,
che in giro ci era andata poco, raramente aveva mangiato
in ristoranti di lusso e mai aveva dormito in alberghi a cinque stelle.
Le stava insegnando a ordinare correttamente dal menu,
abbinando i vini giusti a ogni piatto, e lei stava a guardarlo a
occhi sgranati, come se le stesse rivelando il segreto del Santo
Graal. Gli piaceva moltissimo continuare a plasmarla, anche
se non sapeva fino a che punto avrebbe potuto continuare questo gioco.
Prima o poi, Gina avrebbe saputo pi o meno tutto quello che sapeva lui, e allora forse Paolo avrebbe cominciato ad
annoiarsi. Ma, per il momento, rivedere ogni cosa da una
prospettiva fresca e appassionata gli regalava una grande carica.
Cos, questa quiete che precedeva la tempesta gli stava dando sui nervi.
A un certo punto della cena, Gina era scoppiata a piangere.
Dal nulla, senza motivo apparente.
Ma insomma aveva detto lui a tono basso e secco, imbarazzato
per gli sguardi che gli stavano rifilando dai tavoli
vicini, si pu sapere che hai? E non dirmi niente, Gina, che non lo sopporto mica!
Ho provato a telefonare alla mia mamma!
La mia mamma?
Paolo non l'aveva mai sentita chiamare cos la befana. Le
volte che Gina gli aveva raccontato della sua famiglia, si era
sempre dispiaciuto per lei, perch, fino a quando Sara Carli
non era morta, lui aveva avuto i migliori genitori del mondo.
Sua madre era dolce e attenta, ed era certissimo di ricordarsela
correttamente, che non fosse un'immagine alimentata dal rimpianto.
Era stato un bambino felice, amato, ascoltato, coccolato.
Sapeva cosa volesse dire sentirsi profondamente voluto, e
aveva nostalgia di quella sensazione come di nient'altro al mondo.
Ma le perdite hanno strane conseguenze. E, se per giorni
Gina aveva detto che non le importava nulla, che chiuso
chiuso chiuso, dei genitori non ne voleva pi sapere, doveva essersi raccontata bugie.
Non ti ha risposto? le aveva chiesto preoccupato per
lei e sollevato che non ce l'avesse con lui.
 rimasta muta al telefono. Dopo che ha sentito che ero
io, non ha pi parlato. Niente. Mi ha ascoltata qualche minuto
e ha messo gi la cornetta.
Oh, povera piccolina. Mi spiace tanto. Magari lascia
passare ancora un po' di tempo, vedrai che troverete un modo per intendervi.
Ma quella scuoteva la testa, sconsolata, con gli occhi pesti
e il naso rosso. No, Paolo, io non ho pi una mamma e non
ho pi un pap. Quello che mi sorprende  che mi faccia
tanto male. Forse, una famiglia schifosa  meglio di nessuna famiglia.
E poi gli aveva dato un pugno nello stomaco, indossando
un maglio pesante: Adesso sono sola al mondo.
Avrebbe dovuto sentirsi sollevato, perch voleva dire che
non dava per scontato che sarebbero stati insieme per sempre,
che era una relazione seria che avrebbe portato da qualche
parte, che lui sarebbe rimasto con lei tutta la vita. Significava
che stava navigando a vista, come lui.
E invece gli fece male. Le mise una mano sul braccio, glielo accarezz, la consol: Non  vero. In tanti ti vogliono bene che era la frase pi formale che avrebbe potuto uscire da quella bocca.
Lei si raddrizz, si asciug le lacrime, si fece distante di
nuovo, com'era stata in auto, riprese a mangiare, un boccone
o due. Non fecero l'amore quella notte, e lei la mattina dopo
se n'era andata, senza lasciare neppure un biglietto.
A Paolo era preso il panico, quando se n'era accorto. Uno
smarrimento che era durato pochissimo, fino a quando aveva
sentito la porta aprirsi e l'aveva vista comparire, con i
giornali in mano e il sacchetto di una pasticceria.
Aveva simulato tranquillit: Bisogno di zuccheri?
Lei, dal canto suo, aveva finto che tutto andasse bene:
S, avevo voglia di qualcosa pieno di cioccolato.
Avevano passato il resto della giornata per monumenti e
musei, chiacchierando come nulla fosse stato.
Innamorato? Io? Ma che, sei scemo? aveva risposto a
Giovanni, senza guardarlo proprio negli occhi.
Guarda che succede, sai?
Ah, s? E a te quando  successo l'ultima volta?
Lascia stare me, che sono coriaceo peggio di un armadillo.
Io non ho bisogno dell'amore.
Neppure io.
Dici? A me sembra che una ventata di novit ti farebbe
bene. Perch se non c' davvero nulla, Paolo, allora avresti
bisogno che ci fosse qualcosa, che sei ogni giorno pi strano.
Carli lo fiss: Davvero mi trovi cambiato?
Zamberletti annu senza proferire parola. E, per non mettere ulteriormente a disagio l'amico, prese in mano un foglio: E se inserissimo nei cataloghi della vendita a domicilio un po' di abbigliamento sadomaso, visto il successo di quel libro l?
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
E questa cos'? Gina agitava una mascherina nera.
L'avevo comprata per i viaggi in aereo; ogni tanto la usavo
anche a casa, quando avevo bisogno di recuperare qualche
ora di sonno nel weekend, e schiacciavo un pisolino pomeridiano,
per godere del buio pi completo. Cosa che non
faccio pi, da quando ci sei tu, perch o dormo o sto con te.
Carina fece lei, passandosela da una mano all'altra. Sembra di seta.
 di seta Paolo si rese conto che in quella testolina
qualcosa stava frullando. Come mai tanta curiosit?
Per quanto la loro storia non avesse tutti i crismi della relazione
ufficiale, per quanto non le desse la sicurezza di cui
avrebbe avuto tanto bisogno, stava facendo bene a Gina. La
rendeva pi sfrontata. Sentirsi desiderati  un ricostituente,
per chiunque. Rende ottimisti, belli. Temerari.
Preparandomi per le presentazioni, ci sono tante cose
che ho scoperto. Questo lavoro mi ha aperto un mondo nuovo,
almeno dal punto di vista teorico. Io non... come posso
dire? Con il mio ex fidanzato andavamo bene, a letto intendo,
era generoso, ma non era fantasioso. Anche dopo tanti
anni insieme, facevamo sempre le stesse cose.
Prese una breve pausa, quasi a focalizzare meglio il pensiero:
Be', s, nella sostanza sono comunque le stesse cose,
ma possono variare le modalit... ecco... si imbarazz un
poco. Le guance diventarono paonazze, come ai vecchi tempi.
E neppure io ho osato proporre di giocare un po', lo devo
ammettere. Non ho mai nutrito grandi curiosit.
Rimase zitta una manciata di secondi, con lo sguardo perso:
Forse anche questo ci ha fatto allontanare. La routine,
sapere cosa aspettarci sempre l'uno dall'altra, in ogni momento... Non lo so...
Hai dei rimpianti? indag Paolo, improvvisamente ingelosito.
Qualcuno. Non mi manca lui, questo no. E non lo rivorrei
indietro, tanto meno ora che ci sei tu. Ma non voglio rifare
gli stessi errori del passato. Anche per me stessa: desidero
essere pi aperta, meno inibita, sotto ogni punto di vista, sapere
se c' qualcosa che mi sono davvero persa. Mi capisci?
Paolo gi si stava leccando i baffi: Cos vuoi provare cosa si prova a farsi bendare...
Non io lo stup Gina. Tu.
Io?
S. Me lo permetti?
Vuoi sapere cosa si prova ad avere il totale controllo su
una persona? sorrise.
Gina ci ragion un istante: Non ci avevo pensato, ma
forse  vero anche questo. Potrebbe essere divertente scambiarci
i ruoli, una volta tanto. Perch fino a ora sono stata io
a essere completamente nelle tue mani.
Paolo era disteso sul letto, nudo, a parte la mascherina nera
a coprirgli gli occhi.
Era una cosa nuova per lui, cedere la supremazia. Non era
nelle sue corde, ma non voleva spegnere gli entusiasmi di Gina.
Il giochino si stava rivelando molto pi piacevole di quanto
avesse previsto. Non che fosse rilassato, e questo era un
bene: la tensione gli rendeva pi sensibile la pelle.
Quando Gina gli sfior il collo con le labbra, quasi sobbalz,
poi gemette piano, come se gli avesse fatto male. Invece,
l'effetto fu cos dirompente che si eccit, sfoderando una poderosa erezione.
Non ancora, gli sussurr Gina. Non cos in fretta.
Voglio disegnare la mappa dei tuoi punti erogeni, prima.
E inizi a baciarlo e leccarlo voluttuosamente dappertutto.
Lo vide fremere quando gli infil la lingua nell'orecchio;
sent un suono roco e animalesco sfuggirgli dalla gola, quando
inizi a succhiargli i capezzoli; lui le pass le dita fra i capelli,
quando Gina gli mordicchi il fianco, e sospir quando
la sent mettersi in bocca, uno a uno, le dita della sua mano.
Allora ti piace far fare a me si sent bisbigliare nell'orecchio
mentre i seni di lei strusciavano contro la sua pelle.
Era nuda anche lei, quindi, si era tolta tutto senza che se
ne accorgesse, ridotto com'era alla cecit, e ora lo stuzzicava
anche con i capezzoli tumidi. Si concentr su quella sensazione
per accorgersi che lo solleticavano, sui fianchi, i peli del suo sesso.
Gina riprese le esplorazioni, sapendo che a Paolo piaceva
essere sfiorato lungo la linea interna delle cosce, ma detestava che gli si toccassero i piedi.
E se fossi una feticista? lo aveva provocato tempo prima.
Avremmo un problema aveva mugugnato Paolo. Il
quale stava cominciando a soffrire l'immobilit e l'eccitazione
prolungata. In risposta alle sue silenziose preghiere, Gina prese in bocca il pene ingrossato.
Ommioddio fece lui che, ormai rassegnato a essere
provocato in eterno, non si aspettava quella accelerazione.
Si lasci andare alla sensazione di essere risucchiato dalla
morbidezza e dal calore della bocca di Gina, percep appena
la linea dei suoi denti, sent il contatto della lingua, per un lungo momento.
Poi, di nuovo fu libero e non gli piacque. Ehi!
Shhh... lo zitt lei, che lentamente inizi a leccare lungo l'asta e tra i testicoli, intanto che Paolo gemeva.
Si sarebbe strappato volentieri la mascherina, per guardarla durante la fellatio, cosa che trovava di solito sommamente eccitante, ma le aveva promesso che non l'avrebbe fatto, qualsiasi cosa fosse accaduta; stava sperimentando anche lui.
Allora cerc di visualizzarla, mentre i capelli si spostavano a coprirle appena il viso, nuda e china sul suo corpo, con la bocca piena di lui.
Gina si muoveva ritmicamente, spingendo ogni volta qualche millimetro in pi, ma non ci volle molto prima che lui l'avvertisse: Sto per venire. Spinse appena un po' di pi, sent un fiotto caldo scenderle in gola, il corpo di lui
tendersi come un arco, mentre un grido strozzato accompagnava il suo orgasmo.
Lei si avvicin alle labbra di Paolo, per baciarlo leggermente,
gli tolse la mascherina, lo guard negli occhi, e gli chiese: Stai bene?
Lui rispose: Benissimo ma non ne era tanto sicuro.
La questione gli stava sfuggendo di mano.
...
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Capitolo 31.
...
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...
Senti, domani io e Giovanni ti convocheremo per una comunicazione
ufficiale, se ne venne fuori Paolo una sera, mentre la aiutava a sparecchiare.
Cos' successo?
Niente, anzi. Una cosa bella, secondo me. Silvana  venuta
a parlarci, ci ha informato che sei meglio del nostro
commercialista e che sarebbe il caso di farti concentrare sulle
questioni amministrative, che si sono fatte sempre pi
onerose, dopo l'apertura dei nuovi punti vendita.
Davvero Silvana ha detto cos? Che gentile!
Naturalmente Gina ne era al corrente: lei e Silvana ne
avevano parlato a lungo. Per la verit ne avevano discusso a
lungo, perch a Gina l'idea non piaceva. Faceva fatica a rinunciare
agli incontri di vendita e mai se lo sarebbe aspettato;
solo qualche mese prima avrebbe dato via una gamba,
per rimanere in ufficio full time.
Ma lei, che non era mai stata l'anima della festa, aveva iniziato
a divertirsi un sacco nel trovarsi al centro dell'attenzione,
in queste specie di mini-club di femmine ridacchianti.
Aveva conosciuto un sacco di donne simpatiche, scambiato
confidenze, imparato tante cose. Soprattutto aveva scoperto
che l'immediato feedback che le veniva dalle vendite - quanto
era stata brava nel capire con chi aveva a che fare, per
proporre i prodotti giusti; quanto era stata convincente per
far capitolare le pi pudiche - era balsamo per la propria
autostima, che non dipendeva pi solo dall'approvazione di Paolo.
Ormai il passaparola si era fatto inarrestabile, le richieste
di incontri erano costanti, e il successo di Gina aveva convinto
i due soci di Tuttigusti che si poteva uscire dal periodo
di sperimentazione, e avrebbero dovuto al pi presto replicare
in ogni citt dove ci fosse un loro negozio.
Il rovescio della medaglia, per Silvana, era che Gina usciva
abbastanza spesso dall'ufficio, pi di quanto previsto inizialmente,
lasciandola a sbrigarsela da sola.
Quando l'amica le aveva detto quel che intendeva fare,
aveva cercato di farle cambiare idea: Scusa, ma non potete
trovare invece qualcuno che ti dia una mano part-time in ufficio,
e lasciarmi fare il mio lavoro?
Silvana aveva sgranato gli occhi: Non vorrei dire, tesorino
santo, ma vendi solo da pochi mesi, mentre di amministrazione
ne mastichi da pi di un decennio. Non doveva essere solo un ripiego, questo?
Ecco...
Senti, vedila dal mio punto di vista:  pi facile insegnare
a qualcuno a vendere che a mantenere i conti in ordine
come fai tu. Ci abbiamo messo quanto? Un paio di mesi a
metterti in riga, ed eri una frana fatta e finita. Non ti offendere,
lo sai che ti adoro, ma  la verit. Aggiungi a questo che
sei una persona fidata, e quindi anche le informazioni pi riservate
sono al sicuro; infine con te vado d'accordo, e non 
detto che mi troverei tanto bene a lavorare gomito a gomito
con qualcun altro. Ho bisogno che tu stia concentrata qui.
E Gina aveva capitolato. Cos, quando Paolo le comunic
la novit, era psicologicamente pronta. Con: Spero non sia
un problema per te aveva concluso il discorsetto. E lei non aveva protestato.
L'opera di convincimento di Paolo aveva comportato
molta pi aggressivit, da parte di Silvana, di quanta non ne
fosse servita con Gina. Ovviamente. Aveva dovuto tirare
fuori l'intero arsenale: gli aveva ricordato che era in debito
con lei e non era nelle condizioni di negarle nulla. Che era
stanca, che voleva poter tornare a casa un po' prima degli
orari che non faceva pi una volta ogni tanto, ma tutte le sere.
Che aveva un figlio da crescere, e due altri bambini ai
quali tener dietro - Paolo e Giovanni - e non ce la faceva pi.
Un ricatto in piena regola, e un conto da pagare. Paolo
non aveva potuto far altro che abbozzare.
Ci parli tu, con Giovanni, e lo convinci che  la cosa giusta
da fare, gli aveva in pratica ordinato.
Non era prevista un'altra assunzione, lo sai, visto lo sforzo
che dobbiamo affrontare con l'apertura dei nuovi negozi.
Un'altra dipendente, qui,  fuori dal budget che avevamo
concordato a inizio anno, aveva ribattuto Paolo, sapendo gi di aver perso la partita.
Trova il modo, Paolo. Perch senn mi metto in malattia
per esaurimento nervoso e ci vediamo fra un anno, e se
n'era andata, facendo ondeggiare la lunga coda di cavallo bionda.
A Giovanni al principio erano venuti i sorci verdi, ma Silvana
era talmente preziosa per entrambi che aveva chinato il capo pure lui.
Ci sar da mettere l'annuncio per una nuova venditrice
Paolo spieg a Gina. Ci penserai tu a istruirla, che ne dici?
Gina pens che sarebbe stata gelosa di regalare le proprie
competenze alla prima venuta e, con quelle, il suo palcoscenico.
Per non disse nulla, se non: Va bene, se  quello che serve.
Paolo le prese la mano e la baci, e lei si sent comunque soddisfatta.
...
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Capitolo 32.
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Quando, la settimana successiva, vide entrare in ufficio la
parata di candidate, a Gina prese quasi un colpo. Si erano
presentate in quaranta, tanto da essere stipate nella sala riunioni
come acciughe in una scatola di latta, e tutte assomigliavano
spaventosamente alle ragazze che aveva incontrato
al suo, di colloquio. Belle, magre, tirate da gara. Neppure
una Gina pronta alla metamorfosi, tra loro.
Consegn il questionario che aveva compilato anche lei,
ma con qualche domanda in pi, aggiunta sulla base dell'esperienza
maturata sul campo; intanto, Paolo e Giovanni cominciarono
a intervistarle, una via l'altra.
Ci misero prevedibilmente l'intera giornata, e si ritrovarono
a sera con tre candidate che li avevano colpiti. C'erano
Valeria, venticinque anni, nessuna esperienza lavorativa, una
laurea in Scienze della comunicazione, che pareva svedese;
Chiara, una morettina sprintosissima sui trenta, dalla simpatia
inarrestabile, commessa in un negozio di abbigliamento
fino a un paio di mesi prima, chiuso anche quello per la crisi;
e Deborah con la acca finale, una con mille mestieri nel curriculum,
e una voce roca da vamp.
Vedrai che sceglieranno lei sussurr Silvana a Gina.
Ma non  meglio Chiara, che almeno ha esperienza di
vendita? O Valeria, che la tiriamo su come vogliamo noi?
Gina, possibile che tu sia ancora tanto ingenua? Deborah
 una gattamorta. Non c' uomo che resista a una gattamorta!
E come la kryptonite per Superman.
Meno male che non c'erano gattemorte, quando il colloquio
l'ho fatto io, allora. Altrimenti, non avrei avuto neppure
una possibilit! Silvana tacque, che di gattemorte ce n'erano anche allora.
La mattina dopo, Giovanni si ferm da loro un momento
per dire che Deborah-con-la-acca-finale li aveva convinti pi
delle altre. Gina si volt a guardare Silvana, colpita dalle capacit
preveggenti dell'amica. Silvana le sorrise magnanima.
Che c'? Problemi? domand Giovanni, al quale non
era sfuggito lo scambio muto.
No, figurati rispose Silvana, che non aveva le remore di
Gina.  che avevamo fatto una scommessa, e si ferm l,
mentre Giovanni le faceva gli occhiacci.
Be', allora il suo potenziale  evidente a tutti. Meglio cos.
Telefonatele e avvisatela che si comincia luned. Gina ti
affido il compito di formarla, e magari l'accompagni anche ai
primi appuntamenti, e mi riferisci come si comporta e come reagiscono le clienti. Va bene?
Certo, Giovanni. Non ti preoccupare.
Non mi preoccupo, infatti. Paolo ha avuto fiuto con te,
ora te lo posso dire. Sei un buon elemento: seria, educata,
sempre disponibile. Speriamo di fare un affare altrettanto vantaggioso con questa Deborah.
Quando se ne torn in ufficio, Gina si volt verso Silvana con un sorriso che faceva il giro del globo.
E a Silvana venne il solito struggimento, quando Gina
mostrava la sua parte pi delicata. Cos le accarezz un braccio:
Sei stata brava, Gina. Tutto quello che hai te lo sei guadagnato.
Vedi di non dimenticartelo, sai? Che meriti il meglio possibile. Non farti pi mettere i piedi in testa, per carit.
A quel punto, Gina, che si diede per l'ennesima volta della frignona, aveva pure il groppo in gola.
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Capitolo 33.
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Luned mattina, Deborah (che lei pronunciava insistendo
sull'ultima lettera, quasi un sospiro) si present puntuale al
primo giorno del periodo di prova. Arriv con un maglioncino
di mohair piuttosto scollato, una gonna strettissima e un
paio di stivali col tacco alto, portati senza calze.
Non hai freddo? le chiese Silvana, intabarrata da neve.
S, certo rispose quella, ma la gamba nuda  infinitamente
pi sexy di quella coperta dal collant, no? Se non lo
sapete voi, che vendete sesso! E intanto guardava dall'alto
in basso Gina, che sapeva si sarebbe occupata della sua formazione,
e della quale avrebbe preso il posto. Aveva ceduto
al freddo pure lei, e indossava un grosso maglione con il collo alto, dei pantaloni di lana spessa e gli Ugg, tutte cose che
si era comprata pur sempre con la supervisione di Paolo, il
quale l'accompagnava a fare shopping, temendo in una involuzione,
e le pagava una visita mensile da Giampiero, cos
che fosse sempre perfetta, ma che si era fatto impietosire da
un inverno rigido come non se ne ricordavano: L'importante
 che non fai come tutte le altre donne che, quando hanno
qualcuno, lo danno per scontato e smettono di curarsi.
Guarda che sto solo cercando di non fare andare uno
dei miei arti in cancrena, non ho intenzione di convertirmi
alle tute di pile anche per una cena elegante, contest. Gina,
che ogni tanto lo avrebbe preso volentieri a sberle.
S, ma quegli stivali pelosi...
Paolo, fino a pochi mesi fa non sapevo neppure cosa fossero
i tacchi a stiletto. Non puoi proprio pretendere che li
porti sul ghiaccio, eh!
Mentre Deborah appendeva il cappotto, Silvana bisbigli
a Gina che la gamba nuda era di certo pi sexy, blu per un
inizio di congelamento per molto meno, quando gliel'avrebbero
amputata non ne parliamo. Gina sghignazz. Deborah
torn indietro giusto per cogliere l'atmosfera di complicit.
Io con le donne non vado d'accordo disse velenosetta.
Mai per colpa mia. Sono loro che hanno dei problemi a gestire
la mia personalit. Chiss se questa volta andr meglio...
Silvana rote gli occhi, Gina cont mentalmente fino a
dieci, e Deborah continu: Be', da dove si comincia?
Gina le pass tutti gli appunti che si era meticolosamente
fatta nei mesi precedenti, e la fece accomodare nella sala riunioni,
che sarebbe stata libera per l'intera giornata: Inizia
pure leggendo questi. Troverai le caratteristiche dei prodotti
che dovrai vendere. Io sono qui, per qualsiasi dubbio non
hai che da chiedere. Quando hai assimilato i dati dei prodotti,
dovrai immaginare una presentazione. Prenditi il tempo
necessario. Non  semplice come sembra, quindi meglio un
giorno in pi che un giorno in meno. Quando ti sentirai
pronta, vediamo insieme come funziona, va bene?
Ma devo starmene chiusa in sala riunioni tutta sola?,
gnaul, con un palese cambio di tono.
Gina si volt verso Silvana, con un'espressione interrogativa;
questa rispose con un impercettibile cenno verso la porta
d'ingresso: Paolo era appena entrato.
Sono certa che ce la farai le rispose secca Silvana, prendendo
in mano la situazione, perch l'amica era ammutolita.
Nel caso, per, la solitudine si dovesse fare troppo pesante,
facci un fischio, che veniamo a farti compagnia.
Quella si strinse nelle spalle, prese il malloppo da leggere,
e si diresse ancheggiando vistosamente verso la sala riunioni,
non prima di aver lanciato uno sguardo in tralice, da sopra la
spalla, al nuovo boss.
Tutti e tre la guardarono allontanarsi in silenzio.
S, be'..., fece Paolo riprendendosi dopo qualche secondo.
Silvana e Gina si fissarono: quella portava guai.
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Capitolo 34.
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...
Ma... il Carli ha qualcuna?
Deborah non aveva perso tempo. Erano solo le tre del suo
primo pomeriggio alla Tuttigusti, Gina le stava mostrando
l'ultimo modello di vibratore che avevano ordinato - Infallibile!
le stava dicendo. Guarda, vedi come si torce? Stimola
contemporaneamente l'ingresso della vagina, con la
parte finale tocca il punto G e questa... la vedi questa linguetta?
Questa va sul clitoride. Garantito al cento per cento
- che la domanda era caduta con la stessa violenza di un
cornicione che si stacca dal quinto piano.
Prego?
S, il Carli ha una? Non ne sarei sorpresa. E un gran bel
pezzo di manzo, ed  un uomo di successo. Ho fatto qualche
ricerca su Google: l'azienda va bene, lui e il socio devono
aver fatto dei bei soldi. Voglio dire,  un buon partito, uno
di quelli che ti sistemi per tutta la vita. Se  libero, io un tentativo vorrei farlo.
Gina si sent di colpo frastornata: cosa aveva appena detto
Deborah? Che aveva fatto ricerche su Google su Paolo,
sul suo Paolo? Si era scusata ed era uscita, precipitandosi da
Silvana: Vuoi sapere che cosa ha avuto la sfrontatezza di
dire quella l? riportando il commento parola per parola.
E tu cosa le hai risposto?
Io?
S, tu. La domanda l'ha posta a te. Le avrai pur detto
qualcosa! la incalz Silvana, sperando che finalmente venisse
allo scoperto, che rivendicasse quello che le apparteneva.
Ed era il caso che iniziasse a farlo, e presto anche, perch
con le donne come Deborah-con-la-acca-finale in caccia,
tutto  possibile. Tutto.
Ma... ma... inizi a balbettare, bocca secca e chiazze
scarlatte sul collo. Io non ne so niente, del privato di Carli.
Cosa avrei potuto dirle?
Perbacco, pens Silvana che cercava di evitare sempre le
parolacce per non rischiare di farsene scappare una davanti
a Matteo,  proprio senza speranza.
Dille di s, dille che ha una donna alla quale tiene moltissimo.
Che importa se magari  una menzogna? Almeno evitiamo
che si butti a pesce.
Ma Gina non fece nulla del genere. Riprese il controllo e
torn in sala riunioni, finse di essersi dimenticata della domanda
e chiese a Deborah di ripeterle, parola per parola, le
caratteristiche degli oggetti contenuti nella valigetta di Tuttigusti.
E tu non l'hai sbattuta contro il muro e non le hai detto:
Senti bella, gi le zampe dal mio uomo? Tu non stai bene. Tu
non stai bene, te lo dico io! La Patty era furibonda.
Secondo te, che potevo fare? Stiamo tenendo la storia
segreta e io a chi lo dico? All'ultima arrivata! Paolo mi avrebbe scuoiata.
Uh! Che noia, questo tuo Paolo. Com' delicato, il signorino,
che dev'essere fatto tutto a modo suo. Viziato come
un conte dell'Inghilterra del Settecento.
E cosa ne sai tu dei conti inglesi del Settecento?
Nulla, ma immagino che non se la passassero male, nei
loro grandi castelli pieni di maggiordomi.
Uno. Ne avevano uno solo che gestiva l'intera servit.
Che c'? L'ho visto in un film !
La Patty la squadr per un istante e scoppi in una di
quelle sue risate da competizione: Un avvoltoio ha appena
preso a volteggiare sul tuo uomo e tu, tu puntualizzi sul numero
dei maggiordomi di qualche conte morto da trecento anni?
Gina scroll la testa: Era per dire.
No, era per scantonare, come tuo solito. Ora dobbiamo
mettere a punto un piano di battaglia.
Che piano? Non c' nessun piano di battaglia da mettere
a punto! Non stare a esagerare, Patty.
E invece s. Gli uomini, cara mia, sono creature deboli.
Creature deboli. Fattelo dire dalla Patty che se ne  passati
molti pi di te e ha potuto stilare una statistica di valore
scientifico. Mai abbassare la guardia. Abbassi la guardia e la
prima smorfiosa che fa due moine si porta via il pollo.
Paolo non  un pollo! obiett offesa Gina, con le mani sui fianchi.
Oh, s. Eccome. E un pollo bello grasso e far gola a tante
Deborah, fino alla fine dei tuoi giorni. Quindi, preparati
spiritualmente, che ci sono le crociate da vincere.
E cosa dovrei fare?
Stancarlo a morte.
Eh?
Prosciugalo. Se non avr neppure la forza di alzare un
mignolo, la sciantosa che vi siete portati in ufficio si potr
pure presentare nuda ogni santo giorno, che non otterr
niente. Almeno si spera.
Ma noi abbiamo una relazione sessuale soddisfacente.
Qualche volta penso persino che mi toccher fare un trapianto
di tessuti perch me li sta consumando...
La Patty torn a ridere di gusto: Un trapianto, ah ah ah...
Siamo a posto, no?
No! Devi uscire dalla routine. Stravolgerlo. Tenerlo sulle
spine. Presentarti inattesa. Fargli qualche gioco che non si
aspetta. Andiamo, Tocco! Vendi sex toy, mica rosari. Qualcosa
dovrai pure aver assimilato in questi mesi. Tutto io, ti devo dire?
...
.
...
Capitolo 35.
...
.
...
Paolo sent suonare il citofono. Non aspettava nessuno e gli
venne la tentazione di non rispondere. Aveva sul tavolo una
pila di documenti alta una spanna, un'analisi di mercato per
aprire in un'altra citt ancora, che aspettava di essere letta.
Ma si obblig a farlo. Era la sua ragazza. Meno male. Non
avrebbe sopportato una seccatura. Stava vivendo giorni faticosi,
pieni di contrasti. Discuteva continuamente con Giovanni,
che voleva sveltire il programma, mentre Paolo tirava
indietro: Con i tempi che corrono, Giova', gli investimenti
si fanno con criterio. Hai visto anche tu che in una delle citt
nuove non sta andando bene come ci aspettavamo. Ragioniamoci, chi ci corre dietro?.
E quello sbuffava e gli dava del vigliacco.
La tua  crisi di mezza et, eh, Giovanni? Tutta 'sta fregola
di andare, fare... Non puoi comprarti una spider rossa e
trovarti un'amante con la met dei tuoi anni, come tutti gli
altri cinquantenni insoddisfatti?
Sei uno stronzo ribatteva Zamberletti, livido. Uno stronzo fatto e finito.
Tesoro, che bello vederti! Avevo proprio bisogno di una
boccata d'aria fresca, le disse sulla soglia.
Gina non disse ciao, non gli sorrise neppure. Lo spinse,
mettendogli una mano sulla spalla, dentro casa. Chiuse la porta con un colpo di tacco.
Ora ti dico cosa faremo, gli spieg con voce bassa e imperiosa,
mentre si slacciava il cappotto e lo scostava, tenendolo aperto con le mani sui fianchi.
Era praticamente nuda, a parte un microscopico paio di
mutandine di pizzo, un reggicalze al quale erano agganciate
delle calze di seta, tutto nero. I tacchi altissimi delle pump
completavano il quadro da dark lady del sesso. Era scivolata
un paio di volte, nel percorso dall'auto a casa di Paolo, rischiando
una slogatura che avrebbe reso imbarazzante la
corsa al Pronto Soccorso. Ma ora era l, molto motivata. C'erano
le crociate da vincere, come aveva detto la Patty. O
qualsiasi altra battaglia, se  per quello, dalle guerre puniche
a quella contro la Morte Nera, pur di tenere Ulisse fuori dalla portata di Circe.
I seni liberi, la pelle arrossata per il freddo pungente, e tremava appena un po'.
Paolo non se l'aspettava proprio. Con Gina c'era una
grandissima intesa, e si divertivano un sacco, ma certo non
aveva il piglio della dominatrice, piuttosto le piaceva essere
dominata. Si era lasciata guidare anche nel sesso, timorosa,
all'inizio, timida, terrorizzata dall'idea di deluderlo, eseguiva
i suoi ordini come un soldato semplice e, godendone, ne aveva fatto la strada privilegiata.
Ma cominciava a prendere iniziative, tirando fuori una
parte di s insospettata, anche a se stessa. Bene. Forse.
E che cosa faremo?, le chiese sfidandola a mantenere il personaggio.
Vai di l, stenditi nudo sul letto e aspettami.
Fil rapido, ringraziando tutti i santi del Paradiso per
quella fortuna improvvisa, qualsiasi cosa potesse seguire. Si
tolse i vestiti, si coric sul letto, gi in piena erezione, e attese.
Qualche minuto dopo la vide entrare, la figura in controluce.
Camminava piano, morbida come una pantera, e faceva
roteare, intorno al dito, qualcosa... Quando fu abbastanza
vicina riconobbe le manette foderate che vendevano.
Alza le braccia, gli intim Gina. Gli si mise a cavalcioni
e assicur i suoi polsi alla testiera del letto.
Ahi! si lament Paolo.
Sono strette? domand Gina con voce vellutata.
S, sono strette!
Meglio rispose lei, cos non puoi sfuggirmi, e lo baci tuffandogli la lingua in bocca, arrotolandola alla sua, mordendogli il labbro inferiore, con una voracit che non le conosceva.
Ma che...? prov a indagare, appena Gina si stacc da lui.
Zitto! gli ingiunse.
Si alz dal letto per sfilarsi lentamente solo le mutandine.
Paolo cominciava a smaniare, ma era impossibilitato a muoversi.
Lei si rimise a cavalcioni, avvicinando la bocca al suo orecchio: Ora ti dico cosa devi fare, senza protestare. Mi devi lubrificare per bene, e poi ti cavalco fino a quando non mi andr. Sono stata chiara?
Paolo fece s con la testa, ammutolito. Ammutolito e fuori di testa dal desiderio.
Lentamente Gina si mosse per avvicinare la vulva alla bocca di lui, e farsi leccare. Riusc miracolosamente a trovare il giusto equilibrio per non soffocarlo e per permettergli di fare quanto intimato. Mise le mani sulla testiera del letto, per
sostenersi, e piano cominci a muoversi avanti e indietro, perch la lingua guizzante di Paolo potesse accarezzare l'intera
lunghezza delle piccole labbra fino al clitoride e ritorno.
Era un piacere nuovo, che scaldava Gina. Infoiata, sembr dimenticarsi per un momento di dove si trovava, mentre gemeva. Si riscosse, guard verso Paolo che mugolava, si sollev di poco: Vuoi dirmi qualcosa?
No, voglio continuare cos per ore.
Non si pu.
Scese un po': Succhia e gli porse uno dei capezzoli, mentre si torturava l'altro con la mano.
Adesso questo e gli diede l'altro seno da mordicchiare.
Occhi negli occhi, lei cap che Paolo non avrebbe retto ancora molto. Ora ti prendo gli promise.
Afferr il suo membro, gi inumidito, per guidare la penetrazione, e cominci a scendere.
Paolo gua, Gina ansimava, ma continuava a mantenere il controllo di s e di ogni suo gesto. Ogni volta che si issava
prendeva la spinta per scendere un pochino pi gi.
Basta, mi fai morire cos... pregava lui.
Preferisci le maniere forti?
S, a questo punto s. Prendimi o liberami.
Liberarti? Non ci penso neppure e si sedette su di lui, prendendolo per intero. Cominci a cavalcarlo con un ritmo
crescente. Lo sent venire poco prima che toccasse a lei, che fin facendosi guardare, mentre si masturbava.
Sempre mantenendosi ritta a cavalcioni, quasi a sfidare Paolo, allarg le grandi labbra con l'indice e il medio della mano sinistra, tirando la pelle, rendendola pi reattiva, si infil l'indice della mano destra in bocca, per inumidirlo di saliva,
e prese a stimolare il clitoride, la testa rovesciata all'indietro, i capezzoli ritti, uno spettacolo per lui, che si era dimenticato del dolore ai polsi e si godeva una delle esibizioni pi sensuali che ricordasse.
L'orgasmo arriv dopo pochissimo, per il livello di eccitazione accumulato, e Gina si lasci cadere di fianco a Paolo, senza fiato, senza una parola.
Che ti ha preso? indag Paolo, quando - qualche minuto dopo - lei si decise a togliergli le manette.
Perch rispose Gina, non ti  piaciuto?
Moltissimo. Ma quasi non ti riconoscevo...
Era solo per giocare un po'.
Finch continuerai a giocare cos, sar in tuo potere.
 esattamente quello che voglio, si disse Gina, rivolgendo un pensiero all'orribile Deborah-con-la-acca-finale.
Ora vediamo cosa sei capace di fare tu, carina.
...
.
...
Capitolo 36.
...
.
...
Parecchio, ecco cos'era capace di fare. Deborah era un osso duro, come aveva predetto Silvana, e Gina fu costretta a farci
i conti prima del previsto.
Aveva sperato di poter riportare a Giovanni e Paolo (in particolare a Paolo) che avevano sbagliato valutazione e che la tipa era una vera incapace: svogliata, poco convincente con le clienti, con vendite pari allo zero e che, insomma, era il caso di darle il benservito e di richiamare una delle altre candidate e ricominciare da capo, invece di perdere tempo inutile.
E, per qualche giorno, l'arpia le aveva fatto credere fosse possibile.
E le palline cinesi?
Deborah mise su una faccia annoiata: Ma che c' da dire?
Senti, non ricominciamo. Ogni prodotto va descritto nei dettagli.
Lo far se c' una cliente cieca. Si vede cosa sono, no?
Guarda che se non perdevi tempo a far polemica, avevamo gi finito.
Uff... sono due palline unite con una cordicina...
E?
E, cosa?
E servono a...?
Fanno bene.
Gina chiuse gli occhi, per isolarsi dal mondo circostante
- la sala riunioni e la spina nel fianco - il tempo sufficiente a
ricordarsi che, in realt, stava andando tutto per il meglio.
La faceva uscire pazza, con il suo menefreghismo, ma, per
lei, la sua supponenza era manna dal cielo. Quindi, calma e
sangue freddo. L'obiettivo finale era a un passo di danza da lei.
Riapr gli occhi, sorrise a Deborah e grondando aspartame:
S, fanno bene. E perch?
Oddio, che seccatura! Ma sai cosa gliene frega alle clienti
se fanno bene? Quelle vogliono divertirsi!
Rafforzare il pavimento pelvico, che  l'effetto dell'uso
costante delle palline cinesi, aiuta a raggiungere migliori e
pi duraturi orgasmi. E con il divertimento ci siamo. Oltre al
fatto che avere una muscolatura pelvica forte evita prolassi e
incontinenza urinaria, e ti assicuro che sono problemucci che non divertono nessuno.
S, s, come vuoi tu... Abbiamo finito?
No. Mi dici i prezzi di quel che c' nella valigetta?
Oddio, numeri! Io non ho memoria per i numeri, come far?
Con queste premesse, anche la presentazione non poteva
essere altro che raffazzonata. Lontane da occhi indiscreti,
Deborah aveva dimenticato nomi, incespicato nelle spiegazioni,
preso pause di lunghezza biblica. E pi balbettava, e
pi Gina si vedeva cacciarla a calcioni nel sedere, ridendo
sardonica, circondata da un'aura rosso inferno.
Non rimaneva altro che buttarla in piscina per vederla annegare.
L'aveva anche detto a Silvana.
Sono con te, da questo punto di vista le aveva risposto
lei, ma attenta che non ti si ritorca contro. Visto che hai tu
il compito di addestrarla, non vorrei che ti venisse chiesto
conto di averla fatta uscire quando non era ancora pronta, e
aver perso delle vendite.
Gina ci aveva gi riflettuto: Io sar l. Appena far un errore,
interverr e salver la situazione per l'azienda, affondando
lei. Cosa vuoi che vada storto?
Era andato storto che, davanti a un pubblico, tutta la sua
gattamortaggine spariva e si trasformava in complicit, cameratismo,
nell'atteggiamento di una sorella maggiore che
sta per spiegarti un paio di segreti che ti verranno buoni, prima
o poi. Snocciolava spiegazioni, e prezzi, come se non
avesse fatto altro nella vita.
Le prove erano andate male perch non aveva bisogno di
prove. Soprattutto perch non voleva darla vinta a Gina, la
quale si rese conto che, mentre lei, le prime volte, per parlare
di fronte alle clienti aveva avuto bisogno di attenersi scrupolosamente
alla sua presentazione, ci si era aggrappata, per
contrastare il nervosismo, la paura di sbagliare e di fare figuracce,
Deborah invece la considerava un abbozzo con il quale
giocare a braccio, secondo l'estro del momento.
Era tranquilla, rilassata, sicura di s. Faceva l'occhiolino,
annuiva, fingeva sorpresa a qualche confessione, era prodiga
di consigli. Gina era rimasta paralizzata dallo stupore.
All'uscita dal debutto, Deborah si era presa l'ultima soddisfazione.
Si era stretta nelle spalle e aveva sparato fuori:
Sai... quando si conosce benissimo la materia viene tutto
facile... ed era sculettata via.
Erano uscite di nuovo una settimana dopo e, nel gruppetto,
c'erano pure un paio di frequentatrici affezionate, che conoscevano
Gina, e che avevano portato delle amiche, dicendo
loro meraviglie della venditrice, carinisssssima, ma, dopo
qualche minuto, erano gi state conquistate dall'ultima arrivata.
Al momento del commiato, si erano complimentate
proprio con Gina: La tua nuova collega  proprio uno
spasso, sai? Davvero simpatica.
Gina volle ignorare la fitta di gelosia, e cerc di macchinare un piano B.
Se vado di l e dico che pu gi cavarsela da sola, che
poi  la pura verit, almeno ce la togliamo'dalle scatole: non
avr pi la scusa di venire qui ogni giorno, perch deve capire
meglio questo o quello, o per chiedere un approfondimento
che proprio non riesce a trovarsi da sola su Internet,
che poi sono tutte scuse per puntare Paolo. Comunque la arginiamo, no?
Sper che Silvana le dicesse che era una soluzione perfetta.
Proviamo le rispose pessimista l'amica. Ma, per la
mia esperienza, le gattemorte sono inaffondabili.
Gina era partita per la propria missione, sperando non
fosse suicida: Davvero, non avrei mai creduto che sarebbe
stata cos veloce a entrare nel ruolo, ma  brava, disse a
Giovanni e Paolo, ai quali aveva chiesto di poter parlare insieme.
Benissimo. Pratica archiviata, annunci il Zamberletti,
facendo per alzarsi dalla sedia.
Che fretta c'? chiese Paolo congelando il momento.
Giovanni e Gina, soprattutto Gina, lo fissarono con stupore
e rimasero entrambi immobili per qualche secondo.
Cosa vorresti dire? volle approfondire il suo socio,
quando si riprese.
No, niente...
Come niente?
Cos...
Cos?
Pensi di passare tutta la mattinata a ripetere quello che
dico io? and all'attacco Paolo.
Se non capisco quello che vuoi dire, anche tutta la settimana.
Se hai delle perplessit, parla. Io mi fido ciecamente
del giudizio di Gina. Se lei dice che Deborah pu lavorare
per conto proprio, per me va bene. Ma se tu hai altri dati,
anche solo altre sensazioni, non devi fare altro che parlare.
Siamo qui apposta, chiar Giovanni.
Mi sembra tutto cos... repentino... Solo questo.
Perch Deborah ha avuto una brava maestra. Anzi, a
pensarci bene, quando selezioneremo le venditrici per le altre
citt, potremmo organizzare i corsi di formazione qui in
sede, e affidarli proprio a Gina, che evidentemente ha anche
il talento dell'insegnante e metter le ragazze nuove sulla
strada giusta in men che non si dica. Che ne dici, cara? Ti piacerebbe?
Non le lasci il tempo di rispondere, e continu con il suo
ragionamento, rivolgendosi ancora a Paolo: Gina ci ha impiegato un pochino di pi perch...
Gi, perch? Il Zamberletti aveva aperto bocca prima di
collegare il cervello e stava per dire a voce alta, davanti alla
diretta interessata, che fra del materiale grezzo, quale lei era
stata, e quella che si era presentata a loro gi come una seduttrice
fatta e finita, paragoni non se ne potevano proprio fare.
...non aveva mai trattato con il pubblico e doveva perdere
la sua naturale riservatezza. Se c'era una cosa che non
mancava a Giovanni era il sangue freddo.
S, naturalmente. Era per dire... rispose Paolo, lasciando
perdere ogni possibile obiezione, resosi conto che il pavimento
era scivoloso.
Bene, allora se era per dire, e basta concluse sbrigativo
e pragmatico il socio, facciamo che Deborah  abile e arruolata.
Gina, continua comunque a monitorare la situazione
e se ci sono problemi, avvertici tempestivamente. Va bene?
Domande? No?
Le domande Gina le avrebbe avute per Paolo, ma non
erano n il momento n il luogo. Torn al suo posto con un
muso lungo che strisciava per terra.
Avrebbe messo in dubbio il tuo giudizio? E questo che
ti urta? volle sapere Silvana, messa a parte dell'accaduto.
Per quanto, si chiese Gina, poteva ancora continuare a
mentirle? E poi, perch? Aveva ragione la Patty: che senso
aveva tutta questa discrezione? Ci poteva essere solo un motivo
ed era che Paolo, alla fine dei conti, non era poi tanto sicuro
della loro storia. Mai come in questo momento aveva
bisogno di un'alleata.
Cos, sull'onda della rabbia e della delusione, le sussurr:
Ti devo parlare, ma non ora.
A-ha! Lo sapevo, esult Silvana.
Davvero? Gina aveva gli occhi spalancati.
Ma certo. Pensi che certe cose passino inosservate?
Oddio, e quindi, secondo te, lo sa anche Giovanni?
Ma va' l! Giovanni  un uomo, glielo devi indicare col
neon, se vuoi che se ne accorga.
Lo sai? Parli proprio come la mia amica Patty.
La tua amica Patty dev'essere una assennata.
Sedute al bar, davanti a un panino e una Coca, per una
veloce pausa pranzo, Silvana e Gina ripresero il clima di
confidenze senza rete, da dove l'avevano interrotto qualche mese prima.
Dimmi tu, Silvana. Sono io che ho le traveggole? Oppure
Paolo ha fatto quella scena perch voleva tenersi Deborah
in ufficio, con la scusa della formazione?
Silvana si prese una pausa, prima di rispondere che non si poteva certo escludere.
L'hai visto pi distratto? Pi distaccato del solito? si inform.
Cosa? No, per nulla. Anzi.
Anzi?
S, perch? E una cosa negativa?
Non necessariamente. Vai a sapere cosa passa nella testa
di un uomo... a parte il pallone e il sesso, dico. Per c' una
cosa che non capisco e mi devi proprio spiegare: perch non
gli parli dei tuoi dubbi? Non gli chiedi spiegazioni? Hai il diritto di farlo.
Gina ammise a voce alta il timore che l'aveva frenata tutto
quel tempo: Paolo non sopportava di essere messo in discussione,
soprattutto da lei, che considerava una sua emanazione,
cosa che, in un certo senso, era pure vera. Perci sospettava
che, se avesse forzato troppo la mano, l'avrebbe perso.
Ci aveva gi provato, le raccont, agli albori della loro storia, e non era andata tanto bene.
Ma sono passati mesi! Puoi pure riprovarci, magari reagisce diversamente.
Ancora non me la sento.
Te la sei presa proprio brutta, eh? comment a quel punto Silvana.
Gi.
Questo  il miglior motivo per chiarire le cose. Gioia, se
lui non ricambia i tuoi sentimenti, pi aspetti e pi soffrirai.
Meglio sapere subito e correre ai ripari, se occorre.
Tu la fai facile, Silvana. A parte tutto il resto, c' l'aspetto
professionale di cui tenere conto. Non solo lavoriamo insieme,
ma lui  il mio capo. Come potremmo condividere lo
stesso spazio, se le cose dovessero finire male? Non credi che
i rapporti si farebbero tanto difficili da costringermi ad andarmene?
E dove? Dove?
Sarebbe difficile, ma non impossibile. Se le cose si chiariscono
senza scenate, civilmente, uno spazio di manovra rimarrebbe.
Starebbe nell'intelligenza di entrambi gestirlo.
Paolo  un brav'uomo, non ti metterebbe mai nella condizione
di licenziarti, n lo farebbe lui. Perci dipenderebbe
tutto da te. Per ora voglio sapere cos' tutto il resto...
Gina la fiss con un grosso punto di domanda sulla faccia.
Hai detto: a parte tutto il resto. Che cos' tutto il resto?
Che, quando sei innamorata, speri fino all'ultimo che le
cose miglioreranno. Perch vuoi la favola.
Disse Pretty Woman, sorrise Silvana.
Non lo diciamo tutte? domand Gina.
Si guardarono, sospirarono e finirono il panino in silenzio.
...
.
...
Capitolo 37.
...
.
...
Vedi, Paolo, secondo me bisogna puntare con maggiore
decisione su questo modello di vibratore tempestato di Swarovski.
Per quanto sia pi costoso degli altri, vedo che attira
molto. Sai, alle donne le cose preziose e luccicanti piacciono...
Deborah aveva chiesto di parlare con Carli, e lo faceva anche
con il dcollet, mentre stava piegata appena sulla scrivania,
mostrandogli il prodotto come fosse una novit, nonostante
lui lo conoscesse benissimo, visto che non c'era ordinativo che non passasse dalle sue mani.
Sbatteva le ciglia lunghe, Deborah, e aveva sfoderato la
voce da vamp; non faceva altro che giocherellare con le lunghe
ciocche di capelli: ora le spostava dietro l'orecchio, ora
le arrotolava intorno all'indice, adesso le usava per accarezzarsi le labbra.
Gina era entrata un attimo, tanto la porta era aperta, per
consegnare a Paolo dei documenti che le aveva chiesto, e si
era trovata davanti questa scena di seduzione in piena regola.
Aveva fatto finta di nulla, ma dentro ribolliva.
Deborah-con-la-acca-finale  partita all'attacco fece a Silvana sottovoce.
Fa bene.
Non puoi averlo detto.
E invece s. Tu non combatti per difendere la tua storia,
ma pretendi che lei se ne stia buona e cara, pur pensando
che Paolo sia libero. E per quale motivo dovrebbe, scusa?
Lo sai come si dice: chi  cagion del suo mal...
Gina sbuff, e mand un messaggio a Paolo su WhatsApp: Stasera a casa mia?
Non ricevette risposta.
Ma non mi avevi detto di venire qui, stasera? Guarda: mi
hai mandato un messaggio! le agit il cellulare sotto il naso.
Paolo non capiva come mai Gina fosse sconcertata dalla
sua apparizione a ora di cena. Sconcertata e innervosita.
Perch lo hai letto, vedi? Ci sono le spunte blu, ma non
mi hai risposto e quindi ho pensato che non volessi venire, ecco perch.
E perch non avrei voluto venire da te, scusa?
Mah, magari avevi altri impegni.
Che impegni avrei dovuto avere? La mia agenda la conosci meglio tu di me!
Subito dopo, Paolo ebbe un'epifania: Non mi vuoi mica
dire che sei gelosa della nuova arrivata? domand, usando
un tono di voce a met tra lo sfott e lo sconcerto. Cosa che
fece definitivamente infuriare Gina, la quale mise una dose
doppia di causticit nel suo: Mi parevi molto rapito dalle sue tette.
Vorrei pure vedere: me le ha sbattute in faccia!
Ah, ecco. Quindi la colpa  sua, e non tua, che non sai
guardare altrove. Basta saperlo.
Gina, guarda, chiariamo subito le cose: c' una cosa che
non sopporto, e sono le scenate di gelosia. O ti fidi o non ti
fidi. Se non ti fidi, chiudiamola qui.
Come la fai facile, Paolo. Se una mia insicurezza ti basta
per chiudere, allora che stiamo facendo? Se permetti, quello
che sopporto io per te  molto pi pesante. Per esempio, mi
tieni nascosta come una malattia venerea. Potrei risponderti
che, allora, o usciamo allo scoperto oppure la chiudiamo qui.
Non tollero gli ultimatum!
Veramente me ne hai appena dato uno.
 una cosa diversa.
Certo che  una cosa diversa: perch sei stato tu a darlo
a me. Pi correttamente, tu non tolleri che ti si diano ultimatum,
perch le cose devono andare sempre e solo come vuoi
tu. In compenso, vuoi imporre le tue regole agli altri, senza
cogliere la contraddizione. Sembri un bambino di cinque anni.
Paolo non poteva credere alle proprie orecchie. Quella
era una insurrezione in piena regola. Ma come si permetteva?
Gina era ormai un fiume in piena: Ho cercato in ogni
modo di giustificare la tua riluttanza a rendere pubblica la
nostra relazione. All'inizio aveva un senso, ma ora? Mi pare
che sia pi un modo per tenerti ogni possibilit aperta. Lo
sai qual  la primissima cosa che Deborah-con-la-acca-finale
mi ha chiesto? Se eri impegnato, perch se no, lei si sarebbe
fatta avanti volentieri, visto che sei bello e pieno di soldi. Cos
attacca il cappello e non ci pensa pi. Sai quanto mi  costato
fare finta di nulla, e lasciarle campo libero? Mi sono
detta: Paolo la terr a bada. E, invece, entro stamattina nel
tuo ufficio e vedo che le dai corda. Ti mando un messaggio e
non rispondi neppure, non so se troppo distratto dal panorama
collinare, oppure perch dai per scontato che non ho
altro da fare che stare ad aspettarti, che tu ti presenti oppure
no. Il guaio  che hai ragione. Anzi, avevi ragione. Per ora
basta, Paolo. O metti le cose in chiaro in ufficio, e cos conteniamo
Deborah, oppure ammetti che non sei disposto a rinunciare
a niente, per me. Neppure il corteggiamento
dell'ultima arrivata. Via il dente, via il dolore: se non mi ami,
dillo. Non  obbligatorio amare qualcuno. Rispettarlo s, per.
Non ti chiedo altro che la verit.
Era la prima volta che Gina ammetteva di amarlo, pur
non avendolo esplicitamente detto. Sperava che lui la prendesse
tra le braccia e le dicesse: Ti amo anch'io; temeva
che lui confessasse di non provare lo stesso sentimento, e ci mettesse un punto.
Non pensava certo che sarebbe andata a finire cos.
Cio, mi stai dicendo che se n' andato senza dire nulla?
S. Lo ha fatto di nuovo, pens. Ma questa volta non
ha suonato alla porta dopo neanche mezz'ora. Questa volta
non torner pi.
Vengo l, sent dire alla Patty.
Non ce n' bisogno.
S, che ce n' bisogno. Sarai a pezzi.
No, invece: non sento nulla.
Ges. E peggio di quel che pensassi.
Quando la Patty suon al citofono, Gina la fece entrare in
silenzio e torn sul divano a guardare la televisione.
Cosa fai?
Guardo un film.
Che film?
Avevi ragione tu, Patrizia. Non gli importava abbastanza
di me per uscire allo scoperto, voleva avere tutto, senza
pagare il conto. Ne prendo atto.
Mi fai paura, Gina.
E perch? Ho vissuto qualche mese in uno stato alterato
di coscienza. Mi sono sentita bella, elegante, desiderabile.
Sono persino arrivata a pensare che quel che mi era stato negato
fino a ora fosse stato solo un lungo, estenuante atto preparatorio
per arrivare a essere una me migliore, che avrebbe
potuto avere qualcuno a cui appartenere, finalmente. Ma
non c' nessuna nuova me. Solo un bel taglio di capelli e un
paio di vestiti come si deve. Una copertina colorata su un libro
in bianco e nero.
Non fare cos, tesoro diceva Patrizia, accarezzandole i
capelli. Passer anche questa. Non ti meritava, quel porco!
Gina la guard: Mi toccher continuare ad andare in ufficio,
fino a che non trovo qualcos'altro. Metti la voce in giro,
Patrizia. Un'alternativa e me ne vado in un batter d'occhio.
Sperando che non ci pensi lui, a licenziarmi. Silvana ha
sempre detto che non c' pericolo, ma non si sa mai.
Ah, ci mancherebbe anche questa!
Ne saresti cos sorpresa?
La Patty non disse pi nulla. Si limit a sospirare.
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
La mattina dopo, Gina entr in ufficio come al solito. Sorrise
appena a Silvana, per salutarla, si sedette al suo posto e si
cacci sotto una valanga di numeri che rischiava di travolgerla.
Non alz la testa mai: non quando entr Giovanni,
non quando entr Paolo e neppure quando entr Deborah,
con la solita scusa palese (Ma i completini intimi ci sono
solo rossi e neri? Ma colori pi di moda, tipo il pervinca o il
tortora?) giusto per farsi vedere.
Silvana sibil: E senza vergogna, ma Gina non rispose.
Continu a macinare conti in silenzio.
Silvana la fiss per qualche istante, poi sollev la testa verso
la fine del corridoio, dove si affacciavano le porte degli uffici
dei due soci, e Paolo, Giovanni e Deborah-con-la-acca-
finale si sbellicavano.
Ne parliamo a pranzo, le disse, e in quella frase c'era
tutto il suo affetto: ho capito, sono qui. Ma Gina continu a
fissare i fogli che aveva davanti agli occhi, irraggiungibile.
Fece una certa fatica persino a trascinarla fuori dall'ufficio,
arrivata l'una: Non ho fame, fece lei.
Accompagni un'amica che non ha voglia di stare sola.
A quel punto, Gina prese il cappotto, la borsa e la segu
docilmente al bar di fronte.
Pensi di arrenderti senza lottare? volle sapere Silvana.
Gina parve risvegliarsi di colpo: Ah, questo no. Questo
non me lo merito.
Quindi qualcosa ancora ti tocca. C' speranza, le sorrise
Silvana, posandole delicatamente una mano sulla spalla.
Dove ho sbagliato? le chiese arresa Gina.
E chi ha detto che hai sbagliato qualcosa? ribatt Silvana.
A volte le cose sono destinate a non filare. Non fare
l'errore di addossarti colpe che non hai.
Silvana, te la posso chiedere una cosa?
Tutto quello che vuoi.
Come si fa a farsi amare?
Silvana si appoggi allo schienale della sedia: A me lo
chiedi? A una che  stata mollata incinta e da allora non ha
pi avuto niente di serio? Che ne so io, di come si fa a farsi
amare? Credo che non ci siano ricette. O succede oppure
no. Te lo ripeto: non addossarti colpe che non hai. Non c'
niente che non vada in te. Anzi, semmai  Paolo che dovrebbe
farsi un'analisi di coscienza. Ha mosso tutto questo casino,
fin dal primo giorno, senza pensare alle conseguenze.
In che senso: fin dal primo giorno?
Silvana si morse le labbra. Prima o poi le sarebbe scappata
una parola di troppo, ma per l'ennesima volta riusc a
dribblare la rovina definitiva: Intendevo dire che, dall'inizio,
doveva mantenere la giusta distanza, ricordandosi che
c'era un rapporto di lavoro fra voi. Oltre a ci, si sar accorto
anche lui di quanto tu sia fragile. Se voleva giocare, poteva
farlo con qualcuna pi attrezzata, che conosceva le regole e
non rischiava di venirsene fuori ammaccata, cos com' stato
da quando lo conosco.
Gina le raccont che aveva tenuto botta a lungo, tentando
in tutti i modi di non sperarci troppo: La Patty mi aveva
fatto il lavaggio del cervello, dicendomi di tutelarmi, e io sono
stata attenta, Silvana, te lo giuro. Non facevo che ripetermi
di prendere le cose come venivano, di considerarla una
storia senza futuro, che eravamo troppo diversi, che lui non
si era mai voluto impegnare e certo non l'avrebbe fatto con
una come me. Ma pi passavano i giorni e pi mi pareva sincero.
Che ci tenesse sul serio, che non stesse giocando. Cos,
a un certo punto, senza neppure rendermene conto, mi sono
lasciata andare completamente, ho forzato ogni mia inibizione.
Ed  per questo che, adesso, mi pare di andare in giro
nuda.
Silvana ci riflett un attimo. Ma, per come conosceva Paolo,
c'era una sola risposta possibile: Era sincero! Un uomo
come lui non sta a perdere mesi con una che non gli interessa.
Non intendevo che ti stesse prendendo in giro; solo
che...
Non gli interessavo abbastanza la interruppe Gina.
No. Almeno non abbastanza per essere quel che serve a
te: un uomo con il quale costruire qualcosa di importante, di
stabile, di duraturo, non uno con il quale farsi due weekend
fuori ogni tanto. Sbaglio?
Gina annu appena: Finir che dovr ringraziare la gattamorta.
Se non fosse arrivata lei, sarei andata avanti cos fino
alla fine dei miei giorni, sperando in un miracolo.
Non credo. Prima o poi lo avresti costretto a una scelta.
Deborah ha solo affrettato l'inevitabile. Ora fattene una ragione.
Schiena dritta, Gina. Non ti meritava.
L'ha detto anche la Patty.
Quella Patty l me la devi presentare.
...
.
...
Capitolo 39.
...
.
...
Certo che questo ufficio  proprio un mortorio!
Deborah era di nuovo in fondo al corridoio, con Zamberletti
e Carli, a parlottare e sorridere e ridere, dando loro attenzione
come fossero gli unici uomini della Terra. Ormai
passava regolarmente, non cercava pi nemmeno un pretesto:
Solo un salutino, ragazziiiii! trillava, ignorando naturalmente
le ragazze presenti. In fondo al corridoio era diventato
il loro club personale, al quale accedevano in tre, Gina e
Silvana sempre escluse.
Non mi pare rispose Carli, gi sulla difensiva.  che
c' tanto da lavorare e siamo molto concentrati tutti.
S s, certo e guard verso Silvana e Gina, mute, che
macinavano ordinativi e fatture. Per, siamo onesti, un sorriso
ogni tanto si pu pure fare, non  vero?
Una pausa a effetto, e poi: Per esempio, Gina. Ha sempre
quest'aria spenta, santo cielo. Da quando l'ho conosciuta
 peggiorata. Eppure dovrebbe essere contenta di stare
qui, sempre con voi esal. Non come me, che mi tocca girare
la provincia in macchina, da sola.
Ma la nostra Gina... cominci a difenderla Giovanni,
per essere interrotto da Paolo, con insolita durezza: Gina,
fino a quando non sei arrivata tu, lavorava in ufficio e mettendo
l'accento sulla congiunzione andava anche agli incontri
di vendita. Non si  mai lamentata, nonostante facesse
un sacco di ore oltre quelle canoniche, e senza mai segnarle
come straordinari. Molte molte pi di te, se vogliamo essere
giusti; e tanti chilometri anche. Abbiamo cercato un aiuto
perch  talmente brava coi numeri che Silvana l'ha voluta
con s a tempo pieno, visto che ci stiamo espandendo, non
certo perch non fosse una venditrice brillante. Ed  stato
un sacrificio, per lei, ti assicuro. Non ha protestato, quando
le abbiamo comunicato che avrebbe dovuto rinunciare a
questa parte del lavoro; non ha obiettato, per dimostrare,
ancora una volta, la sua fedelt all'azienda, ma io ho capito
lo stesso che le dispiaceva. Ti ha spiegato il mestiere, ti ha accompagnata
in giro, ti ha passato le sue conoscenze con generosit,
e con generosit ci ha parlato di te, dicendoci quanto
sei brava. Dovresti esserle grata. E, se in questo periodo la
vedi triste, avr i suoi motivi, che non sono fatti tuoi.
Il Zamberletti era talmente sbalordito che la mascella toccava
quasi terra, Deborah cap in quel momento di aver fatto
un errore madornale: Paolo forse non era fidanzato, ma
non era libero. Non di testa, almeno. Cosa ci trovasse in
quella l, non poteva capirlo, per cos era, aveva una cotta per la Tocco.
E Deborah era una ragazza pratica, che non sognava mai.
Ora mi scuserete, ma ho da fare annunci Paolo, prima
di buttarsi a corpo morto in ufficio.
Giovanni si riscosse dallo sconcerto: Vieni, Deborah.
Vieni con me le disse, accompagnandola verso il suo.
Deborah gli sorrise come fosse stato Brad Pitt.
A Paolo tremavano le mani.
Quando, due settimane prima, se n'era andato dalla casa
di Gina, avrebbe preso a pugni un paio di ignari passanti,
mentre raggiungeva l'auto dietro l'angolo, giusto per sfogarsi.
Ma passata la furia iniziale, si era detto che era stato meglio
cos. Via, un taglio netto.
La storia tra loro era stata un errore. Lui non era portato
per le relazioni stabili. Meglio: non era portato per i compromessi
che richiedono. L'aveva sempre saputo. Altrimenti, si
era detto anche, sarebbe rimasto con Costanza, si sarebbe
sposato e avrebbe avuto dei figli. Ma l'idea non l'aveva mai
sfiorato, neppure alla lontana. Per lui la relazione perfetta
prevedeva che ognuno rimanesse a casa propria, con un'ampia
camera di decompressione a disposizione, per evitare
che il calore si facesse eccessivo. Troppo fuoco e ci si brucia,
come gli aveva insegnato Monica, e poi non voleva sentirsi
responsabile della felicit di qualcun altro. Del benessere di
qualcun altro.
Se le cose venivano naturali, allora forse (forse) poteva
pure funzionare. Se ci si incastrava alla perfezione, senza
sforzo alcuno, allora se ne poteva parlare. Ma fermarsi, riflettere,
usare il bilancino, questo no.
Inoltre, come si pu stare insieme, se non ci si fida? La gelosia
non  questo? Una mancanza di fiducia? Come poteva
aver dubitato, Gina, delle sue intenzioni? Aveva capito tanto
poco di lui che, davvero, pensava si sarebbe fatto incantare
da una come Deborah?
E con tutto quello che aveva fatto per lei! L'aveva fatta rinascere.
Da un cosino senza arte n parte era venuta fuori
una donna coi fiocchi: bella, sexy, affettuosa. Tutto merito
suo, delle sue attenzioni, dei suoi insegnamenti, nient'altro
che questo.
Peggio per lei.
Quando l'aveva vista la mattina dopo, seduta al suo posto,
dignitosa, composta, a lavorare silenziosa, la formichina
che era, quasi si stup della propria reazione: stava bene.
Davvero. Non era pi neppure arrabbiato.
Probabilmente Gina aveva colto nel segno. Probabilmente
non era abbastanza coinvolto per darle quel che lei voleva.
Non che dovesse meravigliarsi di tanto acume: la sua Gina
era intelligente, mica una zuccona qualsiasi.
Si incagli per un momento su la sua Gina: non era sua.
Non pi.
Si chiuse in ufficio e non ci pens oltre. Almeno fino a
quando non lesse la consueta rassegna stampa, e gli venne l'istinto
di girare a Gina un link sulla sua attrice preferita, che
si sposava per la quinta volta. E quando si accorse che aveva
una macchia sulla cravatta e gli sarebbe piaciuto farsela
smacchiare da lei, mentre le baciava la fronte. E quando ricevette
l'invito per una cena, a casa di amici, e si scopr a pensare
che avrebbero potuto andarci insieme, tanto questi abitavano
in un'altra citt, e la cosa sarebbe rimasta riservata.
Alla fine della giornata, prese atto che, forse, avrebbe avuto
bisogno di qualche altro giorno per adattarsi al nuovo stato
di cose. Era solo che s'era abituato.
Aspett di sentire la porta d'ingresso che si chiudeva, segno
che Silvana e Gina se ne stavano andando a casa, alla fine
della giornata lavorativa, per uscire anche lui e non doverla incontrare.
Capita di farsi prendere a tradimento dai propri sentimenti
sottovalutati, quelli che si insediano sotto la pelle piano, senza
fare grande rumore. Ti dici che  attrazione fisica, ti dici
che  piacevole passare del tempo insieme, ti dici che potresti
tornare alla tua vita di sempre anche domani, e quando
accade ti dici che s, era come te lo immaginavi, ce la fai benissimo
anche senza; ma pi passa il tempo, pi decanta la
situazione, meno ti pare di pensarci, e pi ti accorgi che ti fa male.
Tornare indietro, chiederle scusa non era neppure un abbozzo
di idea che circolava nei meandri del cervello di Paolo.
Era contrario alla sua natura, il problema non si poneva.
E pi vedeva Gina pacata e distaccata e pi si diceva che
era finita, s s, era proprio finita anche perch a lei pareva
importasse meno che a lui. Altrimenti avrebbe colto un segno
di sofferenza: quando Gina piangeva, piangeva sul serio,
non pioggerella su un film commovente, le si gonfiavano gli
occhi, non avrebbe potuto nasconderlo neppure sotto un
trucco pesante, come quella volta che aveva litigato con sua
madre. Ecco, per sua madre aveva pianto, per lui evidentemente no.
Era chiaro che stava bene pure lei. Come stava bene lui.
Tutto a posto.
Se Deborah non se ne fosse uscita con quella battuta maligna,
Paolo Carli sarebbe rimasto in quell'illusione autoindotta,
ancora per un po' almeno. Ma, pur involontariamente,
Deborah gli aveva aperto gli occhi su due verit: la prima
che, invece, Gina stava soffrendo. Se l'aveva capito una che
la conosceva appena, avrebbe dovuto a maggior ragione lui.
Su quante altre cose ancora era stato cieco?
La seconda  che non poteva tollerare neppure un soffio
perfido su Gina, che proprio non se lo meritava.
Si sedette sulla sua comoda poltrona in pelle nera: ci aveva
tenuto tanto ad averla, quando avevano arredato gli uffici.
Aveva detto a Giovanni che  dalla poltrona dietro una scrivania
che si capisce quanto  importante chi ci  seduto.
Zamberletti aveva riso a crepapelle: Tu hai visto troppi film
su Wall Street! e gli aveva risposto che le avrebbero comprate
perch erano comode e ci avrebbero passato tanto
tempo seduti. E che l'autorevolezza di un uomo, il suo potere,
la sua intelligenza si capiscono pure se sta seduto su uno sgabello.
Paolo aveva scosso la testa, ma non aveva insistito: non gli
interessava convincere l'amico, gli interessava aver ottenuto quello che voleva.
Guard le mani che continuavano a tremare, per la rabbia
e per l'emozione, e si chiese se aveva ottenuto, anche quella
volta, come sempre prima di allora, ci che voleva veramente.
...
.
...
Capitolo 40.
...
.
...
Ma quanto sono scemi gli uomini?
Perch? Noi cosa siamo? Furbe?
Alla fine, dopo tanto insistere, Silvana da una parte e Patrizia
dall'altra, avevano organizzato una serata tutte insieme,
perch loro due erano curiose di conoscersi, e perch
volevano obbligare Gina a svagarsi un po'.
Si erano trovate per una cena alla buona a casa di Silvana
che, per via di Matteo, aveva meno spazio di manovra, esco
solo quando mia madre  disponibile, e non ha impegni col
club del burraco, quello del risotto, quello della maglia e
quello del pollo spennato. Tanto il piccoletto aveva mangiato
alla svelta e si era subito rifugiato a vedere i cartoni, in
sala, lasciando alle tre donne in cucina la possibilit di parlare di tutto.
La Patty si blocc col bicchiere di vino bianco a mezz'aria:
C' un club del pollo spennato? E cosa fanno, si cambiano
segreti su come cucinarlo in casseruola?
Silvana sogghign: Ma no! Era per dire che mia madre
ha sempre qualcosa di meglio da fare, invece che aiutarmi. A
Matteo vuole bene, lo so, ma non mi ha mai perdonato di essere
una ragazza madre. Quindi la sua filosofia : ti sei messa
nei guai da sola, ora arrangiati.
Allora non sono l'unica ad avere dei genitori inflessibili... fece Gina.
Ah, no. Che ti credi? Mia madre ha sempre sperato che
facessi un buon matrimonio, e cio che sposassi un medico,
un avvocato o un architetto, e mi facessi mantenere tutta la
vita. Che poi, oggi, per come siamo messi con la crisi, non 
che medici, avvocati o architetti se la passino tutti bene.
Guadagno meglio io di tanti di loro.
Mi diceva: Con il corpo che hai puoi avere chi vuoi, e
avevo solo quindici anni. Ma non darti via. Ragiona sempre,
usa la testa, non il cuore. Naturalmente ho sempre fatto
il contrario. Un po' per sfidarla, un po' perch quando sei
ragazzina sogni il grande amore, non il grande affare. E, anche
se le cose sono andate male, e oggi dovrei ammettere che
forse aveva ragione lei, che avrei dovuto essere pi accorta,
meno amore e pi giudizio, quando ero innamorata  stato
uno sballo tale, che lo stesso non mi pento di niente. Mi
chiedo se lei abbia mai amato mio padre, pace all'anima sua.
Anzi, se abbia mai amato, punto. Spero per lei che la sua filosofia
venga da una grande delusione, dalla quale non si 
mai pi ripresa. Se  nata cos, non pu che farmi pena.
Deborah le darebbe ragione... comment amara Gina.
Silvana e Patrizia si guardarono. Gina non aveva avuto un
solo cedimento strutturale: non andava in giro sfatta, coi capelli
sporchi o gli occhi crepati. Si comportava con la consueta
cortesia ed efficienza in ufficio. Non un errore di calcolo,
non una fattura in ritardo. Se non ci si prestava attenzione,
sarebbe sembrata la solita.
Non sorrideva pi, per, neanche per distrazione. E solo
battute come queste davano voce al suo dolore e alla sua delusione.
La Patty si rivolse a Silvana, che intanto spezzava il pane
per fare la scarpetta nel rag: Dimmelo tu, che questa non
parla, indicando col pollice Gina. Come sta andando Deborah-con-la-acca-finale?
Silvana si infil il boccone di pane inzuppato in bocca, si
asciug le dita nel tovagliolo di carta rosso e, mentre masticava,
fece un segno con la mano: una pistola puntata alla
tempia che sparava.
Andiamo bene sbuff la Patty.
Porta a casa i risultati richiesti spieg meglio Silvana,
e questo gi la porrebbe in una situazione di forza. L'abbiamo
presa per vendere e vende. Difficile mettere in cattiva
luce chi fa quel che deve e anche bene. Dovresti avere un
buon motivo per screditarla, ma non c':  sempre puntuale
agli appuntamenti, non fa la cresta, alle clienti piace. E piace
ai nostri capi. Sarebbe strano il contrario:  una bella donna
e sa affascinare. Un giorno, che eravamo solo io, Giovanni
e... Paolo e disse il nome di Carli esitando e abbassando di
poco il tono della voce: si era accorta che Gina si irrigidiva
sempre, quando sentiva nominare il suo ex, come se avesse
ricevuto uno spintone, ho sollevato il problema delle sue
frequenti incursioni ingiustificate in ufficio, con la scusa che
causava scompiglio. E sai cosa mi ha risposto il Zamberletti?
Che  una ragazza tanto socievole e ha bisogno di contatto
umano, che non fa niente di male, anzi. Ed  pure un bel vedere
e allieta loro la giornata.
Ma che cafone! si scandalizz la Patty. Cosa vorrebbe
dire? Che non siete abbastanza carine voi, per allietare la
loro giornata?
Non siamo abbastanza gattemorte rispose la Silvana
sarcastica. E gli uomini saranno pure scemi che ci cascano,
ma noi non siamo abbastanza scaltre da imparare la lezione.
Fanno presto a dire che bastano due smancerie. No, le gattemorte
sono abili strateghe, capiscono al volo con chi hanno
a che fare e si atteggiano di conseguenza. E un lavoro a tempo
pieno che richiede dedizione, attitudine alla menzogna e
nessuno scrupolo. Una faticaccia. Certo, i risultati sono spesso
invidiabili, ammise alla fine.
Dici che lo conquister? volle sapere la Patty.
Quale dei due? ribatt Silvana, sollevando un sopracciglio.
Credevo stesse puntando a Paolo.
Anch'io, ma solo per un motivo: Paolo  bello ed  pi
giovane.  pi piacevole portarsi a letto uno cos, e lo puoi
esibire con maggiore orgoglio. Scusa se ti sembro cinica, ma
funziona in questo modo. Giovanni ha quasi una ventina
d'anni in pi di lei. E il pancione. Ma se sta puntando a sistemarsi,
il primo che cede, vince la partita.
Quindi c' una partita in atto... Gina sottoline.
Silvana si volt appena per guardarla e vide che teneva gli
occhi bassi nel piatto, che aveva finito a forza, per non fare
dispiacere alla cuoca. Aveva perso peso, nelle ultime settimane.
Lamentava un continuo mal di stomaco, ma si rifiutava
di andare a farsi vedere dal medico: Tanto so cos'.
Le rispose sinceramente: Non mi sento di escludere
niente, tesoro. Tutto pu succedere, proprio tutto, con una
cos sul piede di guerra. Decise di non infierire, aggiungendo
ci che era sottinteso: Senza alcun esercito nemico a
contrastarla.
Gina sospir, Silvana e Patrizia si scambiarono uno sguardo
che diceva tutto, e si misero a sparecchiare.
...
.
...
Capitolo 41.
...
.
...
Paolo Carli aveva le sue insicurezze, come tutti gli esseri
umani di questo mondo.
Nessuno lo sospettava, sfacciato com'era, un transatlantico
che fendeva il mare, ma - per esempio - gli scocciava
moltissimo non aver continuato gli studi.
Quando, da piccolo, gli chiedevano: Cosa vuoi fare da
grande? faceva sfilare sulla passerella i soliti sogni da bambino:
il pompiere, l'astronauta, l'Uomo Ragno. Dopo la morte
di Sara, comprensibilmente, prevedibilmente, il suo obiettivo
aveva preso un'altra strada. All'inizio in modo vago e fumoso
e tenero - voleva inventare uno sciroppo per le mamme,
che le guarisse, come a lui passava la tosse -, poi con
maggiore precisione, tanto che, alla fine delle medie, disse al
padre che desiderava frequentare lo scientifico per poi fare medicina.
L'uomo avrebbe dato un braccio per Paolo, e si rimangi
tutte le obiezioni che potevano venire a uno pragmatico come
lui, che avrebbe voluto mettere l'insegna Carrozzeria
Carli Alfredo e figlio sull'ingresso della sua officina. Sapeva
che Paolo continuava a sentire la mancanza di Sara in modo
viscerale, e che non gli aveva perdonato il secondo matrimonio,
quindi lo tenne contento dicendogli subito s, certo,
quello che ti senti, senza avanzare una sola riserva, e aveva
iniziato a risparmiare, litigando con sua moglie, che non vedeva
proprio il senso di rinunciare ai pochi lussi che si potevano
permettere, in nome di un progetto che definiva presuntuoso:
Dove vuoi che vada? Cosa vuoi che faccia? Ma se
 buono solo di giocare al pallone! che l'antipatia era reciproca.
Fosse stato anche solo per farle dispetto, Paolo fu uno
studente modello, dai risultati eccellenti, e gi Alfredo cominciava
a pregustare l'orgoglio di avere un figlio laureato, il
primo della famiglia, quando ricevette una seconda mazzata.
Era stata l'ambizione a rendere difficile a Paolo la decisione
di andarsene da casa, sapendo che, se avesse varcato quella
soglia, avrebbe dovuto cavarsela da solo, e l'universit sognarsela.
Per carit, avesse chiesto sostegno economico al
padre, di certo glielo avrebbe dato, per quanto possibile, ma
Paolo era rigidino fin da ragazzo, gli sarebbe sembrato di tenere
il piede in due scarpe, e a lui piacevano le situazioni nette.
Super la sensazione di tradire la madre (Tanto non l'avrei
salvata comunque), fece le valige e via. E suo padre rimase
senza l'insegna sognata sull'officina, senza figlio laureato,
e con la difficolt di spiegare agli amici che, piuttosto che
stare a casa con la famiglia e studiare, Paolo aveva preferito
fare il garzone in un supermercato e dormire in una stanza in
affitto, e che non lo vedeva quasi pi.
Non rimpiangeva nulla, non era nel suo stile. Anche perch
i risultati ottenuti negli anni parlavano da soli; comunque
sul podio, con la coppa in mano, ci era arrivato lo stesso,
e senza dover appendere al muro il pezzo di carta, come certi
suoi colleghi che si facevano chiamare dottore anche al bar.
Era una persona informata, leggeva un paio di quotidiani
al giorno, conosceva bene il mondo degli affari, nelle discussioni
con altri imprenditori, a parlar di investimenti e tasse,
spesso aveva l'ultima parola; se usciva con gli amici si rilassava
parlando di sport e gonne, e le donne che vedeva non erano
mai delle intellettuali: non aveva voglia di faticare anche
dopo l'orario di lavoro.
Ma, lo stesso, non aver preso la laurea gli pareva una lacuna
incolmabile. Era fatto cos: sempre sul ring, guantoni infilati
e guardia alta, pronto a parare colpi che non sarebbero
quasi certamente arrivati. Aveva anche considerato la possibilit
di iscriversi, dare un esame ogni tanto, ma non ci si vedeva,
a sedersi in mezzo ai ragazzini, col libretto in mano.
Cos aveva continuato a studiare per conto proprio. Adesso
che se lo poteva permettere, comprava tutto quel che trovava
su un argomento, nella libreria dietro l'angolo, e lo sviscerava
finch non gli veniva la nausea; appena assunto nel
supermercato del Capalbi, quando i soldi erano pochi, sfruttava la biblioteca.
Aveva iniziato con il marketing, seguito dalla psicologia,
utili alla carriera nel commercio. Man mano, pi otteneva riscontri
sul piano professionale, pi ai suoi interessi pratici si
erano affiancate curiosit di altro tipo, e senza preclusioni.
Per un certo periodo aveva letto tutto quel che aveva trovato
sui lupi, un'altra volta si era fissato sulle piante curative.
In quel periodo, poi, se non era in ufficio, seppelliva la testa
fra le pagine di un libro. Mai romanzi, che considerava
letture da femmine, solo saggistica.
Inspiegabilmente, una volta tornato libero, non si era scapicollato
a invitare a cena questa o quella. Non ne aveva voglia.
Doveva far decantare gli affetti che si erano annidati nei
muscoli e nelle giunture, pur senza ammetterlo mai. Si diceva
che era molto stanco, che l'apertura dei nuovi negozi lo
stava prosciugando di ogni energia, che aveva bisogno di
tranquillit per ritemprarsi. Appena passato quel periodo di
super lavoro, era la sua convinzione, sarebbe tornato ai ritmi
di prima. Non c'era mica fretta. Non scappava nessuna. Non da lui, almeno.
In quelle settimane, si era incaponito con la fisica quantistica.
Gli studi fatti al liceo, pi di vent'anni prima, non gli
erano di grande aiuto, e non poteva che perderci il sonno,
spesso non cavando neppure un piccolissimo ragno dal buco.
Ma meno capiva e pi si intestardiva, metodo utilissimo
per distrarsi da qualsiasi pensiero che, inopportuno, potesse
fare capolino, la cui lettera iniziale fosse la g maiuscola.
Anche quella sera stava combattendo, frustrato, nonostante
si trattasse di un manuale divulgativo, gli aveva
detto Marino, il libraio di fiducia, consegnandoglielo con
una certa decisione, quando Paolo era tornato dicendo che
voleva qualcosa di un po' pi... di un po' meno... non volendo
ammettere che non ci capiva un'acca.
Non ti offendere, se te lo dico. Ma queste sono materie
ostiche, per specialisti, vanno affrontate con la dovuta cautela,
non volendo dire umilt per non offendere il suo miglior
cliente, che, se tutti fossero stati come lui, si sarebbe
fatto un mese su una spiaggia polinesiana ogni anno.
Paolo avrebbe voluto opporre resistenza, figuriamoci, un
manuale divulgativo lui, ma aveva dovuto piegarsi all'evidenza
dei fatti, e se n'era tornato a casa con Quanti per principianti.
Arrivato al capitolo intitolato: Entanglement quantistico
ebbe un moto di stizza. Entanglement? Controll su
un vocabolario online: complicazione, ginepraio. Uhm.
Coinvolgimento. Uff. L'essere legato, l'essere imbrigliato.
Ahia. Vedeva lampeggiare g dappertutto.
Ma il peggio doveva ancora venire: Se due sistemi interagiscono
tra loro, diventano un unico sistema. Anche a seguito
di una separazione, quello che accade a uno di loro
continua a influenzare l'altro, non importa quanto grande sia
la distanza. Chiuse il libro di scatto.
Opporca miseria! Porca, porchissima miseria! Di nuovo
un pensiero con la g.
Si disse: stai calmo. Ripercorse, per l'ennesima volta, la
sua vita amorosa, il fatto che si era ripreso velocemente persino
dalla storia con Costanza, che era durata molti anni;
persino dalla storia con Monica, che era stata tanto sconvolgente.
Figuriamoci se non sarebbe stato in grado di spingere
in un cantuccio l'immagine di Gina, che gli sorride, che lo
sorprende, della mite, arrendevole, stimolante Gina, fino a
quando la sua volont di cancellarla non l'avrebbe corrosa
via. Quegli scienziati l avevano di certo sbagliato. Gliel'avrebbe
fatta vedere lui, altro che quanti per principianti!
Rassicurato, riprese il libro, ritrov il segno.
Contrariamente a certa vulgata continuava il paragrafo,
tale legame ha una durata. Cos come la scienza non sa
spiegare come mai rimanga inalterato, nonostante la separazione,
non sa spiegare neppure come mai, a un certo punto,
si spezzi, e i sistemi riprendano a funzionare autonomamente
uno dall'altro.
Ecco, vedi? Lo sapeva. Lo sa-pe-va. E senza neppure aver
dovuto studiare come quei cervelloni da laboratorio. Serviva
solo la logica. E lui che si era fatto spaventare, dalla materia
e dall'idea che di Gina non si sarebbe liberato mai pi. Tempo
al tempo, e pensieri con la g non lo avrebbero pi preso a
tradimento. Ah!
Era per quello che dava corda a Deborah, quando gli faceva
gli occhi dolci, ora e quando stava con Gina. Aveva
avuto ragione lei, anche su questo punto. Piena ragione. Lo
aveva fatto e senza neppure preoccuparsi di nasconderlo:
per quello aveva cercato di ritardare la fine dell'apprendistato
di Deborah, non immaginando che, tanto, non se ne sarebbe
liberato in ogni caso.
La sua presenza in ufficio gli forniva, senza faticare, senza
dover prendere la decisione di guardarsi intorno, le rassicurazioni
di cui aveva bisogno. Gli dimostrava che non era
cambiato, e che non avrebbe perso una buona occasione per
nessun motivo al mondo.
Pure se la buona occasione, l su un piatto d'argento, non
la raccoglieva per davvero.
Le cose sono andate cos.
Giampiero lo osservava domandandosi chi fosse l'uomo
seduto di fronte a lui, e cosa ne avesse fatto del Carli: Non
credo di aver capito bene la faccenda.
Cosa ci sarebbe da capire?
Giampiero non era propriamente un uomo paziente. In
verit, per essere precisi, con le donne s, moltissimo. Non lo
era con gli intoppi quotidiani, il phon che si bruciava, una
raccomandata da andare a ritirare, le uova scadute quando
gli era venuta l'impellente necessit di una frittata con le cipolle...
Sacramentava continuamente: Cos sfogo la tensione
e non mi viene la gastrite.
E non lo era con le assurdit umane, a meno che, appunto,
non avessero due belle gambe e il rossetto. E quella che
stava ascoltando era una delle pi colossali mai udite, da
quando aveva iniziato a respirare.
Gi lo aveva sorpreso l'invito di Paolo, alle dieci di sera.
Quando si vedevano, organizzavano per tempo. Difficile che
arrivasse uno squillo all'ultimo momento, non si ricordava
neanche quando fosse mai successo. Una telefonata alle due
del mattino, per andarlo a prendere in una strada di campagna,
dopo che gli era rimasta l'auto in panne, s. Ma per parlare
di una donna?
Che poi quella donna fosse Gina era proprio il colmo, e lo
aveva spiazzato. Ma, in fondo a un monologo gi di per s
sconcertante, ci aveva piazzato un delirio preso in prestito
da un libro scientifico che giustificava... cosa?
Giampiero ormai era un toro nell'arena, pronto a caricare.
Ricapitolando, ti sei costruito la donna perfetta, vestita
come piaceva a te, pettinata come piaceva a te, e docile come
piaceva a te, disse agitando il pollice, che stava per Numero
Uno, sottintendendo, cos, che l'elenco delle cose che
stava per rinfacciargli era articolato.
Tir fuori l'indice. Due: Per di pi,  una tua dipendente
e non si va con le dipendenti. C' sempre un sottile ricatto
sotto. Buona senn ti licenzio. Buona senn ci lasciamo e
posso rendere la tua vita un inferno.
Paolo cominciava a scalpitare: Ma che stai dicendo? Ti
pare che io...
Ma Giampiero aveva tirato fuori anche il medio. Tre: E
dopo che l'hai trattata come un pupazzetto, perch lei avanza
l'unica richiesta che poteva, per dimostrare di essere ancora
autonoma, ti sei offeso come un bambino dell'asilo, cosa
che evidentemente sei. Per inciso, aveva ragione lei. Mesi
di nascosto e, quando si fa avanti l'ultima arrivata, tu fai il
cretino sotto il suo naso e lo ammetti pure.
Paolo, sul naso, stava per mollargli un pugno, quando
Giampiero esib anche l'anulare. E quattro: Infine, ti appoggi
a una teoria scientifica, in una materia che non ha nulla
a che fare con la natura dei sentimenti umani, per dimostrare
che quel che si fa, si disfa e senza danni, e alleggerirti la
coscienza, che forse  la cosa pi pazzesca di tutte, perch mi
fa capire a quale livello di negazione della realt riesci ad arrivare.
Sono molto deluso, Paolo. Molto deluso.
Scosse la testa: L'ho detto fin dall'inizio che avevi passato
ogni limite, quando te ne sei venuto fuori con quella
assurda scommessa, e l'hai fatto senza mostrare imbarazzo alcuno.
Sei un uomo intelligente e capace, sai essere generoso,
ma forse ti  andato tutto troppo liscio, ultimamente, e ti sei
convinto, sbagliando, di essere padrone della tua vita. Stronzate.
La vita va dove vuole e fa quello che vuole, e l'unica facolt
umana  quella di adattarsi. Credevi di poter gestire
non solo te, ma anche Gina, come fosse una tua propaggine.
Illuso. Non potevi controllare Gina: lei ti ha permesso di farlo,
per motivi suoi che non conosco, proprio come non puoi
controllare neppure te stesso, perch non sei una macchina,
caro mio. E, per come la vedo io, vista la convinzione con la
quale ti arrampichi sugli specchi, cercando assurde giustificazioni,
e sperando di convincere me, solo per sentirti dire:
Hai proprio ragione! Hai fatto bene! , lo sai anche tu. Bentornato fra noi umani.
...
.
...
Capitolo 42.
...
.
...
Di notte Gina non riusciva a mettersi quieta.
Con la luce del giorno riprendeva il controllo, aveva uno
scopo, andare a lavorare, essere efficiente, mantenersi economicamente,
cercare un altro impiego, sopportare la pressione
senza crollare, non cavare gli occhi a Deborah, non
sfiorare con lo sguardo Paolo, non dare a Giovanni pretesti
per affrontarla a tu per tu, che aveva paura di lasciarsi scappare qualcosa.
Di notte era un'altra faccenda.
Si girava e rigirava nel letto. Sbuffava, si scopriva, si ricopriva,
accendeva la televisione, faceva zapping, la spegneva
di nuovo, si faceva un latte caldo e non lo finiva neppure.
Dopo settimane cos, aveva deciso di tentare una nuova
terapia: si era messa la tuta da ginnastica, una giacca pesante ed era uscita.
Non a piedi, per carit, che non c'era pi tanto da fidarsi
neppure a girare di giorno, figuriamoci a notte fonda.
Si era chiusa ben bene in auto e aveva iniziato a guidare
senza meta, seguendo il filo dei propri pensieri. Guidare la
calmava, se n'era accorta quasi subito, appena presa la patente:
una volta aveva spiegato alla Patty che, pi macinava
chilometri, pi la testa le si riempiva d'ovatta. Guidava, guidava,
poi tornava a casa e riusciva a strappare qualche ora di riposo al tormento.
Non era stata una decisione voluta, quindi, dopo un'ora su e
gi per le strade della citt, quella volta, di passare davanti
alla sede di Tuttigusti. Doveva essere stato il pilota automatico,
inseritosi senza che se ne rendesse conto.
Sarebbe passata oltre, se uno sprazzo di coscienza non le
avesse segnalato qualcosa che non andava.
Volt appena la testa, distogliendo per un attimo lo sguardo
dall'asfalto, e vide l'utilitaria rossa di Deborah, parcheggiata
proprio davanti all'ufficio. Perse il controllo della vettura,
invase la corsia opposta, e per fortuna che erano le due
del mattino e non c'era neppure un cane randagio in giro, altrimenti
avrebbe fatto un botto.
Fren, con l'adrenalina a mille, riport l'auto sulla corsia
giusta, fece retromarcia e si ferm in doppia fila, proprio di
fianco alla Cinquecento della strega.
Stai calma, si ordin, senza darsi retta.
Alz lo sguardo e vide che c'era la luce accesa in sala riunioni,
la cui finestra dava sulla via.
Si guard in giro, non vide altre macchine conosciute. Soprattutto
non vide l'auto di Paolo, che era quella che stava cercando.
Che cosa stava combinando la piccola intrigante? E come aveva fatto a entrare?
Non aveva le chiavi, nessuno dei dipendenti della societ
le aveva, n collaboratori e fornitori. Nessuno, tranne lei e
Silvana, perch stavano in ufficio fianco a fianco con i soci e,
per ogni evenienza, qualcuno doveva essere in grado di aprire
alla mattina, e rispondere alle richieste dei gestori dei vari negozi.
Spense il motore e rimase seduta qualche minuto a riflettere.
Due erano le possibilit: a Deborah erano state consegnate
le chiavi dell'ufficio, senza che n lei n Silvana sapessero
nulla, e sarebbe stata l'ennesima umiliazione, oppure non era l da sola.
Chiuse gli occhi, pos la fronte al volante e sent in gola
un rigurgito di bile. Alle due del mattino, in ufficio con... qualcuno?
Gina dovette scegliere il da farsi, ed entrambe le opzioni
erano poco invitanti: o se ne andava di gran carriera, ma si
sarebbe macerata nel dubbio fino a perderci la testa, oppure
saliva quelle maledette scale e guardava in faccia la realt.
Decise che sapere era meglio di non sapere. Scese dall'auto,
lasciandola l dov'era, in seconda fila. Almeno, Deborah
non avrebbe potuto scappare via, scoperta a fare qualsiasi
cosa stesse facendo, visto che le aveva bloccato la macchina.
Se doveva essere un duello da mezzogiorno di fuoco, lo sarebbe stato.
Tir fuori le chiavi dell'ufficio dalla borsa e apr il portoncino.
Fece le scale senza fretta, infil la chiave nella toppa dell'ingresso,
e si incammin piano verso la sala riunioni. Sentiva
la voce di lei, quindi no, non era l da sola, stava parlando
con qualcuno. Mentre si avvicinava, un passo dopo l'altro,
cominciava a distinguere, capire quel che stava dicendo, tra
un gemito e l'altro: S... cos... cos... di pi... oh, s!... ancora...
ancora... non ho pensato ad altro da quando ti ho visto...
Quella ansimava, Gina tremava, invece.
Non ho pensato ad altro da quando ti ho visto.
Quindi era Paolo, non poteva essere che Paolo. Lo aveva
messo nel mirino dal primo giorno e alla fine aveva fatto centro.
Brava, chapeau.
E con questa certezza stava per andarsene, ma poi si disse
che no, che doveva affrontarli, prima di prendere la porta e
tornare a casa, che doveva uccidere definitivamente ci che
sentiva per lui, una bella eutanasia sentimentale.
Doveva vedere con i propri occhi Paolo che si scopava
Deborah sul tavolo della sala riunioni, lo schifo di vederli insieme,
stretti e nudi sarebbe stato un promemoria marchiato
a fuoco nel cervello. Era finita. Non lo avrebbe avuto indietro, mai pi.
Fece l'ultimo passo che la separava dalla porta d'ingresso
spalancata, e la vide, piegata in avanti, sul tavolone presidenziale,
con la gonna sollevata che le lasciava scoperti i glutei,
le gambe nude che finivano nei soliti stivali col tacco altissimo.
Veniva presa da dietro, con forza, con rabbia quasi, da
un uomo che aveva i pantaloni calati alle caviglie e le mani
che le tenevano fermamente i fianchi, e che proprio allora veniva grugnendo.
Ma non era Paolo.
Era Giovanni!
Gina cerc di soffocare un gridolino di sgomento e di sollievo e di disgusto, anche, ma non le riusc e i due amanti
clandestini si accorsero di lei.
Oddio, scusate! Scusate! Credevo fosse un ladro. Non ho visto niente! Non dir nulla a nessuno! e fugg verso le scale.
...
.
...
Capitolo 43.
...
.
...
Cos, all'insaputa uno dell'altro, i due soci avevano imbastito
relazioni clandestine con delle dipendenti, cosa che non
avrebbero sospettato possibile solo qualche mese prima. Un
po' perch per anni, sottomano, c'era stata solo Silvana, che
li avrebbe spediti con uno schiaffone in orbita intorno a
Marte, se solo le avessero fatto gli occhi dolci. E poi perch
evitavano le complicazioni, se appena potevano. E non si poteva
negare che, a quel punto, erano tutti e due nel bel mezzo
di una complicazione cicciosissima.
Deborah, capito che Paolo non era disponibile, aveva rivolto
quasi completamente il suo arsenale verso Giovanni:
occhiatine maliziose, mezzi sorrisi di promesse, una mano
posata lieve sul petto, una pausa nel discorso per lasciarci cascare
un sospiro. Non aveva mica voglia di lavorare tutta la
vita, Deborah-con-la-acca-finale! O almeno il minimo necessario.
A Paolo riservava ancora delle attenzioni: sarebbe stato
un errore madornale togliergli, d'improvviso, ogni dolcetto.
Era il suo capo, e bisognava tenerselo buono; inoltre, non si
poteva escludere nulla, il futuro  imprevedibile, gli esseri
umani pure, ma era stato necessario dimostrare pragmatismo e cambiare obiettivo.
Ci aveva riflettuto a lungo e aveva deciso per una strategia
apparentemente passiva. Insomma, non aveva fatto il primo passo.
Aveva atteso il momento propizio: una sera, passando
sotto l'ufficio, era inciampata in Giovanni: Oh, Deborah!
Stavo andando a mangiare, mi fai compagnia?
In realt non si era trattato di un incontro casuale: Deborah
passava davanti alla sede, pi o meno a quell'ora, da qualche giorno.
Certo, proprio con piacere aveva esalato lei. Non
avevo voglia di cucinare e stavo raggiungendo un take away.
Ma mangiare soli  cooooos triste... e aveva dato una sventagliata
di ciglia che rischiava di provocare l'uragano Katrina in mezzo alla strada.
Giovanni aveva riso e l'aveva presa sotto braccio: Adesso
ci penso io a tenerti allegra e l'aveva portata in un bel
posto, dietro l'angolo, ordinando per lei tutto quel che c'era
di pi caro nel menu. L'aveva inquadrata bene, ma non abbastanza,
perch dopo un paio d'ore di chiacchiere, vino e
delizie servite in raffinate porcellane, il Zamberletti era certo
che avrebbe avuto gioco facile.
Ti accompagno a casa le aveva proposto, guardandola fissa.
Deborah aveva abbassato lo sguardo, fingendo imbarazzo:
No, meglio di no, Giovanni. Lo so come va a finire, e
non va bene. Sei il mio capo, non dobbiamo dimenticarlo.
Si era sollevata appena sulle punte, per baciargli la guancia
e l'aveva lasciato l, un merluzzo surgelato.
Il Zamberletti era rimasto a osservare quel muoversi sinuoso
e si era detto: Me la faccio, quanto  vero che mi
chiamo Antonellino, perch Giovanni era il nome che si
era dato da solo, stanco di farsi sfottere per quello impostogli
dalla madre, la quale non poteva certo immaginare, di
fronte a un neonato striminzito, che sarebbe sempre stato il
pi grosso fra tutti i compagni di scuola, il pi alto, il pi
piazzato, e che da adulto avrebbe sfiorato il quintale.
In pochissimi conoscevano Antonellino, e solo per motivi
strettamente necessari - il notaio, il commercialista, l'ex moglie,
Paolo, Silvana - e lui lo usava esclusivamente quando
doveva giurarsi qualcosa con la necessaria solennit.
Giovanni si informava con Silvana su dove Deborah avesse
gli appuntamenti con le clienti, proprio come aveva fatto
anche Paolo, qualche mese prima, per sapere dove rintracciare
Gina, e l'aspettava fuori appena ne aveva la possibilit.
Solo che, a differenza di Paolo, si faceva vedere: caffettino?
Pranzetto? Cenina?
Giovanni, ma che fai qui? gli chiedeva immancabilmente
Deborah.
E lui come un trattore: Volevo vederti. Perch ti dispiace?
No, che non mi dispiace, ma mi fa paura, faceva lei.
Va' che non sono mica uno stalker, sai? Non ti farei mai
del male, la rassicurava lui, con una delle sue risate che gli
facevano ondeggiare tutta la carne.
Deborah si faceva seria seria: Dite tutti cos, Giovanni.
Non ti farei mai del male, non ti farei mai del male, e poi vi
comportate allo stesso modo. Sparite, tradite, mentite. Una
ragazza sola come me si deve tutelare. Tu sei uno pericoloso.
Chi? Io? ribatteva lui incredulo.
S, s, tu. Sarebbe cos facile cadere nella tua trappola.
Lasciarsi andare...
Ma, invece di levare le tende, come avrebbe fatto una coerente
con i suoi proclami, lo seguiva al bar o al ristorante e
stavano ore, a parlare lui e ad ascoltare lei. Giovanni pensava
di condurre il gioco, ma in realt era Deborah a dare le carte,
avendo capito la semplicit dell'uomo, tutto istinto.
Tu sei uno che non si innamora, vero? gli aveva chiesto
una sera, davanti a una mousse al cioccolato che Giovanni le
aveva ordinato e che lei si ostinava a non toccare. Avrebbe
dato qualsiasi cosa per affondarci il cucchiaino e mangiarsela
alla faccia della strategia, ma mai far vincere facilmente
una battaglia a un maschio combattivo, o si perde il terreno
conquistato.
Lui cercava di portarla dove voleva, e lei cedeva su un
punto e teneva botta su cento. Voleva farle mangiare il dessert,
quando lei aveva detto che no, assolutamente, una ragazza
deve tenersi in forma senn non la vuole nessuno e,
no, non l'avrebbe mangiato, tanto a casa aveva un cassetto
pieno di tavolette di ogni tipo di cioccolato.
Si sarebbe rifatta lontana da occhi indiscreti, e l'avrebbe
smaltita la mattina successiva, correndo fino a sputare i polmoni.
Perch la pensi cos, Deborah? Guarda che non sono
mica una massa di muscoli senz'anima e ci aveva piazzato
una delle sue tante risate, col panzone che sbatteva contro il
bordo del tavolo e faceva tintinnare i bicchieri, visto che per
cercare i muscoli si sarebbe dovuto scavare. Mi sono anche
sposato, perdiana!
Eh, ma poi basta, vero? Hai amato una donna sola e mai
pi. Sei uno di quegli uomini l.
E lui allora si era arrabbiato: Guarda che tu generalizzi
troppo, mia cara. Io non sono mica come tutti gli altri. S,
forse mi sono innamorato una volta sola, ma non  detto che
non succeda ancora. Se trovo la donna giusta, mi piacerebbe
invece, sorprendendosi lui stesso per una tale dichiarazione.
Era vero o era talmente concentrato sulla preda da essere
disposto a dire qualsiasi cosa per trascinarla nel suo letto?
La domanda gli gir nel cervello il tempo di un sorso di vino.
Ma Deborah gli stava gi sorridendo: E come dovrebbe
essere la donna giusta?
Ma come te, Deborina mia. Come te: bella, sexy e cattiva.
Cattiva io?
S, cattiva. Cattiva come me. Tu sei una di quelle che
vuole e prende. Credi che non ti abbia capita?  per quello
che mi piaci. Perch sei un ghepardo affamato.
Quella notte, la notte della scopata sul tavolo della sala
riunioni, era andata pi o meno come al solito, ma Deborah
aveva fiutato che la corda stava per spezzarsi, che doveva cedere
un pezzettino per portarsi a casa il piatto completo.
Non  che mi stai prendendo in giro, vero, Deborah?
Perch comincio a non capire pi se mi stai rifiutando per
prenderti i tuoi tempi o perch non ti piaccio...
All'uscita del ristorante, lei si era voltata e l'aveva baciato
sulla bocca: Il posto pi vicino  l'ufficio, sali in auto con
me, e ti faccio vedere se ti sto prendendo in giro.
E tutto era andato secondo i piani, almeno fino a quando non era arrivata Gina.
...
.
...
Capitolo 44.
...
.
...
Gina, cara, potresti dedicarmi un momento? Grazie.
Gina aspettava di incrociare lo sguardo di Zamberletti, la
mattina successiva, come si aspetta un appuntamento dal
dentista per l'estrazione di un molare. Sapeva di non poterlo
evitare, eppure aveva pregato tutta la notte che non accadesse.
Preghiere rimaste inascoltate, ma era la regola, in quel periodo.
Accomodati, cara. Non rimanere l in piedi, le disse
con una certa dolcezza Giovanni, mentre lei stava a testa
bassa, tutta rigida, davanti alla scrivania.
Dobbiamo parlarne, non credi?
Non  necessario, Giovanni. Davvero. Mi scuso ancora.
Sono profondamente dispiaciuta. Non riuscivo a dormire,
stavo facendo un giro in auto, ho visto la luce accesa e... arrivata
a questo punto, gli scodell la scusa alla quale aveva
pensato durante la notte, che aveva finito col passare completamente
in bianco, certa che gli sarebbe toccato affrontare l'argomento.
...E ho temuto che fosse entrato un ladro. Sono stata
una sciocca, ora me ne rendo conto. Non volevo in alcun
modo essere indiscreta, credimi Giovanni. Ma mi sono gi
dimenticata tutto. Lo giuro.
Primo, sei stata sciocca sul serio. Se fosse stato un ladro
ti saresti trovata in pericolo, e per cosa? Per qualche computer?
Per dei vibratori? Per cosa, Gina? Per carit, apprezzo
ancora una volta la tua fedelt all'azienda, ma quando 
troppo  troppo. Non  che devi rischiare la vita per noi, eh!
Vedi di mettertelo in testa. Quello che fai  gi abbastanza,
non c' bisogno di altro. Non voglio averti sulla coscienza.
Si interruppe, mentre un'immagine gli si par davanti agli
occhi: Meno male che non hai chiamato la polizia, denunciando
un'effrazione, senn mi avrebbero trovato... be'... e
scoppi nell'ennesima risata, che sentirono anche nel palazzo di fronte.
Quando riusc a rimettersi serio, dopo essersi asciugato
gli occhi, riprese il discorso dal punto due: Non ti sei dimenticata
tutto. Come avresti potuto? Ma siamo adulti, non
 cos? Tra me e Deborah  scoppiata, come dire? Una certa
simpatia. Vorremmo, per, tenere la cosa riservata almeno
per ora. Sai, quando tra un imprenditore e una dipendente
nasce qualcosa, le chiacchiere e i sospetti sono inevitabili. Le
invidie anche. Non so se riesci a seguirmi.
Oh, s. Gina lo seguiva benissimo. Erano gli stessi discorsi,
precisi, che Paolo le aveva propinato per evitare di dire a
tutti di loro due. E, se non ci fosse stata Deborah di mezzo,
bens una tontolona romantica, l'amante di Giovanni a quel
punto le avrebbe fatto tenerezza e pena.
Intanto, quello continuava col suo discorsetto: Io voglio
bene a Paolo e a Silvana, e pure a te. Siete tutte brave persone,
per  difficile non farsi prendere dai pregiudizi, in queste
circostanze. Perci, io e Deborah, fino a quando non saremo
certi che si tratta di una cosa pi seria di una semplice
avventura, vorremmo continuare cos. Conto sulla tua massima
discrezione, Gina. Non dire nulla a nessuno. Ci siamo intesi, vero?
Gina pens che tanto con Paolo non scambiava una parola;
con Silvana non avrebbe taciuto, naturalmente, ma gli
giur che avrebbe fatto quello che lui le chiedeva, ovvio, ci mancherebbe...
Brava, Gina. Grazie e, mentre lei stava per tornare al
suo posto, quasi arrivata sulla soglia, il Zamberletti aggiunse
a tradimento: Per un po' ho anche sperato che nascesse
qualcosa di simile tra te e Paolo. Gli avresti fatto bene.
Gina soffoc un singhiozzo e usc senza proferire parola.
Arrivata alla scrivania, fece un cenno d'intesa a Silvana, che
la fissava interrogativa. Un cenno che significava: ti spiego
tutto dopo. E si concentr su quel che doveva fare.
Entr Paolo, e rispose al suo saluto col solito distacco;
verso le undici arriv anche la gattamorta, con un sorriso
trionfante, 'giorno ragazze! trill.
Silvana ricambi col solito tono ostile, Gina no, rimase muta.
Rimuginava su quanto Giovanni le aveva appena detto e
specialmente su come l'aveva detto. Zamberletti si era dimostrato
realista, com'era nella sua natura, ma a lui Deborah
piaceva sul serio, senn non si sarebbe spiegato tutta la tiritera
sulla possibilit che diventasse una storia seria, e che, se
fosse capitato qualcosa di analogo fra lei e Paolo, ne sarebbe stato contento.
Non considerava Deborah solo un gradevole intermezzo,
come faceva da anni - praticamente dal giorno del divorzio
- con tutte quelle che gli passavano da sotto le mani. Forse
era stanco di stare da solo. Forse aveva bisogno di un posto a cui tornare.
Di certo anche Deborah nutriva la stessa speranza, ma
con tutt'altro intento. Se continuava cos, e se si fosse giocata
le sue carte con l'intelligenza fin l dimostrata, sarebbe
diventata Lady Tuttigusti senza colpo ferire. Per Gina sarebbe stato un motivo in pi per andarsene.
A meno che...
Siamo proprio sicure che non le importi nulla di Giovanni? Magari si sta innamorando pure lei...
Ma ti sei scimunita? Silvana era rimasta di stucco davanti a questa apertura.
Cosa ne sappiamo noi di quello che accade fra loro due?
Giovanni, in fondo,  tanto simpatico...
Lo , s. E intelligente, anche. E ha cuore. E se Deborah
fosse un altro tipo di donna... una come te, per esempio, incrocerei
le dita e spererei nei confetti. Ma cos prevedo solo
l'ennesimo cataclisma. Non so cosa stia succedendo a questo
posto. Era tutto perfetto, fino a pochi mesi fa.
Fino a quando non sono arrivata io, vuoi dire... precis Gina con un filo di fiele.
Silvana tir un sospiro: S. Non ti sto dando alcuna colpa,
Gina. Vedi di capirlo bene. Solo che l'arrivo di una persona
nuova cambia inevitabilmente gli equilibri. Per di pi,
quei due non sono stati capaci di tenere i pantaloni allacciati.
Ora ci troviamo in questo pandemonio in cui c' chi gi soffre
e chi rischia di soffrire, dovendo camminare tutti sulle uova
e mentendoci l'un l'altro.  un brutto vivere, non credi?
Eccome.
...
.
...
Capitolo 45.
...
.
...
Senti, tu.  inutile che fai la santarellina, mi sono spiegata?
Ci volle qualche giorno perch Deborah e Gina si ritrovassero
a tu per tu, senza testimoni intorno. Gina era scesa
per prendersi una camomilla, che ormai consumava in quantit
industriale per tenere calmi i nervi provati, e Deborah
l'aveva vista entrare al bar, mentre arrivava per la consueta capatina da Giovanni.
Invece di dirigersi verso Tuttigusti, l'aveva seguita, ma
Gina si accorse di lei solo quando si sedette al tavolino, maligna.
Prego?
Prego un cavolo. Non ti sono mai stata simpatica, lo so.
D'altra parte, neppure tu stai simpatica a me, quindi siamo
pari. Per da quella sera... s, quella, non fare la finta tonta,
mi guardi come fossi spazzatura. Non consentirei a nessuno
di trattarmi cos, cara. Tanto meno a te.
A Gina salt la mosca al naso. Non prov neppure a negare
la sua insofferenza, ma volle proprio sapere in che
senso, tanto meno a te? Perch, cos'avrei io meno degli altri?
Deborah si sent soddisfatta: aveva pilotato Gina dove voleva,
dritta nella tagliola: Ho detto che hai qualcosa meno degli altri?
Le rifil un sorrisetto. Si accomod meglio sulla sedia e tir
la sua bordata: No. Intendevo: visto che tu ti sei fatta
Paolo, non sei certo nella condizione di giudicarmi.
Gina rimase interdetta per un momento. E, prima di riuscire
a elaborare una seppur sommaria analisi della situazione,
si trov a indagare: E tu come fai a sapere di me e Paolo?
Chi te l'ha detto? Lui?
Deborah continuava a vincere ogni mano della partita.
Un altro sorrisetto: Non lo sapevo, ne ero quasi certa, diciamo
al novanta per cento. Tu che non lo guardi neppure
per sbaglio, lui che ti difende a spada tratta, ma non ti parla
mai... C' una tensione fra voi che potrebbe illuminare un'intera
citt, qualcosa doveva essere successo per forza. Per,
fino a un minuto fa, era solo un sospetto; fondato, ma un sospetto.
Grazie per avermi dato la conferma che cercavo.
Dunque, visto che le cose stanno effettivamente cos, come
puoi permetterti di giudicarmi? Spiegamelo, perch non ci
arrivo. Sempre che tu ne sia capace.
Gina si mordicchi l'interno della guancia per la stizza.
Ancora una volta, Deborah le aveva dimostrato di essere una
rivale di indubbie capacit, astuta, determinata, risoluta.
Pi di tutto era fredda e Gina no. Gina era succube delle
proprie emozioni, che infatti la stavano travolgendo.
Risponderle a tono sarebbe stato l'ennesimo errore tattico:
lo intuiva con la poca lucidit residua. Dirle che le situazioni
non erano paragonabili neppure con un titanico sforzo,
che non osasse metterle sullo stesso piano, perch per
Deborah Giovanni rappresentava un buon affare, mentre lei
Paolo lo amava, tanto, le avrebbe dato nuove munizioni. Si
sarebbe resa ancor pi vulnerabile.
Mentre annaspava, decidendo che fare, quella le diede il
colpo di grazia: E passi per la storiella. Capita, no? Non
potrai certo negarlo solo per farmi dispetto. Ma con quelle
premesse... Voglio dire, persino io sono rimasta ammirata
dalla tua straordinaria faccia tosta. Quando Giovanni me
l'ha detto, ho dovuto ammettere che ti avevo sottovalutata.
Gina cominci a sentire le mani che le formicolavano, e a
percepire una sciagura incombente: Giovanni ti avrebbe detto cosa?
Della scommessa, no? Quella che hanno fatto dopo il
tuo fallimentare colloquio, al quale ti sei presentata che sembravi
una vecchia zitella, senza avere neanche l'intelligenza
di mentire per accaparrarti un lavoro del quale avevi bisogno.
Quando sei uscita hanno riso alle tue spalle, dopo di
che hanno puntato una cena, in un signor ristorante: se Paolo fosse riuscito a tirare fuori una donna degna di tale definizione dall'inetta che eri, il conto l'avrebbe pagato Giovanni.
Ma Giovanni era certissimo che Paolo avrebbe perso. Certissimo.
Di nuovo una pausa, un risolino di scherno: Ti consideravano
una fallita. Personalmente avrei avuto qualche remora
ad andare con un uomo che, dopo avermi trovata insipida,
e al di l di ogni umana tentazione, avesse preteso di
rimodellarmi dalla testa ai piedi, solo per sfizio. Per accettare
una cosa simile o non si ha rispetto per se stesse oppure si 
disposte a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo. E tu
hai avuto la forza d'animo di sopportare l'insopportabile.
Vatti a fidare delle acque chete!
Si sporse ancora pi verso di lei: Oddio, ha fatto un gran
lavoro, eh. Sei un'intollerabile perfettina, ma in quanto all'aspetto,
piaci persino a me, che ti detesto. Certo, che peccato!
Tutta questa fatica, questo impegno e non sei riuscita nel tuo
intento. Ti  sfuggito dalle mani, non sei riuscita a tenertelo.
Poverina. Io sarei stata pi brava... Io sono pi brava.
Rimase in silenzio, mentre studiava l'espressione di Gina,
una statua di sale fuori da Sodoma, senza quasi respirare.
Cap di averle rifilato il colpo mortale.
Non ne sapevi nulla? Davvero? Sei stata con Paolo, per
quanto? Settimane? Mesi? E non ti ha mai... No. Non lo sapevi.
Ritiro tutto quello che ho detto. Sei una cretina, ora ne
sono sicura, non certo un'avversaria della quale mi debba
preoccupare. Stai lontana dalla mia vita, Gina. E non tentare
neppure di parlare con Giovanni, cercando di mettere zizzania
fra noi. O, quanto  vero Iddio, finisco di distruggerti, e di te non rimarr neppure l'ombra.
Deborah si alz dal tavolo, Gina rimase inerte davanti alla
camomilla ormai gelata. Ci volle un po' perch si risvegliasse
dal torpore. Si alz e se ne and direttamente a casa.
A Tuttigusti non sarebbe tornata mai pi.
...
.
...
Capitolo 46.
...
.
...
Silvana copr l'assenza di Gina con la giustificazione che funziona
sempre: Un po' di nausea, poverina. Sai... cose da
donne...
Aveva visto passare Deborah piena di s e sfavillante, e invece
Gina non tornava, ed era gi quasi un'ora che era uscita.
Non era da lei.
Le aveva mandato un messaggio. Niente. Aveva chiamato.
Niente. Quando Giovanni, passando davanti alla loro
postazione, per uscire insieme alla traffichina, le aveva chiesto
dove fosse, aveva sparato la prima cosa che le era venuta in mente.
Solo un po' di nausea? Ti avr detto cos per non farti
preoccupare, ma deve stare proprio male e si gir verso
Deborah. Pensa, credo sia la prima volta che si assenta.
Non  una donna,  Terminator.
Ma davvero? rispose lei dolcissima, da far venire di
botto il diabete a tutti i presenti. E aggiunse: Una dipendente
modello, allora. Chiss cosa pu esserle successo...
Si volt a guardare Silvana con un'espressione che sembrava
presa in prestito da Malefica: Mi raccomando, se la senti salutamela tanto.
Silvana cap al volo. Qualsiasi cosa fosse accaduta a Gina,
ci doveva essere lo zampino di Deborah. Cominci a guardare
l'orologio con impazienza, aspettando la fine della giornata
lavorativa, per precipitarsi a casa dell'amica, sperando
non fosse successo qualcosa di irrimediabile. Convinzione
che and sempre pi rafforzandosi, visto che Gina continuava
a non rispondere ai numerosi tentativi di contattarla.
Erano le sei e quaranta, quando Silvana inizi l'assalto al citofono di Gina.
Era riuscita a convincere sua madre a tenere Matteo fino
al suo ritorno, e si stava facendo venire una paralisi all'indice,
a forza di premere il campanello.
Si stuf: Guarda che lo so che sei in casa, c' la tua macchina
qui davanti. O mi apri o chiamo i pompieri. Conto fino
a cinque. Uno... due... tre..., urlava a pieni polmoni verso
le finestre, con i passanti che la fissavano, alcuni straniti
altri divertendosi un mondo.
Arrivata al cinque sent il clic del portone.
Si pu sapere cosa  successo? chiese appena entrata
in casa. Il viso, le mani di Gina avevano perso ogni colore.
Ma negli occhi scoppiettava una luce nuova.
Tu lo sapevi?
Sapevo cosa?
Della scommessa. Della scommessa che Paolo e Giovanni
hanno fatto su di me, lo sfacelo umano. Del fatto che c'era
in ballo una cena sulla mia vita. Tu lo sapevi?
Ah, era questo dunque.
Non poteva dirsi sorpresa, sarebbe stata disonesta. Prima o poi i bubboni scoppiano.
Ecco perch Deborah era tanto soddisfatta. Sapeva di averla colpita e affondata.
E Deborah poteva averlo saputo solo da Giovanni, tutto
preso da questa nuova intimit. Non c'era altra spiegazione.
Si ripromise, la mattina dopo, di dirgliene quattro, a
quell'idiota. Per la sua indiscrezione e per non aver capito di che
pasta fosse la sua nuova fiamma; intanto, per, doveva risolvere
le cose con Gina, e salvare il salvabile.
S, lo sapevo, perch non aveva pi alcun senso negare.
Gina le rifil un ceffone tale che lo sciaf riecheggi nell'aria.
Silvana ne fu stupefatta, che quella non era la Gina che
conosceva, ma non reag. Se era furiosa al punto da diventare
violenta, forse c'era ancora speranza: Me lo sono meritato.
L'avrei fatto anch'io. Ma, ora che ti sei sfogata, ti siedi e mi lasci parlare.
Le raccont tutto. Che non c'era stato un complotto alle
sue spalle, perch le si voleva fare del male in qualche modo,
ma solo una rete di superficialit, omissioni, imbarazzi, ricatti
morali; una rete sempre pi ampia, visto che interrompere
certe tessiture non si pu,  come cercare di fermare un treno merci con le mani.
Che, se questo poteva consolarla, lei era stata subito contraria
al progetto di Paolo, e aveva discusso pi volte, con
lui, a proposito dell'indecenza di un'azione del genere, ma
non aveva comunque potuto sottrarsi alle sue richieste, per il
debito di gratitudine che aveva nei suoi confronti, e anche in quelli di Giovanni.
Che pure Giampiero aveva cercato di convincere Paolo
che stava facendo una cosa orribile, ma non c'era stato verso.
Lo sapeva anche Giampiero? Lo sapevano proprio tutti?
Gina era orripilata. Ecco perch mi aveva dato il suo
numero di telefono ed  sempre stato tanto gentile con me:
per lavarsi la coscienza!
Capisco lo shock, Gina. Capisco che ora vedi tutto
quanto nero, ma non c' solo malizia nelle cose che si fanno.
Ci siamo trovati a non sapere come gestire la situazione, sia
io che lui. Per quanto riguarda me, conoscendoti meglio, ho
iniziato a volerti bene sul serio e, se prima avevo taciuto per
proteggere Paolo, dopo ho taciuto per proteggere te.
Era stata combattuta a lungo, se dirglielo o no, le spieg,
perch, se da una parte era sempre stata convinta avesse il
diritto di sapere una cosa tanto importante, dall'altra era sicura
le avrebbe fatto male, e temeva si sarebbe licenziata, l'avrebbe
fatto chiunque al suo posto, ma si sarebbe trovata di
nuovo senza un lavoro e senza un euro, e con l'ennesima delusione sulle spalle.
Quando poi si era messa con Paolo, Silvana sapeva avrebbe
distrutto la loro storia d'amore, e invece sperava andasse
bene, per entrambi. E, quando era finita, non aveva voluto
aggiungere dolore al dolore.
Le disse che Paolo e Giovanni non erano cattivi, solo degli
sciocchi. Che Paolo aveva continuato a mentirle perch,
col tempo, aveva capito quanto orribile fosse stata la sua
azione, e se ne era pentito. Raccontarle la verit avrebbe
comportato ammettere a voce alta la propria meschinit: e
quale uomo farebbe una cosa simile, soprattutto se innamorato?
S. Come no? Innamorato... disse amara Gina.
Io credo di s, sai? Da quando vi siete lasciati non  pi
lo stesso. E orgoglioso, non ammetter mai di soffrire, non si
scuser e non ti chieder di tornare sui tuoi passi. Ma che
non patisca la tua mancanza, questo no.
Hai una vaga idea di come mi senta?
Posso immaginarlo: umiliata. E ferita. Ma non  una
buona ragione per buttare tutto all'aria.
Quindi, secondo te, dovrei tornare in ufficio a lavorare,
quando tutti, compresa Deborah, sapevano che su di me era
stata fatta una scommessa. Che io valevo, pensa un po', una
cena. Tutti, tranne me? Tutti sapevano che sono cos stupida
da credere di aver convinto, con la mia sola, muta, goffa
apparizione, un imprenditore di successo che valevo qualcosa,
tanto da farlo investire su di me. Lui ha scommesso sulle sue
capacit, Silvana, lo capisci? Non sulle mie. Io mi sono consegnata
a Paolo, credendo avesse fiducia in me, e invece lui
aveva fiducia solo in se stesso. Tanto, se fosse andata male,
cosa rischiava? Il conto al ristorante. La mia vita, quella, per lui, non contava nulla.
La voce si ruppe: Pensa quanto sono fessa, che mi chiuderei
in casa per la vergogna. Invece dovrei uscire con una
mazza da baseball e rompergli la testa.
Non tutto il male viene per nuocere.
Che cosa? quasi url Gina.
Stai avendo una reazione comprensibile. Anzi, forse stai
reagendo persino troppo bene. Per bisogna sempre salvare
il salvabile. Se io mi fossi concentrata sul fatto di essere stata
lasciata incinta, dall'uomo del quale ero follemente innamorata,
forse non avrei potuto amare Matteo come lo amo. Ci
sarebbe stato sempre un fondo di rancore nei confronti di
un innocente. Invece Matteo  la cosa pi importante della
mia vita, tutto gira intorno a lui. E il mio sole, capisci? E se
ora mi chiedessi: tornando indietro, faresti qualcosa di diverso?,
ti risponderei di no solo perch vorrebbe dire non avere
mio figlio. Sei sicura di non poter salvare nulla di quello che
hai avuto, in questi mesi, per via di una stupida, disgustosa, ignobile scommessa?
...
.
...
Capitolo 47.
...
.
...
Pioveva, pioveva forte. Pioveva di quella pioggia grossa che,
piuttosto che uscire, ti faresti azzoppare. Ma Gina non voleva
aspettare un minuto di pi. Ci aveva pensato e ripensato,
quando Silvana l'aveva lasciata sola. E c'era una sola cosa
che sapeva, a quel punto di tutta la faccenda: con Paolo doveva
chiarire. Solo dopo avrebbe deciso il da farsi.
Per cui guid fino a casa sua, sperando ci fosse. Trov
parcheggio a duecento metri dal suo portone, non aveva
l'ombrello, e arriv davanti al citofono che era gi bagnata come un pulcino.
Suon il campanello, ma nessuno rispose. Guard l'orologio.
Le nove. Probabilmente era in un qualche ristorante, e
non poteva neppure escludere che fosse in compagnia. Femminile.
Stava riflettendo sul da farsi, quando si sent chiamare. Si
volt: Paolo aveva in mano un sacchettino del ristorante cinese.
Evidentemente non mangiava pi sempre fuori, come in passato, prima di lei.
Mi ricorda qualcosa disse lui, con un mezzo sorriso,
forse sperando che Gina fosse l a cercare un riavvicinamento.
Gli era mancata talmente tanto.
Ma il mezzo sorriso gli mor sul volto in un batter d'occhio,
quando lei rispose, calma: Ho saputo della scommessa.
Paolo abbass la testa.
Prima che potesse chiederle chi, come, lei aggiunse: Ho
bisogno che mi spieghi, Paolo. Non vorrei dover buttare via
tutto quel che c' stato, i bei ricordi tenermeli cari. Puoi fare almeno questo, per me?
Lui apr il portone, e si scans per lasciarla passare: Sali.
Fecero le scale affiancati e muti. Entrarono nella casa di
Paolo, insieme dopo tante settimane; a Gina parve che ci
fosse pi freddo del solito, e a Paolo, invece, che fosse tornato un po' di calore.
Lui and a prendere un telo di spugna. Le si avvicin e inizi ad asciugarla piano.
Mi ricorda qualcosa disse lei questa volta, ma senza sorridere. Paolo annu.
Sono stato un cretino. Non c' altro da spiegare. Ho vissuto
tanti anni a pensare solo a me stesso e a quel che volevo.
E quel che volevo era vincere su tutta la linea, sempre, comunque,
anche quando si trattava di vittorie piccole e inutili
e vili. Ho imparato la lezione. Non succeder pi. Anche se,
mi rendo conto, non  una giustificazione, e non  neppure
una consolazione per te, che ne hai fatto le spese. Non mi sono
reso conto di quanto fosse ingiusto e cinico, fino a quando
non ho iniziato a... be'... a provare... s, insomma...
Paolo smise di strofinare le spalle di Gina, e si volt per
non guardarla. La stanza era illuminata solo dalla luce livida
dei lampioni, che entrava dalla finestra. Si distingueva poco
o niente, ma andava bene cos, perch Paolo aveva bisogno
di farsi proteggere dall'oscurit, visto che si sentiva scoperto come mai prima.
Sono passato dalla sfrontatezza di potermi permettere
quel che volevo alla consapevolezza che non tutto mi era
consentito, fino a benedire la mia stupidit, perch ti aveva
portata nella mia vita. Almeno fino a quando non ti ha fatta andare via.
Rimase in silenzio qualche minuto. Gina pens che forse
non era rimasto altro da dire, e fece per andarsene, quando
lui aggiunse: La cosa peggiore che ho fatto non  stata scommettere
su di te,  stata farmi prendere dall'orgoglio, non voler
ammettere che avevo fatto un errore, quando ho pensato
che chiudere fra noi non sarebbe stato un gran danno.
Gina attese, senza muovere un muscolo, che lui finisse il
discorso. Aveva chiarito ci che era stato, ora doveva pur
farle sapere cosa sarebbe accaduto. Ma Paolo taceva e osservava
il profilo delle sue mani, appena accennato nella poca
luce, come se le avesse appena scoperte.
Gina si rassegn a prendere, di nuovo, l'iniziativa. Un uomo
tanto deciso e poi aveva bisogno di essere spintonato
ogni volta che si sconfinava nel sentimento: Dillo.
Cosa?
Lo sai. Se  vero, dillo.
Paolo sospir, continuando a guardare altrove e non verso
di lei che, al contrario, lo fissava senza quasi battere le palpebre:
Mi  tanto difficile.
Lo immagino.
Cos lo sput fuori, espirando in un soffio: Ti amo.
Sembr quasi un colpo di tosse.
Allora dimostramelo.
Il primo bacio sembr un sorso d'acqua fresca dopo una
giornata nel deserto: desiderato, necessario e quasi doloroso.
Continuarono a baciarsi piano e, mentre si baciavano, arrivarono
a tentoni in camera da letto, per caderci dentro storditi da quello che provavano.
Paolo l'accarezzava, incredulo, le sfiorava le labbra con le
sue, le diceva scusami, ti amo, non posso stare senza di te.
Gina lo stringeva a s, e gli diceva non ce la facevo pi, ti amo, non lasciarmi ancora.
Lui la spogli, lei fece altrettanto, sospirando, mangiandosi
con gli occhi e con la bocca, toccandosi sempre pi precipitosamente,
annusandosi nell'incavo del collo, assaggiando
la lingua e la saliva, le dita scivolavano inzuppandosi nell'umore
dell'eccitazione, sul clitoride, intorno al glande, senza
che ci fosse pi un io e te, ma un corpo solo, la pelle calda,
i capelli scompigliati, i morsi, i graffi, l'urgenza di appartenersi di nuovo.
Gina guid con la mano l'erezione di Paolo dritta verso il
suo sesso umido: Non voglio aspettare. Prendimi adesso. Prendimi subito.
E Paolo l'accontent, sprofondando in lei, dimenticando
ogni altra cosa, se non il piacere che provava a ogni spinta,
profonda, fino alla fine dell'asta, per non lasciare neppure
un millimetro di distanza, per sentirla tutta, vischiosa e bollente.
Gina afferr con forza le natiche di Paolo, e lo tir verso
di s, chiedendo pi vigore, pi intensit ancora, sull'orlo ormai di un piacere ingordo.
Chiam il suo nome. Paolo non si trattenne pi, e la inond senza remore.
Qualsiasi cosa sarebbe successa, da quel momento in poi, sarebbe andata bene.
...
.
...
Capitolo 48.
...
.
...
Il giorno dopo al lavoro ci andarono insieme.
Una volta calmati, al buio, distesi nel letto, si erano raccontati
il tempo trascorso separati. Gina gli aveva riferito di
come aveva saputo della scommessa e Paolo rispose che aveva
capito alla svelta che Deborah era pericolosa, ma non si
aspettava che sarebbe arrivata a tanto. Per le dovevano il loro riavvicinamento.
Silvana dice che non tutto il male viene per nuocere.
Stiamo insieme per una scommessa, siamo tornati insieme
per gli intrighi di una bastarda, fece Gina. Adesso mi tocca pure esserle grata.
Silvana  una donna giudiziosa. La pi giudiziosa fra noi.
Sento rumore di ingranaggi, in quella testa, scherz lei.
Paolo la strinse pi forte: Pensavo che questa volta faremo le cose come si deve.
E sarebbe?
Arrivarono a Tuttigusti in ritardo. Giovanni aveva gi fatto
avanti e indietro dalla reception almeno quattro volte,
chiedendo informazioni a Silvana.
Insomma, quante volte devo ripetertelo che non lo so,
dove sono finiti tutti e due? a un certo punto quasi grid la donna, esasperata.
Be', ma si pu sapere cosa vi ha preso a tutti quanti, in
questo periodo, che non si pu dire niente e subito scattate?
Lei prese a borbottare, mentre spostava cartelline piene
di documenti da una parte all'altra, senza uno scopo preciso.
Silvana, senti, non cominciare a fare la moglie che si
aspetta di essere capita, senza bisogno di spiegare cosa le
passa nel cervello, perch non lo sopporto. Dovresti saperlo
che, con me, non attacca. Perci sputa il rospo, prima che
quelle cartelline io le butti dalla finestra.
Silvana alz la testa, gliela piant direttamente a un centimetro
di distanza, e spar: Tra tutte le donne dell'universo,
dovevi metterti per forza insieme a quella stronza?
Giovanni si prese qualche secondo per inquadrare meglio
la situazione: Quale stronza?
Giovanni, vedi di non giocare al marito che fa il finto
tonto, perch lo odio. Sai benissimo a quale stronza mi sto riferendo.
A parte il fatto che a me la stronza piace, ma come lo sai?
Non te l'avr mica detto Gina, perch se s, appena arriva mi
sente! Ci vuole discrezione, che diamine. Quando si tratta di
questioni tanto private e delicate, il riserbo  d'obbligo!
Disse quello che ha raccontato alla stronza della scommessa.
Giovanni rest di sasso.
Ah, vedo che hai smesso subito di fare il gradasso. Sai
cos'ha fatto la stronza, quella che ti piace tanto? E andata a
spiattellarlo a Gina appena ha potuto. Hai una vaga idea di
quanto male le abbia fatto scoprire che la consideravate una
poveraccia, e avevate scommesso sulla possibilit di recuperarla? Animale!
Giovanni fece il giro del tavolone e si lasci cadere sulla sedia di Gina, di fianco a Silvana.
Deborah mi aveva promesso che non ne avrebbe mai fatto parola con nessuno.
Ah, allora... se te l'aveva promesso...
Giovanni, appena sentiva puzza di sarcasmo, si rimetteva all'attacco.
No, eh. Lezioni non me ne fai, signorina. Non sono mica
il solo, qui, a fare errori di valutazione.
Silvana sospir, si sedette di fianco a lui: No, non sei il
solo. Ma vediamo di non ripetere l'errore. Ora concentrati e
dimmi: perch Deborah sarebbe andata a raccontarlo a Gina?
Perch le donne non sanno mantenere un segreto neppure se le paghi, ecco perch.
Errore. Saresti sorpreso di scoprire quanti segreti girano
in questo posto e tu non ne sai nulla, perch ce li siamo tenuti per noi.
E quali sarebbero?
Per esempio, uno  strettamente legato a quanto ha fatto Deborah a Gina.
Uff, Silvana! E basta giocare! Te l'ho gi detto: sputa il rospo.
Silvana gli mise una mano sulla spalla e Giovanni cap che
la cosa riguardava direttamente lui e che non gli avrebbe fatto piacere.
Sapeva, l'aveva sempre saputo, che Deborah era materiale
da maneggiare con cura. Glielo aveva persino dichiarato, ed
era stato sincero. Convinto com'era, per, che, con quasi
vent'anni in pi di esperienza, avrebbe avuto gioco facile ad
arginarla, che l'avrebbe battuta in astuzia.
Il gesto di Silvana gli fece capire di aver perso. Si era fatto fregare.
Dimmi tutto subito, Silvana. Non sono un ragazzino al primo amore.
E lei gli raccont delle mire di Deborah, scoperte e dichiarate
fin dal suo debutto in azienda: Non credo che si
tratti solo di un'antipatia viscerale. Gina, per Deborah, era
un pericolo che andava eliminato. Avrebbe potuto rivelarti
che la sua idea era di accalappiare uno di voi due per interesse.
E, per di pi, che il suo obiettivo all'inizio non eri tu,
bens Paolo. Tu sei stato un ripiego, Giovanni. Mi duole tanto
dirtelo, perch ti sto ferendo, in questi giorni non faccio
altro che ferire le persone alle quali voglio bene. Ma volevi la
verit ed  questa. E lo strumento per farla fuori sei stato tu
a fornirglielo, raccontandole una cosa che doveva rimanere sepolta per sempre.
Gli fece una carezza sul braccio: Sono certa che, quando
avesse scoperto che anch'io sapevo tutto, avrebbe provato ad allontanare anche me.
Giovanni le afferr la mano e gliela baci: Grazie, Silvana. Ora ci penso io.
Cosa vuoi fare?
Devo ancora decidere.
Si alz e si diresse verso l'ufficio, ma a met corridoio si
blocc e si volt: Quello che mi hai riferito spiega l'assenza
di Gina. Ma non quella di Paolo. Dove diavolo  finito?
Silvana scosse la testa: Non lo so, davvero. Il mio sospetto  che Gina sia andata ad affrontarlo.
E perch avrebbe affrontato lui e non anche me? E dove, poi? Sar mica andata a casa sua...
Silvana rimase zitta.
Uhm... Uno di quei segreti che mi sono circolati sotto il naso e io non me ne sono accorto?
Silvana riprese a spostare le pratiche da una parte all'altra.
...
.
...
Capitolo 49.
...
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...
Erano pi o meno le dieci e mezza quando Paolo e Gina si
presentarono insieme.
Silvana, ho bisogno di parlare a te e Giovanni. C'?
 di l. Vi aspettava.
Ah s?
Non vi vedeva arrivare ed era preoccupato.
Capisco. Andiamo da lui, vieni.
E il mini-corteo si diresse verso l'ufficio di Zamberletti.
Giovanni, mi concedi qualche minuto?
Il suo socio era visibilmente provato. Li guard tutti e tre,
non sapendo bene cosa aspettarsi, ma tanto peggio di cos
non poteva andare: S, certo. Dimmi.
Paolo stava per iniziare il suo discorsetto, quando suon il
citofono. Silvana and ad aprire, sapendo bene chi fosse. Lasci
la porta d'ingresso accostata e torn nell'ufficio di Giovanni.
Deborah arriv dopo pochi minuti, come una folata
di vento. Vide tutti riuniti, Gina compresa, fiut il pericolo,
ma non c'era modo di evitarlo. Mise su uno dei suoi sorrisi
fasulli come una moneta da tre euro: Cosa c' qui? Una festa?
E non ne so nulla?
Paolo la ignor: Volevo comunicarvi ufficialmente che
Gina e io stiamo insieme. Ci vogliamo molto bene e speriamo
che questa nostra relazione continui a lungo.
Fece una pausa a effetto. Giusto il tempo perch Giovanni
prendesse atto di quel che aveva intuito solo pochi minuti
prima, e perch Deborah capisse di aver perso parecchio
terreno, se non tutto. Le rimaneva una speranza residua, che
Giovanni fosse preso abbastanza da lei per non fare passi indietro.
Gina non  una manipolatrice e queste parole le pronunci
fissando Deborah, ma, giusto per chiarire, n io n
il Zamberletti ci faremo prendere dalla sindrome di John
Lennon e Yoko Ono. Insomma, le cose non cambieranno
qui: io e Giovanni continuiamo a essere i proprietari dell'azienda,
e voi, belle signore, nostre dipendenti. Quello che
succede fuori da queste mura sono questioni personali, in
orario di lavoro si lavora. Ci pareva giusto per uscire allo
scoperto, perch non dobbiamo vergognarci di nulla. Ci siamo
innamorati. Non c' da nasconderlo. Stupido io, ad averlo
voluto fare, nei mesi scorsi.
Giovanni era sbalordito: Mesi? Addirittura?
S, mesi. Di questo parliamo in privato, vuoi?
E, quando Giovanni gli fece un cenno di assenso, termin
con un Bene, torniamo tutti al lavoro, vi va? C' da mandare
avanti la baracca.
Stava per sedersi, per continuare a parlare con Giovanni,
ma questi lo ferm con un gesto della mano: Paolo, ti devo
chiedere la cortesia di attendermi nel tuo ufficio. Prima di
tutto devo discutere una questione importante con Deborah.
Scusami.
Non c' problema. Quando vuoi, sono di l.
Cominciarono a sfilare via tutti quanti, la prima a uscire
fu Gina, giusto per trovarsi faccia a faccia con Deborah, e
sussurrarle: Grazie. Quella soddisfazione, almeno, se la
poteva togliere, avendo promesso a Paolo che avrebbe lasciato
correre, per il bene di Giovanni. Ora che Paolo era diventato
proprio quello che lei aveva sempre sperato - disposto
a dichiararsi, pronto a impegnarsi - non poteva negarglielo.
Era troppo felice.
Ad affrontarla ci avrebbe pensato il Zamberletti, per,
che non si sarebbe lasciato umiliare davanti a tutti neppure
da san Giuseppe falegname.
Deborina, accomodati, che dobbiamo fare quattro chiacchiere.
...
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...
Capitolo 50.
...
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...
Ogni macchina da guerra ha le proprie debolezze. Basta mirare
e colpire la torretta del capocarro, per danneggiare seriamente un carro armato.
La torretta del capocarro di Deborah era la sua abitudine
a strafare. Applicava una perfetta strategia, calcolata al millesimo,
fino al momento in cui non vedeva la vittoria a portata
di mano. Le sarebbe bastato fare un passo, ma uno solo!,
e avrebbe ottenuto quel che voleva. Per non le riusciva.
C'era qualcosa in lei - una rabbia divorante, un'acredine - che di passi gliene faceva fare due.
Per quello strano meccanismo umano per cui si continua
a sbattere contro lo stesso lampione invece che girarci intorno,
perch siamo pervicacemente aggrappati alle nostre abitudini,
troppo pigri per tentare qualcosa di nuovo, troppo
spaventati all'idea di fare peggio, ripeteva con costanza il
medesimo errore. Bravissima nel conquistare l'attenzione
della preda di turno, ma appena pensava di averla definitivamente
ingabbiata, commetteva uno sbaglio irreparabile. Come in questo caso.
Silvana aveva prospettato a Giovanni un'analisi perfettamente
logica, ma aveva mancato il punto: Deborah voleva liberarsi
di Gina non perch timorosa che potesse spifferare i
suoi piani al Zamberletti. Voleva liberarsi di Gina perch la
invidiava di un'invidia logorante.
Perch una cos naif, cos discreta e silenziosa da rendersi
quasi invisibile, aveva fatto innamorare un uomo come Paolo,
rendendo ininfluente lei, che vestiva, camminava, parlava,
respirava solo per sedurre? Cosa aveva in pi? Niente,
anzi, tutto di meno: quella specie di pupazza che si era fatta
rifare da capo a piedi, senza carattere, senza dignit... Lei
non avrebbe mai permesso a nessuno di stravolgerla, di...
E in quel bailamme di pensieri e di livori, ogni tanto spuntava
il momento in cui Deborah aveva permesso a qualcun
altro di stravolgere lei, molto tempo prima, facendola diventare
quella che era: una che non si fidava di nessuno, che non
credeva nell'amicizia, che non credeva nel futuro, che non
credeva nell'amore. Non aveva neppure bisogno di pensarci,
era sempre l, come un loa loa, uno di quei parassiti che ti si
muovono sottopelle, a volte fino a farti morire.
La verit era che Deborah, quando guardava Gina, vedeva
- senza mai averlo visto veramente - Paolo che le accarezzava
dolcemente il viso, e lei non ricordava neppure pi
quando qualcuno aveva sfiorato lieve il suo.
Be', Deborah, che fossi cattiva lo sapevo e l'avevo detto,
ma che ti rivoltassi contro di me come un serpente a sonagli,
quello non l'avevo messo in conto.
Giovanni aveva indossato la faccia da contrattazione d'affari,
o da bluff a poker. Non sarebbe riuscito a leggere le sue
intenzioni neppure un cavaliere jedi.
Deborah spalanc gli occhi, cercando di prendere tempo
e individuare una scappatoia che la portasse fuori dalla catastrofe
incombente: Tesoro, ma che dici? Io? Rivoltarmi
contro di te? Ma chi ha sostenuto una crudelt simile?
Aspetta: solo Gina sapeva di noi, quindi  stata lei. Non ci
sono dubbi. Che intrigante! Sembra tanto una brava ragazza e invece...
Giovanni dondol per qualche secondo sulla poltrona di
pelle nera dietro la scrivania, senza guardarla. Lasciare l'avversario
macerare nell'aceto indebolisce le sue difese, lo faceva
spesso. In questo caso, per, stava anche cercando di
controllarsi per non scaraventarla gi per le scale.
No, Gina non c'entra. Non direttamente, almeno. E, anche
se fosse, avrebbe reagito a una tua inutile cattiveria. Ti
avevo raccontato della scommessa in confidenza. Ti avevo
chiesto di mantenere il segreto, e soprattutto di non fartelo
scappare con lei. Credevo...
Gli scapp un sospiro, distolse di nuovo lo sguardo.
Credevo si fosse creato un legame di fiducia, fra noi.
Che tu fossi una donna di parola. Difficile, complicata, ma di
parola. E, ti dir la verit, per quanto mi dispiaccia che tu
abbia volontariamente ferito qualcuno che non ti ha fatto alcun
male, quello che davvero mi brucia  che tu abbia tradito me.
Io...
Giovanni la fulmin con lo sguardo. Soppes la situazione.
Sbatterle in faccia che sapeva del suo interesse per Paolo,
che voleva solo appendere il cappello, che era riuscita quasi
a fregarlo, no. Sarebbe stato ammettere a voce alta la sua
sconfitta, come uomo e come furbacchione, perch se Deborah
non avesse compiuto quel madornale errore, lui sarebbe
stato ancora legato al suo mignolo. E una tale soddisfazione
non se la meritava. Preferiva che rimanesse nella convinzione
che era bastato un solo, pesante scivolone per determinare
la sua fine. Che l'avesse ferito proprio quando aveva deciso
di crederci, a loro, a un futuro insieme, se lo sarebbe tenuto per s.
Non provarci, Deborah. La chiudiamo qui, sotto ogni
punto di vista. Dato che, a differenza tua, sono un signore,
dir a Silvana di farti avere una consistente buonuscita, cosa
che non ti spetterebbe, n dal punto di vista contrattuale n
da quello personale. Ma solo se non cercherai di convincermi
che mi sto sbagliando, che  un complotto, che sei innocente.
Una parola ancora e mi rimangio l'offerta. A te la scelta.
Sperava lo facesse, che tenesse il punto, che gli dimostrasse
che i soldi erano meno importanti dell'opinione che
avrebbe nutrito di lei se avesse taciuto, che se ne andasse dopo
aver lottato come una leonessa per uscirne a testa alta.
Deborah fece due conti. C'era margine di recupero? No.
In quelle settimane aveva inquadrato il tipo: Giovanni non
perdonava. E, una volta presa una decisione, non tornava sui
suoi passi, mai. Piuttosto si faceva impiccare su pubblica
piazza. Era meglio assicurarsi qualche mese di sopravvivenza,
che sprecare energie per recuperare un grammo della sua
benevolenza. Tanto, non si sarebbero visti mai pi.
Fece un cenno col capo, si alz e se ne and.
...
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...
Capitolo 51.
...
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...
Intanto, Gina aveva preso sottobraccio Silvana e, mentre si dirigevano verso la loro postazione, le aveva mormorato: Ti
eleggo mia fata madrina. Ti sono grata pi di quanto potr mai dirti a parole e dimostrarti nei fatti.
Davvero? fece Silvana.
S, sono in debito con te. Chiedimi qualsiasi cosa e la far.
Qualsiasi?
Certo. Qualsiasi.
Sabato mi terresti il piccolo mostro, cos posso andare dal parrucchiere, dall'estetista, a vedere una mostra e a fare
shopping senza guardare l'orologio?
Gina scoppi a ridere: Accidenti, tu s che sai come farti pagare i debiti! Vada per il piccolo mostro.
Paolo non avr da ridire, se ti prenoto un'intera giornata?
Paolo non potr protestare per almeno un paio d'anni, con quel che mi ha fatto passare.
Questo  vero. Perch, pensi di fargliela pagare? sapendo che, al massimo, Gina avrebbe messo in scena una vendetta a base di bacini.
Oh, s. Lui non sa ancora quanto e rise felice.
Non ci volle molto per vedere passare Deborah come una furia. Usc sbattendo la porta senza salutare. Mentre Giovanni si recava nell'ufficio di Paolo, si limit a dire loro: Vedete di ricontattare le altre ragazze che ci erano piaciute, al colloquio. Se sono ancora libere, fatele venire qui in sede, che Deborah non torna pi.
Non tutto il male viene per nuocere, fece Silvana, dopo che Giovanni si fu chiuso dentro con il suo amico. Te l'avevo detto. Una delle poche regole che non tradiscono mai.
No, non tutto il male viene per nuocere, rispose Gina.
E si rimisero a lavorare.
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...
FINE.
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Ringraziamenti.
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Alla mia famiglia, unico approdo certo. Ringrazio Cecilia Perucci, direttore editoriale di Corbaccio, per la fiducia e Luisa Azzolini per la pazienza; e The Italian Literary Agency che mi rappresenta.
...
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FINE.